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L’AFFIDO CONDIVISO IN ITALIA E-mail
Famiglia
di Guido de Blasio, Michela Dini
07 maggio 2009

affido_condiviso_dini.jpgLa procedura giudiziaria che, ai sensi della Legge 54 del 2006, dovrebbe stabilire l’affidamento condiviso dei minori in caso di separazione o divorzio dei genitori alimenta incentivi perversi sia per gli avvocati, che in vari casi incoraggiano una domanda per i propri servizi in eccesso rispeso all’interesse del cliente, sia per i magistrati, spinti a trincerarsi dietro le perizie tecniche.


I periti, che di fatto decidono le sorti dei minori, lo fanno sulla base delle loro personali convinzioni, a volte suffragate da elementi privi di valore scientifico riconosciuto. Gli interessi economici in gioco sono ingenti. Una legge applicata in modo frammentario e distorto.

Mentre si accumula evidenza empirica rigorosa sugli effetti positivi dell’affido condiviso (link: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001045.html), l’applicazione della Legge 54 del 2006 nei Tribunali della Repubblica avviene in maniera frammentaria e spesso distorta. In alcuni casi, l’affido condiviso non viene disposto per motivi che la legge esclude possano rilevare (ad esempio, la conflittualità tra i genitori, l’età dei figli o la distanza tra le abitazioni)(1). In molti casi, l’affido condiviso viene formalmente disposto ma poi, in concreto, la frequentazione tra il minore e il genitore non convivente - il padre nella maggioranza dei casi - viene disciplinata in un modo del tutto analogo a quello adottato in caso di affidamento esclusivo (si pensi al diffuso modulo di frequentazione che prevede la permanenza del minore presso il padre per poche ore, uno o al massimo due pomeriggi a settimana).

 

Alcuni principi poco chiari, provenienti dalla precedente normativa e mantenuti in quella attuale, ne hanno amplificato le difficoltà applicative. La legge da un lato sancisce il principio della bigenitorialità (ovvero il diritto del minore ad avere rapporti equilibrati e continuativi con entrambi i genitori nonché di ricevere da loro cura, educazione e istruzione) e dall’altro ne demanda la concreta attuazione al giudice, che deve stabilire i tempi e le modalità della presenza dei minori presso ciascuno dei genitori, tenendo conto del loro "interesse morale e materiale". Il criterio dell'interesse del minore, nella maggioranza dei casi, viene però interpretato come distinto, se non contrapposto, rispetto al principio della bigenitorialità e tale, quindi, da temperarne l’applicabilità in concreto(2). Perciò, nella sua attuazione pratica, la legge è stata sostanzialmente svuotata del suo contenuto modernizzatore (in realtà, la legge innova proprio perché stabilisce che la bigenitorialità rappresenta l’interesse del minore)(3,4).

 

Gli incentivi degli avvocati.

La mancanza di un quadro di riferimento chiaro incentiva gli avvocati – la cui assistenza è obbligatoria nei giudizi di separazione e divorzio(5) – a stimolare una domanda per i propri servizi in eccesso rispetto all’interesse del cliente(6). In un campo nel quale le valutazioni di tipo tecnico-giuridico lasciano spesso spazio a considerazioni di tipo psicologico, ma anche a osservazioni di tipo comune su aspetti relazionali, gli avvocati sono portati a sostenere le istanze dei loro assistiti con qualsiasi mezzo (a volte anche di dubbia correttezza deontologica, come nei casi in cui viene prodotta documentazione non veritiera, sia di tipo finanziario che personale) e a favorire l’instaurarsi di conflitti su più fronti (si pensi alla frequenza con cui, nel corso del giudizio di separazione o divorzio, vengono mosse accuse aventi rilevanza penale). Ciò in quanto, da un lato, tutto ciò si traduce in ulteriori possibilità di guadagno, dall’altro, nell’incertezza circa la rilevanza dei vari elementi prodotti ai fini del giudizio, melius abundare quam deficere. Il risultato è rappresentato da copiose memorie processuali, dalla lettura delle quali il giudice fatica a distinguere gli elementi veri da quelli falsi o comunque non verificabili. I costi sono ingenti: a quelli privati sostenuti dalle parti(7), si associano quelli sociali relativi alla congestione degli uffici giudiziari.

 

Il ruolo dei magistrati.

I magistrati sono chiamati a pronunciarsi su questioni particolarmente delicate per gli effetti che possono produrre nella vita degli interessati. Le incertezze normative e il basso valore informativo delle memorie prodotte dagli avvocati ne complicano ulteriormente il compito. Essi, perciò, preferiscono demandare la decisione finale a psicologi e psichiatri, nella convinzione che essi posseggano gli strumenti tecnici per assumere, nel caso concreto, le migliori decisioni nell’interesse dei minori.

 

Il business delle perizie.

