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QUELLE TASSE AMICHE DELLE DONNE E-mail
Lavoro
di Massimo Baldini, Marco Leonardi

donne e lavoroPer incentivare l’occupazione femminile e la natalità è preferibile un sistema di sussidi alle donne lavoratrici con figli piuttosto che aliquote Irpef differenziate per uomini e donne. Il sistema di sussidi alla madri che lavorano (noto anche come imposta negativa) è un sistema più equo, è la naturale evoluzione degli assegni al nucleo familiare e si ispira alle migliori esperienze straniere.

 


Pregi e difetti delle proposte sull’incentivazione fiscale dell’impiego femminile


Uno dei temi centrali nella definizione del programma del Partito Democratico è quello relativo alle politiche di incentivazione del lavoro femminile. Ci sono varie proposte in campo. Proviamo ad analizzarle. Mentre c’è un vasto consenso sulla necessità di rafforzare le politiche di conciliazione con la costruzione di asili nido aperti anche alla sera, i congedi parentali maschili pagati e i voucher per la baby sitter, c’è ancora discussione su quale meccanismo di tassazione sia meglio adottare per incentivare il lavoro femminile.

Due sono sostanzialmente le opzioni: prima proposta è stata avanzata da Alberto Alesina e Andrea Ichino e consiste nel far pagare agli uomini un’imposta maggiore delle donne a parità di reddito percepito.

La seconda proposta prevede un sistema simile a quello attuale con la differenza sostanziale di riconoscere un credito d’imposta (o sussidio) a quei contribuenti che si trovano ad avere un totale di detrazioni maggiore dell’imposta a debito. Noi preferiamo la seconda proposta perché si inserisce in un’attività di studio e di riforma del sistema fiscale italiano che dura da anni e si ispira alle migliori esperienze straniere adattandole al contesto italiano.

 

Il pregio della proposta di Alesina e Ichino è la sua efficienza e semplicità perché ha costi minimi di amministrazione: implica semplicemente l’imposizione di aliquote Irpef diversificate per uomini e donne. La proposta può essere calibrata in modo da non avere effetti rilevanti sulle entrate tributare complessive imponendo un’aliquota maggiore agli uomini e minore alle donne e - almeno potenzialmente - induce un cambiamento culturale verso una maggiore parità tra i sessi nella società italiana, una sorta di affirmative action. Una coppia messa di fronte alla scelta di chi debba lavorare e chi debba occuparsi della famiglia, terrà in conto del vantaggio fiscale delle donne. Tuttavia, la proposta ha in sé dei limiti forse insuperabili.

 

Il limite principale è sul lato dell’equità. Consideriamo a titolo d’esempio due famiglie con unico genitore, uguali carichi familiari e reddito, ma in un caso l’unico genitore è uomo, nell’altro è donna: sarebbe contro il principio dell’equità (orizzontale) tassare più la prima famiglia rispetto alla seconda. Così come sarebbe contro il principio dell’equità (verticale) nell’ipotesi che la famiglia mono-genitore con capofamiglia donna abbia un reddito maggiore di quella con capofamiglia uomo e le due famiglie paghino un’uguale imposta. Inoltre, la proposta andrebbe anche a vantaggio delle donne che vivono in famiglie ricche. Gli stessi obiettivi di incentivo dell’offerta di lavoro femminile si possono ottenere con un sistema di crediti d’imposta simile a quello adottato in altri paesi europei e negli Stati Uniti. La cosiddetta imposta negativa prevede un sistema del tutto simile a quello attuale con la differenza sostanziale di riconoscere un credito d’imposta a quei contribuenti che si trovano ad avere un totale di detrazioni maggiore dell’imposta a debito.

 

Una sperimentazione fiscale è comunque già partita. Il decreto legge 159/ 2007, che ha accompagnato l’iter della Finanziaria 2008, fa un passo nella direzione dell’imposta negativa, avendo introdotto un bonus di 150 euro ai contribuenti con reddito complessivo positivo ma con imposta netta uguale a zero, quindi incapienti. Viene inoltre riconosciuto loro anche un bonus di 150 euro per ogni familiare a carico. La Finanziaria prevede poi che due detrazioni Irpef siano riconosciute anche in caso di incapienza: quella per l’affitto pagato ed una nuova detrazione di 1200 euro per le famiglie con almeno 4 figli. Mentre il bonus di 150 euro è una misura una tantum valida solo per il 2007, perché costituisce una delle destinazioni dell’extragettito maturato nello scorso anno, le detrazioni per affitto e per 4 figli continueranno ad essere agli incapienti anche in futuro, e quindi rappresentano un primo assaggio di imposta negativa. Restano non soggette a restituzione in caso di incapienza le detrazioni più rilevanti, cioè quella che produce la no tax area e quelle per carichi familiari, nonché tutte le detrazioni associate a particolari spese.

