Home arrow Lavoro arrow SCIOPERO VIRTUALE E INCENTIVI REALI
SCIOPERO VIRTUALE E INCENTIVI REALI E-mail
Relazioni industriali
di Antonio Nicita
05 marzo 2009

sciopero_trasporti_nicita.jpgNei giorni scorsi è stato approvato un Disegno di legge per la regolamentazione e prevenzione dei conflitti collettivi di lavoro con riferimento alla libera circolazione delle persone. Una delle novità della delega è quella di introdurre la previsione, per via contrattuale, dell’istituto dello sciopero virtuale, già oggetto di alcuni disegni di legge. Lo sciopero virtuale (nonstoppage o virtual strike) può essere definito come una procedura di bargaining in cui i lavoratori continuano a lavorare senza esser pagati e i datori di lavoro rinunciano ai guadagni.


La somma dei mancati guadagni di lavoratori e datori di lavoro viene destinata a terze parti, tipicamente enti noprofit (Ayres and Nalebuff, 2002).

Diversi scioperi virtuali sono stati sperimentati con successo come forma di autoregolamentazione in passato: nel 1989 dai piloti aerei dell’Anpac; nel 1995 dai poliziotti della Sap; nel 1999 dai medici dell’Anmi; nel 1999 dai piloti e gli assistenti della Meridiana; nel 2000 dagli autoferrotramvieri ATM; nel 2002 dagli elicotteristi. Ad oggi sono stati firmati quattro accordi generali per la disciplina dello sciopero virtuale: i direttori sanitari del SSN; il personale amministrativo dell’Università Bocconi; medici di famiglia e del pronto soccorso del SSN; elicotteristi impegnati in servizi di soccorso.

Nell’attuale ampia formulazione, tipica della legge delega, emergono due criticità sullo sciopero virtuale: la prima è che non viene esplicitamente enunciato il costo privato a carico del datore di lavoro; la seconda è che si possa prevedere l’obbligatorietà del ricorso allo sciopero virtuale in sostituzione di quello reale.

Sulla prima criticità si è già espresso il Ministro Sacconi precisando che naturalmente lo strumento prevederà un meccanismo di costo privato anche dal lato del datore di lavoro.

Sulla seconda occorre invece riflettere più attentamente indagando l’impatto che un obbligo alla scelta dello sciopero virtuale come unica forma di protesta può esercitare sugli incentivi dei lavoratori a svolgere il servizio garantendo livelli accettabili di qualità. L’idea di obbligare allo sciopero virtuale (vietando altre forme di sciopero reale) è stata già criticata da più parti in punto di diritto, ma tale soluzione può produrre effetti negativi anche sotto il profilo dell’efficienza economica.

Un primo effetto negativo riguarda un possibile effetto di spiazzamento delle motivazioni intrinseche indotto dall’obbligatorietà del ricorso allo sciopero virtuale come forma di protesta. La scelta dello sciopero virtuale, in alternativa allo sciopero reale, potrebbe essere infatti motivata dall’intenzione del lavoratore di non generare costi sociali agli utenti del servizio e tuttavia di segnalare al pubblico la propria condizione di disagio e di protesta. In questo caso allo sciopero virtuale sottende l’idea di uno scambio virtuale reciproco tra lavoratori e utenti, i quali possono essere indotti a solidalizzare con i lavoratori e ad unirsi alla loro protesta contro i datori di lavoro. In altri termini, i lavoratori, scegliendo lo sciopero virtuale, investono in reputazione amplificando l’impatto sociale della loro protesta. Un interessante esempio, in tal senso, è quello che si è verificato con lo sciopero virtuale (di diritto e di fatto) dei lavoratori IBM Italia nel 2007 su Second Life. Il nuovo accordo sindacale è stato raggiunto dopo un mese dalla protesta che ha avuto un fortissimo impatto mediatico ed ha incluso non soltanto il premio di risultato dal 2007 al 2010 ma anche i contributi di IBM nel fondo nazionale di assicurazione sanitaria, impegnando l'azienda a continuare la trattativa sulle strategie industriali e sul miglioramento delle condizioni interne. Molti consumatori hanno apprezzato proprio la forma virtuale della protesta e vi hanno aderito, ritenendo di essere direttamente sollecitati dai lavoratori nei confronti del management. E’ evidente che l’obbligatorietà di uno sciopero virtuale potrebbe finire per eliminare o degradare questa forme di autosegnalazione e di investimento in reputazione da parte dei lavoratori nei confronti della clientela, la quale potrebbe non raccogliere la sollecitazione ad aderire all’agitazione virtuale quando questa diventa l’unico strumento di protesta. Questa conseguenza sarebbe peraltro coerente con recenti risultati dell’economia comportamentale che suggeriscono come azioni motivate da sentimenti intrinseci di altruismo e reciprocità che si manifestano spontaneamente possano venir meno quando vengono imposti come obblighi comportamentali.