Nella maggior parte dei casi, il giudice nomina uno psicologo o psichiatra come suo consulente (CTU, consulente tecnico d’ufficio), attribuendo alle parti i relativi costi. Il CTU è chiamato a svolgere alcune indagini, di carattere psicologico, sulle parti (spesso coadiuvate da un CTP, consulente tecnico di parte) e sui minori, per poi esporre al giudice le sue conclusioni in ordine alle modalità che ritiene preferibili per la disciplina dei rapporti tra il minore e i genitori. Nella quasi totalità dei casi, il giudice recepisce integralmente i suggerimenti del CTU che dunque, di fatto, è chiamato a decidere la causa.

 

Il ruolo che il CTU è venuto ad assumere presenta due gravi problemi. 1. Il CTU decide sulla base dei propri orientamenti personali(8). Si tratta quindi di decisioni improntate alla più ampia discrezionalità, con la conseguenza che casi simili vengono giudicati in maniera difforme e casi molto dissimili, talvolta, in maniera eguale (in grave contrasto con l’art. 3 della Costituzione, visto che tali decisioni vengono quasi automaticamente recepite in sede giudiziaria). 2. Le conclusioni del CTU sono sostanzialmente inattaccabili, sia da un punto di vista legale (in quanto, avendo carattere tecnico, non possono essere contestate né dagli avvocati né dai magistrati; e infatti la maggior parte dei reclami promossi avverso di esse viene rigettato), sia da un punto di vista sostanziale, in quanto gli elementi portati a sostegno delle decisioni sono eminentemente non scientifici (e quindi "non falsificabili"). In molti casi, le conclusioni del CTU vengono corroborate con i risultati di test psicologici (ad esempio, il Minnesota o il Rorschach), che vengono riportati come inoppugnabili, mentre a) il loro valore scientifico è ampiamente dibattuto nella letteratura più autorevole del settore(9); b) possono facilmente essere manipolati dai consulenti di parte, i quali a volte "preparano" i loro assistiti ai test, al fine di alterarne i risultati nella maniera desiderata.

 

Gli interessi economici che ruotano attorno alle perizie tecniche sono enormi: una perizia viene a costare nel complesso circa 10.000 Euro(10), che le parti solitamente devono dividersi. Da quanto si apprende sulla base di opinioni raccolte presso alcuni operatori del settore, visto che sul tema vige una mancanza di trasparenza quasi assoluta, le perizie sono in mano ad un numero ristretto di CTU, ai quali il magistrato si affida con regolarità e che, pertanto, godono di una rendita monopolistica all’interno del tribunale di appartenenza. Questo genera ulteriori effetti distorsivi, di natura clientelare. Ad esempio, gli psicologi che somministrano i vari test della personalità alle parti e ai minori sono persone di fiducia del CTU, che si avvantaggiano dalle commesse che il CTU somministra. I CTP vengono scelti, su indicazione degli avvocati, sulla base della loro "vicinanza" alla CTU, affinché possano influire sui suoi orientamenti a favore della parte che li impiega.

 

Che fare?

Sono state recentemente presentate alcune proposte di modifica del testo della Legge 54 del 2006(11). Queste proposte prendono le mosse dalla situazione di frammentaria e distorta applicazione della legge e provano a riformularne il testo per sgombrare il campo dagli aspetti di maggiore ambiguità. Si tratta di proposte che vanno nella giusta direzione, specialmente nella parte in cui chiariscono che l’interesse del minore è rappresentato dalla bigenitorialità(12). Chiaramente, se le ambiguità normative hanno sicuramente alimentato gli incentivi perversi di avvocati, magistrati e periti, sarebbe illusorio aspettarsi, vista anche l’entità degli interessi economici coinvolti, che la modifica del testo della legge possa essere sufficiente ad assicurarne la corretta attuazione. Un contributo importante, crediamo, può essere dato da una maggiore trasparenza. Sarebbe utile avere informazioni affidabili non solo sui tempi e costi delle procedure, ma anche sulle caratteristiche delle decisioni giudiziarie. Le informazioni dovrebbero riguardare anche l’attività svolta da avvocati e periti, per fare luce sull’effettivo contributo che queste figure professionali apportano affinché la risoluzione delle controversie in materia di affidamento avvenga in base a quanto stabilito dalla legge.


 

1) In base alle statistiche dell’anno 2006, che riflettono i primi 9 mesi di applicazione della legge, la percentuale di minori affidata esclusivamente alla madre era ancora prossima al 60%.

2) Del resto, si tratta dello stesso criterio che, nel vigore della precedente normativa, aveva portato ad elaborare la nozione di "genitore più idoneo", ossia del genitore che appariva maggiormente in grado assicurare la tutela e lo sviluppo fisico, morale e psicologico del minore e al quale dunque bisognava affidare il minore in via esclusiva (nella quasi totalità dei casi si trattava della madre), nella convinzione che ciò avrebbe ridotto, per quanto possibile, i danni derivanti dalla disgregazione del nucleo familiare.

