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PI┘ CONCORRENZA TRA LE FARMACIE RISOLVE (ANCHE) IL PROBLEMA DEGLI EXTRA SCONTI SUI FARMACI "A" E-mail
di Nicola C. Salerno
12 gennaio 2010

farmacie_salerno.jpgNei mesi scorsi è tornato a riaccendersi il dibattito sulla prassi di alcuni produttori di contrattare il riconoscimento alle farmacie di margini di ricavo più ampi rispetto a quelli fissati ex-lege, come strumento di incentivazione alla commercializzazione dei propri prodotti di fascia "A". Una contrattazione di fatto in deroga alla legge, e attraverso cui il produttore, a parità di prezzo al consumo, rinuncia a quote del proprio margine di ricavo a favore del distributore al dettaglio. Una simile prassi sembra sia maturata anche nei rapporti tra grossista e farmacia.

 

1. La Legge n. 77-2009

È intervenuta la Legge n. 77-2009 che prevede i seguenti punti:

  1. In riferimento ai farmaci copia di prodotti a brevetto scaduto, ma escludendo i farmaci un tempo coperti da brevetto e gli altri prodotti che abbiano usufruito di licenze derivanti da questo brevetto, la quota di prezzo al consumo (al netto di Iva) per legge di spettanza del produttore passa al 58,65% dal 66,65%, liberando 8 punti percentuali che, secondo la libera interazione commerciale tra grossista e farmacia, potranno diventare appannaggio del primo o della seconda;
  2. per il mancato rispetto dei nuovi margini di ricavo, in qualunque modo questi possano esser aggirati, sono previste sanzioni in capo sia al produttore che al grossista e alla farmacia.

2. Quanto vale mettere in gioco 8 punti percentuali del prezzo?

Preliminarmente, ci si dovrebbe interrogare sul perché dell’effetto inferiore alle attese riscosso dal provvedimento1 che ha stabilito che, a decorrere dal 1° Gennaio 2005, lo sconto obbligatorio dovuto dalle farmacie al Ssn (all’atto del rimborso dei farmaci "A" commercializzati) non trova più applicazione su "specialità o generici che abbiano un prezzo corrispondente a quello di rimborso" (i.e. con prezzo equivalente a quello di riferimento per l’applicazione del reference pricing2). Alla luce del dibattito sugli extra sconti, appare ora chiaro perché questo provvedimento non abbia sortito gli effetti sperati in termini di diffusione delle copie più economiche degli off-patent: è accaduto che i maggiori ricavi ottenibili dalla farmacia grazie alla rimozione dello sconto obbligatorio dovuto al Ssn si sono dimostrati inferiori ai maggiori ricavi ottenibili tramite gli extra sconti riconosciuti dal produttore, e in alcuni casi anche dal grossista, alla farmacia su prodotti equivalenti e più costosi. Il trasferimento di 8 punti percentuali dal margine del produttore a quello delle due fasi della filiera distributiva potrebbe adesso ricadere nella stessa "trappola", come descrive il successivo esercizio di statica comparata.

 

3. Un esercizio di statica comparata

Le vendite di farmaci "A" si concentrano per quasi il 90% nella fascia di prezzo al consumo sotto i 23,47 Euro Iva esclusa. Rispetto a Francia, Germania e Spagna, in Italia si nota un addensamento delle vendite nella parte alta di questa fascia, cui corrispondono percentuali di ricavo di produttore, grossista e farmacia pari, rispettivamente, a 66,65%, 6,65% e 26,70% del prezzo al consumo (Iva esclusa). Il 26,70 della farmacia diviene 22,95% dopo lo sconto obbligatorio di 3,75 p.p. dovuto al Ssn. Si può provare a confrontare quale sia la convenienza della farmacia a commercializzare un prodotto off-patent con prezzo collocato nella parte media del primo scaglione, ad esempio 15 Euro al netto di Iva, piuttosto che un prodotto copia con prezzo inferiore, e per il quale la farmacia benefici sia della rimozione dello sconto obbligatorio al Ssn, sia degli 8 p.p. in più concessi dalla Legge n. 77-2009. Per beneficiare della rimozione dello sconto obbligatorio, il prodotto copia deve anche essere prodotto di riferimento (il più economico nel raggruppamento di off-patent cui si applica il reference pricing).

Alla luce dei margini ex-lege, i 15,00 Euro del prodotto off-patent così si suddividerebbero: 10,00 al produttore; 1,00 al grossista; 3,44 alla farmacia (residua lo sconto pari a 0,56 Euro). Affinché il margine della farmacia resti di 3,44 Euro anche quando il suo margine percentuale aumenta di 3,75 p.p. (rimozione sconto obbligatorio) e di 8 p.p. (Legge n. 77-2009), il prezzo del prodotto copia deve esser pari a 9,91 Euro, con una riduzione di quasi il 34% rispetto al prezzo del primo prodotto. Il prezzo della copia così si suddividerebbe: 5,81 al produttore (che perde gli 8 p.p. di margine trasferiti alla farmacia); 0,66 al grossista; 3,44 (lasciato costante) alla farmacia. Ma si tratta di un equilibrio contrattuale sostenibile? E che cosa accade nello "spazio contrattuale" che si apre tra il prezzo di 9,91 Euro della copia e il prezzo di 15,00 Euro del primo prodotto?

