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Conti pubblici
di Mr. Budget
05 marzo 2008

conti pubbliciI dati di consuntivo per il 2007 resi pubblici lo scorso 29 febbraio dall’Istat hanno confermato i significativi passi in avanti fatti dall’Italia nel processo di risanamento delle sue finanze pubbliche. Il disavanzo (l’indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche) rapportato al Pil è risultato pari all’1,9%, in decisa frenata sia rispetto al dato 2006 (rivisto dall’Istat) del 3,4% sia nei confronti delle previsioni ufficiali del Governo che avevano inizialmente quantificato il disavanzo 2007 al 2,8% per poi rivederlo nella Relazione Previsionale e Programmatica (Rpp) dello scorso settembre al 2,4%. Il dato è da apprezzare particolarmente se si considera che il Pil nominale è stato inferiore alle attese per circa 8 miliardi di euro.


Si tratta di uno dei migliori risultati degli ultimi decenni, anzi, il migliore se si considera che il disavanzo 2000 fu inferiore all’1% del Pil, ma solo in virtù dell’entrata straordinaria per lo Stato derivante dalla vendita all’asta delle licenze Umts.

 

Al dato molto positivo del deficit di bilancio si è aggiunto quello dell’avanzo primario, vale a dire del saldo complessivo al netto della componente degli interessi passivi, risultato pari al 3,1%, in forte aumento dall’1,3% del 2006. Le cifre appena citate appaiono ancora più significative se si pensa che solo due anni fa il disavanzo complessivo viaggiava sopra il 4% del Pil e che l’avanzo primario si era praticamente dissolto.

 

Nei commenti a dei dati che consentiranno – come già annunciato dal Commissario europeo Almunia – di chiudere la procedura per disavanzo eccessivo aperta nei confronti dell’Italia nel luglio 2005, molto spazio è stato riservato al formidabile andamento delle entrate, aumentate di una percentuale del 6,5% (con una componente ormai ben riconoscibile di sensibile recupero di gettito da evasione tributaria). Minore attenzione è stata prestata al contributo offerto nel 2007 dall’andamento delle spese pubbliche al ridimensionamento del disavanzo.

 

Già dallo scorso autunno, i dati di cassa riferiti al bilancio dello Stato pubblicati mensilmente dalla Banca d’Italia avevano cominciato a segnalare un rallentamento sensibile delle uscite, soprattutto nella componente delle spese correnti, vale a dire quelle legate al funzionamento della macchina statale, dagli stipendi all’acquisto di beni e servizi, uscite di assai più difficile controllo e "comprimibilità" rispetto a quelle per investimenti e infrastrutture. Negli stessi mesi, le scarne informazioni disponibili per gli aggregati di spesa delle Amministrazioni Locali mostravano un contenimento talmente forte del fabbisogno di cassa da rendere plausibile l’ipotesi che anche a livello periferico i cordoni della spesa si stessero stringendo.

 

I dati di competenza economica dell’Istat hanno nell’insieme confermato quelle prime indicazioni. Le spese correnti primarie (cioè al netto degli interessi, cresciuti al di là delle aspettative) sono aumentate del 3,6% anziché del previsto 4,3% (dalla Rpp), un dato che tradotto in valore assoluto significa oltre 6 miliardi di euro di spese in meno rispetto alle attese; qualcosa che consente all’incidenza delle spese correnti primarie rispetto al Pil di diminuire, per il secondo anno consecutivo, al 39,6% (il dato sfiorava il 40% nel 2005).

 

Anche le spese complessive – sempre considerate al netto della componente degli interessi passivi – mostrano un andamento in miglioramento. La quota sul Pil scende infatti dal 44.7% del 2006 al 44,1% per quanto occorra tenere in considerazione che il 2006 era stato caratterizzato da forti uscite una tantum.

 

Le statistiche sull’evoluzione delle spese pubbliche nel 2007 sarebbero con molta probabilità state ancora più positive se non fossero state contabilizzate tra le spese la cancellazione dell’anticipo dei concessionari della riscossione e il cosiddetto "bonus incapienti" (che sul piano sostanziale andrebbero considerati come riduzioni di imposta e non aggravio di spesa). Considerando le grandezze in gioco (oltre 6 miliardi di euro), il rallentamento delle spese complessive occorso lo scorso anno assume dimensioni ancora più vistose.

 

Resta da capire in dettaglio – e i dati finora disponibili non lo consentono - le cause della forte frenata della spesa. In sensibile rallentamento risultano le uscite per redditi da lavoro e quelle per acquisti di beni e servizi, mentre ancora significativa (anche se non lontana dalle attese) è stata la crescita delle spese previdenziali.

 

In realtà, uno sguardo anche superficiale ai provvedimenti di controllo della spesa assunti dal Governo Prodi fin dal suo insediamento rende assai meno sorprendente e ben spiegabile il contenimento avvenuto nelle uscite. Le spese inutili, quelle legate ai costi della politica ad esempio, sono state imbrigliate in modi diversi ma tutti convergenti verso sensibili risparmi di spesa. Le Amministrazioni Centrali sono state poste di fronte alla necessità di compiere uno sforzo di riorganizzazione che potesse condurre a un controllo più efficace delle uscite. Le Amministrazioni Locali hanno dovuto rispondere ai nuovi vincoli del Patto di Stabilità Interno approvato nella Legge Finanziaria per il 2007 anche con significative rimodulazioni di spesa.

 

SI aggiunga un’atmosfera di maggiore rigore e sobrietà (ben rappresentata dal taglio del 30% operato fin dal 2006 dallo stesso Presidente del Consiglio sulla sua indennità) e si potrà cominciare a capire perché il danaro pubblico sia stato meglio gestito e forse anche meglio speso.

 

Il 2008 sarà l‘anno in cui consolidare – anche sul piano della gestione della spesa e non solo su quello del recupero di gettito da evasione – quanto di buono realizzato nel 2006-2007. L’andamento in forte crescita della spesa per interessi continua a mostrarci il grado di fragilità di una situazione di bilancio ancora troppo dipendente dal mastodontico debito pubblico di 1.600 miliardi di euro. Il governo che verrà sarà misurato proprio dalla capacità di consolidare e financo di accelerare un risanamento finanziario le cui basi sono state poste negli ultimi due anni.

 

Mr. Budget

  Commenti (1)
qualità della contabilità pubblica
Scritto da alberto carzaniga, il 09-03-2008 19:02
1.quando ho iniziato a lavorare (circa 50 anni fa) il tema ricorrente era la modesta qualità della contabilità delle imprese; 
2.ho poi conosciuto in anni molto recenti (oggi siamo come allora) che dentro la PA il problema è oggi lo stesso che allora c'era dentro qualsiasi impresa italiana anche di grande dimensioni; 
3.abbiamo costruito in questi anni Siope che è un sistema di intercettazione dei flussi di cassa che transitano sulle banche tesoriere di tutta la PA; 
4.è l'unico strumento esistente per una contabilità di cassa on line : perchè non ne approfondite l'uso che se ne fa ? l'uso che se ne potrebbe fare ? i grandissimi risultati che a mio avviso ne potrebbero derivare per il nostro paese, se Siope venisse finalmente spinto e trasformato in un budget di cassa  
consolidabile e consolidato di tutta la PA ?

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