3) Le norme di altri paesi europei sono più chiare. Il Belgio, ad esempio, ha regolato la materia stabilendo esplicitamente tempi di permanenza sostanzialmente uguali del minore presso i due genitori. In Francia, la residenza alternata è prevista come regola generale. In caso di disaccordo tra i genitori, la decisione è rimessa al giudice, che può disporre comunque in via provvisoria la residenza alternata, per poi adoperarsi per facilitare il raggiungimento di un accordo tra le parti.

4) Anche per il sostentamento economico dei figli cambia davvero poco. In base alle informazioni dell’Istat, nel 2005 il 91% delle separazioni con figli minori si concludeva prevedendo la corresponsione di un assegno per il loro mantenimento da parte del genitore non affidatario (per un importo medio di 483 €). Nonostante la Legge 54 del 2006 prevedesse un ridimensionamento del ruolo di questo trasferimento, a favore di un contributo diretto e per capitoli di spesa da parte di entrambi i genitori alle esigenze dei figli, nel 2006 esso era ancora previsto nel 90% dei casi (per un importo medio di 500€).

5) Ai sensi dell’art. 707 c.p.c. (come modificato dal D.L. 14.03.2005 n. 35, convertito nella Legge 14.05.2005 n. 80) "i coniugi debbono comparire personalmente davanti al presidente con l’assistenza del difensore".

6) Non si tratta di una pratica limitata agli avvocati di diritto di famiglia. In base ad uno studio condotto dalla Banca d’Italia (cfr. Relazione Annuale, 2007) su dati provinciali per il periodo 2000-05, che riguarda l’intero mercato dei servizi legali, vi sarebbe un nesso causale positivo tra elevato numero di avvocati (in rapporto alla popolazione) e il numero di procedimenti legali.

7) Nel mercato romano, la parcella di un professionista di media bravura va dai 5.000 ai 10.000 Euro. Considerati i costi delle perizie (vedi nota 10), la spesa totale per ciascuno degli ex-coniugi oscilla tra i 10.000 e i 15.000 Euro.

8) Di fatto, molto spesso il CTU ritiene preferibile che un minore debba stare principalmente con uno dei genitori o comunque che sia necessario limitare la frequentazione dell’altro. Sulle ragioni "culturali" di questa posizione, unitamente a quelle, più rilevanti, di natura economica si veda Maglietta (2006) "L’affidamento condiviso dei figli", Franco Angeli.

9) Si veda, ad esempio, http://www.psychologicalscience.org/newsresearch/publications/journals/sa1_2.pdf, e la letteratura ivi citata.

10) Il dato fa riferimento al mercato romano. Nel dettaglio, i costi per una singola parte in causa sono i seguenti: compenso del CTU (€ 1.000); compenso del CTP (€ 3.000), compenso degli psicologi che somministrano i vari test alle parti e ai minori (€ 1.000).

11) Si vedano, ad esempio, le proposte di legge della Camera dei Deputati n. 53 e n. 1304 del 2008 e il Disegno di Legge del Senato della Repubblica n. 957 del 2008.

12) Ad esempio, una proposta recita "il minore ha diritto di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi i genitori, pariteticamente, salvo i casi di impossibilità materiale".

