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LA CRISI FINANZIARIA MONDIALE: CHE COSA CI PUO' INSEGNARE KEYNES* E-mail
Finanza
di Paolo Carnazza
08 gennaio 2009
keynes_carnazza.jpgLa lettura (rilettura) dei testi classici dell’economia è fondamentale anche per comprendere la sempre più complessa realtà che ci circonda. In particolar modo, stiamo assistendo, da alcuni mesi, a un cataclisma finanziario mondiale le cui radici, in realtà, partono da lontano e le cui cause sono state ampliamente analizzate in questi ultimi mesi.


Ripercorrere alcuni passi della Teoria Generale di Keynes può essere utile sia per ragionare intorno alle cause della crisi finanziaria mondiale sia per meglio mettere a fuoco le leve su cui agire per rispondere alla crisi in accordo con una visione del ruolo dello Stato che non mette in discussione la vitalità del sistema di mercato e la libertà individuale.

 

La crisi finanziaria può essere letta come una crisi da "intraprendenza", dominata da attività di carattere speculativo. La concessione di mutui da parte di banche e istituzioni finanziarie statunitensi, di importo pari o superiore al valore delle abitazioni, a famiglie che spesso non potevano offrire adeguate garanzie sul piano della solvibilità e la conseguente cartolarizzazione di titoli obbligazionari venduti ad altre banche può essere considerata, almeno in parte, la conseguenza di manovre speculative finalizzate alla massimizzazione di profitti di breve periodo che hanno condotto ad una massa enorme e crescente di strumenti finanziari sempre più lontani dai corrispettivi valori reali.

 

Nel contempo, sembra essersi affievolita in questi ultimi anni l’intraprendenza, lo spirito imprenditoriale, la voglia di innovazione: sono venuti meno, sosterrebbe Keynes, gli "spiriti animali", l’ottimismo spontaneo che spesso conduce all’azione invece che all’inazione: l’attività di investimento, che rappresenta il motore del sistema capitalistico, può essere letta come il frutto di decisioni non sempre, necessariamente, basate su un calcolo preciso di vantaggi futuri ma come la spinta - spesso imprevedibile - insita nell’uomo ad agire. Spinta che, come accennato, sembra essersi almeno parzialmente affievolita in molti paesi anche a causa dei più remunerativi impieghi nel settore immobiliare e finanziario.

 

Primi indizi di una minore propensione al rischio imprenditoriale (da prendere tuttavia con estrema cautela e meritevoli di un ulteriore approfondimento) emergono mettendo a confronto, tra il 2002 e il 2007, il tasso di imprenditorialità early stage (TEA), indicante la percentuale di individui che hanno intrapreso azioni volte ad avviare nuove attività(1). In particolare, in Italia e negli Stati Uniti, tale indicatore è diminuito durante il periodo in esame, rispettivamente, dal 5,9% al 5% e dal 10,5 al 9,6%. Nel contempo, l’Indagine Mediobanca sui bilanci di 2.020 imprese private italiane (industriali e terziarie) evidenzia una modesta dinamica degli investimenti fissi lordi a prezzi costanti (posto pari a 100 il livello degli investimenti nel 1998, è risultato pari a 103,8 nel 2007 dopo una sensibile flessione intorno al 10% nel periodo 2003-2006) accompagnato da un sensibile aumento dell’incidenza degli investimenti finanziari sul totale degli impieghi dal 16% nel 1998 a poco più del 47% nel 2007.

 

Scoppiata la bolla e adottati una serie di provvedimenti per sostenere il sistema bancario e finanziario, l’attenzione dei Governi dei principali paesi industrializzati si è concentrata in queste ultime settimane sulle misure da adottare per sostenere la domanda aggregata e, più in generale, l’economia reale(2).

 

Al riguardo, si sta riscoprendo il nucleo del messaggio keynesiano circa il modo per fronteggiare una depressione: l’insufficienza della domanda effettiva - come si sta verificando in questa fase - può essere risolta attraverso una serie di interventi volti, in particolare, a realizzare opere infrastrutturali, ad adottare misure di detassazione dei livelli di reddito (soprattutto delle fasce medio - basse, caratterizzate quindi da una più elevata propensione al consumo), a spingere verso una riduzione dei tassi di interesse.

