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A VOLTE RITORNANO: SCUDO FISCALE E IMPUNIT└ E-mail
Fisco
di Carlo Ruga Riva
24 luglio 2009

scudo_fiscale_ruga.jpgL’italica vocazione alla clemenza sta partorendo l’ennesimo strumento di sanatoria, sotto forma di scudo fiscale ter. Il Ministro Tremonti si stupisce dello stupore di alcuni: amnistie tributarie simili sarebbero state varate o sarebbero in cantiere in molti Paesi.

Ora, a parte importanti differenze tra le singole discipline nazionali (anonimato/disclosure; pagamento di tutte le imposte dovute o di aliquote ben più basse di quelle ordinarie ecc.) il punto, agli occhi del costituzionalista e del penalista, è proprio questo: si tratta di un’amnistia, condizionata al pagamento di un’aliquota forfetaria del 5% sulle attività finanziarie e patrimoniali detenute illegalmente all’estero entro una certa data.

In base all’emendamento oggetto di attuale pubblico dibattito lo scudo fiscale produrrebbe l’estinzione dei soli reati di omessa e di infedele dichiarazione.

In una bozza circolata in precedenza lo scudo avrebbe "coperto" molti altri reati, tra i quali le false comunicazioni sociali e la bancarotta.

La nostra Costituzione – per quel che vale…–, prevede che l’amnistia sia deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale (art. 79).

Una procedura aggravata, la più lontana possibile dall’emendamento ad un decreto legge sul quale verosimilmente verrà messa la fiducia.

Fa un poco impressione notare come il dibattito pubblico si concentri solo sull’immoralità dell’operazione, o sulla misura irrisoria delle somme richieste dal fisco.

L’incostituzionalità della normativa non sembra evocata.

Forse si tratta di disincanto: analoghi condoni, sanatorie, scudi ecc., pur censurati da molti giudici di merito per contrasto con l’art. 79 Cost. laddove comportassero l’estinzione di reati, sono sempre stati salvati dalla Corte costituzionale con motivazioni diverse e a volte formalistiche.

Ragioni pratiche e "di Stato" hanno probabilmente suggerito di non censurare normative di clemenza che già avevano prodotto i loro effetti erariali, e che se bocciate avrebbero causato seri problemi (che fare dei soldi già incassati, delle case abusive, dei patrimoni illeciti denunciati dai proprietari)?

Il traffico delle indulgenze non è dunque un problema solo morale.

E’ anche un problema costituzionale

Non è in gioco solo una regola procedurale (l’art. 79 Cost.).

L’impunità retroattiva spezza il principio di uguaglianza: a parità di reato qualcuno la fa franca, qualcun altro no, a seconda che il governo di turno decida di lucrare sull’impunità per condotte illecite tenute entro una certa data, e non dopo.

Neppure può sostenersi che lo scudo-ter sia eccezionale: basti pensare che rinvia esplicitamente alla disciplina di un precedente scudo (decreto legge n. 350/2001), e che la numerazione in latinetto è destinata a lievitare.

Fin tanto che la lotta all’evasione non sarà davvero incisiva, la confessione anonima rischia di essere l’unico strumento per raccattare almeno le briciole di una tavola sempre riccamente imbandita.

Escogitato l’ennesimo scudo, si prospetta anche l’ennesima sanatoria per le badanti irregolari, anch’essa già praticata in una precedente era tremontiana (l. 189/2002).

Si tratta di due facce della stessa medaglia.

Da un lato una repressione blanda, che agita la carota senza munirsi di bastone.

Dall’altro lato una disciplina teoricamente feroce, fatta di decreti-flussi volutamente contrari alle richieste del mercato del welfare casereccio, costretta alla via d’uscita dell’impunita periodica pena il collasso del sistema.

In tutte e due i casi l’impunità penale vale denaro cash.

Per elaborare un serio sistema di repressione dell’evasione e per costruire una disciplina equa dell’immigrazione c’è sempre tempo: fino alla prossima finanziaria…

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