  Commenti (7)
relazione ctu
Scritto da matteo website, il 25-02-2010 15:29
credo sia solo un motivo di shock per il bambino.credo sia utile solo in casi di presunti abusi o tossicodipendenza di uno dei genitori. io devo affrontare 4 mesi di ctu e visite protette perchè la mia ex mi ha denunciato e ha ottenuto dal giudice un provvedimento coercitivo, che è stato annullato in cassazione 2 giorni fa. vorrei chiedere:è possibile che il TMR annulli questa relazione visto che sono stato "scagionato"..? 
ps:non ho precedenti penali di nessun genere ne uso droghe nulla...sono commerciante e mia figlia ha 4 anni..
Ringrazio i Sigg.ri Guido De Blasio e Mi
Scritto da Giuseppe, il 31-01-2010 17:22
Vorrei poter intervenire in merito ai due commenti pubblicati a firma dell’avvocato Valentina Ricciotti, per ribattere quanto segue: 
- ha scritto di “tutela prioritaria ed assoluta del minore, del figlio, del bambino, a prescindere dalla esigenze egoistiche, soggettive e del tutto irrilevanti dei genitori”: 1) quali diritti dei minori vengono tutelati quando gli stessi vedono allontanato il loro padre dalla loro casa per farci entrare un (a loro) estraneo (e la Cassazione si è già espressa sull'argomento, anche se i magistrati non recepiscono, non ammettendo prove o testimonianze sull'argomento); 2) quali diritti dei minori vengono tutelati quando la madre li lascia continuamente a babysitter invece di chiedere preventivamente la disponibilità del padre, pur avendo richiesto e ottenuto un tempo di permanenza per lei largamente insostenibile (anche qui la Cassazione si è espressa con la sentenza n° 648/03 che inverte l'affidamento in caso di utilizzo di babysitter)? Se non si fosse capito, sto’ parlando del mio caso … 
- ha scritto: “non rientra nel benessere del minore essere diviso in due ambienti differenti: ciò crea disagio nella delicata psiche di un bimbo, costretto a fare (perdonate il termine) il "commesso viaggiatore" (con al sua cartella, i suoi vestiti, i suoi giochi preferiti) in tenera età”: “commesso viaggiatore” (edulcorazione del famigerato “pacco postale”) lo si diventa proprio con l’affidamento esclusivo (o collocamento prevalente, più moderno …). Infatti la reale applicazione della legge, anche nel concedere tempi paritari, abolirebbe qualsiasi valigia, ad eccezione dello zaino (ma quello viaggerebbe comunque): niente più vestiti in “valigia”, giochi preferiti sia in una casa che nell’altra, ecc. ecc. 
- ha scritto “crea disagio ad un adulto stare sempre con la valigia in mano, non sapere dove incontrare i propri amici, mutare costantemente il proprio letto”: le valigie scolastiche, sportive, turistiche sono entrate a pieno titolo nella nostra società, comprese quelle dei minori (quando vanno in vacanza ognuno ha la propria, con il proprio zaino), i bambini non incontrano i loro coetanei solo nelle proprie case (così non incontrerebbero mai nessuno …) ma ricambiano le visite (per dirla come Lei, facendo i “commessi viaggiatori”), fanno i salti di gioia quando vanno a dormire in casa dei nonni o degli amici più cari, senza preoccuparsi minimamente del letto o cuscino che troveranno (e non parliamo delle vacanze, raddoppiate in virtù della separazione genitoriale) 
- ha scritto “non rientra nel benessere del minore avere due punti di riferimento differenti”: ma per fortuna, bisognerebbe dire!!! Avere due punti di riferimento differenti, di sesso diverso, possibilmente paritetici, è essenziale per la crescita e il sano sviluppo psicofisico di un bambino. E’ proprio la negazione di questo concetto, graduale o totale che sia, naturale o indotta (morte di un genitore o parziale/totale esclusione), a provocare i maggiori danni in un bambino 
- ha scritto “tutto ciò confonde, turba, destabilizza il bambino che è costretto ad essere ingabbiato in un calendario settimanale come un professionista adulto … per un bimbo è già difficile tenere un diario scolastico, memorizzare i propri impegni extrascolastici … perché fornirgli una agenda mentale con lo scadenzario anche per dove dormire, dove fare i compiti, dove cenare, da dove partire per andare a scuola?”: la reale applicazione della legge, anche nei tempi (la soluzione migliore? Una settimana per ciascun genitore, con libero accesso nell’altrui casa, e conseguente abolizione di ferie e festività natalizie/pasquali) eliminerebbe di colpo tutti gli “ingabbiamenti” e le “agende mentali” di cui Lei parla, oltre ad eliminare la “confusione” e i “turbamenti” vari  
- ha scritto “se veramente i separandi avessero riguardo all'esclusivo bene del minore, mettendo da parte i propri interessi … al momento della separazione, nel pretendere l'affidamento condiviso, chiederebbero altresì l'affidamento della casa coniugale al minore … essendo loro disposti a "trasferirsi"”: scusi avvocato, ma Lei quanto dichiara di reddito? Ma si rende conto di cosa sta parlando? Nel nostro paese è già un problema pagare una prima casa, e Lei propone di pagarne tre?!? Con quali soldi? Con il contributo dell’Ordine degli Avvocati? La soluzione? Uno dei due genitori trova una casa “equivalente”, possibilmente nella stessa zona, si sommano i costi di entrambi e si dividono per due, con eventuale integrazione di chi paga di meno. Non bastano comunque i soldi? Chi ritorna dai propri parenti viene “risarcito” da chi resta nella casa coniugale 
