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L'ECONOMIA INTERNAZIONALE E NAZIONALE NEL 2010: QUALI FATTORI DI CRITICITÀ?* E-mail
Economia reale
di Paolo Carnazza
12 marzo 2010
imf world bankLe più recenti previsioni del Fmi e della World Bank confermano il consolidarsi del recupero congiunturale, sebbene a ritmi disomogenei nelle differenti aree geografiche: nel 2010 l’economia mondiale dovrebbe crescere del 3,9%.

Le più recenti previsioni del Fmi e della World Bank confermano il consolidarsi del recupero congiunturale, sebbene a ritmi disomogenei nelle differenti aree geografiche: nel 2010 l’economia mondiale dovrebbe crescere del 3,9% (+0,8 punti percentuali rispetto alla precedente stima Fmi di ottobre), a sintesi di dinamiche più contenute rispetto al periodo pre-crisi nei paesi avanzati (2,1% la crescita stimata del Pil nel corso dell’anno corrente) e di andamenti fortemente espansivi nelle aree emergenti (+6%) grazie soprattutto alla forte crescita dell’ economia cinese (+10%). Il punto di svolta della recessione globale sembra collocabile nel periodo autunnale dello scorso anno, in concomitanza con il consolidarsi del recupero delle quotazioni delle commodities, di una ripresa degli indicatori di fiducia e con l’avvio di un nuovo ciclo delle scorte. 

Nel contempo, l’economia italiana ha registrato nel 2009 una caduta del Pil del 5,1% (la più bassa dal 1971), nonostante il  lieve recupero verificatosi  a partire dalla seconda metà dello scorso anno. L’uscita dalla recessione avverrà gradualmente: il Pil dovrebbe tornare in area positiva nel 2010 (intorno al +1%) per poi sperimentare un lieve consolidamento l’anno successivo (pari al +1,4% la crescita del Pil secondo le recentissimi previsioni Isae).

I vari indicatori relativi agli ultimi mesi del 2009 sembrano confermare un diffuso recupero delle attività produttive; in miglioramento risulta, inoltre, il rapporto tra il sistema creditizio e il mondo delle imprese: il problema relativo al credit crunch sembra essersi affievolito e non sembrerebbe più rappresentare una minaccia per le capacità di finanziamento e di sviluppo del nostro apparato produttivo.

Al di là dell’ottimismo corroborato dai recenti “numeri”, si stanno però profilando a nostro parere alcune criticità che rischiano di offuscare le già deboli prospettive di crescita.
In particolare, riguardo all’economia internazionale, l’incertezza sulla consistenza della nuova fase espansiva del commercio internazionale è legata prevalentemente al timing dell’exit strategy che caratterizzerà nei prossimi mesi le principali economie avanzate. E’ ipotizzabile che verranno meno le misure keynesiane di sostegno alla domanda (sia monetarie che fiscali) adottate nel corso del 2009 per fronteggiare sia la grave crisi del sistema bancario e finanziario (soprattutto negli Usa e in Gran Bretagna) sia la crisi reale legata al debole andamento della domanda di beni di consumo e di investimento. Prime indicazioni in questa direzione provengono dalla recente decisione della Fed di aumentare i tassi di interesse.
La recente crisi finanziaria della Grecia, inoltre, oltre alle conseguenze sui mercati finanziari e valutari, sembra confermare il debole ruolo dell’Unione Europea che ha rimandato possibili interventi di salvataggio: la recente caduta dell’euro è testimone di questa incertezza decisionale e dello scarso grado di adesione, ancora una volta evidenziato dall’Unione Europea.

Anche sull’economia italiana sembrano addensarsi una serie di fattori critici, tra cui in particolare:

la debolezza dei consumi attribuibile alla modesta evoluzione delle retribuzioni nominali (secondo la recente Indagine della Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie italiane, si sarebbe registrata nel triennio 2006-2008 una caduta del reddito del 4% in termini reali), al forte aumento della disoccupazione (anche in termini prospettici), all’incertezza sulla futura evoluzione del sistema previdenziale e in generale sulla futura evoluzione dell’economia;

la debole ripresa degli investimenti in impianti e macchinari. Nonostante una recente analisi della Banca d’Italia ritenga che si siano presentate nell’ultimo trimestre del 2009 condizioni più favorevoli per gli investimenti, è ipotizzabile invece che anche nel corso del 2010 la domanda di investimenti possa essere frenata dalla debole ed incerta evoluzione degli ordinativi (soprattutto interni), dall’eccesso di capacità produttiva, dalla presumibile flessione dei margini di profitto e di redditività.

I peggiori bilanci relativi al 2009 che le aziende molto probabilmente presenteranno rischiano, a loro volta, di peggiorare i rapporti tra il sistema creditizio e il mondo delle imprese; inoltre le stesse banche, a seguito dell’aumento delle sofferenze bancarie e di parametri più stringenti sul fronte della capitalizzazione per gli effetti di Basilea 3, potrebbero trovarsi costrette ad inaridire i flussi di finanziamento.

Il 2010 sembra presentarsi in sintesi come un anno di forti rischi per l’economia italiana con un possibile “vuoto” di domanda interna (che non può essere colmato da un pur auspicabile aumento delle esportazioni soprattutto verso il Brasile, l’India e la Cina né da aumenti di spesa pubblica) accompagnato da un possibile insorgere di tensioni creditizie.

Per contrastare o, almeno, attenuare l’insorgere di questi rischi, il Governo - che ha adottato nel corso del 2009 una serie di misure di emergenza a sostegno soprattutto delle Pmi e dell’occupazione - dovrebbe in primo luogo accelerare e dare attuazione ad una serie di misure annunciate nei vari provvedimenti dello scorso anno tra cui:
  1. dare configurazione e certezza giuridica al contratto di rete - delineato nella Legge sullo sviluppo economico del luglio 2009 - attraverso il quale si potranno incoraggiare aggregazioni di imprese su progetti legati all’espansione nei mercati esteri e all’innovazione tecnologica;
  2. dare attuazione operativa alla scelta sul  nucleare  cercando di superare gli ostacoli che potrebbero essere creati dalle Regioni circa la scelta relativa alla localizzazione dei siti;
  3. rinnovare i bonus sull’aggregazione e sulla capitalizzazione (scaduti alla fine dello scorso anno) ed estenderli ad un orizzonte temporale di almeno tre anni con la possibilità di ampliare a 5 milioni di euro (dagli attuali 500 mila) il limite massimo di capitale agevolabile;
  4. accelerare i tempi relativi all’approvazione dei Bandi previsti dai vari Progetti di innovazione industriale nell’ambito di Industria 2015;
  5. provvedere infine al riordino del sistema degli incentivi e alla riorganizzazione dei vari enti preposti all’internazionalizzazione previsti dalla stessa Legge sullo sviluppo economico.
Tenuto conto delle scarse risorse finanziarie imputabili ai vincoli stringenti posti dall’elevato debito pubblico, il Governo dovrebbe comunque realizzare in tempi brevissimi investimenti per potenziare la Banda Larga al fine di ridurre l’enorme divario digitale rispetto ai principali Paesi concorrenti e realizzare i vari Progetti infrastrutturali annunciati (accelerando i relativi tempi di esecuzione); al riguardo si dovrebbero convogliare le risorse finanziarie verso progetti “minori”, ad esempio riguardanti l’edilizia scolastica, ospedaliera e carceraria, ed abbandonare progetti faraonici di dubbio impatto - almeno nel breve periodo - sulle capacità di crescita della nostra economia.

* Le opinioni espresse dall'autore non coinvolgono in alcun modo l'Istituto di appartenenza
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