Dalla delega alla deroga. Santa o maledetta deroga?
Lavoro
di Giuseppe Mele
05 novembre 2015

In un bar della Capitale si può osservare la seguente scritta esibita da un cartello bene in vista. “Il prezzo delle consumazioni al tavolino è differente”. Ed evidentemente, sia il gestore che il consumatore intendono automaticamente una maggiorazione del prezzo per il cliente seduto servito a sorbire bevande o caffè. E’ però un riflesso pavloviano. Perché il cartello recita “prezzo differente” e quindi in teoria, possibilmente forse superiore, forse inferiore. 

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Poste italiane: una decisione sbagliata
Liberalizzazioni
di Salvatore Biasco
05 novembre 2015

Dopo giorni in cui abbiamo visto campeggiare sui giornali a tutta pagina “Il cambiamento siamo noi” Poste Italiane, è giunta alla quotazione. Il cambiamento (almeno parziale) è certamente quello della proprietà: lo Stato ha venduto ai privati circa il 35% della sua quota di possesso, finora totalitaria, (20% a investitori istituzionali), associandoli nella gestione. La prospettiva in cui questo si iscrive è, però, più nebulosa.


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Luci ed ombre del nuovo art. 4 dello Statuto dei lavoratori
Lavoro
di Ilario Alvino
05 novembre 2015

Dopo oltre 40 anni di vita, l’art. 4 dello Statuto dei lavoratori è stato modificato dal Governo in carica con l’art. 23 del c.d. “Decreto semplificazioni” (d.lgs. 151/2015), attuando, così, la delega conferita dalla L. 183/2014.

La citata norma statutaria è sicuramente tra quelle disposizioni che maggiormente richiedevano un aggiornamento; nel caso dell’art. 4 reso necessario dall’esigenza di “porlo al passo con i tempi”, adeguandone il contenuto all’evoluzione tecnologia subita dalla nostra società negli oltre 40 anni che ci separano dalla sua introduzione.

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Le tutele del lavoro autonomo nel DDL collegato alla legge di stabilità: una prima rifllessione
Lavoro
di Adalberto Perulli
05 novembre 2015

Dopo aver compiuto una profonda rivisitazione della disciplina del lavoro subordinato e un altrettanto significativo riordino dei rapporti di lavoro parasubordinato (abrogazione del lavoro a progetto, riespansione delle co.co.co. e riconduzione alla disciplina della subordinazione delle prestazioni organizzate dal committente), il legislatore del Jobs Act risponde alla necessità, da più parti avvertita, di apprestare una sorta di “Statuto del lavoro autonomo” per i prestatori genuinamente indipendenti. 

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Saranno i meccanici a cambiare il corso delle cose? Sul rinnovo del CCNL chimico-farmaceutico
Lavoro
di Michele Faioli
20 ottobre 2015

La firma del CCNL chimico-farmaceutico, in un solo giorno di trattative, con due mesi e mezzo di anticipo sulla scadenza naturale, in un contesto particolarmente difficile, è un evento che va visto oltre il contingente e oltre lo scenario italiano. Va posto certamente in comparazione con il resto del sistema italiano e dei sistemi europei di relazioni industriali. In questo caso pesano, indubbiamente, la tradizione di rinnovi pacifici e tempestivi in quel settore, che diventa, per alcuni versi, nell’attuale sistema di relazioni industriali, la scelta strategica di voler modificare una scadenza contrattuale.

Quell’evento è stato da alcuni considerato traumatico, quasi di discontinuità, verso un quadro sempre più fosco. Da altri è stato considerato, e forse anche utilizzato, nel senso di discontinuità “virtuosa”, per dare un’accelerazione notevole al nuovo contratto. È certamente un messaggio molto forte che la disputa di questi ultimi tempi tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil sulla necessità di modificare preventivamente i protocolli sulla contrattazione appare, almeno a chi osserva le relazioni industriali italiane, una vicenda che riguarda altri.

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Il progetto dell’Uem: il tema dimenticato del coordinamento tra politica monetaria e fiscale
Europa
di Carmelo Petraglia, Francesco Purificato
20 ottobre 2015

Esiste ormai un consenso quasi unanime sulle cause della crisi dell’Eurozona: si è trattato di una crisi da sudden stop, non di una crisi di debito pubblico. Nell’affrontarla, però, le Istituzioni europee si sono mostrate di diverso avviso, facendo gravare i costi dell’aggiustamento sui paesi maggiormente esposti sui mercati finanziari attraverso politiche di consolidamento fiscale che hanno prodotto effetti recessivi più intensi e prolungati del previsto e spinto l’Eurozona in recessione.

L’attuale fase di debole ripresa nell’Uem sta trovando sostegno soprattutto nel QE della BCE, grazie agli effetti benefici del deprezzamento dell’euro sulla domanda estera. Le politiche fiscali nazionali hanno invece scarse possibilità di sostenere consumi e investimenti, mentre sono note le criticità del Piano Juncker per il rilancio degli investimenti pubblici. Ad oggi, dunque, non esistono le condizioni perché la politica di bilancio possa accompagnare adeguatamente la politica monetaria in chiave anticiclica.

