Home arrow Giustizia arrow UNA RIFORMA PER LA GIUSTIZIA
UNA RIFORMA PER LA GIUSTIZIA E-mail
Giustizia
di Aniello Nappi
03 aprile 2009

giudice_di_pace.jpgSe si vuole una riforma che renda efficiente il sistema giudiziario, anziché depotenziarlo, non è più possibile considerare il settore della giustizia penale separatamente da quello della giustizia civile. Occorre puntare perciò sulla magistratura onoraria, inglobandola nel tribunale, giudice effettivamente unico di primo grado, e attribuendole un ruolo integrativo, non sostitutivo, di quella togata. Al giudice di pace andrebbe affidato un procedimento speciale premiale, applicabile in particolare a tutti gli illeciti minori, sia amministrativi sia penali.

 

Il 19 marzo 1998 fu varata una delle più importanti riforme del sistema giudiziario, la «istituzione del giudice unico di primo grado», con l'abolizione dell'ufficio di pretura.

Tuttavia l'unificazione degli uffici giudiziari di primo grado fu solo parziale, perché per il processo civile fu preservata la competenza del giudice di pace, organo giudiziario di primo grado distinto dal tribunale. E la sostanziale vanificazione della riforma fu completata il 28 agosto 2000 con le disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, cui fu attribuito un autonomo grado di giudizio anche nel processo penale.

La soppressione delle preture non comportò dunque un effettivo superamento della pluralità degli uffici giudiziari di primo grado. E oggi le sentenze sia civili sia penali del giudice di pace sono di regola appellabili.

Il pretore, uscito dalla porta, è rientrato trasfigurato dalla finestra.

Ora sembra si sia compreso che occorre inglobare le diverse figure di magistrati onorari nel tribunale, reso così giudice effettivamente unico di primo grado.

Il precedente Governo aveva predisposto un disegno di legge in tal senso, che avrebbe finalmente attuato l’art. 106 comma 2 Cost., attribuendo ai magistrati onorari "le funzioni attribuite a giudici singoli" del tribunale monocratico. E tuttavia quel progetto continua a prevedere l’appellabilità delle decisioni del giudice di pace, attribuendone la competenza alle corti d’appello, con una rinuncia ai vantaggi di un diverso coordinamento tra magistratura onoraria e togata. Infatti la riduzione del lavoro dei magistrati togati di primo grado rimarrebbe senza seguito nei giudizi d’appello e di cassazione.

In realtà, tramontata l'ideologia di un giudice di pace amministratore di un'indefinita giustizia alternativa, è ormai chiaro che l'istituzione del giudice di pace serve a ridurre il carico di lavoro dei magistrati ordinari, trasferendo a un corpo di magistrati onorari, selezionati con criteri di professionalità meno rigorosi, gli affari civili e penali di minore importanza.

La magistratura onoraria deve dunque avere un ruolo integrativo, non sostitutivo, di quella togata. E al giudice di pace va affidato un procedimento speciale di primo grado, applicabile in particolare a tutti gli illeciti minori, sia amministrativi sia penali.

Il modello dovrebbe essere quello del procedimento monitorio, con un contraddittorio sulle prove desumibili dagli atti delle indagini di parte, esclusa ogni attività istruttoria dinanzi al giudice.

Le sentenze di condanna pronunciate dal giudice di pace sarebbero opponibili dinanzi al tribunale monocratico, che, pronunciando con sentenza inappellabile, potrebbe applicare in ogni caso una sanzione anche diversa e più grave di quella fissata nella decisione opposta e revocare i benefici già concessi.

Si avrebbe così una forte semplificazione del procedimento, unificato per illeciti amministrativi e penali, senza alcuna rinuncia a un’eventuale pienezza delle garanzie nel giudizio di opposizione. Ma con la spinta deflativa derivante dalla previsione che il giudizio di opposizione potrebbe portare all’irrogazione di una sanzione più grave. L’attuale disciplina delle sanzioni applicabili dal giudice di pace ne esclude la funzione premiale, che potrebbe invece derivare dalla loro previsione come alternativa solo eventuale alla pena detentiva.

Questa impostazione consentirebbe di estendere le competenze del giudice di pace anche a reati più gravi, se commessi da un incensurato, e comunque a tutti i fatti per i quali si ritenga accettabile l'irrogazione di una sanzione non detentiva.

Diventerebbe così davvero proficua la stessa depenalizzazione, che è stata a lungo mitizzata, quale misura autosufficiente e alternativa all’attribuzione di competenze penali al giudice di pace.

La sostituzione della sanzione amministrativa a quella penale non si risolve in realtà in una riduzione del lavoro giudiziario. Spesso è solo una partita di giro, perché il provvedimento che irroga la sanzione amministrativa rimane pur sempre opponibile dinanzi al giudice civile. E la già disastrosa lentezza del processo civile finisce per incentivare l'impugnazione anche delle sanzioni più lievi. La sostituzione della sanzione penale rischia, così, di tradursi nella rinuncia a qualsiasi sanzione, favorendo quel clima di illegalità diffusa che, nelle regioni meridionali, ha consentito alla criminalità di costituirsi in potere organizzato.

La depenalizzazione richiederebbe perciò un adeguamento anche del processo civile, che si otterrebbe puntando sul giudice di pace quale organo del tribunale competente per un procedimento semplificato e premiale.

In questa stessa logica occorrerebbe affidare al giudice di pace un procedimento di conciliazione anche per le altre controversie civili di minore portata.

La conciliazione è alternativa alla decisione, che, dovendo fondarsi su una regola di giudizio applicabile in tutti i casi simili, è sempre molto costosa, anche per la parte vittoriosa, perché richiede un accertamento rigoroso. Vi sono casi in cui piuttosto che avere riconosciuta la ragione secondo legge, conviene accettare una riparazione minore ma immediata. E in questi casi è amplissimo lo spazio per la conciliazione, se la si incentiva, ad esempio con una disciplina premiale dell'onere delle spese.

Oggi si tende ad affidare la conciliazione a organi distinti da quelli competenti per la decisione. Ma la costruzione come speciale del procedimento dinanzi al giudice di pace potrebbe ammettere il cumulo di funzioni conciliative e giurisdizionali, perché l’opponibilità della decisione dinanzi al giudice togato lascerebbe aperto l'accesso a un rito pienamente garantito.

Insomma, se si vuole una riforma che renda efficiente il sistema giudiziario, anziché depotenziarlo, non è più possibile considerare il settore della giustizia penale separatamente da quello della giustizia civile. Occorre perciò puntare sulla magistratura onoraria.

  Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il logi o registrati.

 
< Prec.   Pros. >