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PRODUZIONE INDUSTRIALE E CONSUMI NELLE ULTIME QUATTRO RECESSIONI: UN CONFRONTO ISTRUTTIVO E-mail
Economia reale
di Paolo Carnazza, Enrico Martini
12 novembre 2009

carnazza_martini_produzione_industriale.jpgRispetto alle flessioni cicliche precedenti, la crisi attuale appare caratterizzata all’interno del nostro Paese da un peggiore andamento della produzione industriale (-22,1%) imputabile soprattutto a quella dei beni di consumo durevoli (-23,3%), la cui caduta è significativamente superiore a quella dei tre precedenti periodi di flessione degli ultimi venti anni (Tab. 1).1

 

Tab. 1 – Alcuni dei principali aggregati macroeconomici in Italia - variazioni %

Fasi cicliche di contrazione

dal 1992q2

al 1993q2

dal 1996q1 al 1996q4

dal 2001q1

al 2003q1

dal 2007q4

al 2009q2

Indice della produzione industriale





- totale

-4,0

-2,8

-3,9

-22,1

- totale beni di consumo

-0,9

1,0

-5,4

-8,3

- beni di consumo durevoli

-6,9

-3,6

-10,8

-23,3

Pil ai prezzi di mercato in volume

-1,2

-0,7

0,1

-6,0

Consumi finali in volume





- totale

-3,3

-0,2

-0,3

-3,0

- beni durevoli

-20,4

0,5

-2,3

-10,0

Esportazioni





- totale

20,4

2,1

-4,9

-22,7

-totale beni di consumo

24,1

-2,1

-2,5

-21,6

-beni di consumo durevoli

30,7

5,4

-11,7

-31,3



Fonte: Elaborazioni Centro Studi IPI su dati Istat

 


La più elevata caduta della produzione registrata durante l’attuale fase recessiva può essere attribuibile prevalentemente a due eventi negativi concomitanti.

Da una parte, la presenza di ampie scorte di magazzino di prodotti finiti da smaltire ha determinato il sostanziale arresto della produzione delle imprese al sopravvenire dei primi segnali di flessione della domanda2. Dall’altra parte, si è verificata una forte flessione della domanda internazionale, soprattutto da parte dei nostri tre maggiori paesi importatori (Francia, Germania e Stati Uniti). In particolare, in questa fase recessiva, la caduta delle esportazioni in valore è stata elevata e pari a circa il 23%, a seguito soprattutto del crollo delle esportazioni di beni di consumo durevoli (-31,3%)3.

 

Sulla base dei dati al momento disponibili, la perdita cumulata del Pil in volume registrata nella fase corrente (-6,0% al secondo trimestre del 2009) è sensibilmente superiore a quelle subite nelle precedenti fasi recessive.

 

Nelle passate recessioni, a fronte del progressivo deterioramento dello scenario congiunturale e dell’acuirsi dell’incertezza sulle prospettive di reddito a medio termine, molte famiglie hanno ridotto in misura sensibile gli acquisti di beni durevoli, posticipandone il rinnovo e mantenendo invece pressoché invariati, o ribassando in misura modesta, i consumi volti al soddisfacimento dei bisogni più immediati (beni non durevoli e servizi)4. Nel 1992-93, la spesa in beni durevoli in Italia è diminuita del 20,4% mentre la flessione complessiva dei consumi finali è stata più contenuta (-3,3%).

La recessione in atto ripercorre tale regolarità: gli acquisti di beni durevoli, a partire dal quarto trimestre del 2007, sono scesi del 10%, mentre i consumi totali sono scesi del 3%. E’ opportuno sottolineare che, nella fase recessiva 1992-93, parallelamente alla più forte caduta dei consumi durevoli dal secondo dopoguerra ad oggi, la caduta della produzione industriale è apparsa modesta (-4%) e non dissimile da quanto si è verificato nelle due successive fasi recessive (Tab.1).

A livello più disaggregato, anche nella fase corrente si confermerebbe la tendenza di quella parte di spese obbligate (dall’energia agli affitti, dalle assicurazioni obbligatorie ai servizi bancari) ad assumere una sempre maggiore rilevanza all’interno dei consumi delle famiglie, con una conseguente compressione degli acquisti di beni e servizi, il cui consumo è funzione più diretta del reddito disponibile e più correlato al ciclo economico.

L’indice della produzione industriale, corretto per il numero di giornate lavorative e per la stagionalità, è caduto pesantemente a partire dai primi mesi del 2008. L’indice della produzione relativo ai beni di consumo è caduto anch’esso nello stesso periodo, ma, ad oggi, la sua flessione è significativamente inferiore a quella del totale dell’industria. Sempre più elevata è stata invece - durante le quattro fasi recessive - la caduta della produzione di beni di consumo durevoli.

