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IL BILANCIO FALLIMENTARE DOPO SOLO 7 MESI
Conti pubblici
di Marco Leonardi
04 dicembre 2008

leonardi_governo_berlusconi.jpgA Tremonti e Berlusconi bisogna riconoscere una qualità, sanno vendere bene quello che fanno, anche quando fanno decisamente male. Una breve ricognizione delle misure prese in questi sette mesi dall’avvento del quarto governo Berlusconi ci svela il perché. Dopo 10 giorni dalla vittoria elettorale il governo approva due misure chiave: l’abolizione dell’ICI e la detassazione degli straordinari. Entrambe si sono rivelate assai inopportune.


L’abolizione dell’ICI è un formidabile ostacolo al progetto federalista, la detassazione degli straordinari inutile. La terza iniziativa del governo, molto innovativa nella forma, fu l’approvazione del DPEF e l’anticipazione di una legge finanziaria triennale in cui si impegnava a ridurre la spesa del 3% all’anno per arrivare al pareggio di bilancio nel 2011. Mai innovazione, in sé giusta, fu più sfortunata. Il governo si è legato le mani a luglio proprio quando non doveva. Ma non c’è sfortuna senza colpa. La crescita bassa era già ampiamente prevista e soprattutto non si può sempre trovare la scusa delle circostanze avverse. Già nel corso del governo Berlusconi 2001-2006 la scusa dell’11 settembre venne utilizzata ampiamente.

L’argomento del ministro è il seguente. Il governo lavora bene malgrado la situazione internazionale sia particolarmente avversa. Prima erano l’11 Settembre, la concorrenza cinese e l’avvento dell’Euro. Oggi sono la crisi finanziaria e la speculazione. Questi, tuttavia, sono fatti di portata internazionale (la Cina e l’Euro hanno peraltro portato molti vantaggi) e non possono essere addotti a giustificazione dei peggiori risultati dell’Italia rispetto agli altri paesi suoi pari.

Venendo alle misure recenti per far fronte alla recessione, il governo non intende discostarsi né dai saldi fissati a luglio né dalle proposte sostanzialmente già previste nel DPEF di luglio.

Un argomento di discussione interessante è se il governo debba allargare le maglie del vincolo di bilancio almeno in questo anno di crisi per poi eventualmente restringerle negli anni a seguire fino a raggiungere il pareggio nel 2013. Il dibattito di questi giorni è se allentare i vincoli di Maastricht ed eventualmente come promettere credibilmente di rientrare negli anni a venire.

Al di là del superamento dei vincoli, un’altra discussione interessante riguarda il merito dei provvedimenti, lasciando inalterata la dimensione della manovra anti-crisi a circa 5-6 miliardi di euro. È opinione comune e ragionevole che una manovra di così piccola entità e limitata all’Italia non possa sortire effetti rilevanti su un’economia in crisi. A maggior ragione avrebbe senso, invece di proporre misure una tantum come la social card e la robin tax o il bonus per le famiglie povere e i precari, spendere quei pochi soldi per avviare le riforme strutturali degli ammortizzatori sociali e della tassazione IRPEF che aspettano da anni. Un’opposizione che volesse delineare un progetto alternativo per l’economia potrebbe sostenere che tutti i soldi spesi sulla social card andrebbero spesi per la riduzione permanente delle tasse sul lavoro, e quelli spesi per tutto il resto potrebbero essere spesi meglio per la riforma degli ammortizzatori sociali estendendoli anche ai precari. Queste riforme sono fondate su basi ben solide e anni di studio. Si stima che circa il 20% dei lavoratori del settore privato siano esclusi dalla pur magra indennità di disoccupazione ordinaria (12 mesi a 60%-40% dell’ultimo salario), la maggior parte di questi sono lavoratori precari che non hanno raggiunto i requisiti contributivi. Le famiglie più povere e con figli sarebbero ben meglio difese dalla crisi con un sistema di tasse e benefici fiscali come quello proposto nel libro bianco dalla commissione tecnica presso la scuola superiore di finanza pubblica.

Infine alcune delle iniziative del governo oggi sembrano contraddittorie, perché proporre una robin tax per tassare i profitti delle banche se poi devo fare un piano per salvarle? Perchè proporre la rivoluzione della scuola, dell’università e della pubblica amministrazione che significa licenziare lavoratori pubblici proprio in tempi di crisi quando lo stesso Tremonti invoca l’intervento pubblico? Invece del taglio indiscriminato e orizzontale e di riforme ideologiche non era meglio mettere in atto i tagli selettivi proposti dalla spending review del governo Prodi subito cassata da Tremonti?

  Commenti (1)
Scritto da carmelo lo piccolo, il 04-12-2008 22:28
Una delle caratteristiche delle tecniche mediatiche del berlusconismo è la rozza ma efficace banalizzazione e semplificazione dei problemi, e soprattutto il ricorso demagogico all'individuazione del "nemico esterno" per negare la propria inadeguatezza ed il proprio fallimento: per cinque anni ci hanno raccontato che l'economia non "tirava" per colpa dell'11 settembre, ora è già partita la nuova campagna sulla "crisi finanziaria" e sulla "speculazione senza freni". 
E così si finisce per occultare il vero nodo del problema:i continui sbagli ed abbagli della politica economica del governo. Una manovra approvata in nove minuti e mezzo in estate, resa inemendabile e cocciutamente blindata, provvedimenti di puro tamponamento congiunturale, all'insegna del "conservatorismo caritativo e compassionevole", nessuna misura a reale sostegno dell'incremento del reddito disponibile delle famiglie e del ceto medio, gli unici soggetti che potrebbero sostenere nel breve termine la domanda di beni e servizi e riavviare il ciclo produttivo. Appare inoltre singolare che oggi Tremonti, dopo avere attaccato violentemente il Governo Prodi sull'eccessivo rigore delle politiche di bilancio,ed avere a lungo polemizzato sull'inopportunità dei "criteri di convergenza" fissati per l'entrata dell'Italia nella Unione Monetaria Europea sia preoccupato in questo momento della tenuta dei saldi di finanza pubblica, mentre la UE allenta ufficialmente i vincoli di Maastricht per fronteggiare la recessione in atto e tutti gli economisti riscoprono la validità e la lungimiranza della lezione keynesiana in materia di "deficit spending" e rilancio degli investimenti infrastrutturali. Se a questo quadro aggiungiamo la sostanziale inerzia verso qualunque politica di contrasto e/o contenimento dell'evasione fiscale (esistono risorse derivanti dai mancati incassi della stagione dei condoni, cosa si fa per acquisirli rapidamente all'erario, visto che i debitori sono chiaramente individuati dalle istanze presentate per usufruire dei condoni stessi e quindi facilmente raggiungibili senza alti costi amministrativi?)stimata dall'ISTAT in circa 100 miliardi di euro (altro che le assenze dei ministeriali!)si ha un quadro veramente desolante della capacità e dell'adeguatezza di questo governo a misurarsi con la crisi in atto.

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