Nel complesso, dalla commercializzazione della copia prezzata a 9,91 Euro, il produttore dell’off patent originario e il grossista perdono 4,53 Euro di ricavo. Piuttosto che perderli del tutto, produttore e grossista saranno disposti, nella logica degli extra sconti, a utilizzarli almeno in parte per la contrattazione privatistica con la farmacia al fine di incentivarla a continuare a commercializzare il prodotto originario. Si ipotizzi che queste risorse vengano offerte alla farmacia in aggiunta ai 3,44 Euro di ricavo che la farmacia già matura quando commercializza il primo prodotto. La farmacia si troverebbe, evitando di commercializzare la copia, a maturare un ricavo superiore e, al margine (se tutti i 4,53 Euro fossero utilizzati per la contrattazione), di 7,97 Euro.

L’esempio chiarisce come prevedibilmente la pratica degli extra sconti non cesserà per il sol fatto che è subentrata la Legge n. 77-2009; e questo perché la prassi sfrutta uno spazio contrattuale che l’intervento normativo non ha eliminato.

Nell’intervallo di prezzo in cui si concentrano le vendite di prodotti "A", resta la convenienza alla commercializzazione del prodotto off-patent più costoso (presumibilmente un originator off-patent o un suo vecchio licenziatario), da ricondurre al fatto che in questo caso più risorse sono disponibili per la loro suddivisione tra produttore, grossista e farmacia, e sono risorse a carico del Ssn terzo pagatore.

 

4. Conclusioni e linee per la policy

La Legge n. 77-2009, pur andando nella direzione di rendere meno conveniente il ricorso agli extra sconti, non ha scritto l’ultima parola in tema di extra sconti sui farmaci. Non solo questi restano convenienti, come lo sono stati sinora, sui prodotti in-patent(3), su quelli che hanno beneficiato di un brevetto e sui loro licenziatari illo tempore (su queste categorie la Legge n. 77-2009 nulla dice); ma restano convenienti anche sui farmaci copia di prodotti a brevetto scaduto, nonostante l’avvenuta rimodulazione dei margini di ricavo a favore della distribuzione.

Se davvero ci si vuole avvalere delle potenzialità del mercato e volgere in positivo la libertà di interazione produttore-distributore portando "alla luce del sole" le contrattazioni sui margini di ricavo, allora è necessario, seguendo le indicazioni che da tempo provengono dall’Antitrust, dalla Commissione Europea e dalla Corte di Giustizia Europea:

  1. rimuovere, o comunque allentare significativamente, la pianta organica delle farmacie;
  2. disaccoppiare proprietà della farmacie (anche a non farmacisti) ed esercizio della farmacia (a soli farmacisti abilitati);
  3. permettere che le farmacie si possano organizzare in catene senza limiti di numero e di copertura territoriale, e possano assumere anche la natura di società di capitale (incorporation);
  4. trasformare il prezzo contrattato produttore-Aifa in prezzo massimo al consumo sul territorio nazionale;
  5. permettere che, a partire dal prezzo massimo al consumo, ogni farmacia possa praticare lo sconto che ritiene più opportuno, senza discriminare tra pazienti-consumatori, e tenuto conto delle relazioni contrattuali (in questo caso liberalizzabili con effetti positivi) che intrattiene con il produttore e il distributore all’ingrosso;
  6. permettere che la concorrenza tra produttori, tra distributori, e tra produttori e distributori favorisca strutturalmente la canalizzazione al paziente-consumatore degli equivalenti più economici tra gli off-patent, oltre che di una maggior varietà di packaging per tutti i prodotti.

In questo modo, le riduzioni di prezzo al consumo potrebbero seguire il costo della vita e il costo delle strutture necessarie alla distribuzione (negozio, magazzino, etc.). Questa soluzione sarebbe praticabile sia che il margine della distribuzione rimanga fissato in percentuale del prezzo (come oggi), sia che auspicabilmente si passi ad uno schema di fee-for-service a remunerazione del grossista e della farmacia. Gli extra sconti non avrebbero più ragione di esistere, perché verrebbe meno il potere di mercato della distribuzione di chiederli ed ottenerli. La distribuzione raggiungerebbe livelli di trasparenza e di efficienza molto maggiori dell’attuale. Il Ssn potrebbe, con le risorse a disposizione, più concretamente perseguire, bilanciandoli, l’obiettivo di tenere sotto controllo la spesa e quello di ammettere a rimborso i prodotti in-patent con prezzi all’altezza della loro innovatività e dei sottostanti impegni in R&D.

 

 

 

1. Legge n. 326 del 24 Novembre 2003 (di conversione del Decreto Legge n. 269 del 30 Settembre 2003).

2. La Legge n. 178 dell’8 Agosto 2002, articolo 9, recita: "I medicinali, aventi uguale composizione in principi attivi, nonché forma farmaceutica, via di somministrazione, modalità di rilascio, numero di unità posologiche e dosi unitarie uguali, sono rimborsati al farmacista dal Servizio Sanitario Nazionale fino alla concorrenza del prezzo più basso del corrispondente prodotto disponibile nel normale ciclo distributivo regionale, sulla base di apposite direttive definite dalla Regione; tale disposizione non si applica ai medicinali coperti da brevetto sul principio attivo".

3. Ovviamente, i prodotti in-patent non hanno, per definizione, equivalenti economici se non quelli commercializzati su licenza, e sono correttamente esclusi dall’applicazione del reference pricing. In questo caso, gli effetti distorsivi degli extra sconti toccano la varietà dei packaging canalizzati al paziente-consumatore.

 

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