Home arrow Finanza arrow IL REGOLAMENTO CONSOB SULLE PARTI CORRELATE E LA GRANDE OCCASIONE PER GLI AMMINISTRATORI*
IL REGOLAMENTO CONSOB SULLE PARTI CORRELATE E LA GRANDE OCCASIONE PER GLI AMMINISTRATORI* E-mail
Finanza
di Umberto Tombari
26 marzo 2010
consobIl 12 marzo 2010 la Consob ha finalmente approvato il Regolamento “recante disposizioni in materia di parti correlate”. Siamo in presenza di una ulteriore fase di “burocratizzazione” della vita delle società quotate, senza che ciò cambi, in modo sostanziale, l’efficienza del governo di queste imprese?

Il 12 marzo 2010 la Consob ha finalmente approvato il Regolamento “recante disposizioni in materia di parti correlate”. Siamo in presenza di una ulteriore fase di “burocratizzazione” della vita delle società quotate, senza che ciò cambi, in modo sostanziale, l’efficienza del governo di queste imprese? O invece l’intervento è destinato a migliorare sensibilmente la Corporate Governance delle società quotate italiane, aumentando la fiducia del mercato verso i nostri emittenti? La risposta non è facile e certamente occorrerà attendere la “prova del campo”. La disciplina introdotta dalla Consob appare, tuttavia, equilibrata e capace di  trovare un compromesso “efficiente” tra tutti gli interessi coinvolti.

