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L'EDUCAZIONE FINANZIARA: LE INIZIATIVE A LIVELLO INTERNAZIONALE* E-mail
Finanza
di Maurizio Trifilidis
03 luglio 2009
cdm 2-2009Il tema dell’educazione finanziaria si sta affermando prepotentemente nelle agende dei policymaker, oltre ad essere oggetto di un vivace dibattito all’interno della società civile. Questa tendenza trova la sua ragion d’essere in alcuni fattori, comuni a molti paesi: l’invecchiamento demografico e le riforme del sistema pensionistico hanno reso le famiglie più direttamente responsabili del finanziamento della loro assistenza sanitaria e dell’accumulo di ricchezza pensionistica.
*Anticipazione da Consumatori, Diritti e Mercato

Il tema dell’educazione finanziaria si sta affermando prepotentemente nelle agende dei policymaker, oltre ad essere oggetto di un vivace dibattito all’interno della società civile.
Questa tendenza trova la sua ragion d’essere in alcuni fattori, comuni a molti paesi: l’invecchiamento demografico e le riforme del sistema pensionistico hanno reso le famiglie più direttamente responsabili del finanziamento della loro assistenza sanitaria e dell’accumulo di ricchezza pensionistica; il basso livello dei tassi di interesse hanno determinato la crescita dei mutui e del credito al consumo. Gli intermediari, che operano in mercati sempre più integrati e concorrenziali, hanno (conseguentemente) ampliato e diversificato la gamma di prodotti e servizi. In sintesi, la necessità che i risparmiatori effettuino scelte finanziarie sempre più consapevoli è accompagnata da una crescente opacità e complessità delle opzioni a loro disposizione.
Le misurazioni condotte in diversi paesi sul livello di financial literacy, ovvero la competenza dei risparmiatori in materia di finanza personale, mostrano dati scoraggianti: la capacità di gestire il budget famigliare e le spese (e quindi anche di ripagare i debiti), la pianificazione per il futuro in termini di adesione a piani pensionistici, la conoscenza delle principali caratteristiche degli strumenti finanziari – anche quelli detenuti –  appaiono tutte a livelli molto bassi. Di queste difficoltà, che colpiscono le fasce sociali più deboli, i risparmiatori sono peraltro poco consapevoli1.
Per un corretto dispiegarsi delle relazioni contrattuali tra intermediario e cliente, invece, occorre che quest’ultimo sia correttamente informato e sappia gestire le informazioni a disposizione. Questo è uno degli obiettivi della financial education, i cui benefici non riguardano peraltro il singolo investitore: consumatori consapevoli incoraggiano pure gli intermediari a sviluppare nuovi prodotti e servizi, con la conseguente crescita di innovazione e il miglioramento della qualità e dell’efficienza.
I regolatori di tutto il mondo si sono mossi di conseguenza. Si offre qui una panoramica delle principali iniziative promosse sia dagli organismi internazionali sia dagli Stati.
L’OCSE è l’organismo internazionale che finora ha dedicato maggior attenzione al tema dell’educazione finanziaria, sia autonomamente sia attraverso la promozione di un network (International Network on Financial Education, INFE) di esperti a livello globale per definire le priorità in materia e agevolare la diffusione delle migliori pratiche.
I “Principles and Good Practices for Financial Education and Awareness”2, raccomandazioni rivolte ai Governi, alle istituzioni pubbliche dei Paesi membri e ai rappresentanti delle categorie di imprese, richiedono di individuare le questioni prioritarie alla luce della specifica situazione di ciascun paese e muoversi secondo logiche di cooperazione interne (tra autorità di regolamentazione e operatori finanziari) e internazionali3.
Le stesse esigenze di cooperazione sono evidenziate dalla Commissione europea che, alla fine nel 2007, ha enucleato i principi base per la realizzazione di programmi di financial education4. La finalità di condivisione delle esperienze nazionali viene anche perseguita attraverso la costituzione di un gruppo di esperti5 e la creazione di un database con i programmi formativi europei. La comunità ha peraltro elaborato contenuti propri, attraverso la predisposizione del sito DOLCETA, in cui appaiono contenuti educativi ad ampio spettro6. 
I paesi più all’avanguardia sui temi dell’educazione finanziaria sono ad oggi gli Stati Uniti e il Regno Unito, ma molte iniziative sono state assunte anche nell’Europa continentale.
Negli Stati Uniti il governo federale è promotore e gestore di numerose iniziative. Il Dipartimento del Tesoro coordina un gruppo (c.d. Financial Literacy and Education Commission) di 19 agenzie federali costituito per legge (Fair and Accurate Transactions Act del 2003); nel 2006, ha realizzato un progetto strategico e una guida operativa, denominata “Taking ownership of the future: The National Strategy for Financial Literacy”. Il progetto enumera le best practices cui gli intermediari si dovrebbero ispirare e costituisce un benchmark per gli organi Governativi federali e statali che vogliano riscontrare i risultati delle azioni da loro intraprese.
Nel Regno Unito l’educazione in materia economica e finanziaria è uno degli obiettivi assegnati dal legislatore alla Financial Services Authority (FSA), che coordina una strategia nazionale (National Strategy for Financial Capability del 2006) coinvolgendo l’industria bancaria e finanziaria, le associazioni di categoria dei consumatori, gli organismi di volontariato e i media e ha messo a punto progetti di educazione finanziaria nelle scuole e sul luogo di lavoro.
Per quello che riguarda l’Europa continentale: in Germania, sia l’Autorità di vigilanza bancaria e finanziaria, il Bundesanstalt für Finanzdienstleistungsaufsicht (BaFin), sia la Deutsche Bundesbank, banca centrale tedesca, offrono, attraverso i loro siti, contenuti informativi ed educativi. In Francia l’Autorité des Marchés Financiers (AMF) ha costituito  nel 2006 1’Institut pour l’Education Financière du Public, con l’obiettivo di sensibilizzare gli operatori. In Olanda, l’autorità preposta alla supervisione della condotta di mercato degli intermediari bancari e finanziari, Autoriteit Financiere Markten (AFM), patrocina iniziative di carattere privato miranti ad aumentare la conoscenza e la consapevolezza dei fruitori di prodotti e servizi finanziari. 
Negli ultimi anni anche in Italia sono state avviate, ad opera delle Autorità di vigilanza, dell’industria bancaria e finanziaria e delle associazioni dei consumatori, alcune campagne di educazione sui temi dell’economia e delle finanze. Le Autorità governative e di vigilanza (Banca d’Italia, Consob, Isvap e Covip e anche il Ministero dell’Economia e delle Finanze) mettono a disposizione sui loro siti materiale divulgativo sottoforma di informazioni di carattere generale o più specialistico.
Parallelamente a queste iniziative, la Banca d’Italia ha siglato, nel novembre del 2007, un Memorandum d’intesa con il Ministero dell’ Istruzione dell’Università e della Ricerca (Miur)7 “per l’avvio di un progetto sperimentale di formazione in materia economica e finanziaria in alcune scuole”8. La Consob, invece, ha predisposto, anche sotto il patrocinio del Cesr, una guida per l’investitore che illustra, per ognuna delle fasi del processo d’investimento, diritti e obblighi della clientela e degli intermediari.
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