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MA E' DAVVERO NECESSARIA UNA BAD BANK? E-mail
Finanza
di Emilio Barucci
06 febbraio 2009

bad bank_barucci.jpgLo sviluppo della crisi dei mutui subprime porta con sé la sensazione che i governi e le autorità monetarie siano sopraffatte dagli eventi con un rincorrersi di provvedimenti spesso incoerenti tra di loro, misure che comunque non sono state capaci di ridare stabilità al sistema finanziario. Più che di incompetenza si è diffusa una sensazione di impotenza. Dopo aver proposto, senza attuarla, l’acquisizione di asset tossici (piano Paulson), dopo i programmi di ricapitalizzazione e di garanzia sulle emissioni obbligazionarie e sulle svalutazioni degli intermediari (Capital Purchase Program negli Stati Uniti e i diversi piani europei), si parla adesso di battere la strada della bad bank: uno o più veicoli societari dovrebbero acquistare gli asset tossici delle banche ripulendo i loro bilanci.


L’obiettivo è di dare certezza una volta per tutte agli attivi degli intermediari eliminando la causa prima della crisi: i titoli tossici prodotti tramite le cartolarizzazioni che sono oramai illiquidi e di difficile valutazione. Questa misura dovrebbe bloccare due meccanismi che hanno alimentato la crisi: le svalutazioni degli asset tossici hanno eroso il patrimonio delle banche obbligandole a vendere assets (anche di buona qualità) per diminuire il leverage portando ad un generalizzato deprezzamento dei titoli; la sfiducia-asimmetria informativa tra gli operatori generata dalla presenza di asset tossici nei loro bilanci ha pregiudicato la loro capacità di raccogliere liquidità sul mercato.

 

E’ necessaria una bad bank? E’ uno strumento efficace e corretto? Quali sono i problemi a metterla in pratica?

 

Difficile dare una risposta a questi interrogativi, i dettagli dei progetti in discussione per adesso non sono chiari. Non si sa se si tratta di una bad bank per ciascuna banca o di una bad bank a livello di sistema bancario nazionale oppure addirittura di una bad bank a livello di macro-mercati (area Euro, Stati Uniti, ecc.). Quello che è chiaro è che dietro questi veicoli dovrebbero esserci gli Stati. Per il momento se ne parla in modo concreto in Germania (una bad bank che acquisisce i titoli tossici di Hypo Re e di Commerz Bank) e qualcosa del genere dovrebbe fare parte anche del nuovo pacchetto di interventi messo a punto dal Governo Obama.

 

Il progetto di una bad bank di sistema non sarebbe altro che la riproposizione del piano Paulson proposto il 19 settembre, approvato il 3 ottobre 2008 dal Governo Bush e trasformato radicalmente in un piano di ricapitalizzazione delle banche il 14 ottobre. Una strada quindi già battuta e scartata rapidamente per due ordini di motivi: in primo luogo difficoltà tecniche a metterlo in pratica; in secondo luogo la decisione dell’Europa di metà ottobre di battere una strada alternativa, quella delle ricapitalizzazioni per rafforzare il patrimonio invece di ripulire i bilanci. Gli Stati Uniti si sono accodati a questa scelta segnando l’ennesima inversione di rotta nella gestione della crisi. Per capirsi, se l’obiettivo è ridurre il grado di leverage (rapporto attivi/patrimonio) degli intermediari, si può agire sul numeratore acquistando gli attivi di dubbia qualità o sul denominatore rafforzando il patrimonio. La differenza sta nella praticabilità delle due opzioni, nell’adesione alle regole di mercato e nella dispendiosità dell’operazione. Tutte e tre questi punti vanno a favore della ricapitalizzazione e per questo si è battuta la seconda strada.

