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CRISI ECONOMICA, INVESTIMENTI E GOVERNANCE NELL’ECONOMIA DELLA CONOSCENZA E-mail
Economia reale
di Riccardo Cappellin
12 novembre 2009

ponte_sullo_stretto_cappellin.jpgLa mancanza di una guida pubblica o di concertazione impedisce un cambiamento delle aspettative degli operatori privati, che sono diventate miopi, e quindi un rilancio degli investimenti a medio termine. Il governo italiano non ha fatto dell’innovazione il settore strategico della politica di sviluppo e lo strumento più importante per uscire dalla crisi, ma ha puntato sulla politica delle infrastrutture, come il ponte sullo Stretto, che non mobilitano a breve l’attività economica e che in alcuni casi hanno effetti dubbi sullo sviluppo a lungo termine.

Invece, sarebbe necessario stimolare l’economia con la ripresa degli investimenti (-19,8% la diminuzione degli investimenti in macchinari prevista dall’OECD nel 2009) delle imprese private, soprattutto in capitale umano e in innovazione, che sosterrebbero immediatamente la domanda aggregata e almeno parzialmente compenserebbero la diminuzione dei consumi privati (-1,5%) e delle esportazioni (-20,2%).

 

La struttura dell’industria mondiale ed europea sarà probabilmente molto diversa dopo la crisi finanziaria ed economica globale del 2008-2009. La crisi costringe ad accelerare i tempi dell’innovazione, a rompere le coalizioni conservatrici, a promuovere la diversificazione delle produzioni e dei mercati, ad aumentare il "value for money" dei beni e dei servizi privati e pubblici e ad innovare il modello di "governance" delle relazioni tra le istituzioni pubbliche e le PMI, le grandi imprese, le istituzioni finanziarie, i servizi privati basati sulla conoscenza (KIBS) e i centri di ricerca.

 

In Europa i maggiori standard di vita hanno determinato la saturazione dei bisogni primari mentre emergono bisogni nuovi che possono rappresentare i "drivers" di un nuovo "know how" produttivo e di nuovi settori produttivi. Infatti, in una prospettiva strategica i fattori di vantaggio competitivo dell’Europa rispetto alle economie emergenti sembrano essere: a) una forza lavoro molto qualificata e con livelli elevati di istruzione, b) la grande diversificazione del settore industriale, che facilita la creazione di nuove produzioni come combinazione delle specializzazioni tradizionali esistenti nei molti cluster industriali in Europa, c) la complessità delle forme di collaborazione tra le imprese dello stesso settore e di settori diversi, che consente la produzione di prodotti complessi e non di singoli macchinari ma di interi sistemi produttivi che non sono imitabili da singoli produttori isolati in economie meno sviluppate e d) l’emergere di nuovi bisogni soprattutto nelle grandi aree urbane europee, che hanno una natura collettiva, come ambiente, energia, sicurezza, cultura, salute e che rappresentano nuovi mercati per lo sviluppo di nuovi settori e nuove imprese.

 

Molte grandi imprese mondiali hanno approfittato dei bassi tassi di interesse determinati dalla crisi economica per procedere a grandi emissioni di obbligazioni destinate a finanziare grandi progetti di investimento e di acquisizione. Ad esempio, in Europa solo nel primo semestre 2009 sono stati emessi corporate bond per 804,8 mld. (cfr. Sole 24 Ore, 19 settembre 2009) e le emissioni corporate delle principali società italiane, come: Campari, ENI, Enel, Edison, Fiat, Finmeccanica, Atlantia, Telecom e Wind, sono ammontate a 9,7 miliardi di euro (cfr. Sole 24 Ore, 8 settembre 2009), mentre gli ordini sono stati molto superiori alla disponibilità. Il presidente Sarkozy ha dichiarato che il prestito nazionale che verrà lanciato l’anno prossimo dovrà servire a finanziare per 2 mld. gli investimenti dei 2,5 milioni di PMI francesi tramite l’Oseo: la banca pubblica per le PMI (Financial Times, 6 ottobre 2009). Il governo tedesco (Financial Times, 2 settembre 2009) ha deciso di dare 10 mld. tramite il KfW: una finanziaria pubblica, alle banche perchè queste aumentino i fondi disponibili alle PMI (Mittelstand). I fondi saranno presi dal "Fondo Germania" di 115 mld. creato all’inizio di quest’anno per fornire credito e garanzie alle imprese.

 

In modo analogo, anche il Governo italiano potrebbe creare in collaborazione con un pool di banche nazionali ed internazionali un Fondo nazionale per l’innovazione, finanziato con l’emissione di obbligazioni sui mercati internazionali, garantite dallo Stato, per orientare il credito verso medi e grandi investimenti innovativi di reti di imprese e soprattutto di PMI sia nei settori tecnologicamente avanzati che in quelli a media tecnologia.