- ha scritto “chi soffre potrebbe essere (e senz'altro è) il coniuge che si è amorevolmente fatto da un lato”: ma per quale motivo ci deve essere un genitore che soffre ed un altro che … diciamo “non soffre”? Tutto questo cosa ha a che fare con il benessere di un bambino? Casomai è proprio il contrario … Come potrebbe star bene un bambino vedendo uno dei due genitori “soffrire” per anni ed anni, e non per un periodo limitato? 
- ha scritto “i magistrati e i periti percepiscono questa "forzatura" … e il più delle volte denegano proprio per questo l'affidamento condiviso, la cui richiesta non è tesa a beneficiare gli interessi del minore. Non se ne dolgano i padri, ai quali spesso viene negato l'affidamento condiviso. Cerchino, invece, di esercitare il loro dovere e il loro diritto di padri nello spazio loro concesso: ne vale il benessere del loro figlio, superiore a tutto, sempre e comunque”: Dal Rapporto Italia 2005 - Scheda 47 – “L’affidamento condiviso dei figli nelle separazioni”: “In Italia, a 16 anni dalla Convenzione (di New York sui diritti del fanciullo), il giudice sceglie “il” genitore al quale verranno affidati i figli, a meno che entrambi i genitori non chiedano un tipo di affidamento diverso. In questo caso il giudice – accertata la presenza di una serie di requisiti, come la vicinanza delle loro abitazioni, età elevata dei figli, la bassa conflittualità della coppia, può prendere in considerazione l’affidamento congiunto o un’altra soluzione bigenitoriale. Per cui nulla di più facile è far saltare l’affidamento a entrambi i genitori da parte di uno dei due separati che non lo gradisce: a costui o costei basta far scrivere dal proprio avvocato una memoria aggressiva e offensiva nei confronti dell’ex, quali che siano i rapporti effettivi – alla quale l’attaccato deve necessariamente replicare puntualizzando - perché il giudice concluda, in perfetta buonafede, che “Atteso l’altissimo livello di conflittualità non può procedersi ad un affidamento congiunto”. Questa è la formula, e il gioco è fatto”. Così scriveva l’Eurispes nel 2005 a proposito della mancata applicazione, di fatto, da parte dei giudici italiani, dell’istituto dell’affidamento congiunto (oggi condiviso). E secondo Lei, avvocato, secondo le Sue esperienze, allo stato attuale quali delle due parti in causa è solita usare questo tipo di “forzatura”? Quale delle due parti in causa attualmente può “non gradire” l’affidamento condiviso? Quali delle due parti in causa ne trae vantaggi (altrimenti non si capirebbero proprio le richieste di affido esclusivo o prevalente …) da questa denegazione? Perché 100 volte su 100 (lasciamo stare i rarissimi casi di abbandono o reale indisponibilità della madre) i figli vengono assegnati o “collocati” alla madre? E’ questa una società in cui una madre è “sempre” migliore del padre (ad educare e passare più tempo con i figli, s’intende)? Perché i magistrati non valutano e sanzionano chi mette in atto queste “forzature”? Cosa vuol far credere, che a metterle in atto siano sempre i padri, o quando ciò non avviene, è perché la madre è stata “costretta” a metterle in atto? 
- ha scritto “essere genitori è legato solo alla qualità del rapporto che si riesce ad instaurare con il minore ed all'intensità dell'affettività che si riesce a trasmettere”: la tesi della qualità è stata da tempo smentita dalla moderna psicologia. Non ci può essere “qualità” senza “quantità”. Quanto all’intensità dell’affettività … forse Lei dovrebbe provare la condizione “normale” dei padri separati, e constatare quanta poca intensità riuscirebbe poi a trasmettere ai Suoi figli (ammesso che ne abbia) 
- ha scritto “aumento di uso di alcool, droghe, microcriminalità, violenza, tendenza al suicidio, in un fascia d'età compresa tra il 10 e i 14 anni. Chi sono questi bimbi/adolescenti? Sono i figli cresciuti di qua e di là … con due genitori separati, magari con due famiglie”: scusi … sbaglio o ha fatto un autogol? Ammesso, e soprattutto non concesso, che tutto questo scenario apocalittico derivi dalle separazioni, due sono i motivi: o dobbiamo abolire l’istituto del divorzio (impossibile), oppure la causa di tutto ciò è proprio da attribuire al reiterato affidamento o collocamento esclusivo, visto che l’affidamento congiunto o condiviso non è stato mai, fino ad oggi, applicato (altrimenti non si capisce di cosa stiamo parlando …) 
- ha scritto “che vivere il quotidiano spartiti in due ambienti (dove spesso i "capi" sono in conflitto fra loro) è ben diverso che stare dai nonni, o andare in vacanza, o nella casa del mare o della montagna … in questi casi, dove il bimbo sia non importa, il punto unico di riferimento è la coppia mamma e papà … che, se avveduti, portano con sé il giocattolo preferito del bimbo, gli leggono comunque il suo libro delle favole prima di dormire, etc etc.”: per quale motivo in due ambienti diversi i “capi” dovrebbero essere in conflitto, non è dato sapere … per quanto concerne il giocattolo e il libro delle favole preferito, ammesso e non concesso che questi bambini non abbiano ancora sviluppato il senso della “diversificazione”, se ne possono sempre acquistare due copie, qualunque padre sarebbe ben contento di spendere tali somme in cambio di maggior tempo da trascorrere con i propri figli. 
 