 

Sono solo i primi passi. A regime, il sistema potrebbe somigliare a quanto introdotto nel Regno Unito con il Working Tax Credit (WTC) e con il Child Tax Credit (CTC). Con il WTC vengono riconosciuti crediti alle famiglie a basso reddito che lavorano almeno 16 ore se con figli a carico, o almeno 30 ore senza figli a carico. Con il CTC viene riconosciuto un credito a famiglie con figli. I crediti, percepibili come assegno periodico, sono attribuiti in base al reddito congiunto della famiglia e sono di entità rilevante: una famiglia a basso reddito che lavora oltre 30 ore settimanali può ricevere 4.100 sterline l’anno (circa 6.000 euro), con la possibilità di ottenere anche rimborsi dell’80 per cento delle spese documentate per la cura dei figli fino a 300 sterline la settimana. Nel Regno Unito queste misure hanno avuto positivi effetti sia di equità, sostenendo il tenore di vita delle famiglie a basso reddito, sia di efficienza, con un forte incentivo alla partecipazione femminile al mondo del lavoro, senza riflessi negativi sui tassi di fertilità. Sia in UK che negli Stati Uniti i WTC costituiscono il perno delle politiche fiscali e sono al centro delle proposte elettorali soprattutto del Labour Party e dei Democratici americani.

 

Sempre nel campo delle sperimentazioni effettuate c’è poi da ricordare che oltre alle misure della Finanziaria, il nostro sistema fiscale ha già una forma di imposta negativa: si tratta dell’assegno al nucleo familiare che spetta alle famiglie dei lavoratori dipendenti a reddito medio-basso anche in caso di incapienza fiscale. Non c’è quindi bisogno di sconvolgere l’esistente e ripartire sempre da zero: dobbiamo riformare l’assegno al nucleo familiare, estendendolo a tutte le famiglie con bambini, anche a quelle degli autonomi, che oggi ne sono escluse, e modificarne la struttura per incentivare l’offerta di lavoro di entrambi i partner. Se tra gli obiettivi delle politiche fiscali vi è anche l’incentivo al lavoro femminile esiste infatti un problema di fondo con l’assegno al nucleo familiare: l’assegno decresce rispetto al reddito familiare, quindi si riduce se la donna aumenta l’offerta di lavoro. Si potrebbe ovviare a questo difetto prevedendo un aumento dell’importo dell’assegno se entrambi i coniugi lavorano (proprio come in UK), per rimborsare alla famiglia il forte aumento dei costi di produzione del reddito associato al lavoro di entrambi (trasporti, abbigliamento, soprattutto cura dei figli). Assieme a questa misura di carattere monetario, l’offerta di lavoro femminile dovrebbe essere sostenuta anche con il potenziamento della rete di asili nido, oggi molto carente in quasi tutta Italia.

 

Con il sistema WTC si può favorire un cambiamento culturale verso una maggiore parità tra i sessi. Essendo poi disposti a variare la aliquote si può anche ovviamente ottenere l’obbiettivo di introdurre il nuovo strumento a parità di gettito spostando il carico fiscale verso le famiglie senza figli e/o ad alto reddito. La proposta di WTC avrebbe un ulteriore importante effetto: l’emersione di una parte del lavoro nero, che si concentra ai livelli di reddito inferiore. Con il sistema attuale, alcuni lavoratori accettano un lavoro irregolare per convenienza, per mettersi in tasca parte delle imposte e dei contributi che dovrebbero altrimenti essere pagati. La convenienza verrebbe meno se fosse introdotto in Italia un sistema analogo al WTC. In conclusione. Cambiare le aliquote fiscali è sempre un’operazione controversa che richiede la creazione di un vasto consenso. La differenza principale tra la proposta di Alesina e Ichino e il WTC è il mix di equità, efficienza e semplicità. Con il WTC si può comunque incentivare l’offerta di lavoro femminile magari con minore efficienza e minor semplicità, ma con maggiore equità.


                                                                                                                             Massimo Baldini e Marco Leonardi

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