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I BONUS LUNARI E-mail
Welfare
di Franco Osculati
19 dicembre 2008

social_card_osculati.jpgIl Governo ha varato provvedimenti per il sostegno episodico delle condizioni di vita dei più bisognosi. L’intento è lodevole ma la misura è scarsa. Inoltre, l’applicazione è affidata ad un faticosissimo meccanismo burocratico e concessorio, oneroso anche per le imprese. Ignorato il ruolo dei Comuni. Le enormi differenze nel welfare locale.


1. Se si dà un’occhiata ai provvedimenti assunti dal Governo per il sostegno dei redditi e delle famiglie in difficoltà emerge, prima di ogni altra considerazione, che tutto è a domanda. Nel dl approvato il 28 novembre, all’art. 1 (Bonus straordinario per famiglie, lavoratori, pensionati e non autosufficienti) nei commi dal 5 al 18 la parola "domanda" (o "richiesta" o altro sinonimo) compare non meno di 20 volte. Tra l’altro, come per altri aspetti hanno già sottolineato Claudio De Vincenti e Ruggero Paladini su nelMerito del 4 dicembre, sono stati introdotti congegni e figure inediti che possiamo denominare "domanda di riserva" e "sostituto d’imposta incapiente". Infatti, il datore di lavoro "eroga il beneficio, secondo l’ordine di presentazione delle richieste nei limiti del monte ritenute e contributi nel mese di febbraio 2009" (comma 8). Nel caso i sostituti d’imposta non provvedano, per insufficienza di tale "monte", gli interessati potranno ri–presentare istanza entro giugno all’agenzia delle entrate (comma 17). In aggiunta, a cura dei sostituti, delle domande dovrà rimanere traccia nei modelli 770, dovrà essere data informazione, entro aprile, all’Agenzia delle entrate e dovrà essere conservata copia per tre anni (commi 9, 10 e 21).

"La richiesta", va da sé, sarà presentata "utilizzando l’apposto modello approvato con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate" (comma 6). Anche chi ambisce alla carta acquisti, già lanciata con i provvedimenti estivi (dl 112 legge 133), dovrà compilare apposito modulo ricavabile dal sito del Governo o dell’Inps: disponendo di un computer. Altrimenti si può fare un salto in Posta per procurarsene uno. Il modello consta di due pagine per complessivi 8 quadri, più frontespizio e allegate informazioni, contenute, queste, in un foglio aggiuntivo corpo 6 per complessive 61 righe (tipo contratti di assicurazione: solitamente illeggibili). Il riquadro 7 elenca gli allegati necessari. Tra questi l’Isee, che non vale per più di 12 mesi e che l’interessato potrà procurarsi presso un Caf o l’Inps o, si noti, il Comune di residenza. Nell’informativa compaiono varie precisazioni, come per esempio "L’utilizzo della Carta è possibile tramite i circuiti Postamat e Mastercard solo quando tali circuiti ed i relativi terminali POS/ATM/Internet sono attivi", che non sembrano di immediata accessibilità per la maggior parte del pubblico cui sono rivolte, formato da persone che tira la vita con i denti, spesso in età avanzata e preda di difficoltà varie. Invece si capisce, o si capirà, facilmente che non sempre i 40 euro potranno essere spesi nel consueto negozietto all’angolo, dato che "La Carta è utilizzabile esclusivamente negli esercizi commerciali convenzionati con il circuito Mastercard e che possiedono i Codici merceologici e gli altri requisiti previsti dal Ministero ecc.". Si ripropone, in piccolo, quel che avvenne all’inizio degli anni ’90 quando un Governo di allora predispose un nuovo modello per la dichiarazione dei redditi talmente complicato da essere definito dall’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro "lunare".  
2.
Ora, se è vero che non possiamo abbandonarci a facili ironie su provvedimenti che comunque si traducono in necessarie calorie (cibo e riscaldamento) per molti concittadini, è anche vero che, inutile negarlo, non ci piace la filosofia di tali misure. Il voler mettere tutti in fila, con il cappello in mano, non sorprende perché discende dalla storia politica, fortemente inquinata dal clientelismo, del nostro paese e perché il far cadere dall’alto è atteggiamento tipico della destra ora al governo. Tuttavia, quel retroterra culturale continua a non condividerlo chi, per esempio, ha sentito parlare della "Società libera" di Beveridge, chi vede nel welfare state un lato morale (vedi l’ultimo libro di Laura Pennacchi) e chi tiene ancora alla Costituzione (ad incominciare dai "doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale", di cui all’art. 2).