Io credo che le Sue asserzioni siano frutto solamente d’interessi personali, in questo caso doppi essendo Lei una donna e contemporaneamente un avvocato (non è un caso che questa categoria sia stata quella che maggiormente si è opposta a questa nuova legge, tant’è che per “tacitare” questa protesta i giudici si sono inventati il concetto di “collocamento prevalente”, di cui non si trova traccia nella legge 54/06). 
Le Sue posizioni sono totalmente anacronistiche, ed hanno l’equivalente valenza e validità di quelle che regolavano la società patriarcale fino all’ultima guerra mondiale (se non l’ha visto, Le consiglio di andare a vedere il film “Viola di mare”, forse Le tornerà la memoria …). 
Il diritto familiare attualmente vigente (la nuova legge è totalmente inapplicata …) ha preso il posto, nel dopoguerra, di quello inesistente fino allora, dove il patriarcato la faceva da padrona e un uomo poteva “ripudiare” la moglie e tenersi tutto quanto. 
Ma in oltre 60 anni la società è profondamente cambiata. Soprattutto le condizioni di vita delle donne sono completamente cambiate. E’ vero che esistono ancora ambiti sociali in cui l’essere femminile è tenuto accuratamente in disparte, ma l’emancipazione acquisita a partire dagli anni ‘60-‘70 è sotto gli occhi di tutti. Oggi le donne lavorano, escono, sole o in compagnia, di giorno e di notte. La vita attuale non è quella delle loro antenate, casalinghe per antonomasia e quindi con tutto il loro tempo messo a disposizione per accudire figli, casa e marito. 
La parità costituzionale di entrambi i genitori non può essere accettata solamente quando fa comodo alla madre (congedi parentali e molto altro ancora). 
Gli articoli 3 e 30 della Costituzione (non possiamo ricordarcene solo per il Lodo Alfano) tutelano tutta la popolazione, compresi i bambini.  
La convenzione di New York sui diritti del fanciullo non prevede in nessun modo concetti come affidamento esclusivo o collocamento prevalente.
Scritto da luca, il 19-01-2010 11:50
Gentile avvocato 
vedo che non perde il vizio di fare anche lo psicologo senza averne diritto e di usare oltremodo le statistiche in modo improprio. 
Se proprio deve parlare di "Aumento di uso di alcool, droghe, microcriminalita', violenza, tendenza al suicidio, in un fascia d'eta' compresa tra il 10 e i 14 anni" non li attribuisca tutti alle colpe dei genitori separati. Non generalizzi come vedo è avvezza a fare.  
Ci sono anche i genitori che non sanno assumersi questo compito e creano un ambiente sfavorevole alla crescita nelle stesse mura domestiche e sa benissimo di cosa stò parlando e credo siano la maggioranza! 
 
