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MA L’EVASIONE FISCALE STA AUMENTANDO O NO? E-mail
Fisco
di Alessandro Santoro
27 marzo 2009

agenzia_entrate_santoro.jpgMentre i dati sul gettito segnalano una riduzione dell’Iva lorda a fronte di un, pur modesto, aumento del PIL nel 2008, quelli sugli accertamenti e sulle riscossioni sono particolarmente positivi. In realtà, i due dati sono solo apparentemente contraddittori ed è difficile negare che vi sia una propensione all’aumento dell’evasione nel 2008.


I dati sul gettito e sul PIL nel 2008

I dati relativi alle entrate tributarie nel corso del 2008 (http://www.finanze.it/export/finanze/studi_statistiche/entrate_tributarie/index.htm) ci dicono diverse cose. L’IRE è complessivamente cresciuta nel 2008 del 6,7%, ma questa crescita è scomponibile nell’incremento dell’8,1% delle ritenute sui lavoratori dipendenti e nell’aumento del 2,8% delle ritenute sui lavoratori autonomi, del saldo e dell’acconto (queste due ultime voci sono riferibili per oltre il 90% al lavoro autonomo). A fronte di una crescita del PIL nominale dell’1,7% possiamo ritenere che in linea di massima il gettito dell’IRE abbia tenuto nel 2008. Per le altri grandi imposte dirette il discorso è diverso. L’Irap, l’imposta sul valore aggiunto delle attività economiche organizzate, è calata del 6,9% (e l’Irap privata del 9,6%) mentre l’Ires, l’imposta sui profitti delle società di capitali, si è ridotta del 6%. Tuttavia, è plausibile che su queste imposte abbiano pesato fenomeni specifici, come ad esempio il calo di gettito dovuto alla riduzione del cuneo, per l’Irap, e la riduzione dei profitti del comparto bancario-assicurativo per l’Ires.

Ma è il gettito delle imposte indirette, ed in particolare dell’Iva, a destare più di una preoccupazione sul fronte dell’evasione. Le imposte indirette, complessivamente intese, si riducono del 2,1% nel 2008. Il calo dell’Iva, in particolare, è dell’1,6% e la riduzione dell’Iva sugli scambi interni (l’altra base imponibile dell’Iva sono le importazioni) raggiunge il 2,7%. Questo dato è particolarmente significativo perché l’Iva, un’imposta generalmente dotata di una certa stabilità e di un’ampia base imponibile, non è stata interessata da cambiamenti di rilievo relativi alla definizione della base imponibile e alle aliquote. Ne segue che essa avrebbe dovuto seguire l’andamento delle poste macroeconomiche di riferimento come ad esempio le risorse interne, pari alla somma del PIL e del saldo netto delle importazioni (importazioni meno esportazioni). In effetti, questo non è avvenuto, perché mentre le risorse interne sono cresciute dal 2007 al 2008 di circa il 2,1% secondo i dati Istat (http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/contitri/20090312_00/) il gettito dell’Iva, come detto, si è ridotto dell’1,6%. Detto altrimenti nel 2008 è calato, rispetto al biennio 2006-2007, il rapporto tra il gettito dell’Iva, anche detto Iva lorda, e le risorse interne, cui, pure, il gettito dovrebbe commisurarsi (cfr. Tabella 1).


Tabella 1: confronto tra gettito dell’Iva lorda e andamento del PIL e delle importazioni nette (fonti: Dipartimento delle finanze e Istat, dati in mln di euro).


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La riduzione dello 0,3% del rapporto Iva lorda/RI può apparire piccola, ma va considerato che, se rapportata all’entità delle risorse interne, essa corrisponderebbe a più di 4 miliardi di euro in un solo anno.

Non è semplice spiegare perché, a fronte di una normativa costante e di aliquote invariate, si sia verificato un simile fenomeno se non pensando che vi sia stato un incremento della propensione all’evasione. E’ vero che la letteratura assume come indicatore corretto dell’evasione non tanto l’Iva lorda quanto l’Iva netta che si ottiene sottraendo all’Iva lorda le compensazioni, i rimborsi e l’aumento dello stock dei crediti. Se rendesse disponibili questi dati, il Governo potrebbe consentire di fare luce pienamente su quanto sta accadendo. Tuttavia, va sottolineato il fatto che il Bollettino delle Entrate tributarie aggiornato a dicembre 2008 ci informa che, in realtà, se si tiene conto delle compensazioni il calo dell’Iva tra il 2008 e il 2007 è perfino superiore a quello osservato (tenendo conto della sola Iva sugli scambi interni, arriva al 4,9% contro il 2,7%).


I dati sugli accertamenti e sulle riscossioni

Qualche giorno fa l’Agenzia delle Entrate ha diffuso i dati relativi all’attività di riscossione e di accertamento nel 2008. I due dati fanno riferimento a fenomeni diversi ma intimamente collegati.