 

In particolare, il governo potrebbe adottare i seguenti interventi:

 

1. Fondo nazionale per l’innovazione, promosso assieme ad un pool di banche nazionali ed internazionali e finanziato con l’emissione di obbligazioni sui mercati internazionali per non meno di 1 miliardo di euro: un importo che è inferiore al credito assicurato dalle banche a singoli immobiliaristi, presenti nei CdA delle banche stesse, come Tronchetti Provera, Pirelli RE e Camfin: 800 e 400 milioni (Sole 24 Ore, 26 settembre e 18 ottobre 2009) o Zunino, Risanamento: 3 miliardi (Sole 24 Ore, 16 aprile 2009). E’ necessario evitare che il credito disponibile presso le banche serva come ora accade prevalentemente nel salvataggio di grandi gruppi industriali e finanziari in crisi, come era previsto anche nel caso dei "Tremonti bonds" di fatto neanche utilizzati. In particolare è necessario:

       a) Destinare i finanziamenti del Fondo non ad imprese singole ma solo a consorzi creati da diverse imprese legate in reti di collaborazione produttiva, finanziaria e commerciale e con una partecipazione significativa di PMI.

       b) Selezionare i progetti con procedure di gara o competitive nell’ambito di bandi diversi per ciascuna delle 3-4 macroregioni italiane e assicurare adeguati finanziamenti a progetti innovativi nel Mezzogiorno.

       c) Privilegiare il settore dell’ambiente, delle energie rinnovabili e del risparmio energetico ed anche i settori dei servizi collettivi sia materiali che immateriali a forte contenuto di conoscenza.

       d) Sviluppare forme di collaborazione a scala interregionale e internazionale con imprese medie e grandi di altre regioni e paesi e centri di ricerca di valore internazionale.

       e) Promuovere forme di collaborazione con i paesi industriali emergenti (BRIC) e lo sviluppo delle esportazioni verso nuovi mercati internazionali.

       f) Sviluppare la partnership con le imprese di servizio private e pubbliche ed utilizzare sistematicamente nell’assistenza tecnica e nell’organizzazione dei progetti il sistema dei servizi professionali privati e il sistema dei centri di ricerca universitari, nelle fasi di disegno creativo dei progetti, valutazione, nel coordinamento tecnico e auditing della realizzazione degli stessi.

       g) Orientare il credito verso le PMI ed evitare che la distribuzione del credito rafforzi il "capitalismo di relazione" tipico del sistema industriale-finanziario italiano e i conflitti di interesse pervasivi, che sono la ragione principale di enormi rendite e delle inaccettabili disparità di reddito, cresciute negli ultimi dieci anni.

 

2. Creazione di reti di "poli di competenza" (analoghi ai poli di competitività francesi e ai centri di competenza finlandesi ed austriaci) organizzate a livello regionale e destinate a promuovere la progettazione e l’avvio di nuove iniziative innovative orientando le risorse finanziarie pubbliche e private disponibili prevalentemente agli investimenti in innovazione e ricerca e qualificazione delle risorse umane. Misura certo più efficace dei periodici bandi di incentivi alla R&S (come Industria 2015) senza alcuna attenzione alla creazione di strutture organizzative ad hoc, che organizzino la realizzazione dei singoli progetti.
 

3. Innovazione nei servizi. Promuovere nei settori della grande distribuzione commerciale, delle assicurazioni e dei servizi a rete di pubblica utilità (autostrade, elettricità, ecc.) la ristrutturazione e lo snellimento delle imprese, l’innovazione tecnologica ed organizzativa, la riduzione dei prezzi e la certificazione sistematica della qualità dei servizi agli utenti, dato che i costi eccessivi dei servizi comprimono lo sviluppo della competitività italiana e che la riduzione delle rendite darebbe un grande impulso al consumo, più delle riduzioni fiscali dai risultati incerti.

 

4. Promuovere una serie di bandi regionali per progetti innovativi che stimolino la creatività individuale di reti di imprese o di singoli innovatori e assicurare uno specifico aiuto finanziario a tutti i progetti giudicati validi e meritevoli di sviluppo futuro e non solo ai progetti vincitori, per compensare e incentivare lo sforzo di progettazione. Sostenere finanziariamente la creazione di comunità professionali, gruppi, reti di ricerca, piattaforme di innovazione con la partecipazione di diverse imprese se coordinati da università e che mirino ad elaborare progetti di fattibilità di grandi investimenti industriali. Queste misure mirano a promuovere la creatività e a individuare nuove opportunità di investimento e sono certo più efficaci nello stimolare l’economia a medio termine dei proclami contro i "fannulloni" del Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione.

  Commenti (1)
Scritto da Daje, il 26-11-2009 09:20
il commento sul Fondo Nazionale per l'innovazione è totalmente fuori strada. Forse si è fatta confusione con altri strumenti che il governo ha intenzione di porre in essere

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