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DALLA TV ANALOGICA AL DIGITALE TERRESTRE* E-mail
Concorrenza
di Marco Bulfon
03 aprile 2009

cdem.jpgCome forse non molti sanno, è in corso una trasformazione epocale del nostro sistema televisivo: il passaggio da un sistema di trasmissione analogico a uno di tipo digitale, la cosiddetta transizione al digitale terrestre. Tale trasformazione dovrà essere completata entro il 2012 e sta coinvolgendo tutto il sistema, dalle stazioni televisive, attraverso i ripetitori, fino ai sistemi di ricezione del segnale nelle case degli italiani.
*Anticipazione da Consumatori, Diritti e Mercato


In particolare, le famiglie dovranno dotarsi di un decoder o di un televisore digitale; non facendolo, a transizione avvenuta, il loro televisore si spegnerà e non sarà più in grado di mostrare alcun programma. A meno che non si siano abbonate a un servizio televisivo satellitare o via internet.

Si tratta di un processo gigantesco, che comporta un iter articolato e complesso. Le sue linee essenziali possono essere sintetizzate come segue:

- Switch-over e switch-off. Vi sarà una prima fase di switch-over, cosiddetta, in cui entrambi i segnali, analogico e digitale, saranno disponibili. In un secondo tempo, poi, si procederà allo switch-off, cioè allo spegnimento definitivo del segnale analogico.

- Informazione. Si dovrà permettere agli utenti di conoscere le date in cui avverranno sia lo switch-over che lo switch-off. Inoltre gli utenti dovranno essere informati su come comportarsi per adeguarsi al nuovo segnale.

- Il calendario. La conversione sarà un processo graduale, distinto per aree (in generale corrispondenti alle regioni), ciascuna delle quali avrà la sua data di switch-over e la sua data di switch-off.

Il primo switch-off si è già verificato lo scorso 31 ottobre, data in cui la Sardegna è divenuta la prima regione italiana in cui il segnale è esclusivamente digitale. Il caso sardo costituisce un significativo precedente, per comprendere quali siano i punti di forza del processo in corso e quali i limiti su cui è opportuno intervenire.


Il caso Sardegna

In base ai dati di una serie di indagini presentati di un recente, il caso sardo appare caratterizzato da alcune anomalie davvero allarmanti.

La "corsa" delle famiglie al digitale terrestre. A settembre del 2008 il 20% delle famiglie sarde non si era ancora attrezzata per ricevere il segnale digitale terrestre. Si tratta di oltre 120.000 famiglie che rischiavano, nel volgere di 2 mesi, di vedersi spegnere definitivamente i propri televisori. In quei due mesi ben 75.000 famiglie sono corse ai ripari, acquistando un decoder per poter ricevere il segnale digitale terrestre. Ma un restante 8% di famiglie sarde, all’atto dello switch-off, ne era ancora sprovvista. Circa il 5% delle famiglie era abbonata esclusivamente a un servizio di televisione satellitare. Ma vi è un 3% di famiglie sarde che è rimasta in qualche modo impreparata: il 31 ottobre i loro televisori si sono spenti e non sono più state in grado di vedere alcun programma. Si tratta di oltre 20.000 famiglie sarde. Se tale dato venisse confermato a livello nazionale, significherebbe che oltre 800.000 famiglie italiane, pari a poco meno di 3 milioni di cittadini lascerebbero che il loro televisore si spenga. Non si può certo dire che le famiglie sarde anelassero alla nuova televisione digitale!

… Allora rinuncio … Se si considera che prima dello switch-off l’1,8% delle famiglie sarde non possedeva un televisore, si conclude che l’1,4% di famiglie sarde o ha rinunciato a un bene di cui disponeva oppure è stato colto di sorpresa dallo spegnimento del segnale analogico. Si tratta di 9.000 famiglie. Di esse, 3.000 hanno dichiarato che rinunceranno definitivamente al televisore. Una rinuncia causata da una trasformazione tecnologica che non hanno scelto.

Per qualche TV in meno. Oltre il 50% delle famiglie ha più di un televisore in casa. Dal momento dello switch-off quei televisori, a cui non sarà collegato un decoder, si spegneranno. Ebbene, in Sardegna 140.000 famiglie hanno rinunciato ad almeno un televisore di casa. Sono il 22% delle famiglie sarde. Se questo dato si proiettasse a livello nazionale significherebbe che oltre 5 milioni di famiglie, cioè quasi 20 milioni di individui, rinuncerebbero ad almeno un televisore. E non perché essi non volessero più farne uso. Ma a causa di una scelta politica altrui.

Problemi d’antenna. In teoria, problemi d’antenna non dovrebbero verificarsi. Se tutti i trasmettitori fossero convertiti tutte le antenne dovrebbero funzionare regolarmente. Eppure, all’atto dello switch-off il 50% delle famiglie dotate di decoder hanno avuto problemi d’antenna. Si tratta di circa 300.000 famiglie. Dopo due settimane erano ancora 170.000 le famiglie che lamentavano problemi di ricezione del segnale. Di esse, 30.000 non vedevano nessun canale. Ancora altri dati: 40.000 famiglie sarde hanno dovuto intervenire sull’antenna, di cui 14.000 con sostituzione completa, 26.000 con intervento di un tecnico antennista. Se gli stessi numeri si ripetessero a livello nazionale significherebbe che 10 milioni di famiglie avrebbero problemi di ricezione all’atto dello switch-off e che 1,3 milioni di famiglie dovrebbero intervenire sull’antenna. A loro spese, naturalmente!


E ora?

Questi non sono i dati di un esaltante successo. La conversione dal segnale analogico al digitale è una decisione che le famiglie hanno subìto e stanno subendo, non una loro scelta. Per questo motivo lo Stato ha il dovere di garantire a tutte le famiglie, che già usufruivano del servizio televisivo, di essere se non altro raggiunte dal servizio che lo sostituisce. Senza costi per le famiglie. Il caso sardo dimostra con palese evidenza che questo traguardo è ben lontano dall’essere raggiunto.

A tutt’oggi attendiamo che il Ministero trovi i fondi per finanziare la gestione della transizione e, soprattutto, il suo monitoraggio. Ma, a tutt’oggi, non se ne sa nulla. Un silenzio che consideriamo grave. Uno Stato che impone ai propri cittadini un mutamento da essi non richiesto ha un imperativo, se non altro morale, di trasparenza nei loro riguardi. O forse tale silenzio intende nascondere le proprie inadempienze?

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