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LA CONCILIAZIONE: MODELLI ED ESPERIENZE* E-mail
Giustizia
di Cesare Vaccą
30 ottobre 2009

cdm_n.3_2009.jpg1. La litigiosità in cifre

La pubblicazione Istat Italia in cifre, ed. 20081, conferma un quadro inquietante dell’amministrazione della giustizia civile: il raffronto fra il 2001 ed il 2005, gli anni cui si riferiscono le rilevazioni di questa ultima edizione della sintesi annuale, mostra un incremento delle cause sopravvenute che aumentano in primo grado da 1.361.774 a 1.426.080, e di circa il 50% in secondo grado, passando da 100.614 a 142.942. A fronte del progressivo aumento delle cause sopravvenute rimane, invece, sostanzialmente stabile il numero di quelle che giungono a sentenza: 1.483.185 in primo grado nel 2001, 1.491.507 nel 2005, che diventano – in secondo grado, 103.159 nel 2001 e 114.066 nel 2005.
*Anticipazione da Consumatori, Diritti e Mercato

 

La durata media di un giudizio, che era in primo grado di 800 giorni nel 2001, scende a 701 nel 2005, mentre aumenta, nel medesimo periodo, da 878 a 935 giorni quella dei giudizi di secondo grado e raggiunge i 912 giorni per l’eventuale giudizio in Cassazione: un totale di 2547 giorni, vale a dire sette anni per un giudizio che percorra i tre gradi.

Se si amplia la prospettiva, la situazione assume tratti ancor più allarmanti: dal 1975 al 2004 la durata delle cause civili è aumentata del 90% e, nel solo periodo 2002-2006, il contenzioso avente ad oggetto la violazione del termine ragionevole del processo è costato allo Stato italiano circa 41 milioni di euro, di cui quasi 18 soltanto nel 2006, con un incremento dell’800% circa2.

All’incremento della litigiosità si affianca, paradossalmente, un fenomeno d’opposto segno: esiste un’area grigia, difficile da valutare, in cui vi è la rinuncia ad accedere alla giustizia per ragioni essenzialmente ascrivibili ai tempi ed a costi del giudizio civile ordinario: il Piano d’azione sull’accesso dei consumatori alla giustizia e la risoluzione delle controversie in materia di consumo nel mercato interno3 stimò, con riferimento ai Paesi dell’Unione europea, che il costo medio delle spese del giudizio, sommato agli onorari dei legali, per una lite di 2000 ecu fosse pari, nella migliore delle ipotesi, a circa 2500 ecu.

 

2. La conciliazione nella riforma del codice di procedura civile

La l. 18 giugno 2009, n. 69 dedica allo sviluppo della pratica conciliativa l’art. 60 (Delega al Governo in materia di mediazione e di conciliazione delle controversie civili e commerciali).

Il legislatore delegato dovrà delineare un servizio offerto da organismi, professionali ed indipendenti, che all’uopo costituiti abbiano conseguito l’iscrizione nell’apposito registro presso il Ministero della giustizia: alla rete degli ‘sportelli’ di conciliazione delle Camere di commercio4 sono destinati così ad affiancarsi innanzitutto i servizi di conciliazione attivati presso i tribunali dai Consigli degli ordini degli avvocati, che per il loro funzionamento si avvalgono del personale dei Consigli medesimi; in secondo luogo gli organismi di conciliazione promossi da altri ordini professionali, istituzionalizzando così iniziative cui già hanno dato vita taluni Consigli degli Ordini dei commercialisti, degli ingegneri, dei medici.

E’ altresì affermato l’obbligo deontologico dell'avvocato di informare il cliente, prima dell'instaurazione di un giudizio civile, della possibilità di avvalersi della conciliazione.

 

3. La conciliazione ‘paritetica’: la posizione del CNCU

Una radicata modalità di composizione negoziata dei conflitti è rappresentata dalla cosiddetta ‘conciliazione ‘paritetica’, forma di negoziazione diretta fra i rappresentanti le parti, ma in assenza delle stesse.

L’esperienza, proficuamente radicata, è riposta su specifici accordi, inerenti determinati rapporti contrattuali, stipulati fra organizzazioni degli operatori dell’industria, del commercio, dei servizi, da una parte, ed associazioni dei consumatori e degli utenti, dall’altra, che possono riguardare tanto l’ambito nazionale quanto quello locale.