Evidentemente Le piace questa immagine dei bambini con la valigia. Non è il primo avvocato che ne fa un cavallo di battaglia con una semplicità ed un qualunquismo sconcertante.  
Quando dice poi che che è preferibile che i papà se ne facciano una ragione trascura un fatto importantissimo. Se ne devono fare una ragione anche i bambini. Si è mai chiesta cosa succede ad un bambino in età prescolare quando di botto viene privato di un rapporto costante, sereno e di qualità con il proprio padre?? O forse non se lo è mai chiesto. 
Perciò non si nasconda dietro "la qualità del rapporto" di chi è costretto a fare di tutto per vedere per un'ora a settimana i suoi figli. Certo che un buon padre farà i salti mortali, ma è solo un surrogato di rapporto cui il padre si deve adattare esclusivamente per soddisfare la voglia di vendetta e di denaro della ex-moglie, ed il bambino stia sicura che ne è già andato di mezzo. 
Le ripeto di pensare bene a quello che dice e di responsabilizzarsi quando lo fa oppure continui pure a guardare le statistiche e speri che non capiti a Lei una separazione.
Scritto da valentina ricciotti, il 15-03-2010 10:48
Rispondo congiuntamente a Roberto e a Luca. 
La bigenitorialita' in Italia non e' negata dai provvedimenti giurisprudenziali, salvo rarissimi casi in cui uno dei genitori sia ritenuto totalmente e costamente inidoneo. 
In una coppia ancora "coppia", l'essere genitori non viene meno se un padre, per esempio, lavora all'estero e vede il figlio solo alle feste comandate o in vacanza, o se la mamma, per esempio, per motivi di salute, si allontana anche per mesi interi. 
Essere genitori e'legato solo alla qualita' del rapporto che si riesce ad instaurare con il minore ed all'intesita' dell'affettivita' che si riesce a trasmettere. 
Quanto a dare a un bimbo piu' centri di riferimento... 
il modello proposto da altri Stati europei fa acqua...non sono io che lo dico, ma le statistiche sul trend degli adolescenti che hanno beneficiato di un modello "avanzato", teso a tutelare gli interessi degli adulti che hanno voluto cio', laddove l'interesse del singolo e' primario su tutto e su tutti. 
In Francia, forse, funziona un meglio, e sapete perche'? 
Perche' nella maggior parte dei casi la casa viene assegnata al minore, e sono i genitori che vanno e vengono da li! 
Non sono, ne' voglio e/o posso, essere una psicologa: mi limito a leggere le proiezioni statistiche. 
Aumento di uso di alcool, droghe, microcriminalita', violenza, tendenza al suicidio, in un fascia d'eta' compresa tra il 10 e i 14 anni. 
Chi sono questi bimbi/adolescenti? 
Sono i figli cresciuti di qua e di la'...con due genitori separati, magari con due famiglie. 
E capite bene, non ci vuole uno scienziato!, che vivere il quotidiano spartiti in due ambienti (dove spesso i "capi" sono in conflitto fra loro) e' ben diverso che stare dai nonni, o andare in vacanza, o nella casa del mare o della montagna...in questi casi, dove il bimbo sia non importa, il punto unico di riferimento e' la coppia mamma e papa'...che, se avveduti, portano con se' il giocattolo preferito del bimbo, gli leggono comunque il suo libro delle favole prima di dormire, etc etc.  
Lasciamo ai grandi le valigie per andare dove vogliamo, con chi vogliamo, quando e per quanto tempo vogliamo. 
Ai bimbi cerchiamo solo di offrire un ambiente armonioso, pacifico e non destabilizzante. 
 