 

Perché si ripropone una strada già battuta? Due sono i motivi principali: la stabilità del sistema finanziario non è stata ancora raggiunta, i piani di ricapitalizzazione sembrano non aver dato i frutti sperati. In particolare quattro casi balzano agli occhi: Royal Bank of Scotland, Citi, Hypo Re, Bank of America hanno ricevuto significative iniezioni di capitale dagli Stati e dopo poche settimane hanno registrato perdite clamorose. Queste perdite hanno posto qualche interrogativo su come sono stati spesi i soldi pubblici e sull’efficacia dei piani e hanno generato il sospetto che le banche nascondano la vera entità delle svalutazioni. A dire il vero il progetto non sarebbe una novità in assoluto, qualche bad bank come scorporo di una banca è stata già messa in cantiere: UBS ha costituito uno special purpose vehicle (quindi una entità fuori dal perimetro della banca) che gode di un finanziamento di 54 miliardi di dollari dal governo svizzero per l’acquisto di asset tossici, anche nel caso di Citi si è prospettata una soluzione simile con la divisione della banca in due, una che svolge attività di credito tradizionali e una che comprende l’investment banking e tutte le attività tossiche, il governo ha anche fornito una garanzia sulle perdite generate da questi assets. Altri piani (inglese, tedesco, spagnolo) già prevedono la possibilità di acquistare asset tossici.

 

Il piano Paulson soffriva di molti problemi: uno di fondo e alcuni tecnici. Questi problemi si ripropongono adesso per una bad bank di sistema. Sul primo fronte l’acquisto di asset tossici da parte dello Stato è la misura ultima di intervento con lo Stato che si sostituisce al mercato prendendo atto della sua incapacità di valutarli e di ‘‘smaltirli’’ e decide di intervenire comprando questi assets a prezzi di favore. Quindi siamo al di fuori delle regole di mercato con il rischio di fare un ‘‘regalo’’ alle banche, qualcuno dirà che più di una misura di intervento già si colloca fuori dalle regole di mercato, vero è ma questa lo è in misura significativa. C’è di più, tramite la ricapitalizzazione o la sottoscrizione di obbligazioni lo Stato opera come un qualunque investitore e così facendo gode sia di diritti patrimoniali che gestori, ed in particolare ‘‘punisce’’ sia il management che gli azionisti (responsabili ‘‘ultimi’’ di questa catastrofe), l’acquisizione di assets invece non tocca gli interessi di questi ultimi, a meno di condizioni accessorie che sarebbero davvero nefaste. Quindi una pessima scelta in termini di governance.

 

Il piano Paulson soffriva poi di molti problemi tecnici:

a) Cosa sono gli asset tossici? Il piano Paulson è sempre stato vago sul punto includendo non solo le cartolarizzazioni dei mutui subprime (circa 1.400 miliardi), ma anche ‘‘quei prodotti che sarebbe stato necessario acquisire per stabilizzare l’economia’’. Si calcola che esistano 36.000 prodotti strutturati (legati a mutui residenziali, immobili commerciali, carte di credito, crediti industriali) per un valore nominale pari a 9.700 miliardi di dollari negli Stati Uniti (più del doppio del debito pubblico) e 1.300 miliardi di euro in Europa (poco più di 1/4 del debito pubblico). Dove porre il confine che discrimini la natura di tossico in modo tale che sia una strada risolutiva e non un regalo alle banche? Difficile da stabilire.

b) Quanti denari ci vogliono per finanziare le bad bank nell’acquisto dei titoli? Alla luce di questi numeri, anche restringendo il novero dei titoli, una enormità. Gli unici candidati a fornire i fondi sono gli Stati.

c) Quali intermediari sono coinvolti? Il piano Paulson non era chiaro, oltre alle banche commerciali e alle banche di investimento, saranno inseriti anche gli hedge funds, le compagnie di assicurazioni che secondo alcune stime posseggono più del 30% di questi assets? Una bad bank rischia di essere inefficace se non compra anche i loro assets tossici.

d) Gli assets sono di difficile valutazione in quanto scambiati in mercati poco liquidi, assets della stessa natura hanno valutazioni assai diverse nei bilanci delle diverse banche. Il meccanismo della ‘‘reverse auction’’ per la loro valorizzazione/acquisto proposto dal piano Paulson non può funzionare ed è inutile riproporlo, l’unica strada è quella di una valutazione da parte delle autorità di vigilanza.

e) Veniamo forse all’aspetto più complesso: se la bad bank è a livello di sistema, l’ammontare dei fondi necessari è elevatissimo, l’unica speranza è che si muovano i singoli Stati ma al contempo è necessario un coordinamento: una bad bank in Germania non risolve i problemi, ci vuole un coordinamento che coinvolga almeno Europa e Stati Uniti.

