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TUTELARE L'INDIPENDENZA DELLE AUTORITA' AMMINISTRATIVE INDIPENDENTI E-mail
di Nicoletta Rocchi
22 dicembre 2008
cgil_rocchi.jpgLa Cgil ha seguito con attenzione tutti i percorsi di riforma legislativa delle Autorità indipendenti, peraltro mai arrivati a compimento, nella consapevolezza che la concorrenza è un ingrediente fondamentale per lo sviluppo ma che, come dimostra la attuale crisi globale, il funzionamento dei mercati richiede regole certe e una costante e incisiva attività di tutela e di controllo.


Oggi più che mai c’è bisogno di uno Stato forte che, nella prospettiva, ineludibile, della cooperazione europea, fissi le regole e le faccia rispettare. Nel richiedere una nuova politica economica, non vogliamo che essa diventi il pretesto per coinvolgere lo Stato in mere operazioni di potere o per erigere barriere sulle frontiere nazionali. La crisi finanziaria ed economica mondiale deriva, del resto, dal fallimento delle regole e dei controlli che non hanno tenuto testa al dilagare di comportamenti risoltisi nel collasso del sistema e che richiede ora la ridefinizione, attraverso una maggiore cooperazione internazionale, dell’infrastruttura istituzionale che presiede al funzionamento dei mercati. La costituzione di organismi amministrativi indipendenti a garanzia del corretto funzionamento della concorrenza, ha rappresentato un passaggio decisivo verso una compiuta democrazia economica, capace, nell’interesse generale, di sottoporre a limiti e a regole l’esercizio del potere economico. Con la legge n. 287 del ‘90 e, negli anni successivi, con l’istituzione delle Autorità di settore per i grandi servizi a rete, fino ad allora di monopolio pubblico, sono entrate nel nostro ordinamento le Autorità indipendenti, di modello anglosassone, dotate di apparati tecnico-giuridici e di risorse finanziarie adeguate a procurarsi le professionalità necessarie, guidate da persone in grado di assicurarne l’indipendenza di analisi e di giudizio. Ad esse è stato affidato il compito di neutralizzare l’ambiente economico dalle interferenze della politica e di resistere al condizionamento delle grandi imprese soggette alla loro sorveglianza. Dopo quasi 20 anni dalla loro istituzione non è, a nostro avviso, esagerato parlare di una loro crisi generale. Molte le responsabilità. La politica, attraverso il potere di nomina dei collegi, ha cancellato i fondamenti dell’indipendenza, in taluni casi senza neppure il rispetto formale del requisito della professionalità. Le imprese, al di là delle rituali professioni di fede per l’economia di mercato, hanno optato per il mantenimento delle vecchie protezioni. I mezzi d'informazione sono stati disattenti alle violazioni della concorrenza e alla debolezza degli organismi preposti alla sua tutela. Collegi, spesso articolati secondo le mappe della politica e esposti all'influenza degli interessi sottoposti alla loro vigilanza sono scivolati verso una conduzione monocratica. La collegialità è venuta meno o si è fortemente attenuata, anche per i ritardi nel rinnovo delle cariche. Per questo, sarebbe il caso di prevedere forme di rotazione nella carica di presidente. L'organizzazione interna delle Autorità è stata manomessa e si è indebolito il ruolo delle tecno-strutture, che costituisce, con la qualità del collegio, il fondamento della loro indipendenza. Le iniziative di riorganizzazione messe in atto, l’aumento del numero e del ruolo di uffici estranei alle attività istituzionali, hanno, di fatto, provocato l'indebolimento del ruolo delle tecnostrutture nell’analisi tecnica dei casi, con una corrispondente opacizzazione dei processi decisionali. E’ indispensabile, pertanto, introdurre forme di accountability che responsabilizzino le Autorità rispetto alle loro scelte in merito alle regole di funzionamento. Anche il trattamento del personale ha stranezze che hanno generato nel tempo l’allontanamento dal modello originario. Infatti, mentre la Consob e l'Antitrust fanno riferimento al Contratto della Banca d'Italia, l'Autorità garante per le comunicazioni e l'Autorità per l'energia elettrica e il gas sono collegati a quello dell’Antitrust. In questa situazione prospera il favoritismo, condizionato dal clientelismo d’elite e la meritocrazia langue, essendo stato eliminato ogni sistema per la valutazione e l’incentivazione del personale, basato sul merito. Si è esteso l’utilizzo dell’istituto del comando che, pur se legittimo, si presta a pericolose derive, in quanto sottrae una parte rilevante dei dipendenti allo scrupoloso scrutinio della loro professionalità. I governi che si sono alternati alla guida del Paese hanno puntualmente promesso la riforma del sistema. Deve essere motivo di riflessione se essa non è mai decollata in un Parlamento che, forse, riflette l’atavica sfiducia e la diffidenza italiane verso le regole. Oggi se ne torna a parlare ma i segnali che vengono dal Governo sono inquietanti. Alla vicenda dell’Autorità per l’energia e il gas, di cui, qualche mese fa, si tentò di azzerare i vertici riportandola area sotto il controllo di fatto dell’ esecutivo, si è aggiunto il preannunciato taglio di oltre il 30% delle risorse destinate all’Antitrust. Intendiamo qui ribadire alcuni punti cruciali. Per quanto concerne la composizione degli organi, si conferma l’esigenza di garantirne l’indipendenza, il rispetto dei requisiti professionali dei componenti e la loro provenienza da tutti i settori della società. E’ poi necessario mettere mano alla governance delle strutture e al loro funzionamento, uniformando i processi di selezione del personale ed evitando il ricorso all’istituto del comando. Occorre, inoltre, prevedere adeguate procedure di selezione meritocratica dei dirigenti e dei vertici (segretari generali, direttori generali) nonchè adottare rigorose procedure interne intese a garantire la piena trasparenza del processo decisionale. Infine è giunto il momento di lavorare per un’area contrattuale comune per il settore.

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