 

Come è noto, in Keynes l’intervento dello Stato non deve andare oltre: "… non si vede nessun’altra necessità di un sistema di socialismo di Stato che abbracci la maggior parte della vita economica della collettività. Non è importante che lo Stato si assuma la proprietà degli strumenti di produzione" (Teoria generale dell’occupazione dell’interesse della moneta, Cap. 24). Piuttosto, Keynes è un sostenitore convinto del sistema capitalistico che, ove ben regolato dai pubblici poteri, garantisce la massima libertà individuale, la possibilità per ognuno di dispiegare al meglio i propri "spiriti animali". Vi è un passo della Teoria Generale (Cap. 24), forse poco conosciuto, da cui emerge con chiarezza il pensiero di Keynes riguardo all’importanza dell’individuo: "…l’individualismo, se lo si può mondare dei suoi difetti e dei suoi abusi, è la miglior salvaguardia della libertà personale; nel senso che, in confronto a qualunque altro sistema, esso allarga grandemente il campo dell’esercizio della scelta personale. E’ pure la miglior tutela della varietà della vita, che deriva proprio da questa ampiezza del campo di scelta personale, e la cui perdita è la massima fra tutte le perdite dello stato omogeneo o totalitario. Giacché questa varietà preserva le tradizioni in cui si sostanziano le scelte più sicure e più felici delle generazioni passate; colora il presente con la sua variata fantasia; e, ancella dell’esperimento oltre che della fantasia e della tradizione, è lo strumento più potente per un futuro migliore".

 

In sintesi, anche traendo spunto dalle indicazioni di Keynes, dall’attuale crisi finanziaria si deve uscire abbandonando la sbornia finanziaria, concentrandosi sulle attività reali e produttive, assegnando allo Stato compiti ben definiti ma temporanei (ad esempio di sostegno al sistema finanziario e monetario), affidandosi alle forze spontanee di mercato che, però, devono essere soggette ad un insieme di regole certe e definite anche a livello internazionale.

 

Fondamentale rimane, all’interno di questo scenario, la libertà individuale ma soprattutto il compito di ogni individuo di svolgere con responsabilità il proprio lavoro e di dare il proprio contributo alla crescita sociale e civile della società.

 


 

(1) Al riguardo, si rinvia ai Rapporti nazionali e globali del Global Entrepreneurship Monitor (GME) (www.gemconsortium.org).

(2) Il Governo italiano ha varato una serie di provvedimenti anti-crisi con il Decreto Legge 29/11/2008, n.185.

 


 

*Le opinioni dell’autore non coinvolgono in alcuna maniera l’Istituzione di appartenenza.

  Commenti (3)
Scritto da Mirco, il 24-02-2010 11:24
Grande Paolo, finalmente la lucidità del Keynes originale (liberale), non annaquato di solo interventismo statale positivo, che ci da sia l'orizzonte, sia la possibilità di vedere oltre l'orizzonte di questa crisi. Complimenti.
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Scritto da Roger website, il 01-02-2009 15:29
Certo, ok. 
L'importanza dell'azione individuale e allo stesso tempo la sua attitudine e propensione imprenditoriale, dovrebbero essere la soluzione a questa enorme crisi di liquidità. La soluzione dovrebbe pertanto essere la tutela delle piccole e medie imprese che sono il cardine della nostra economia... e non certo il salvataggio inutile di contesti organizzativi ormai marci e al crepuscolo. Che cosa si sta facendo invece in Italia? Tutto cio' è figlio della collusione esistente tra politico e grande capitalismo italiano... la casta vuole salvare se stessa è degradare la restante popolazione. Imprenditori, commercianti, liberi professionisti, impiegati, operai e uomini di buona volontà: insieme bisogna cooperare per salvare questo paese.... 
Non voglio andare oltre per non passare per un rivoluzionario.. Sono un liberale, ma l'italia è il paese dei balocchi. 
Saluti.
Scritto da Giovanni, il 12-01-2009 15:48
Molto interessanti i riferimenti a Keynes e,soprattutto, l'importanza che l'autore dà all'individuo e all'influenza che questo può avere in un'economia spesso presentata come spersonalizzata e controllata da pochi grandi. 
Complimenti

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