Home arrow Internazionali arrow L’ITALIA E LE OPPORTUNITÀ DEI MERCATI EMERGENTI*
L’ITALIA E LE OPPORTUNITÀ DEI MERCATI EMERGENTI* E-mail
Internazionali
di Paolo Guerrieri
27 novembre 2009

mercati_emrgenti_guerrieri.jpgLa crisi sta accelerando la ristrutturazione della mappa delle interdipendenze tra le principali aree economiche. L’idea di un "decoupling" dei paesi emergenti rispetto all’economia americana si è rivelata troppo ottimistica, come ha dimostrato l’impatto assai negativo della crisi su queste aree. Ma in un contesto di ripresa frenata da molti vincoli negli Stati Uniti e in Europa, la composizione della domanda e dei principali mercati di consumo nel mondo tenderà a cambiare radicalmente nel prossimo decennio, in seguito al contributo sempre più rilevante alla crescita globale fornito dai paesi emergenti, in primo luogo Cina, India e Brasile.

*Articolo pubblicato anche su Affarinternazionali.it

 

La ricomposizione della domanda globale

La ripresa che si va profilando a livello internazionale è destinata a consolidarsi anche se i suoi ritmi saranno molto contenuti, almeno in tutta l’area avanzata. Ma al di là dei dati contingenti e dei recenti segnali di ripresa dell’economia mondiale, sono gli effetti strutturali della crisi a suscitare maggiore interesse.

A fronte di un consolidamento della ripresa economica in corso e dello scampato pericolo di una drammatica fase di depressione stile anni ’30, il gruppo delle economie più avanzate (Stati Uniti, Europa e Giappone) dovrà fronteggiare nei prossimi anni un periodo di crescita molto lenta (compresa tra 1,6 e 1,9 per cento), in attesa che famiglie, imprese e intermediari finanziari procedano a riaggiustare i loro bilanci, dissestati da anni di facili e insostenibili indebitamenti.

Le aree emergenti, colpite anch’esse e in modo pesante dalla crisi, potranno fare meglio e riuscire a crescere mediamente nei prossimi anni a ritmi circa tre volte più elevati (intorno al 6%), pur con forti differenze tra i singoli paesi come riflesso di strutture e condizioni di base assai diverse.

 

Le conseguenze saranno rilevanti per i futuri assetti dell’economia globale. Vanno sottolineati, in particolare, i radicali mutamenti che subirà la composizione della domanda mondiale, in conseguenza dello sviluppo e consolidamento di nuovi mercati di consumo in paesi emergenti, quali la Cina, l’India, il Brasile e altri ancora. Gli scenari del dopo crisi tenderanno così ad accelerare l’affermazione di una economia globale multipolare come si è andata configurando a partire dai primi anni del nuovo secolo.

 

In questa prospettiva, il rilancio della crescita e competitività internazionale dell’economia dell’Italia dipenderà fortemente dalla capacità di presenza delle imprese e dell’insieme del sistema produttivo italiano in queste nuove aree e mercati di consumo a forte crescita

 

Sono queste, in estrema sintesi, le principali indicazioni che emergono dal XIII Rapporto del Laboratorio di Economia Politica Internazionale dell’Istituto Affari Internazionali (Global Outlook IAI 2009) che è stato presentato il 18 novembre a Roma e che analizza le grandi tendenze geo-economiche a livello internazionale e le politiche economiche dell’Italia, con un approccio disaggregato; ovvero partendo da aree-paesi e/o temi, per ricostruire, attraverso questi casi studio, le evoluzioni di imprese-mercati e le esigenze di strumenti-politiche d’intervento.

 

I nuovi mercati di consumo

A livello mondiale la spesa per consumi è stata tradizionalmente concentrata nell’area occidentale più avanzata, tanto che i paesi G7 alla metà del decennio in corso coprivano intorno al 45% del mercato globale, pur comprendendo appena il 10% della popolazione. Come risultato della futura accelerata crescita delle aree emergenti, la composizione della domanda mondiale di consumo tenderà a modificarsi nel prossimo decennio e la quota sui consumi mondiali delle economie emergenti più sviluppate (Cina e India in primo luogo) è destinata a crescere significativamente, fino ad arrivare a eguagliare prima e superare poi il peso dei paesi oggi più sviluppati.

 

Il quadro delle aree emergenti è comunque assai complesso e risulta sempre più difficile, come la ricerca dello IAI ha messo in risalto, svolgere un discorso univoco in merito: in Asia, Cina e India si confermano determinanti per il mantenimento di elevati tassi di crescita a livello di area. Ciononostante per un’economia come quella cinese, basata su un modello di specializzazione produttiva di tipo export-oriented, il vero rischio è rappresentato dall’impossibilità di compensare la contrazione delle esportazioni con la domanda interna; la Russia, la cui crescita risulta fortemente condizionata dall’andamento dei prezzi delle materie prime, ha pesantemente risentito dell’andamento dell’economia globale, con una forte contrazione anche del livello di vita dei cittadini russi; l’America Latina si rivela infine una realtà nella quale, accanto a paesi virtuosi come il Brasile, che si dimostrano capaci di portare avanti nonostante la crisi un programma di riforme credibile, ve ne sono altri (Argentina, Venezuela) che non riescono a superare gli squilibri che li caratterizzano e che proprio a causa della crisi sperimentano un aggravamento delle loro distorsioni.

 

La presenza italiana nelle aree emergenti

Un’implicazione significativa per le imprese e il sistema produttivo italiano che deriva dalle tendenze sopra ricordate è che l’export e, più in generale, i processi di internazionalizzazione verso le nuove aree e paesi emergenti assumeranno un ruolo di primaria importanza ai fini della nostra capacità di competere nel nuovo sistema multipolare.

 

Se si guarda alla collocazione della nostra economia nel sistema globale, la presenza italiana risulta ancora molto incentrata sulle aree più vicine, quali l’Europa occidentale e orientale, e poco presente nelle aree emergenti più dinamiche e a maggiore crescita, in particolare l’area asiatica. Verso l’Europa centro orientale, com’è noto, si sono orientate molte iniziative di delocalizzazione produttiva delle imprese italiane, mentre l’Europa occidentale continua a rappresentare un riferimento fondamentale per le iniziative sull’estero di molte imprese del comparto tradizionale dei beni di consumo. In crescita negli ultimi anni è la proiezione verso l’Asia del Pacifico, anche se comparativamente ad altre economie occidentali la presenza italiana rimane nel complesso modesta, mentre si è significativamente ridimensionata la presenza delle imprese italiane in America Latina.

 

Negli anni più recenti il livello di internazionalizzazione produttiva complessiva dell’economia italiana è cresciuto in misura significativa, ma la presenza internazionale delle imprese italiane nelle nuove aree e paesi emergenti appare ancora modesta, soprattutto a confronto con quelle dei maggiori partner dell’Italia. È una distanza che è necessario colmare, ed è bene cominciare a farlo da subito.

 

Come messo in luce dal Rapporto IAI Global Outlook, tutto ciò pone una serie di sfide rilevanti per la politica economica estera dell’Italia. La crisi, che ha colpito le imprese italiane con pesanti ricadute sul sistema produttivo, impone infatti un potenziamento delle strategie delle imprese e delle politiche industriali e per l’internazionalizzazione necessarie perché il sistema Italia possa recuperare i ritardi accumulati e sfruttare le nuove opportunità offerte dai mercati emergenti. Soprattutto perché il rallentamento dei mercati più ricchi e sviluppati è un fenomeno che si teme possa durare a lungo.

  Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il logi o registrati.

 
< Prec.   Pros. >