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MISURANDO LA RECESSIONE ITALIANA: LA RECESSIONE INDUSTRIALE* E-mail
Economia reale
di Stefano Fantacone, Antonio Murzi
30 gennaio 2009
produzione_industriale_fantacone.jpgL’economia italiana è entrata in recessione e per la prima volta la fase di contrazione del prodotto si protrarrà per almeno due anni consecutivi (2008 e 2009)(1). I precedenti episodi recessivi (1975 e 1993) erano rimasti invece circoscritti a un solo anno. Complessivamente, secondo le stime del Cer (che si collocano nella fascia alta dei previsori) la perdita di prodotto sarà di 2,6 punti percentuali; fu pari al 2,1 per cento nel 1975 e appena inferiore all’uno per cento nel 1993 (grafico 1).
*Articolo pubblicato anche su cer-online.it

 

grafico1_fantacone.jpg

 




















Punti in comune ed elementi di diversità fra la recessione di oggi e quelle degli anni Settanta e Novanta possono essere individuati analizzando gli andamenti della produzione industriale. Le tre recessioni sono state infatti anticipate e accompagnate da una lunga fase di caduta della produzione: durata dal 1974:7 al 1975:9 nel primo caso (15 mesi); dal 1991:7 al 1993:7 nel secondo caso (25 mesi); dal 2007:1 fino almeno al 2009:1 nell’episodio corrente (25 mesi) (2).

Nel grafico 2 il valore registrato dalla produzione al momento di avvio della fase recessiva dell’industria è posto uguale a 100. Si osservano i seguenti elementi:

 

- nell’episodio degli anni Settanta l’arretramento dell’industria è molto rapido nei primi dieci mesi (il livello della produzione cade dell’11 per cento circa) ed è seguito da cinque mesi di stagnazione, durante il quale l’indice rimane all’interno di un intervallo di riduzione compreso fra -11 e -9 per cento rispetto al valore di partenza;

 

- negli anni Novanta il rallentamento industriale è più graduale, presenta un’accentuazione dopo il primo anno e determina una contrazione complessiva di entità limitata, appena superiore al 4 per cento alla fine del secondo anno;

 

- la fase attuale replica l’episodio degli anni Novanta fino al diciottesimo mese (con una riduzione dei livelli prodotti del 3,4 per cento) ma registra un drammatico avvitamento a partire dal ventesimo mese. Nel complesso, la produzione è diminuita negli ultimi due anni del 14,8 per cento; undici di questi quindici punti sono stati persi negli ultimi cinque mesi. E ulteriori cadute di produzione saranno misurate in avvio di 2009.

grafico2_fantacone.jpg

 






















Il dato aggregato di produzione conferma la gravità della recessione in atto. Trova inoltre evidenza il consistente deterioramento delle condizioni cicliche intervenuto a partire dallo scorso agosto, quando la crisi finanziaria internazionale ha superato il suo punto di non ritorno.

Un’analisi più disaggregata identifica nella maggiore diffusione settoriale un’altra caratteristica sfavorevole dell’attuale recessione industriale. Il grafico 3 illustra l’andamento di un indice di diffusione della recessione. L’indice, qui riferito al solo settore manifatturiero, misura la percentuale sul totale dei comparti che registrano variazioni tendenziali negative. Esso è dunque compreso fra i valori di 100 (tutti i comparti sono in recessione) e zero (nessun comparto è in recessione). Come si osserva, l’attuale fase di contrazione riguarda ormai da tre mesi la totalità dei comparti industriali; da sette mesi è coinvolto almeno l’85% delle branche del manifatturiero. Negli anni Novanta, la massima diffusione recessiva si verificò nell’agosto del 1992, ma nei mesi successivi il numero di comparti con variazioni negative della produzione non superò mai l’ottanta per cento.

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La disaggregazione della produzione secondo le principali industrie offre ulteriori spunti di riflessione (tavola 1). La maggiore profondità della crisi odierna deriva in particolare da un peggiore andamento nella produzione dei beni intermedi (molto legato all’attività di esportazione) e dalla contrazione dell’industria dei beni di consumo durevoli (-5 per cento contro una variazione positiva del 2,3 per cento negli anni Novanta).

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Lo stallo dell’industria deriva quindi dalla contestuale caduta della domanda di esportazioni e della domanda di beni di consumo. Una combinazione sfavorevole mai verificatasi in precedenza con tanta intensità e per un periodo di tempo così lungo. In questa combinazione sfavorevole affonda le sue radici la recessione più lunga e profonda del dopoguerra.

 

(1) Cominciano peraltro a essere diffuse stime che indicano in tre anni la durata della recessione italiana, come presumibilmente si indicherà nella prossima previsione del Fondo monetario internazionale.

(2) La serie ufficiale della produzione industriale arriva al mese di novembre. Per dicembre e gennaio è stata utilizzata la stima preliminare elaborata dal Centro studi di Confindustria.

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