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LA RIFORMA DELLE AUTORIT└ AL CENTRO DEL DIBATTITO E-mail
Finanza
di Concetta Brescia Morra
07 maggio 2009

fsb_brescia.jpgGli assetti delle autorità di controllo sul settore finanziario sono oggetto di proposte di riforma in sedi internazionali e nell’ambito degli ordinamenti nazionali. Emergono due linea guida: l’accentramento di competenze su intermediari che in caso di dissesto potrebbero produrre situazioni di instabilità di carattere sistemico; il rafforzamento dell’indipendenza. 

 

Anche in Italia potrebbe essere opportuno riaprire la discussione sul tema ispirandosi a questi due principi. La riforma delle autorità di controllo sui sistemi finanziari è stata nelle ultime settimane al centro del dibattito negli Stati Uniti, in Europa e nell’ambito dei lavori del G-20. Negli USA, paese in cui ha avuto origine la crisi, il progetto di riforma della regolamentazione presentato dal Ministro del tesoro Geithner prevede al primo punto un nuovo disegno dell’assetto delle autorità. I fatti hanno dimostrato l’esistenza di asimmetrie nella supervisione degli operatori finanziari. La frammentazione di poteri, fra autorità federali e autorità nazionali e fra diverse autorità preposte alla vigilanza su attività affini, ha comportato la creazione di aree prive di controlli efficaci, come nel caso delle investment banks. Gli interventi di sostegno della Federal Reserve (FED) nei confronti di alcuni di questi intermediari, fino ad allora sottratti alla sua potestà, ha mostrato in maniera evidente la criticità di quest’assetto. La riforma cerca di eliminare i gaps nella struttura regolamentare affidando a un'unica autorità indipendente la responsabilità su imprese finanziarie importanti dal punto di vista sistemico e che giocano un ruolo cruciale nel sistema dei pagamenti.

In Europa il rapporto del febbraio scorso del gruppo di studio de Larosière, promosso dalla Commissione europea(1), cerca di conciliare l’esigenza di accentrare alcuni controlli su intermediari di rilevanza comunitaria, ovvero su situazioni di crisi di carattere sistemico, in capo a organi dell’Unione con le istanze politiche dei Paesi di non perdere la sovranità sui sistemi finanziari nazionali. Si prende atto delle debolezze e dei ritardi nei meccanismi di coordinamento fra le autorità degli Stati comunitari fino a ora vigenti, come quelli affidati ai memorandum of understanding, siglati bilateralmente fra le autorità dei diversi paesi europei, ovvero ai collegi di supervisori sulle banche cross-border, composti dalle autorità di tutte le nazioni in cui queste banche operano, di recente istituzione. Il rapporto de Larosière propone un sistema di controlli su più livelli. Il primo è affidato all’European Systemic Risk Council, presieduto dal presidente della Banca centrale europea, con compiti di effettuare analisi e valutazioni dei rischi di carattere macro-prudenziale, fornendo raccomandazioni sulle azioni da intraprendere. Il secondo è rappresentato dall’European System of Financial Supervision (ESFS) costituito da tre autorità distinte per settore (banche, valori mobiliari e assicurazioni) che avrebbe non solo compiti regolamentari, quali l’emanazione di standard di vigilanza comuni, ma anche poteri diretti nei confronti di istituzioni finanziarie e di mediazione fra le autorità.

Il G-20 tenutosi a Londra ha varato alcune proposte di ristrutturazione dei compiti e della composizione del Financial Stability Forum, che dovrebbe mutare la denominazione in quella di Financial Stability Board (FSB) ed estendere il novero dei partecipanti ai paesi emergenti. Al FSB vengono affidati compiti, da condividere con il Fondo monetario internazionale (FMI), di fissare standard regolamentari comuni e di verifica della corretta applicazione delle regole, nonché la creazione di un sistema di "preallarme" per avvisare la comunità internazionale sul formarsi di condizioni di instabilità finanziaria.

Le proposte di riforma delle autorità, brevemente riassunte, potrebbero costituire un impulso per l’avvio di una nuova riflessione anche in Italia sul tema, abbandonata un paio di anni fa insieme ai progetti di legge decaduti con la precedente legislatura. Le linee guida della riforma dovrebbero essere quelle emerse nelle tendenze della regolamentazione internazionale. Il primo punto è rappresentato dall’esigenza di prevedere un accentramento di competenze su intermediari che possono comportare effetti di carattere sistemico in caso di crisi. Non sembra sufficiente, a tal fine, il Comitato per la salvaguardia della stabilità finanziaria, istituito con un protocollo di intesa nel marzo 2008 fra il Ministro dell’Economia, la Banca d’Italia, la Consob e l’Isvap. Un passo importante è rappresentato da un organico riassetto delle competenze delle autorità sulla base del criterio "per finalità", distinguendo fra vigilanza prudenziale e controlli su trasparenza e correttezza dei comportamenti. L’altro punto fermo deve essere il rafforzamento dell’indipendenza delle autorità, che rappresenta un aspetto particolarmente importante in un momento in cui l’esigenza di far fronte alla crisi ha comportato nuove forme di intervento pubblico nell’economia. A tal fine, dovrebbero essere ripensati i criteri di nomina di vertice delle autorità, adeguandoli al contesto politico istituzionale attuale, molto diverso da quello in cui queste ultime sono nate.

1) Cfr. http://ec.europa.eu/commission_barroso/president/pdf/statement_20090225_en.pdf

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