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MA DI QUANTO SI E' RIDOTTA L'EVASIONE? E-mail
Fisco
di Alessandro Santoro
27 febbraio 2008

lotta all'evasioneCome misurare i risultati in termini di maggior gettito di una politica antievasione? Quali sono i risultati effettivamente ottenuti dal governo uscente nella lotta all'evasione? Come è ottenuta la cifra di 20 miliardi di euro che si sente spesso citare? E' prevedibile che una parte rilevante della discussione politica dei prossimi mesi verterà intorno a queste domande. E' quindi opportuno cominciare a riflettere sulle questioni metodologiche e di policy che ne conseguono.


I metodi più solidi per la stima delle dimensioni dell'evasione fiscale, e che consentono un confronto in serie storica, richiedono tempi più lunghi di quelli (frenetici) della comunicazione politica. Le stima fornite dall'Ufficio studi dell'Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.it/ufficiostudi) richiedono la piena disponibilità delle dichiarazioni fiscali da confrontare con le serie della contabilità nazionale. D'altronde, le stime dell'Istat sull'economia sommersa, un aggregato peraltro definito secondo le regole Eurostat e non del tutto coincidente con l'evasione fiscale, sono fornite con un ritardo di almeno due anni e quelle relative al 2006 non saranno prevedibilmente disponibili prima della fine del 2008.

I dati oggi disponibili consentono solo di offrire alcune indicazioni di massima sotto forma di intervalli di valori che appaiono plausibili in attesa di ulteriori elementi. Le fonti a questo riguardo sono principalmente due: la prima relazione sui risultati della lotta all'evasione inviata dal Governo al Parlamento il 22 Ottobre del 2007(1) e le valutazioni fornite, per il solo 2006, dalla Banca d'Italia nella relazione annuale(2). Il dato di partenza è la crescita sensibile delle entrate tributarie della PA nel 2006 e nel 2007, nettamente maggiore in entrambi gli anni rispetto alla crescita del PIL e dei consumi interni.

Pur operando su basi dati diverse, le due fonti condividono fondamentalmente lo stesso approccio metodologico, riassumibile in due fasi.. In primo luogo, viene stimata la parte di incremento del gettito fiscale dovuta alla crescita economica, che quindi ha natura ciclica e congiunturale. In secondo luogo, Governo e Banca d'Italia cercano di quantificare il peso degli effetti (permanenti o una tantum) di singoli provvedimenti legislativi. La parte di crescita delle entrate tributarie che non è spiegata dalla somma di questi due fattori (crescita+provvedimenti legislativi) è definita come residuo e rappresenta una prima quantificazione dell'incremento spontaneo di tax compliance, cioè l'effetto netto dei cambiamenti di comportamento da parte dei contribuenti.

I risultati ottenuti dal Governo e della Banca d'Italia sono riassunti nella seguente tabella.

 

 

Le stime sull'origine dell'incremento di gettito nel 2006

 

Governo

Banca d'Italia

Crescita economica

31%

50%

Provvedimenti legislativi

45%

35%

Recupero di tax compliance (residuo)

24%

15%

Totale

100%

100%

 

Come si può vedere, la principale differenza tra le due stime consiste nel fatto che la Banca d'Italia attribuisce alla crescita economica un maggior peso (50% contro 31%) o, detto altrimenti, che secondo il Governo è maggiore il contributo dei diversi provvedimenti legislativi e del recupero di tax compliance. Tradotto in cifre, tenendo in considerazione anche la diversità nei dati utilizzati, il recupero di tax compliance stimato dal Governo si aggira intorno agli 8,8 miliardi di euro, mentre quello ipotizzato dalla Banca d'Italia non è superiore a 5,6 miliardi. In questo intervallo di valori, quindi, dobbiamo collocare ad oggi, in assenza di ulteriori dati, la stima più prudente sul recupero di tax compliance nel 2006.

Per quanto riguarda il 2007, la relazione governativa è, al momento, l’unica fonte di riferimento e si riferisce ai soli primi nove mesi dell'anno. Essa, utilizzando lo stesso approccio in due fasi già illustrato, indica in ulteriori 6,7 miliardi l'effetto di incremento della tax compliance nel 2007. La cifra di 20 miliardi citata dagli esponenti del governo, infine, è la somma del recupero di tax compliance nei due anni e dei provvedimenti legislativi aventi una precisa natura antievasiva e/o antielusiva (complessivamente poco meno di 8 miliardi).

A questo punto è necessario affrontare una serie di questioni. Anche ammettendo che al momento la metodologia basata sulla stima del residuo sia l'unica possibile, è evidente che tale residuo potrebbe risentire di molti fattori che non hanno a che fare con la tax compliance. Sembrerebbe quindi opportuno validare questa metodologia applicandola ad anni precedenti al biennio 2006-2007 per vedere se dà indicazioni simili a quelle ottenibili con le metodologie più sperimentate.

Per quanto riguarda poi, nello specifico, la stima governativa dei 20 miliardi di recupero di evasione, essa andrebbe corroborata ulteriormente per la parte che riguarda la stima dei provvedimenti di natura antievasiva ed antielusiva.

Risolte le questioni metodologiche, il dibattito può entrare nel merito dei provvedimenti adottati: quali hanno contribuito maggiormente all'emersione di imponibile precedentemente occultato? e come sarebbe possibile rendere questi risultati permanenti? E' a queste domande che cercheremo di rispondere nelle prossime settimane coinvolgendo esperti e ricercatori di diversa provenienza e formazione.

                                                                                                                                                Alessandro Santoro

1 La relazione è prevista da una norma della legge finanziaria per il 2007 ed è disponibile all'indirizzo http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/evasione_fiscale_relazione/relazione.pdf. In questo scritto ci si riferirà in particolare ai risultati riportati nella sezione IV della relazione.

2 Disponibile all'indirizzo http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/relann/rel06, si veda in particolare pag.136.

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