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IL CREDITO NEL SUD: TRA DIPENDENZA ESTERNA E BANCA PUBBLICA E-mail
Mezzogiorno
di Alberto Zazzaro
12 novembre 2009

banca_sud.jpgAttraverso la nascita della Banca del Mezzogiorno (la Banca), il Governo intende ridurre il divario tra le regioni del Centro-Nord e del Sud in merito al costo e alla disponibilità del credito bancario. Il tema è importante, ma per valutare il provvedimento occorre rispondere a una domanda preliminare. Perché le imprese del Sud incontrano maggiori difficoltà nell’accesso al credito?

 

Trascurando l’ipotesi che tutte le banche (quelle che operano nelle regioni meridionali e quelle che potrebbero operarvi) commettano l’errore di lasciar correre preziose occasioni di profitto, non resta che una possibile risposta: prestare denari a queste imprese non conviene. La non convenienza può essere generalizzata per il sistema bancario oppure specifica di alcune banche. Nel primo caso, molte imprese del Sud non sarebbero capaci di fare fronte ai propri debiti con una probabilità sufficientemente elevata da assicurare alle banche profitti attesi superiori a quelli di altre forme di impiego della raccolta. Ciò può essere dovuto alle scarse capacità imprenditoriali che esprime il Sud, alla fragilità del sistema economico e sociale meridionale o a fattori istituzionali come il cattivo funzionamento del sistema giudiziario che impone a chi fa banca nel Sud costi più alti per recuperare i crediti incagliati e in sofferenza. In un simile contesto, nel rispetto della normativa comunitaria sugli di aiuti di stato, le forme di intervento pubblico in favore del credito nel Mezzogiorno dovrebbero avere carattere generale, volte alla riduzione del costo della raccolta per le banche che impiegano al Sud e all’aumento dei ricavi attesi sui prestiti in favore delle imprese del Sud (ad esempio, attraverso la detassazione degli utili derivanti dagli impieghi alle piccole e medie imprese del Mezzogiorno, oppure a programmi per la concessione di garanzie pubbliche a copertura dei prestiti concessi a imprese meridionali). Ben poco, invece, potrebbe fare la nascita di una nuova istituzione bancaria che, a ben operare, dovrebbe incontrare le stesse difficoltà delle altre banche nel finanziare le imprese del Sud.

 

La non convenienza a erogare credito al Sud può però essere dovuta a fattori specifici legati agli obiettivi che una banca si pone e alla propria struttura organizzativa e di costi. Così, per una banca funzionalmente distante dalle regioni del Sud (ossia con i centri direttivi e strategici fisicamente e culturalmente lontani da queste regioni) può essere relativamente costoso processare le informazioni, codificate e non codificate, necessarie per valutare il merito di credito delle piccole imprese locali. O ancora, una banca che ha l’obiettivo di massimizzare il profitto (spesso a breve termine) dei propri azionisti può trovare più conveniente impiegare la raccolta in attività finanziarie o in imprese solide che non scommettere sullo sviluppo di un’area arretrata e delle sue imprese. In questi casi, una nuova banca (pubblica o privata) con una funzione obiettivo differente o con una struttura organizzativa più vicina all’area potrebbe trovare conveniente agire nel Mezzogiorno, riducendo i vincoli finanziari alle imprese locali.

 

Sul terreno degli obiettivi, la relazione illustrativa del disegno di legge è molto vaga. Da un lato, il ruolo transitorio dello Stato nella compagine azionaria e il carattere prevalentemente privatistico dei futuri soci lascerebbe intendere che sarà la ricerca del profitto a guidare le scelte allocative della Banca. Dall’altro lato, al comma 3 dell’articolo 2 si ricorda che i soci verranno individuati dal Comitato promotore "tra quelli che condividono le finalità e gli obiettivi della Banca". Quali? Prestare di più e a tassi inferiori nel Mezzogiorno? Perché? In che misura? A quale costo per gli azionisti e i contribuenti? Il fatto è che prezzo e quantità del credito sono solo variabili di scelta utili per raggiungere degli altri obiettivi, che andrebbero dichiarati e sul quale l’operato della Banca e dei suoi amministratori andrebbe successivamente valutato.

 

Tuttavia, indipendentemente dall’obiettivo che ci si pone, sembra ragionare il ministro Tremonti, siccome la Banca è un’iniziativa politico-imprenditoriale locale promossa, oltre che dallo Stato, da "istituzioni bancarie del Mezzogiorno" (le banche con sede legale nel Mezzogiorno? solo quelle autonome?), essa sarà funzionalmente vicina ai territori serviti e saprà valutare meglio e a costi inferiori il merito delle iniziative imprenditoriali locali (inutile dire che la vicinanza funzionale da sola non basta e che per selezionare buone idee imprenditoriali occorrono competenze di alto profilo che, a quanto è dato capire, si pensa, forse con un pizzico di ottimismo, di reperire tra le banche locali e le poste italiane). La Banca andrebbe allora considerata come una vera e propria scommessa imprenditoriale che lo Stato aiuta a far nascere (presumibilmente per mancanza di adeguati capitali locali), agendo da venture capitalist. Ma se questa è l’idea che sta dietro alla Banca del Mezzogiorno, perché prevedere (sempre all’articolo 2) incentivi fiscali per ridurre i costi della raccolta e forme di garanzia pubblica per finanziare l’acquisto di mutui delle imprese del Mezzogiorno; perché immaginare che la Banca dovrà offrire servizi avanzati e di consulenza alle altre banche che aderiranno all’iniziativa; in altre parole, perché prevedere strumenti e azioni che presuppongono una non convenienza generalizzata a fare banca con le imprese del Sud. Se i problemi del credito nel Mezzogiorno hanno carattere generale, perché far nascere una banca pubblica, con tutti i costi (fissi) e i ben noti rischi di inquinamento clientelare che questo comporta? Perché, non estendere gli strumenti di agevolazione a tutte le banche che vogliano aumentare il loro impegno per il Mezzogiorno? Il credito nel Mezzogiorno è un problema, e Tremonti ha il merito di averlo inserito nell’agenda politica. Il settore pubblico può svolgere un ruolo importante, ma gli obiettivi devono essere ben definiti, le azioni e gli strumenti devono essere coerenti con essi e trasparenti. Condizioni che purtroppo, al momento, la Banca del Mezzogiorno non sembra rispettare.

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