 

La dinamica stagnante dei consumi finali perdura dalla seconda metà del 2007 e si è accentuata nel corso del 2008. Nel secondo trimestre 2009 (ultimo dato disponibile) si registra una crescita dei consumi finali in volume rispetto al trimestre precedente, dopo sette trimestri consecutivi di flessione (Graf. 1). Durante le più recenti fasi di contrazione economica, la dinamica dei consumi di beni durevoli ha subito una contrazione maggiore rispetto a quella dei consumi complessivi. Nel secondo trimestre 2009 si registra un’inversione di tendenza anche per questa tipologia di consumi, mentre la produzione continua a scendere (Graf. 2).

 

Dal confronto relativo all’andamento della produzione industriale e dei consumi emerge, inoltre, un allargamento progressivo della forbice che raggiunge il suo valore massimo proprio nel secondo trimestre del corrente anno (Graff. 1 e 2).

 

Nell’attuale fase recessiva, molte famiglie italiane, grazie al basso livello di indebitamento, ad un’ancora soddisfacente propensione al risparmio e alle varie misure a sostegno dei redditi più bassi e dei disoccupati, sembrano avere retto alla crisi meglio di quanto previsto (anche se la caduta dei consumi appare più elevata rispetto a quella verificatasi nelle due precedenti fasi di flessione economica).

 

D’altra parte, è opportuno sottolineare che da diversi anni, in molti paesi europei, e soprattutto in Italia, il sistema economico appare caratterizzato da una bassa crescita della produttività, da cui consegue la scarsa dinamica dei salari reali e, conseguentemente, dei consumi.

 

Sulla bassa dinamica dei consumi interagiscono, a loro volta, sia fattori congiunturali che strutturali. Sotto il primo profilo, oltre alla bassa dinamica delle retribuzioni nominali, incidono i timori legati alla futura evoluzione del mercato del lavoro (con un tasso di disoccupazione destinato a salire intorno al 10% nel 2010). Nel contempo, anche in conseguenza della grave crisi finanziaria e recessiva, stiamo assistendo ad una revisione profonda e strutturale nel comportamento dei consumatori (non solo in Italia) che sarà, presumibilmente, improntato negli anni a venire ad una maggiore sobrietà e ad una diffusa propensione a sostituire con minore velocità lo stock di beni di consumo durevoli in proprio possesso.

 

Nei prossimi anni, quindi, attenuandosi almeno parzialmente il contributo dei consumi interni alla crescita economica, appare sempre più necessario individuare, all’interno di uno scenario che sarà sempre più caratterizzato da pesanti livelli di debito pubblico, una strategia che veda, da una parte, azioni decise sul fronte di una qualificata riforma fiscale (finalizzate soprattutto a ridurre le aliquote dei redditi medio - bassi) e, dall’altra, a favorire le strategie di internazionalizzazione delle nostre imprese soprattutto nei Paesi ad elevati tassi di crescita (ad esempio quelli dell’area BRIC).

 

 

1. Nel presente lavoro sono stati presi come periodi di riferimento i periodi di flessione economica individuati dalla datazione ciclica dell’ISAE (si veda Rapporto ISAE, Le previsioni per l’economia italiana, febbraio 2009). Le fasi di contrazione dagli anni Novanta ad oggi individuati dall’ISAE sono quattro: dal 1992q2 al 1993q2 nel primo caso (5 trimestri); dal 1996q1 al 1996q4 nel secondo (4 trimestri); dal 2001q1 al 2003q1 nel terzo caso (9 trimestri); dal 2007q4 fino al 2009q2 nell’episodio corrente (7 trimestri).

2. Al riguardo, l’indagine mensile sulle imprese manifatturiere dell’Isae evidenzia a partire dagli ultimi mesi del 2008 un decumulo del magazzino di prodotti finiti; in particolare la quota di imprese che segnalano scorte inferiori ai livelli considerati normali si è avvicinata a quella che, invece, le considerano superiori.

3. Occorre sottolineare che durante la fase recessiva relativa al biennio 1992-93 si è registrato un aumento delle esportazioni in valore a seguito della forte svalutazione della lira del settembre 1992 che condusse, come noto, all’uscita della lira dallo Sme. Quella del settembre 1992 è stata, di fatto, l’ultima svalutazione competitiva della lira.

4. Una recente analisi empirica, condotta su tredici economie avanzate, evidenzia la "viscosità" dei consumi (C.D. Carrol, J. Slacalek, M. Sommer, International Evidence on sticky consumption growth, BCE Working Paper series, march 2008); in altri termini a risentire della crisi sarebbe soprattutto la domanda di beni di consumo durevoli mentre i consumi totali sono caratterizzati - in generale - da una lieve contrazione.

 

 

 

 

 

Graf. 1 - Consumi finali e produzione industriale in Italia

 

consumi_finali1.jpg























Fonte: Elaborazioni Centro Studi IPI su dati Istat

 



Graf. 2 - Consumi finali e produzione industriale in Italia – beni durevoli


consumi_finali2.jpg























Fonte: Elaborazioni Centro Studi IPI su dati Istat

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