Peraltro, il modo di organizzare gli interventi di cui sopra non dovrebbe appagare neppure chi coltiva altre ideologie. Negli anni scorsi, proprio alcuni esponenti di spicco dell’attuale Governo si erano segnalati per la critica alla complessità amministrativa. E qui, invece, si è creato un monumento all’ingorgo burocratico, addossando incombenze varie a beneficiari e sostituti d’imposta. Non si poteva, almeno in parte, raggiungere i medesimi scopi ridefinendo l’assegno sociale (aumentando anzitutto la prossima tredicesima) e le detrazioni per carichi di famiglia? La presumibile risposta è che si tratta di bonus una tantum. Insomma, cari amici, nel 2010 i 40 euro e simili non li vedrete più.

E’ evidente che alla fine del 2009 sarà più complicato reperire risorse per finanziare i provvedimenti di sostegno perché molte di esse saranno state bruciate per gestire un sistema di forte complessità come quello che sta prendendo le mosse in queste settimane.
3. I bonus, e simili, in discorso sono rivolti ai più demuniti, cioè a persone che in larga e probabilmente crescente misura sono interessate ai servizi sociali dei Comuni. I provvedimenti dovevano essere collocati in questa cornice.

La spesa "sociale" dei Comuni di parte corrente ammontava a 6,6 md nel 2006, pari al 14,5% della spesa corrente totale. Nel 2007 i valori sono saliti a 7,2 md e al 15,6%. Significa che già esiste in materia un apparato imponente e in rapida e specifica crescita: la spesa corrente totale è aumentata soltanto da 45,6 a 46 md. Tuttavia siamo in presenza del formidabile paradosso che ho cercato di riassumere in Tab 1: dove più elevati si mostrano gli indici di fabbisogno, meno ampia risulta la risposta degli Enti locali. Tra i Comuni delle singole Regioni, la spesa pro capite più elevata(1) è quella del Friuli-Venezia Giulia, 252 euro nel 2007, e la più contenuta è quella della Calabria, 41 euro (addirittura in diminuzione rispetto ai 44 dell’anno precedente).

Sulle differenze influiscono diversi fattori, dal ruolo degli altri livelli di governo, Regioni e Province, al peso di tradizioni e condizioni locali. Nondimeno, dato che questa è materia di federalismo fiscale e livelli essenziali, non si può ignorare la sfida connessa con differenze così marcate. Non si trascuri, con particolare riguardo alla social cars (e alla tutela dalla povertà nei non anziani) che una specifica voce di spesa dei bilanci comunali (all’interno di "Funzioni nel settore sociale") è: "Assistenza, beneficenza e sevizi diversi alla persona".

Almeno una parte dei bonus dovrebbe transitare dai Comuni e dovrebbe essere assegnata da questi, sebbene nel rispetto di requisiti fissati dallo Stato. Sarebbe un contributo alla perequazione. E’ tuttavia importante che non si assegnino ai Comuni compiti soltanto formali e che erogazioni monetarie e servizi si integrino fruttuosamente, come già avviene in molte esperienze locali.


1) Riporto, in questo caso, dal Rapporto 2008 sulla finanza locale dell’Isae che contiene dati non perfettamente coincidenti con quelli utilizzati in Tab. 1.



Tab. 1 - Indicatori di disagio economico e spesa pro capite per interventi e servizi sociali dei Comuni per ripartizione geografica.
tabella1_osculati.jpg





























Fonti: prime sei righe: Istat, 2008, Rapporto annuale, 2007, i dati si riferiscono al 2006; ultima riga: Istat, 2008, L’indagine censuaria sugli interventi e i servizi sociali dei Comuni, Anno 2005.


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