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LE RETRIBUZIONI TRA ILLUSIONI DIRIGISTICHE E REALT└ CONTRATTUALE E-mail
Lavoro
di Massimo Pallini
10 settembre 2009

bossi_pallini.jpgIl ministro Bossi ha surriscaldato il dibattito politico nella pausa estiva rilanciando dopo quarant’anni il sistema delle gabbie salariali. Sebbene a caldo lo stesso Berlusconi abbia plaudito tale proposta, tuttavia, dopo le critiche mossele sia da Confindustria che dai sindacati, autorevoli esponenti della maggioranza hanno cercato di correggere il tiro. 

Non vi sarebbe alcuna velleità dirigistica del Governo, bensì l’intento di agevolare indirettamente l’innalzamento delle retribuzioni sostenendo il nuovo modello di contrattazione collettiva convenuto con l’accordo dello scorso 15 aprile, cui non ha aderito la CGIL. A tal fine, però, si rischia di sopravvalutare le virtù salvifiche di questo accordo. Secondo il nuovo modello l’asse della contrattazione dovrebbe spostarsi dal livello nazionale e categoriale a quello territoriale e/o aziendale: il contratto collettivo continuerà a fissare la retribuzione-base per categoria, mentre alla contrattazione di secondo livello territoriale o (più plausibilmente) aziendale sarà rimessa la determinazione di elementi retributivi aggiuntivi legati ad incrementi di produttività. Chiaramente non è previsto (né potrebbe prevedersi) un obbligo delle imprese a stipulare contratti decentrati. Il ministro Sacconi ha dichiarato che il Governo da parte sua intende incentivare la contrattazione decentrata soltanto mantenendo anche per il futuro la tassazione agevolata già in vigore al 10% della componente della retribuzione legata all’incremento di produttività (sino a un massimo di € 6000 e solo per le retribuzioni annuali lorde complessivamente non superiore ad € 35.000). Il segretario confederale della CISL, Bonanni, ha comprensibilmente invocato un aiuto ben più consistente: la detassazione al 100% di tutte le voci retributive contrattate in sede decentrata. E infatti, in assenza di un sostegno sensibilmente più generoso di quello già offerto dal Governo, che sinora non ha prodotto effetti rilevanti nel senso della decentralizzazione della contrattazione, la diffusione dei contratti decentrati appare rimaner condizionata da un’incognita cruciale: l’entità dell’elemento c.d. "di garanzia retributiva" che le parti sociali saranno in grado di convenire per ogni categoria. Secondo le previsioni dell’accordo di aprile tale elemento deve essere aggiuntivo rispetto alla retribuzione-base, ma trova applicazione alle sole imprese che non addivengano alla contrattazione decentrata. La retribuzione "di garanzia" è così destinata a segnare un punto di equilibrio delicatissimo: se fosse determinata in misura ridotta, la stragrande parte delle imprese, che oggi non pratica la contrattazione decentrata, non subirebbe nessuna penalizzazione laddove continuasse a non aprirsi alla sindacalizzazione e alla contrattazione decentrata; al contrario, se detto elemento retributivo fosse determinato in misura elevata, per i sindacati non sarebbe poi semplice rinunciarvi in sede aziendale a fronte della scommessa in (incerti) compensi di produttività. L’accordo di aprile, dunque, detta delle nuove regole della contrattazione nell’auspicio di aumenti retributivi a seguito di incrementi della produttività, ma di per sé non è in grado - né in positivo né in negativo - di condizionarne gli esiti nel senso voluto; questi continuano a rimanere integralmente determinati dai rapporti di forza e dalle scelte negoziali delle parti sociali in sede di contrattazione per ogni categoria.

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