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GETTITO IVA 2009 E ANDAMENTO DEI CONSUMI: EFFETTO DI COMPOSIZIONE O CRESCITA DEL SOMMERSO? E-mail
Fisco
di Marco Causi, Alessio Liquori
05 marzo 2010
consumiNel 2009 (primi tre trimestri) i consumi interni si sono ridotti in valore del 2,3% al confronto con il periodo corrispondente del 2008. Le contrazioni più accentuate si osservano sui consumi di beni semidurevoli (-7,1%) e durevoli (-5,6%).

Nel 2009 (primi tre trimestri) i consumi interni si sono ridotti in valore del 2,3% al confronto con il periodo corrispondente del 2008. Le contrazioni più accentuate si osservano sui consumi di beni semidurevoli (-7,1%) e durevoli (-5,6%), ma anche i beni non durevoli sono diminuiti oltre la media (-3%). Quasi stazionari solo i consumi di servizi (-0,4%). Si è così modificata la composizione dei consumi interni, con un calo di tutte le quote relative all’acquisto di beni, in particolare durevoli e semidurevoli, e una crescita della quota relativa all’acquisto di servizi.

Consumi interni in mln euro nei primi tre trimestri 2008 e 2009 (Fonte: Istat)
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Il gettito Iva di competenza si è ridotto molto più del valore dei consumi. Nel periodo gennaio-novembre 2009 è sceso a 94.670 milioni contro 103.326 nel corrispondente periodo del 2008 (-8,4%), secondo quanto riportato nel Bollettino delle entrate tributarie del Dipartimento delle finanze (n. 93). Escludendo l’Iva sulle importazioni e concentrandosi sull’Iva relativa agli scambi interni la riduzione è da 88.932 a 84.629 milioni, pari al -4,8%.

La spiegazione ufficiale
La spiegazione fornita dal Ministero dell’economia su questa discrepanza è stata espressa in sede di audizione del Direttore generale del Dipartimento delle finanze presso la VI Commissione finanze della Camera dei deputati il 21 gennaio. Essa fa riferimento a quattro fattori, i quali però non sembrano in grado di spiegare il fenomeno in modo esauriente, come si proverà ad argomentare in questa nota.
Dei quattro fattori chiamati in causa, uno è relativo alle specificità della normativa Iva. Si tratta di un fattore che non ha carattere congiunturale, e che non sembra quindi in grado di spiegare effetti connessi al ciclo economico. Il secondo fattore attiene al meccanismo “plurifase” di riscossione dell’imposta. A ben riflettere, però, tale fattore viaggia in senso anticiclico, e non prociclico. Se durante la prima fase della crisi si sono accumulate scorte di semilavorati o di prodotti invenduti, gli “strati” dell’Iva connessi alle fasi precedenti al completamento della lavorazione o alla vendita al consumatore finale dovrebbero essere stati registrati, con effetto appunto anticiclico sul gettito Iva.
Restano due fattori: la riduzione non solo dei consumi, ma anche degli investimenti; gli effetti sul gettito Iva del mutamento nella composizione dei consumi.
Con riferimento a quest’ultimo fattore, il Direttore del Dipartimento delle finanze afferma che “la discrepanza fra la dinamica dell’Iva e quella dei consumi è in parte attribuibile alla contrazione del consumo di beni durevoli, soggetti all’aliquota ordinaria (20%), più consistente rispetto alla contrazione del consumo di beni soggetti ad aliquote ridotte”.
A prima vista, questo canale di trasmissione (dalla ricomposizione dei consumi al gettito dell’Iva) può essere in atto, ma il suo impatto quantitativo sembra molto modesto, ben lungi dal poter fornire spiegazione a una “forbice” così accentuata (-2,3 contro -4,8). Probabilmente il Dipartimento delle finanze ha concentrato la sua analisi sui soli consumi di beni, non tenendo conto che il contemporaneo aumento della quota di consumo di servizi ha esercitato, nell’aggregato, un effetto esattamente contrario.