 

Alla luce di queste considerazioni la bad bank sembra davvero impraticabile almeno nell’accezione taumaturgica che gli si vuole dare di ‘‘pulitore’’ universale dei bilanci. Occorre comunque domandarci se è davvero necessaria o se piuttosto occorre semplicemente aspettare perché i mercati in realtà si potrebbero normalizzare. I conti degli intermediari stanno procedendo in ordine sparso (qualcuno bene, qualcuno male), il loro livello di patrimonializzazione è aumentato e il grado di leverage è diminuito in misura significativa, la borsa è meno volatile rispetto a quanto osservato in autunno, l’illiquidità dell’interbancario è diminuita (seppur di poco). Nel caso comunque si dovrebbe procedere a operazioni ‘‘locali’’ tipo Citi e UBS con uno scorporo delle attività tossiche laddove lo Stato interviene e non a improbabili bad bank di sistema, uno strumento iniquo, assai dispendioso e difficile da applicare.

  Commenti (2)
REPLICA DELL'AUTORE
Scritto da emilio barucci, il 23-02-2009 15:21
Caro Nicola,  
io non sono favorevole circa l'idea di acquistare i titoli tossici in modo generalizzato. Sono dell'idea che la strada migliore sia che lo Stato entri nel capitale delle banche, in questo caso, se è necessario, si possono fare degli scorpori di attività bancarie ''tossiche'' per rendere le operazioni più trasparenti ma non penso che un acquisto ''generalizzato'' sia la strada giusta. L'idea di Tremonti di un ''congelamento'' è difficile da praticare soffre degli stessi inconvenienti del piano Paulson.  
 
Infine è complicato dire aiutiamo le famiglie e non la finanza speculativa. L'unica strada è quella aiutare il sistema del credito a riprendere a dare liquidità all'economia, questo comporta ''aiuti'' alle banche, bisogna far sì che gli aiuti siano ben mirati e meritati. Ma i canali di trasmissione devono rimanere privati (gli intermediari) altrimenti torniamo ad una statalizzazione del mondo delle banche e non mi sembra una buona idea. Gli aiuti debbono essere ben congegnati, per me la cosa migliore è l'entrata nel capitale da parte dello Stato. Il problema è che questo può non bastare.  
 
emilio
MA E' DAVVERO NECESSARIA UNA BAD BANK?
Scritto da Nicola, il 07-02-2009 15:15
Se non ho capito male, la sua riflessione non lascia aperto il campo ad ipotesi diverse dall’acquisizione di asset tossici da parte degli Stati piuttosto che non intervenire in attesa che le cose migliorino da sè.  
Perchè non prendere in considerazione la proposta che è venuta dalle pagine del Corriere della Sera da parte del ministro Giulio Tremonti, secondo cui non hanno senso le continue immissioni di liquidità per salvare la finanza derivata: “i governi possono salvare le famiglie, le imprese e la parte funzionale delle banche, quella che finanzia l'economia, non la parte che si presenta come finanza fine a se stessa”. Se è vero come è vero che nel mondo i titoli derivati stanno qualcosa come 9 o 10 volte il Pil mondiale, probabilmente sarebbe prudente la scelta di congelare questi titoli e non scaricarli sulle spalle di uno Stato. D'altra parte, la linea da seguire è salvare l'economia speculativa o dare fiato all'economia reale?  
Si parla di coraggio nelle scelte: d'altra parte molte delle speranze che si ripongono in Barack Obama prendono corpo dal continuo riferimento ai padri fondatori degli Stati Uniti d'America. Più volte Obama nel corso della sua recente storia politica ha citato Abramo Lincoln, che oltre ad essere ricordato come colui che pose fine alla schiavitù, fu anche un convinto sostenitore delle politiche a favore dell'industria nascente contro le posizioni favorevoli al libero scambio degli stati del Sud. Non a caso Giulio Tremonti sceglie di parlare di Obama citando una frase attribuita proprio ad Abramo Lincoln, la riporto: “Ho due grandi nemici, l'esercito del Sud davanti a me e le società finanziarie dietro di me. Dei due nemici, il secondo è il peggiore.”  
Qual è secondo lei la direzione verso cui muoversi per assicurare il bene comune di una nazione? 
Proteggere e rilanciare l'economia reale o caricare i conti pubblici di titoli tossici? 
La ringrazio dello spazio concessomi, tengo a precisare che non sono un addetto ai lavori, ma cerco di seguire il dibattito in corso per capire che cosa sta succedendo. 
Le sarei grato di una risposta, saluti.

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