Un bimbo ancora non vuole nulla, se non amore, punti di riferimento ben precisi e genitori felici.
Scritto da LUCA, il 25-11-2009 13:01
Caro avvocato 
leggo con grande disappunto quello che Lei scrive in riferimento al legare la stabilità affettiva e psicologica di un bimbo alla stabilità logistica. Lei parla di avere "solo un poco di sensibilita' nei riguardi del minore a discapito dei propri egoistici interessi e dei propri - seppur comprensibili - desideri e velleita'" e per Lei questo significa privare i bambini della possibilità di dormire, svegliarsi, andare a scuola ovvero vivere la quotidianità (e non solo il week end) con uno dei genitori (tipicamente il padre). Ovvero Lei dice che la stabilità psico-fisica di un bambino dipende dal luogo in cui dorme e non dall'affetto costante ed equo di entrambi i genitori? Se questa è la sua sensibilità prego che nessun "separando" venga seguito da Lei. Dia un'occhiata alla normativa europea, leggermente avanti rispetto alla nostra riguardo le separazioni e si renderà conto che l'indirizzo seguito è quello della bigenitorialità vera ed è messo in pratica con successo già da diversi anni come ad es. in Francia. Prima di professarsi psicologa del suo buon senso oltre che avvocato si senta responsabile a pieno di quello che dice con così tanta naturalezza.
E i figli dove sono (2)
Scritto da Roberto Castelli website, il 02-07-2009 16:35
Intervengo brevemente con la visione espressa dall'avvocatessa Valentina Ricciotti, in merito all'aspetto dei figli che si sentirebbero a disagio avendo due case di riferimento e due luoghi per crescere. 
Questo aspetto dell'esclusività della casa, del letto unico della scrivania esclusiva, è parte di una cultura superata dal percorso che la società ha intrapreso, volenti o nolenti. 
Le separazioni anche in clima di serentità offrono scenari doppi, è nell'interesse del minore avere più luoghi di cura, amore e tutela, così come nella vita quotidiana è la loro anche la "casa dei nonni" paterni e materni, La casa degli zii", la "casa delle vacanze" e la "casa di campagna"... soffermarsi sull'unicità della casa di riferimento è solamente un modo per non aprirsi accogliendo il cambiamento epocale che è in atto, figlio della possibilità di divorziare e frutto del mantenimento degli affetti primari, pur dopo la separazione e che a nostro avviso va assolutamente ed emotivamente appoggiato, soprattutto perchè la cultura della doppia residenza nasce SOLAMENTE ove vi si una doppia disponibilità: quella di tutte e due i genitori ad esserci. 
Qualcuno vuole forse marginalizzare uno dei due genitori se sono disponibili a prendersi cura dei figli? ...perchè attenzione, questo è il medesimo effetto che le resistenze culturali di magistratura e servizi sociali producono, un cultura del genitore unico, come se l'altro fosse impossibilitato ad essere presente. Occorre una seria riflessione da parte di tutti anche su questo assunto pedagogico della "casa unica", assunto oramai, sorpassato!
e i figli, dove sono?
Scritto da valentina ricciotti, il 15-03-2010 10:52
Come avvocato ho letto con attenzione l'articolo "affido condiviso". Quivi sono mosse censure (legge poco chiara, avvocati che pretendono onorari aggiuntivi, magistrati confusi e periti incopetenti) che evidenziano la mancata conoscenza della ratio legis. 
E' solo alla luce di questa (tutela prioritaria ed assoluta del minore, del figlio, del bambino, a prescindere dalla esigenze egoistiche, soggettive e del tutto irrilevanti dei genitori) che le asserite "lacune" legislative sono colmate, rendendo il compito dei magistrati difficile e solo apparentemente discordante (casi umani, ambienti sociali, potenzialita' economiche diversi non possono che portare a decisioni differenti). Ed e' la necessita' di dover far ricorso alla ratio legis che implica un "lavoro" oneroso, difficile e talora impossibile - atteso che ci si muove su un terreno nel quale un pezzo di carta deve cedere il passo all'interesse vero e reale del minore - per l'avvocato. 
Paradossalmente, l'affidamento condiviso del minore sarebbe applicabile solo ed esclusivamente se la coppia separanda e' in perfetta sintonia ed evidenzi un rapporto di stima, fiducia e amore reproco, ma se cosi' fosse, forse non chiederebbe la separazione... 
Vero e' - e si mettano una mano sulla coscienza tutti i coniugi separandi - che il minore viene spesso "usato" egoisticamente dimenticando quale sia il suo effettivo benessere psico-fisico. 
Non rientra nel benessere del minore essere diviso in due ambienti differenti: cio' crea disagio nella delicata psiche di un bimbo, costretto a fare (perdonate il termine) il "commesso viaggiatore" (con al sua cartella, i suoi vestiti, i suoi giochi preferiti)in tenera eta'. Crea disagio ad un adulto stare sempre con la valigia in mano, non sapere dove incontrare i propri amici, mutare costantemente il proprio letto, non riuscire a trovare il proprio angolo...figuriamoci a un bimbo! 
Non rientra nel benessere del minore avere due punti di riferimento differenti, tra soggetti che tra di loro non hanno piu' nulla in comune se non lui, oggetto e soggetto dei loro accordi, delle loro liti...unico "legame" di un rapporto di coppia ormai logorato.  
E non occorre una profonda analisi della psiche umana (basterebbe solo un poco di sensibilita' nei riguardi del minore a discapito dei propri egoistici interessi e dei propri - seppur comprensibili - desideri e velleita') per capire che tutto cio' confonde, turba, destabilizza il bambino che e' costretto ad essere ingabbiato in un calendario settimanale come un professionista adulto...Per un bimbo e' gia' difficile tenere un diario scolastico, memorizzare i propri impegni extrascolatici...perche' fornirgli una agenda mentale con lo scadenzario anche per dove dormire, dove fare i compiti, dove cenare, da dove partire per andare a scuola? 
Perche' fare questo ad un bambino? 
Ritornando alla ipotesi paradossale, se veramente i separandi avessero riguardo all'esclusivo bene del minore, mettendo da parte i propri interessi (essere genitori e' un dovere nei confronti del figlio, non un diritto sul figlio!), al momento della separazione, nel pretendere l'affidamento condiviso, chiederebbero altresi l'affidamento della casa coniugale al minore (a prescindere chi sia il proprietario o il conduttore), essendo loro disposti a "trasferirsi", a non avere piu' "quella" casa in modo esclusivo, e farebbero ricorso al semplice buon senso per valutare chi in quel particolare momento della crescita del minore e' piu' idoneo a far fronte alle esigenze del minore, facendosi da parte e dando compimento, allegramente ed affettuosamente, al loro senso di amore, in primis rispettando il figlio e in secundis rispettando l'altro genitore di quel figlio (con cio' non significa che si e' da meno, che la propria "genitorialita'" non e' valorizzata: e' fallita la coppia, null'altro. Il bimbo vuole bene ad entrambi ed e' turbato se l'uno e' in conflitto con l'altro). 
In questa ipotesi i genitori si devono mostrare disponibili a cambiar le carte in tavola quando, e se, le esigenze del minore mutano... 
I separandi pretendono di ritrovare una loro stabilita' affettiva, e cio' e' giusto, ma non devono dimenticare che al figlio (almeno sino ai 12 anni) occore dare solo una stabilita' logistica, legata a piccole cose: lui non ha perso la sua stabilita' affettiva nei confronti di entrambi i genitori, se soffre e' perche' non li vede piu' insieme non perche' uno di loro sta meno con lui! 
Chi soffre potrebbe essere (e senz'altro e') il coniuge che si e' amorevolmente fatto da un lato: ma si tratta di un adulto, che sa (o dovrebbe sapere), come colmare i limitati spazi temporali di affettivita' senza pregiudicarne la qualita' e l'intensita'. 
Tenuto conto di queste annotazioni, i redattori dell'articolo potranno comprendere perche' la legge e' appositamente lacunosa, perche' le pronunce giurisprudenziali sono controstanti, perche' il lavoro degli avvocati e' difficile, perche' e' necessario ricorrere ai periti. 
Se la risposta non l'hanno indivuata la segnalo io: quasi mai i separandi che richiedono l'affidamento condiviso si trovano nell'ipoetsi paradossale di cui sopra e desiderano "forzare" la mano per ottenere un diritto a cui si dovrebbe accesso solo se entrambi i genitori armoniosamente e serenamente e congiuntamente lo ritengono possibile, sul piano affettivo e sul piano concreto. 
I magistrati e i periti percepiscono questa "forzatura" (gli avvocati sono di parte e per stare dietro a un cliente che "forza" la parcella necessariamente sale) e il piu' delle volte denegano proprio per questo l'affidamento condiviso, la cui richiesta non e' tesa a beneficiare gli interessi del minore. 
Non se ne dolgano i padri, ai quali spesso viene negato l'affidamento condiviso. Cerchino, invece, di esercitare il loro dovere e il loro diritto di padri nello spazio loro concesso: ne vale il benessere del loro figlio, superiore a tutto, sempre e comunque.  
 
avere due case, due stanze, due...  
per mantenere ancora un tagliando corto alle critiche mosse omettendo facendo riferimento alla ratio legis che sono il soggetto che si tende a tutelare con l'affido condiviso, ed e' per questo che

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