Nel 1989 le principali associazioni dei consumatori stipularono con l’allora SIP un accordo inerente la composizione extragiudiziale delle controversie inerenti l’utenza telefonica; il medesimo modello è stato successivamente adottato nel settore assicurativo, in quello finanziario, con attinenza ai disservizi postali, a quelli, infine, della rete autostradale.

In ambito locale gli accordi disciplinano taluni rapporti contrattuali quali, ad esempio, quelli che si instaurano con le agenzie di viaggio, i carrozzieri, gli installatori e manutentori di impianti termici domestici, le tintolavanderie.

Il Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti nella prospettiva della legislazione delegata sulla disciplina della conciliazione nel codice di procedura civile, ha compendiato in un documento5 la propria posizione in merito al rafforzamento dei procedimenti ‘paritetici’.

 

4. Il ruolo dell’avvocatura: la posizione del Coordinamento della conciliazione forense

L’offerta dei servizi di arbitrato ma, specialmente, di conciliazione, adempie ad un ruolo che non può più definirsi alternativo, bensì complementare alla amministrazione della giustizia.

La nozione di ‘alternatività’ evoca infatti drastiche contrapposizioni da lasciare ormai alle spalle: il solo arbitrato, al più, può considerarsi realmente alternativo ai procedimenti civili ordinari, mentre il processo di mediazione ad opera di un terzo imparziale, che è destinato, nel caso di successo, a sfociare nella conciliazione secondo la volontà delle parti, certo alternativo non è, prova ne sia che – qualora il tentativo non dovesse essere coronato dal successo – le parti, senza che alcun loro diritto sia pregiudicato, possono ricorrere alla giustizia ordinaria.

Il Coordinamento della conciliazione forense, organismo che riunisce le fondazioni già costituite dagli Ordini degli avvocati per la gestione delle camere di conciliazione, ha presentato al Consiglio nazionale forense un documento sulla disciplina organica della conciliazione che indica al Governo alcuni aspetti dei quali tener conto nel sistematizzare in uno o più decreti delegati la disciplina della conciliazione6.

E’, innanzitutto, auspicato (par. 1) che i decreti attuativi rechino una disciplina generale ed organica della conciliazione, riconducendo ad un modello unitario le forme attuali.

La previsione di nuove ipotesi di obbligatorietà del tentativo di conciliazione è considerata con interesse dal Coordinamento della conciliazione forense, che candida gli organismi promossi dagli Ordini altresì all’amministrazione dei tentativi di conciliazione obbligatori -come in ambito giuslavoristico- in affiancamento alle strutture esistenti.

In attesa degli sviluppi che il legislatore imprimerà alla pratica conciliativa, l’attuale grado del radicamento degli strumenti alternativi alla giustizia ordinaria per la composizione delle liti civili è nitidamente fotografato dal secondo Rapporto sulla diffusione della giustizia alternativa in Italia, realizzato da Isdaci, che ne cura anche il coordinamento, e promosso da Unioncamere, dalla Camera Arbitrale e dalla Camera di commercio di Milano.

Si tratta dell’unica fonte di documentazione su questo tema nel nostro Paese, un vero e proprio censimento delle sedi e delle esperienze di composizione arbitrale e conciliativa dei conflitti, che ne evidenzia il positivo trend di crescita: negli ultimi tre anni il numero globale delle domande inerenti il ricorso a questi strumenti è più che triplicato, passando da 15.916 del 2005, a 26.896 del 2006 e 50.644 del 2007.

 

 

 

1. Italia in cifre, a cura dell’Ufficio Comunicazione Istat, Roma, 2008, tab. 10.

2. M. Giovannini, Quali rimedi alla lentezza del processo? La via della conciliazione stragiudiziale, in Nel merito.com, 28 novembre 2008.

3. COM-96-0013, p. 8-11.

4. Risalente è la tradizione delle CCIAA nell’offerta di servizi di composizione extragiudiziale delle liti: C. Vaccà, La giustizia non togata. Alle radici della composizione dei conflitti fra conciliazione, arbitrato e giurisdizioni speciali, Milano, 1998.

5. Si tratta della Richiesta al Ministero dello sviluppo economico per il riconoscimento delle procedure conciliative in attuazione dell’articolo 141 del codice del consumo, Roma, 18 giugno 2009.

6. Roma, 17 luglio 2009.

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