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IL VERTICE DELL'AQUILA TRA ATTESE E OBIETTIVI REALISTICI* E-mail
Internazionali
di Raffaello Matarazzo
07 luglio 2009

g8_laquila_matarazzo.jpgNon sappiamo se il G8 dell’Aquila sarà l’ultimo vertice dei grandi del mondo a svolgersi in questo formato. È molto probabile, tuttavia, che quella in corso sarà l’ultima presidenza italiana di questo forum mondiale, almeno per come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi. Futuri allargamenti e riforme stanno infatti diventando sempre più urgenti e inevitabili. In un contesto così transitorio il vertice dell’Aquila verrà ricordato come un passo avanti sulla via dell’integrazione delle economie emergenti, ma non segnerà probabilmente un momento di svolta nel difficile processo di riforma della governance mondiale. 
*Articolo pubblicato anche su AffarInternazionali.it

La controversa questione dell’allargamento del G8 rimarrà in agenda sia durante la presidenza canadese del 2010 sia, probabilmente, durante quella francese del 2011.

 

L’ombra del G20 di Pittsburgh

Sia gli Stati Uniti che i paesi asiatici, tra cui soprattutto la Cina, non puntano sul vertice italiano per l’approvazione della tanto evocata riforma dell’architettura economica mondiale. Il fatto è che l’amministrazione Obama ha già fissato, con ampio anticipo rispetto allo svolgimento del G8 dell’Aquila, la prossima riunione del G20 (che si terrà a Pittsburgh a settembre), in cui l’Asia giocherà un ruolo da comprimaria. Il rischio è che la riunione nel capoluogo abruzzese si connoti più come un passaggio tra due riunioni del G20 (quello di Londra dello scorso aprile e quello del prossimo settembre) che come un appuntamento rilevante per sé.

 

Mancando un consenso su ampiezza e modalità dell’allargamento, la tre giorni dell’Aquila si svolgerà secondo uno schema a "geometrie variabili": il formato è determinato dall’argomento in discussione e non viceversa, come spesso in passato. Una scelta che, tuttavia, non potrà essere rinnovata a lungo, viste le crescenti obiezioni dei paesi emergenti su chi sia titolato a scegliere sia l’agenda che gli invitati: a dare le carte, in futuro, non potranno essere più solo i membri del G8, sempre meno rappresentativi degli equilibri economici mondiali.

 

Se in campo economico l’ombra del G20 ridimensiona le aspettative del vertice dell’Aquila, sono attesi importanti accordi in campo ambientale e in quello della sicurezza alimentare.

 

Il rinvio della nuova "Bretton Woods"

L’ambizione della Presidenza italiana di concludere il vertice dell’Aquila con un accordo sui nuovi "principi" dell’economia mondiale è stata molto ridimensionata. Slitterà infatti l’approvazione del codice delle nuove norme che dovranno regolare la vita finanziaria ed economica del futuro (i global standard), su cui la presidenza italiana aveva molto puntato. Se Italia e Francia sono riuscite a far maturare su questo terreno un consensus europeo, convincendo anche la Germania, le resistenze dei paesi asiatici hanno indotto la pur favorevole amministrazione americana a rinviare le decisioni in questo ambito a Pittsburgh, se non oltre.

 

A L’Aquila verrà invece approvato, come base per una discussione più ampia, il "Lecce Framework", documento licenziato dai ministri economici del G8 lo scorso giugno: un ampio set di nuove regole riguardanti la corporate governante, l’integrità dei mercati, la regolamentazione e la sorveglianza finanziaria, la cooperazione in materia di tassazione e trasparenza delle politiche macroeconomiche e dei dati. Poiché il vertice dell’Aquila discuterà anche l’impostazione della crescita futura su basi più equilibrate, la presidenza italiana sta lavorando affinché i principi contenuti nel "Lecce Framework" vengano inclusi nella Carta per la crescita sostenibile di cui si sta occupando la Germania, sempre in vista del G20 di Pittsburgh.

 

I più critici hanno definito il "Lecce Framework" un compendio di linee guida già esistenti, troppo esteso per essere efficace e privo di forza vincolante, che rischia di sovrapporsi al lavoro del Financial Stability Board, presieduto dal governatore della Banca d'Italia Mario Draghi. Ma il ministro dell’economia italiano Giulio Tremonti ha molto insistito su un contributo che mettesse in rilievo anche gli aspetti etici, oltre che tecnici, delle nuove regole globali.

 

Le svolte su clima e sicurezza alimentare

Più aperta è invece la partita sul contrasto ai cambiamenti climatici. All’Aquila, nell’ambito del Major Economies Forum presieduto da Barack Obama e Silvio Berlusconi (che comprende ben 17 paesi), si cercherà di definire un accordo quadro sui principi degli interventi da attuare in questo campo. Il vertice sarà un primo momento della verità in vista dell’importante Conferenza dell’Onu che si terrà a dicembre a Copenaghen per l’avvio dei negoziati sul trattato che dovrebbe succedere al protocollo di Kyoto (entrato in vigore solo nel 2005). Un accordo tra europei e americani avrebbe un duplice obiettivo: aiutare Obama a superare le forti resistenze del Senato americano alle proposte di riduzione di emissioni inquinanti; ottenere un preciso impegno da India, Cina, Brasile e Sud Africa, senza il quale è tecnicamente impossibile qualunque avanzamento al riguardo. Dall’Aquila potrebbe emergere il forte segnale di svolta chiesto a gran voce dagli europei.

 

Il risultato più importante del vertice sarà invece l’annunciato lancio de L’Aquila Food Security Initiative: lo stanziamento di dodici miliardi di dollari (promosso prevalentemente da Stati Uniti e Giappone) nei prossimi tre anni per lo sviluppo del settore agricolo nei paesi emergenti. L’iniziativa dei paesi del G8 inverte la logica degli investimenti seguita negli ultimi vent’anni, passando dalla mera assistenza alimentare alla creazione di infrastrutture di più lungo termine prevalentemente in campo agricolo. Raddoppiando, con questa scelta, gli investimenti già decisi nel G8 giapponese dello scorso anno, i Grandi del mondo intendono arginare gli effetti della recessione mondiale sulle aree meno sviluppate: secondo recentissimi dati dell’Onu l’innalzamento dei prezzi dovuto alla crisi economica ha già spinto più di novanta milioni di persone sotto la soglia della povertà estrema. Oltre che dal punto di vista umanitario, la sicurezza alimentare, viene sempre più considerata un elemento fondamentale della lotta al terrorismo internazionale e alle altre forme di violenza sociale.

 

L’urgenza di un cambio di passo

Nonostante l’indiscutibile impegno della presidenza italiana, il G8 dell’Aquila non lenirà la sensazione di crescente inefficacia che accompagna queste sempre più frequenti kermesse internazionali. La recessione economica rende, inoltre, sempre più urgente una riforma del governo economico globale che le troppe esitazioni sull’allargamento del G8 non aiutano a risolvere. Formule ibride, come quella delle geometrie variabili adottate anche a L’Aquila, non forniscono risposte all’altezza della sfida. È opportuno che l’Italia sfrutti i prossimi mesi per compattare ulteriormente il fronte europeo e fare in modo che il G20 di Pittsburgh non riveda, ma anzi ratifichi, gli accordi maturati a l'Aquila. A partire da quello sui global standard. E facendo attenzione a non farsi schiacciare dal nuovo asse tra Stati Uniti e Cina, che in quella sede si manifesterà con maggiore evidenza. Nella consapevolezza che il tempo, ed i rinvii, giocano nettamente a proprio sfavore.

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