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LIVELLI ESSENZIALI DELLE PRESTAZIONI E FEDERALISMO FISCALE: LA SOLIDARIETĄ POGGIA SU DUE GAMBE E-mail
Federalismo
di Stefania Gabriele
15 maggio 2009

gabriele_livelli_essenziali_assistenza.jpgIl disegno di legge delega AS1117-B, approvato il 29 aprile definitivamente dal Senato, a seguito di una modifica precedentemente inserita dalla Camera dei deputati, di fatto svincola l’avvio del federalismo fiscale dalla definizione dei livelli essenziali di assistenza (LEA) e dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP). Che ne sarà del tanto sbandierato federalismo "solidale"?

 

Il secondo comma dell’art. 20 del DDL AS1117-B, inserito dalla Camera, ribadisce che la determinazione dei LEP deve essere disciplinata da legge statale, riallacciandosi evidentemente all’art. 117, secondo comma, lettera m) della Costituzione, che attribuisce allo Stato (legislazione esclusiva) la "determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale".

E’ passato tuttavia piuttosto inosservato, ci sembra, il secondo periodo del nuovo comma 2 dell’art. 20, secondo cui "Fino a loro nuova determinazione in virtù della legge statale si considerano i livelli essenziali di assistenza e i livelli essenziali delle prestazioni già fissati in base alla legislazione statale".

Apparentemente, sembrerebbe trattarsi di una norma innocua, una delle tante clausole transitorie e finali che si incontrano negli ultimi articoli delle leggi. Peccato che oggi i livelli essenziali delle prestazioni non rappresentino affatto una realtà consolidata! Al momento, si può fare un qualche affidamento sui LEA (livelli essenziali di assistenza) per la sanità, definiti con DPCM del 29 novembre 2001 ed entrati in vigore il 23 febbraio dell’anno successivo (e oggi in fase di revisione). Nell’istruzione si è intervenuti con i decreti attuativi della legge delega 53/2003 (cosiddetta riforma Moratti).

Nel campo dell’assistenza, tuttavia, manca quasi qualsiasi definizione di diritti sociali esigibili, malgrado i tentativi, rimasti in larga misura incompiuti, da parte del precedente Governo, in particolare con riguardo ai servizi per l’infanzia e la non autosufficienza. Con riguardo a quest’ultima, infatti, era stato presentato un disegno di legge delega, che non è stato possibile discutere per la conclusione anticipata della legislatura. Per quanto concerne i servizi socio-educativi per l’infanzia, con la legge finanziaria per il 2007 e la successiva intesa in sede di Conferenza unificata del 26 settembre 2007 si è arrivati ad indicare, per l’avvio della definizione dei LEP, un obiettivo di copertura - da raggiungere alla fine del triennio di attuazione del cosiddetto Piano nidi (2007-2009) e da rivedere in seguito nell’ambito di un processo graduale - pari al 13% dei bambini entro i tre anni come media nazionale, al 6,5% come minimo da assicurare in tutte le Regioni. Non si può non concordare con Gori e Zanardi (2008)(1) quando giudicano tale definizione dei livelli essenziali "piuttosto scarna".

In queste condizioni, la modifica introdotta dalla Camera dei deputati sembra dare il via ad un possibile federalismo fiscale senza LEP: un federalismo zoppo, e zoppo dalla parte della solidarietà.

La perequazione in base al fabbisogno, che dovrebbe assicurare appunto il pieno finanziamento del fabbisogno corrispondente ai LEP, è stata proposta infatti come condizione per un federalismo solidale. Ma se i LEP restano vuoti (almeno nel campo dell’assistenza), il relativo fabbisogno è nullo, e non c’è niente da perequare.

In assenza dei LEP in campo assistenziale, su quali risorse potrebbero contare le Regioni più povere per finanziare i servizi sociali? Esse rischierebbero di perdere anche quei pochi finanziamenti che oggi ottengono, forse con l’eccezione del Fondo per gli asili nido.

Se tutta l’operazione dovesse partire in questo modo, e per di più in assenza di qualunque limite temporale entro cui il Parlamento debba intervenire in materia, ci sembra che si determinerebbero poi ben scarsi incentivi a superare la "fase transitoria", sia per lo Stato, chiamato a garantire la perequazione sul fabbisogno, sia per le Regioni più ricche, che comunque possono finanziare i servizi grazie alla propria rilevante capacità fiscale.

Federalismo fiscale e determinazione dei LEP sono sempre apparsi come le due facce di una stessa medaglia: l’uno senza l’altra ridurrebbe la perequazione in base al fabbisogno ad una farsa, la definizione di livelli uniformi di servizio per tutti i cittadini italiani a una chimera.


 

1 Gori C. e A. Zanardi (2008), Le politiche sociali in un contesto di federalismo fiscale, in La finanza pubblica italiana, Rapporto 2008, a cura di M.C. Guerra e A. Zanardi.

  Commenti (1)
misura dei LEP
Scritto da enrico d'elia, il 20-05-2009 21:48
Mi sembra che nel DDL sul federalismo manchi un punto perfino pił essenziale dei LEP, ossia la previsione di un sistema di monitoraggio efficace della qualitą e quantitą dei sevizi erogati dagli enti locali. Senza un'autoritą davvero credibile e indipendente che certifichi il livello dei servizi, anche la pił dettagliata lista di LEP rimarrebbe una pura enunciazione formale, come tante altre previsioni di legge mai attuate.

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