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A COSA SERVONO I "TREMONTI BOND"? E-mail
Finanza
di Concetta Brescia Morra
20 marzo 2009

tremonti_bond_brescia.jpgI "Tremonti bond" mirano a conciliare le esigenze di rafforzamento patrimoniale delle banche italiane con quelle di sostegno dell'economia reale, creando disponibilità di credito per piccole e medie imprese e famiglie in difficoltà. La realizzazione di quest'ultimo obiettivo appare, peraltro, molto incerta. 


Il testo normativo riconosce correttamente che la scelta finale sulla concessione dei finanziamenti è rimessa alla valutazione del merito creditizio da parte delle imprese bancarie; di conseguenza, affida il conseguimento delle finalità del decreto a dichiarazioni di intenti e a codici etici. Per favorire in concreto l'afflusso di credito all'economia è necessario mettere in campo altri strumenti. L'annuncio di un importante contributo pubblico per il fondo di garanzia delle PMI è un primo passo.
Nei giorni scorsi sono state emanate le regole che disciplineranno l'emissione di strumenti finanziari innovativi da parte di banche quotate, destinati ad essere sottoscritti dal Ministero dell'Economia e delle Finanze. Sono norme di attuazione di una delle disposizioni contenute nel decreto "anti-crisi" del dicembre scorso per sostenere il nostro sistema economico. I "Tremonti bond" sono titoli, computabili nel patrimonio di vigilanza delle banche, privi di diritto di voto ed emessi a condizioni remunerative per rispettare i vincoli stabiliti dalla Commissione europea sugli aiuti di Stato.

I bond servono, in primo luogo, per il rafforzamento patrimoniale delle banche, per permettere loro di competere nel mercato europeo. Nelle intenzioni del Governo si tratta anche di uno strumento centrale nel programma "anti-crisi" per favorire l'afflusso di finanziamenti al sistema economico. A tal fine, le norme subordinano la sottoscrizione del Ministero dell'Economia all'assunzione di una serie di impegni da parte della banca emittente; in particolare, la banca sottoscrive un "protocollo di intenti" avente a oggetto la disponibilità di credito in favore delle famiglie e delle piccole e medie imprese e si dota di un "codice etico" riguardante limiti alle remunerazioni di amministratori e dipendenti.

Il rallentamento naturale dei prestiti al sistema economico, in una fase di grande difficoltà del sistema finanziario, rappresenta uno dei principali problemi che il Governo deve affrontare per limitare le conseguenze negative della crisi finanziaria. Il compito non è facile, considerata la difficoltà di adottare strumenti del passato, come i finanziamenti agevolati, che hanno creato distorsioni e inefficienza nell'attività delle banche, oltre a indebite ingerenze della politica nel sistema economico. Lo strumento dei "Tremonti bond" appare peraltro debole. Il decreto evita di porre vincoli stringenti nella concessione del credito, invitando le banche a tenere conto delle esigenze di sviluppo dell'economia e della domanda di credito attesa, ma anche della necessità di "assicurare una prudente allocazione del credito". La scelta appare corretta per evitare di introdurre distorsioni nell'esercizio dell'attività imprenditoriale bancaria, anche se in Europa vi sono esempi diversi. Il Governo inglese nell'ambito dell'Assett Protection Scheme, ha previsto che le banche che ricevono assistenza finanziaria a carico del bilancio pubblico (ultimo caso quello della Royal Bank of Scotland - RBS) assumano impegni "legally enforceable" di conservare determinati livelli di finanziamento dell'economia (cfr. Chancellor's statement, HM Treasury, del 26 febbraio 2009, in www.hm-treasury.gov.uk).

L'assenza di vincolatività degli impegni assunti dalle banche che emettono gli strumenti finanziari appare compensata nel decreto dall'abbondanza di richiami a vincoli morali ed etici. All'art. 1, comma 3, si afferma che le banche "non devono abusare del sostegno ricevuto senza intraprendere politiche di espansioni aggressive…e conseguirne indebiti vantaggi…"; i limiti alle remunerazioni dei managers sono contenuti in un codice etico. Viene evocata una autorità di polizia, quale il Prefetto, per costituire speciali osservatori, su base locale, sul finanziamento all’economia. I prefetti non hanno mai avuto un ruolo nei controlli sull'attività creditizia, neppure nella legge bancaria del 1936, varata in pieno periodo corporativo; bisogna risalire al 1931 per trovare nei provvedimenti normativi sulle Casse di Risparmio l'attribuzione ai Prefetti di poteri in materia di vigilanza sulle banche (art. 33, R.D. 5 febbraio, 1931, n. 225). Non è chiaro il ruolo dei Prefetti, considerato che l’osservatorio non serve per raccogliere i dati sull’andamento del credito, già disponibili presso la Banca d’Italia; una moral suasion da parte delle prefetture sulle banche per favorire la concessione dei prestiti risulterebbe certamente impropria.

In definitiva, il decreto "Tremonti" sembra affidarsi alla magia evocativa delle parole per sostenere la domanda di credito dell'economia. In questa fase drammatica della crisi finanziaria è più opportuno mettere in atto misure concrete. Il finanziamento pubblico del fondo di garanzia delle PMI, annunciato dal Governo, è un primo passo, ma è necessario attivare più strumenti insieme, anche cercando soluzioni nuove, come previsto nel piano predisposto dal Presidente Obama. Il Financial Stability Plan degli Stati Uniti prevede interventi di "capital assistance" alle banche in difficoltà, un programma di Small Business and Community Bank Lending Iniziative, fra cui è annunciato anche l'aumento della garanzia statale per le facilitazioni creditizie concesse dall'agenzia pubblica già esistente per il credito alle PMI e il finanziamento da parte del Tesoro americano di un programma di Asset-Backed Securities Loan Facility per far ripartire il credito al consumo (Cfr. Remarks by Treasury Secretary Timoty Geithner, Introducing the Financial Stability Plan, 10 febbraio, 2009).

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