Un secondo è più pervasivo effetto negativo riguarda la circostanza che la sostituzione per legge dello sciopero reale con lo sciopero virtuale possa ridurre gli incentivi dei lavoratori a svolgere la propria mansione con il dovuto livello di impegno (non osservabile) e quindi garantendo standard elevati nella qualità del servizio. Alcuni scioperi ‘nascosti’ hanno in passato preso la forma di proteste con servizi rallentati, creazione di traffico stradale indotto, oppure adesione formalistica a tutte le procedure (chi non ricorda gli ultimi scioperi della vecchia Alitalia nel passaggio a CAI?) con l’effetto di ridurre la qualità del servizio, generando costi sociali. Il punto è che molti scioperi funzionano, per i lavoratori, proprio quando essi generano elevati costi privati per la controparte. Nel caso dei servizi pubblici, un modo per aumentare questi costi privati è quello di agire indirettamente sui costi generati per la collettività. Così, il successo di uno sciopero si misura con i disagi creati alla collettività, che diventano quindi lo strumento anziché l’effetto collaterlae indesiderato della protesta. A meno di non individuare un meccanismo di sciopero virtuale che assicuri al datore di lavoro un livello di costo privato comparabile a quello che si genererebbe con la protesta reale, l’unico modo che hanno i lavoratori di generare questo tipo di effetti attraverso lo sciopero virtuale è quello di ridurre il proprio livello di impegno e conseguentemente la qualità del servizio. Questo effetto di aggiustamento del livello dell’impegno a causa dell’obbligatorietà dello sciopero virtuale tende ad essere sottovalutato da quanti la propongono, proprio perché essi sembrano assumere che in assenza di sciopero reale i lavoratori produrranno in ogni caso lo sforzo ottimale. Inoltre, si tende a sottovalutare che la prospettiva di disporre di strumenti di protesta meno incisivi da parte del lavoratore può indurre una minore propensione all’impegno in assoluto (ex-ante) e non soltanto durante uno sciopero virtuale. Ne consegue che la potenziale deterrenza nella generazione delle esternalità negative associate agli scioperi reali potrebbe finire per ridurre la qualità media dei servizi anche in assenza di scioperi.

Ci pare pertanto ragionevole suggerire, sotto un profilo di policy, che la misura proposta nella legge delega debba prevedere alcune correzioni di rotta:

1) rendere lo sciopero virtuale una scelta, anziché una imposizione per legge, in modo da valorizzarne gli aspetti motivazionali;

2) associare allo sciopero virtuale costi privati (sia per i lavoratori che per i datori di lavoro) comparabili a quelli attesi nel caso di sciopero reale al fine di ottenere quegli stessi effetti di bargaining pressure associati agli scioperi reali;

3) affiancare in ogni caso lo sciopero virtuale con forti incentivi per i lavoratori all’adozione di questa forma di protesta, in modo da renderlo sempre preferibile allo sciopero reale.

Altrimenti, l’esito probabile della riforma prospettata sarà solo quello di trasformare gli scioperanti di ieri negli scioperati di domani, lasciando peraltro immutati i costi sociali attesi.

  Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il logi o registrati.

 
< Prec.   Pros. >