Un esercizio di stima dell’effetto di composizione
Riportare ai consumi il gettito Iva è una forte semplificazione, e infatti nei modelli econometrici il miglior repressore per l’Iva è il Pil, o la somma di Pil e importazioni. Tuttavia, all’unico scopo di costruire una stima dell’impatto sul gettito Iva 2009 derivante dal solo effetto di composizione dei consumi, questa semplificazione può essere accettata. Abbiamo fatto alcuni esercizi di tipo aggregato, in cui ciò che conta non è la valutazione dell’ammontare assoluto dell’imposta, ma lo scostamento della variazione del gettito al confronto con quanto registrato nella realtà. Lo scostamento in questione è imputabile, per costruzione, al “solo” effetto di ricomposizione della spesa per consumi fra le grandi categorie merceologiche. Per quanto semplici e approssimativi, questi esercizi sembrano sufficienti a fornire un giudizio sulla dimensione del fenomeno e sul suo segno.
Il metodo adottato è il seguente:
  1. si sono presi a riferimento i primi tre trimestri del 2009, per i quali i dati Istat forniscono la disaggregazione dei consumi interni per macroaggregati, in confronto con il corrispondente periodo del 2008;
  2. in un primo esercizio (stima 1) si è applicata l’aliquota massima del 20% ai consumi di beni durevoli e si è ricavato il gettito Iva teorico su questa categoria nel 2008 e nel 2009 (periodo gennaio-novembre);
  3. in un secondo esercizio (stima 2) si è applicata l’aliquota media del 7% ai consumi di beni non durevoli e si è ricavato il gettito Iva teorico su questa categoria nel 2008 e nel 2009;
  4. sulla base dei dati 2008 si è poi calcolata l’aliquota media effettiva ex post su tutti i restanti consumi. Nella stima 1 si tratta di un aggregato che comprende semidurevoli, non durevoli e servizi, e l’aliquota media risulta pari all’11,9%. Nella stima 2 l’aggregato comprende semidurevoli, durevoli e servizi e l’aliquota media è pari al 15%;
  5. si è infine calcolato il gettito teorico 2009 applicando le aliquote medie effettive ex post sugli aggregati residuali.

Stima della ripartizione del gettito Iva gennaio-novembre 2008 e 2009 fra categorie di consumi (mln. €)
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I risultati sono semplici. Nel primo caso il gettito si riduce del 2,5%: al confronto con il calo dei consumi l’effetto di composizione spiega un aggiuntivo 0,2, e resterebbero da spiegare ulteriori 2 miliardi di gettito mancante. Nel secondo caso l’effetto di composizione ha un segno addirittura opposto e il gettito Iva si riduce meno di quanto si siano ridotti i consumi (-2,2%), lasciando da spiegare un gettito mancante di 2,3 miliardi.

Conclusioni
L’effetto composizione dei consumi, enfatizzato dal governo nella spiegazione del calo del gettito Iva, non spiega la “forbice” fra andamento dell’Iva e andamento dei consumi, emersa nel 2008 e continuata per tutto il 2009. L’aumento della quota di consumi destinata ai servizi ha controbilanciato (e potrebbe addirittura avere più che controbilanciato) la ricomposizione dei consumi di beni verso prodotti di valore inferiore, acquisto più frequente e aliquota inferiore.
Una prima conclusione è che la ricomposizione dei consumi generata dalla crisi aumenta l’importanza, ai fini della valutazione dell’andamento del potere d’acquisto delle famiglie, dell’evoluzione dei prezzi nel settore dei servizi. L’efficienza di questi prezzi (o costi tariffari, quando si tratta di servizi pubblici o regolamentati) e le condizioni concorrenziali su questi mercati, da sempre importanti, lo stanno diventando ancor di più.
La seconda conclusione è che il gettito Iva mancante deriva in parte dalla contrazione degli investimenti e in parte dall’aumento del “sommerso”. Quest’ultimo fenomeno si manifesta già nel corso del 2008, quando nel terzo trimestre dell’anno il gettito dell’Iva sugli scambi interni si riduce improvvisamente di circa 4 miliardi, non più recuperati nei mesi successivi.
L’aumento del “sommerso”, peraltro, è fenomeno abbastanza prevedibile in tempi di crisi, poiché può rappresentare per alcune fasce di operatori economici un’estrema scelta di sopravvivenza. Ciò nonostante il governo, nelle spiegazioni ufficiali, preferisce non tenerne conto e ricorrere ad altri fattori, come l’effetto di composizione dei consumi. E’ facile capire la motivazione di questa strategia: per quanto le dimensioni del “sommerso” siano influenzate dalla crisi, la sua estensione è stata facilitata dalla cancellazione operata con la più recente legislazione di una serie di strumenti che agivano da deterrente (tracciabilità, elenchi clienti e fornitori, ecc.). Ed è proprio questo che le spiegazioni ufficiali vorrebbero far dimenticare.
  Commenti (2)
Dati ISTAT
Scritto da Alessio Liquori, il 08-03-2010 12:19
I dati di fonte ISTAT citati nell'articolo sono tratti dai "Conti economici trimestrali".
Scritto da Giuseppe Ferrari website, il 06-03-2010 08:29
E' possibile sapere quele Ŕ la pubblicazione Istat da cui sono stati tratti i dati utilizzati nell'articolo? 
Grazie

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