L’attività di accertamento segnala la capacità dell’Agenzia di contestare al contribuente l’avvenuta evasione. Gli accertamenti si riferiscono ad anni precedenti, normalmente 4 o 5 per evitare la prescrizione delle posizioni dei contribuenti, e ad una pluralità di imposte. Su questo fronte si registra una crescita sia del numero degli accertamenti, che passano da 500 mila a a 645 mila, sia della maggiore imposta accertata che cresce da 14,5 a 20,3 miliardi di euro. Va ricordato, tuttavia, che gli importi accertati non sono ancora "soldi veri", perché l’ammontare dell’evasione deve essere prima definito e poi riscosso, ossia incassato La notizia positiva è che anche l’attività di riscossione dei ruoli da accertamento ha evidenziato anch’essa una crescita di circa il 28% tra il 2008 e il 2007. Poiché la riscossione sui ruoli da evasione può avere ad oggetto solo i maggiori importi contestati, cioè accertati, la crescita sia delle riscossioni sia degli accertamenti è particolarmente positiva, sebbene si tratti di fenomeni che confermano tendenze in atto da qualche anno.

Tuttavia, è evidente che questi dati non tolgono nulla a quanto osservato in precedenza. Il fatto che nel 2008 sia stata riscossa una quota precedente dei ruoli emessi anche molti anni fa, ovvero che siano stati fatti maggiori accertamenti, sempre su periodi di imposta precedenti, non smentisce il dubbio che il calo di gettito dell’Iva segnali un’accresciuta propensione all’evasione. Soprattutto, sarebbe del tutto illusorio pensare che l’incremento degli accertamenti e della riscossione sia, da solo, in grado di ridurre l’evasione. Per capire perché proponiamo un piccolo esercizio, teorico, ma significativo. Si è detto in precedenza che i dati suggeriscono un incremento di evasione della sola Iva pari a circa 4 miliardi di euro. Questa cifra va ovviamente presa con cautela, come meramente indicativa, e non come vera e propria stima, della maggior evasione del 2008. Di quanto sarebbe necessario che crescesse l’attività di accertamento e di riscossione per poter compensare questo aumento di evasione? Consideriamo che, secondo l’ultima relazione della Corte dei conti, vengono riscossi circa il 7,4% degli importi accertati. Se incrementiamo questo tasso del 28%, secondo i dati dell’Agenzia di cui abbiamo riferito, esso raggiunge il 9,4%. Ora, è facile constatare che, data questa percentuale di riscossione, gli accertamenti in un singolo anno dovrebbero crescere di oltre 40 miliardi per coprire l’aumento dell’evasione (9,4% x 42,5 mld=4mld) cioè un aumento pari a poco meno di 8 volte quello effettivamente verificatosi. Quando l’evasione è diffusa e radicata come in Italia, non è possibile compensare un incremento della propensione all’evasione "a monte" aumentando, sia pure di molto, l’efficienza "a valle" delle procedure di accertamento.

  Commenti (3)
e se confrontassimo i ricavi medi dichia
Scritto da raffaello lupi website, il 28-06-2009 18:25
A parte il gettito IVA lorda o netta, sarebbe un buon indicatore della compliance, sia pure settoriale, il ricavo medio dichiarato (o sue ulteriori disaggregazioni) per settori economici operanti al consumo finale. Ad esempio baristi, ristoratori, parrucchieri, etc. Per forme giuridiche e per fasce di fatturato. Mi rendo conto che in questo modo non individuiamo l'evasione da detrazioni-deduzioni indebite, ma non penso sia un fenomeno di massa. Prima di tutto l'evasore nasconde i ricavi, e solo quando non lo può più fare dichiara costi fittizi o non inerenti. Ma sono casi rari, in prevalenza di "autonomi" segnalati dalle grandi strutture, attraverso le ritenute d'acconto. Chi deve dichiarare tutti i ricavi per le proprie rigidità, non è in condizioni di allargarsi tanto sui costi fittizi o non inerenti. E poi, è roba che si vede nelle verifiche fiscali. Quindi penso che il grosso della capacità economica occultata sia tolto dai ricavi e tanti saluti. Appunto, è arrivato il momento di salutare. Raffaello
REPLICA DELL'AUTORE
Scritto da Alessandro Santoro, il 01-04-2009 20:56
Ovviamente Stefano Pisani ha ragione: non si può pensare che gli accertamenti fatti nel 2008 abbiano effetto sullo stesso periodo d'imposta. Ed è proprio per questo che sostengo nell'articolo che i due dati (la riduzione del gettito dell'Iva e l'aumento degli accertamenti) NON sono in contraddizione. Ma il punto è: in che misura questo aumento degli accertamenti e delle riscossioni determina un incremento della probabilità di controllo e di riscossione? A me pare che, data la struttura produttiva italiana, questo aumento sia comunque molto ridotto, e non tale da indurre un incremento della propensione naturale all'evasione.
Scritto da stefano pisani, il 27-03-2009 10:34
Premetto un giudizio positivo sull'articolo che contiene un ragionamento coerente e contribuisce a mantenere l'attenzione su un tema importante. 
Mi permetto di osservare, però, che lo studio delle relazioni tra le grandezze macroeconomiche con il gettito fiscale non possono limitarsi ad un solo anno. Sarebbero molto più robusti, infatti, se tenessero conto anche dell'esperienza passata (serie storiche). Lo stesso vale per gli accertamenti. Se si considera la sequenza temporale è facile presuppore che l'accertamento di oggi avrà un effetto deterenza domani, cioè che l'aumneto degli accertamenti del 2008 se produrrà effetti lo farà nel 2009.

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