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REVISIONE DEL CONSUMER ACQUIS IN EUROPA* E-mail
Regolazione
di Ursula Pachl
30 ottobre 2009

cdm_n.3_2009.jpgLa proposta della Commissione sui diritti dei consumatori1 solleva molti dubbi e suscita riflessioni relativi al suo fondamento stesso, al suo effetto sullo sviluppo della politica e della legislazione a tutela del consumatore in Europa e, in particolare, all’impatto che avrebbe negli ordinamenti giuridici di alcuni Stati membri. Applicare il principio dell’armonizzazione totale al diritto contrattuale dei consumatori europei è al centro del processo di riesame sul "consumer acquis" da parte della Commissione.
*Anticipazione da Consumatori, Diritti e Mercato


Ciò si basa, tuttavia, su argomentazioni non sufficientemente motivate da prove o dati. La piena armonizzazione di norme in materia di informazione al consumatore, vendita a distanza e fuori dai locali commerciali, così come proposta, porterebbe in molti Stati membri all’eliminazione o riduzione di importanti diritti per la tutela dei consumatori, in particolare per quanto riguarda garanzie di conformità e clausole vessatorie, mentre dall’altro lato lascia ancora irrisolte significative divergenze, per esempio il "right to reject" nel Regno Unito rispetto al diritto di recesso a livello nazionale e, quindi, non accresce la certezza giuridica né per le imprese né per i consumatori.

La mancanza di un’armonizzazione totale delle più importanti norme sulla tutela del consumatore nei contratti non è, infatti, una barriera chiave al commercio transfrontaliero, come mostrano le ultime analisi e l’esperienza delle organizzazioni dei consumatori. Nello shopping transfrontaliero non è importante che le regole siano esattamente le stesse in tutto il territorio comunitario, bensì che si stemperino altri ostacoli anche culturali, quali per esempio le differenze linguistiche, le percezioni di difetti di sicurezza nelle transazioni online, i timori connessi con la privacy e l’abuso nell’utilizzo di dati personali.

La Commissione ritiene che i vantaggi per le imprese derivati dalla riduzione dei costi di adeguamento normativo passeranno automaticamente ai consumatori in termini di riduzione dei prezzi e maggiore scelta. Ma questa ipotesi non è sufficientemente provata e deve essere comunque bilanciata con le significative diminuzioni nello standard di tutela dei consumatori in molti Stati membri che si verificherebbero se la direttiva proposta entrasse in vigore.

Al contrario, un’armonizzazione minimale associata a determinate norme pienamente armonizzate potrebbe soddisfare gli obiettivi della Commissione senza prestare il fianco al rischio del ridimensionamento della tutela esistente.

La Commissione europea sta preparando un’analisi sull’impatto della proposta di direttiva sulla tutela dei consumatori negli Stati membri, poiché le prove e i dati forniti non sono stati ritenuti sufficienti dal Parlamento europeo per esprimere il proprio parere. Due sono le obiezioni principali: l’ambito di applicazione della proposta non è chiaro, in particolare per quanto concerne le sue conseguenze sul diritto contrattuale/civile in generale; la proposta, infatti, è troppo incentrata sulle direttive esistenti e i passi compiuti sono insufficienti per fornire un quadro normativo "a prova di futuro" per i consumatori europei.

Non è un caso che i parlamenti nazionali di alcuni Stati membri abbiano chiesto ai propri governi di rifiutare il consenso al progetto di direttiva così com’è e/o di garantire che tale proposta non porti a una riduzione della tutela dei consumatori esistente.

Allo stesso modo è significativo ricordare che nel luglio 2009 il Comitato economico e sociale nell’esaminare la proposta si sia espresso nel senso di escludere dall’ambito della direttiva il capitolo sulle clausole vessatorie e quello sulle garanzie e i contratti di vendita, in quanto inconciliabili con il principio di un’armonizzazione totale.

Anche se la Commissione europea si è mossa con le migliori intenzioni, la proposta sul consumer acquis deve essere profondamente rivista per poter costituire il quadro comune di riferimento delle regole a tutela del consumatore europeo del terzo millennio.

Occorre armonizzare quanto serve, ma senza svendere i diritti acquisiti, non solo per garantire ed estendere una tutela giuridicamente efficace, ma anche per mandare un messaggio politico importante: non esiste solo l’Europa dei banchieri o dei commercianti, ma anche quella dei cittadini-consumatori.

Questa è la pagina di storia che il legislatore europeo deve ancora scrivere, con la chance di scegliere se debba avere o meno un lieto fine.

 

Sintesi a cura di Luisa Crisigiovanni – Altroconsumo – Associazione Indipendente di Consumatori.


1. Proposal for a directive of the European Council and of the Council on consumers rights, COM (2008) 614.

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