Dopo alcuni anni di complessa gestazione il 12 marzo 2010 la Consob ha finalmente approvato il Regolamento “recante disposizioni in materia di parti correlate” (delibera n. 17221), dando così attuazione ai principi – invero abbastanza generici – previsti dal legislatore all’art. 2391 bis, c.c., come introdotto a fine 2004. In sostanza, sono occorsi  oltre cinque anni per introdurre in Italia una disciplina sulle operazioni con parti correlate: decisamente troppo per le attese del mercato e degli investitori (anche) stranieri. 
La rilevanza del tema è fuori discussione: in un sistema capitalistico come quello italiano caratterizzato da frequenti intrecci azionari e da forti legami di “gruppo” si assiste continuamente ad operazioni con parti correlate, rispetto alle quali si poneva da tempo un’esigenza di trasparenza (anche verso il pubblico) e – prima ancora – di correttezza sostanziale e procedurale, al fine ultimo di assicurare una loro effettiva corrispondenza all’interesse della società. E che la materia sia “calda” e di grande attualità  è dimostrato anche dall’attenzione che le cronache finanziarie di altri paesi hanno già riservato al Regolamento Consob (cfr. ad esempio, The Economist, March 20 TH -26 TH 2010, Ties that bind, pp. 61-62, ove si denuncia, per l’ennesima volta, il fenomeno del Cross-Shareholdings in Italia e si prospetta l’impatto del nuovo Regolamento Consob su tale realtà).
Leggendo la nuova normativa sorge immediata una domanda. Siamo in presenza di una ulteriore fase di “burocratizzazione” della vita delle società quotate, senza che ciò cambi, in modo sostanziale, l’efficienza del governo di queste imprese? Si assiste anche stavolta all’imposizione di  nuovi “costi (di implementazione) di  disciplina” (nella specie, l’adozione delle procedure previste dal regolamento), come siamo abituati da tempo a vedere, senza apportare tuttavia alcun miglioramento significativo sotto il profilo della tutela degli investitori? O invece l’intervento è destinato a migliorare sensibilmente la Corporate Governance delle società quotate italiane, aumentando la fiducia del mercato verso i nostri emittenti?
La risposta non è facile e certamente occorrerà attendere la “prova del campo”, ossia il concreto funzionamento delle procedure imposte dal regolamento.
Una prima valutazione è tuttavia possibile. La disciplina introdotta dalla Consob appare lineare (e comunque più lineare rispetto alle precedenti versioni), nel complesso equilibrata e capace di  trovare un compromesso “efficiente” tra tutti gli interessi coinvolti. In questo senso, anche la disciplina, meno rigorosa e dettagliata, per “determinate tipologie di società” (società di minori dimensioni, società di recente quotazione: v. art. 10) ed i “casi e facoltà di esclusione” (previsti dall’art. 13) rispondono ad una logica assolutamente condivisibile e chiara. E lo stesso vale per la possibile esenzione dall’applicazione delle procedure relativamente alle operazioni infragruppo c.d. normali e non rischiose, previsto dall’art. 14.2 (il problema sarà comprendere bene il campo applicativo di queste esenzioni).
Come noto, la novità più significativa del Regolamento è il ruolo riservato agli amministratori c.d. indipendenti. In particolare, si introduce per la prima volta (peraltro con normativa di rango secondario e non primario: su questo, infatti, l’art. 2391 bis, c.c., nulla diceva) uno “statuto speciale” degli amministratori indipendenti, ossia un complesso di poteri/doveri loro propri in via esclusiva (ossia non condivisi con gli altri componenti del CDA).
Come osserva la Consob nel Sommario introduttivo, “la regolamentazione adottata conferma la scelta di fondo di attribuire un ruolo centrale agli amministratori indipendenti nell’assicurare che le operazioni siano realizzate nell’interesse della società. Per la nozione di amministratori indipendenti la disciplina richiede quanto meno i requisiti previsti dal TUF (art. 148) e, per le società che aderiscano a codici di autodisciplina, i requisiti più stringenti ivi previsti”.
In questa prospettiva, sono previste due procedure: i) una procedura per le “operazioni di minore rilevanza” (art. 7); ii) una procedura per le operazioni  “di maggiore rilevanza”, la quale prevede requisiti procedurali aggiuntivi.
Al di là di ulteriori  importanti differenze, le due procedure si distinguono in quanto nel primo caso il parere degli amministratori indipendenti non è vincolante, mentre nella seconda ipotesi (operazioni di maggiore rilevanza) è previsto un parere obbligatorio e soprattutto vincolante degli indipendenti.
Più in particolare, in relazione ad un sistema di amministrazione e controllo c.d. tradizionale:
a) con riferimento alle operazioni di minore rilevanza, le procedure devono prevedere, tra le altre cose, che “prima dell’approvazione dell’operazione, un comitato, anche appositamente costituito, composto esclusivamente da amministratori non esecutivi e non correlati, in maggioranza indipendenti, esprima un motivato parere non vincolante sull’interesse della società al compimento dell’operazione nonché sulla convenienza e sulla correttezza sostanziale delle relative condizioni;
b) con riferimento alle operazioni di maggiore rilevanza, in aggiunta a quanto previsto dall’articolo 7, comma 1, lettere b), c), e) ed f), le procedure devono prevedere: i) una riserva di competenza a deliberare in capo al consiglio di amministrazione; ii) che un comitato, anche appositamente costituito, composto esclusivamente da amministratori indipendenti non correlati o uno o più componenti dallo stesso delegati siano coinvolti nella fase delle trattative e nella fase istruttoria attraverso la ricezione di un flusso informativo completo e tempestivo e con la facoltà di richiedere informazioni e di formulare osservazioni agli organi delegati e ai soggetti incaricati della conduzione delle trattative o dell’istruttoria; iii) che il cda approvi l’operazione previo parere favorevole del comitato sopra indicato sull’interesse della società al compimento dell’operazione nonché sulla convenienza e sulla correttezza sostanziale delle relative condizioni, ovvero, in alternativa, che siano applicate altre modalità di approvazione dell’operazione che assicurino un ruolo determinante alla maggioranza degli amministratori indipendenti non correlati. Se poi gli amministratori indipendenti si oppongono all’operazione, il cda può decidere di andare avanti ugualmente, chiedendo all’assemblea l’autorizzazione ex art. 2364 n. 5, c.c. al compimento dell’operazione di maggiore rilevanza (art. 8.2). Ma  - ed è questa una ulteriore importante novità -  le procedure devono prevedere regole volte ad impedire “il compimento dell’operazione qualora la maggioranza dei soci non correlati esprima voto contrario all’operazione” (è il meccanismo del c.d. whitewash: ’art. 11 .3).
In conclusione, la nuova disciplina introdotta dalla Consob non è meramente di facciata ed è destinata ad incidere profondamente sui meccanismi di governo societario. Agli amministratori indipendenti il compito di non deludere e di dimostrarsi adeguati a svolgere i compiti specifici ad essi assegnati. E’ la loro grande occasione: da financial gigolo ad arbitri della correttezza delle operazioni con parti correlate.

*da financial gigolo ad arbitri effettivi sulle operazioni in conflitto di interessi?
  Commenti (1)
e in USA??
Scritto da Cisco, il 31-03-2010 09:14
Qual'e' il corrispettivo statunitense di questo regolamento??

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il logi o registrati.

 
< Prec.   Pros. >