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Il concorso del governo locale alla Sostenibilità del Debito Pubblico
Fisco
di Massimo Bianco, Antonio Troisi
20 ottobre 2015

L’approssimarsi della  Legge di Stabilità 2016 ha riacceso le discussioni sulle modalità di attuazione dell’ articolo 12  legge n.243/2012 che impone, a tutti i livelli di governo locale, l’obbligo di contribuire  alla Sostenibilità del Debito Pubblico. La soluzione è indicata dal comma  4 art.3  legge n.243/2012 che  indica, come metodo ,quello di tener conto   dei riflessi finanziari delle riforme strutturali sull'effettivo contributo alla riduzione del Debito. Poichè l’unica riforma strutturale, rilevante  ai nostri fini  è quella dei poteri locali ,realizzata dalla legge n.56/2014, è necessario verificare  se  possa risolvere il  problema posto dal citato art. dodici.

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L’esagerato equilibrio dei bilanci locali
Fisco
di Franco Osculati
20 ottobre 2015

Si discute se, come e in che misura un governo federale o centrale (lo Stato) possa indebitarsi, riducendo le imposte e aumentando le spese, al fine di superare una fase economica avversa. Non è però possibile impedire ai governi locali di accendere mutui per finanziare spese in conto capitale. Un Comune anche di consistenti dimensioni costruisce, se va bene, una scuola ogni trent’anni o uno stadio ogni due o tre generazioni: impensabile finanziare con entrate correnti. Inoltre, in Italia, non sempre si fa scuola in aule sicure, mancano ancora molti depuratori, le strade attendono da decenni nuovo asfalto e quando piove succede di tutto. Necessario o opportuno fissare un limite al debito pubblico locale, ma si è esagerato. Vedi la legge 243/2012.

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Così uguali, così diversi
Lavoro
di Camilla Borgna, Bernardo Fanfani, Emiliano Mandrone, Debora Radicchia, Emanuela Stuffolino
01 ottobre 2015
Questo contributo riprende 3 studi sulla discriminazione di genere di Mandrone e Radicchia (‘14), Borgna e Struffolino (‘14) e Fanfani (‘15) che, con metodiche differenti e partendo da punti di vista diversi, utilizzando i dati Isfol PLUS, giungono a verificare la presenza di una selezione sistematica di genere. Possiamo convenire che l’antidoto migliore per contrastare una qualsiasi di discriminazione è sostenere la cultura della diversità, nell’accezione dell’action plan della Commis-sione Europea di “diversity disclosure”.
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L’effetto della religione sulla partecipazione femminile al mercato del lavoro nel corso del tempo.
Lavoro
di Justina AV Fischer, Francesco Pastore
01 ottobre 2015

Molti studi empirici hanno mostrato che la religione e il modello tradizionale di divisione dei ruoli fra donne e uomini che è insito in essa influenzano in modo significativo la partecipazione femminile al mercato del lavoro. Tuttavia, nessuno si è chiesto mai se tale influenza cambi nel corso del tempo, come le altre strutture sociali ed economiche. Come notava una locuzione latina ben conosciuta dal XVI secolo “Tempora mutantur, nos et mutamur in illis” - i tempi cambiano ed anche noi cambiamo con loro.  Ma l‘influenza della religione cambia anche?

 

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Infrastrutture e politiche industriali nel Mezzogiorno
Economia reale
di Achille Flora
01 ottobre 2015

I segnali di ripresa dell’economia italiana, hanno suscitato speranze di un avvio dell’uscita dalla recessione. Vi contribuiscono fattori esterni positivi come le politiche monetarie espansive della BCE, la svalutazione relativa dell’euro e il calo del prezzo del petrolio. La speranza diffusa è che questi germogli investano anche l’area meridionale, per la quale, dopo l’allarme suscitato dalla SVIMEZ sulla “desertificazione industriale”, è stata annunciata l’elaborazione di un Masterplan d’interventi nel Mezzogiorno.

 

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Renzi, la sinistra e le tasse
Fisco
di Roberto Tamborini
01 ottobre 2015

Durante l'estate Renzi ha annunciato l'abolizione dell'imposta sulla prima casa, perché “le tasse in Italia sono troppo alte” e “ridurre le tasse è di sinistra”. Il senso economico dell'ennesimo intervento in questo settore è, quanto meno, controverso, come segnalano anche i commenti non positivi della Commissione europea. Ma per Renzi si tratta innanzitutto di un cavallo di battaglia della destra italiana che egli vuol cavalcare secondo la sua strategia di andare ad occupare quello spazio politico, e sul quale buona parte della sinistra invece non vuol salire. La sinistra moderna e vincente del XXI secolo deve tagliare le tasse? E quali?

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