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L’INPUT DI LAVORO NON REGOLARE IN ITALIA: UN COMMENTO DELLA NUOVA SERIE ISTAT
Lavoro
di Bruno Chiarini, Elisabetta Marzano
19 novembre 2008

marzano_servizi_alberghi.jpgIntroduzione

I nuovi dati Istat (2008) consentono una riflessione sulla allocazione settoriale del lavoro non regolare, e sulla sua volatilità ciclica. Si conferma la forte concentrazione dell’ irregolarità lavorativa nei servizi, coerente con l’evasione nel terziario (Pisani e Polito, 2006).


La distribuzione del lavoro non regolare tra macro-settori

La serie storica delle Unità di Lavoro (equivalenti a tempo pieno, ULA) stimata dall’Istat per il periodo 1980-2005 è mostrata in Figura 1, distinguendo i diversi macro settori.

 

Figura 1: occupazione non regolare in Italia, ULA dipendenti, per macro settori, 1980-2005.


figura_1980_2005(1).jpg

 


 











Emerge con evidenza la forte polarizzazione dell’occupazione non regolare nel terziario, che da solo quantifica, nel 2005, il 78% del totale delle ULA non regolari, queste ultime pari a 2.3 milioni.

Inoltre, il confronto tra i due riquadri della Figura 1 mostra anche che l’andamento complessivo di lungo periodo è fortemente influenzato dal trend crescente, sebbene spezzato, registrato nel settore terziario. Viceversa, sia nel settore primario che nell’industria si registra un andamento calante nell’intero campione. E’ anche interessante notare che in questi due ultimi settori l’input di lavoro non regolare tende a convergere ad un valore comune, prossimo alle 160 mila unità, un ordine di grandezza nettamente inferiore a quello rilevato nel terziario, pari nel 2005 a 1.8 milioni.

Il ciclo dell’occupazione non regolare in Italia

Una semplice analisi delle correlazioni delle serie, filtrate con la procedura Hodrick-Prescott, evidenzia il ruolo del lavoro non regolare nelle fluttuazioni macroeconomiche (si vedano anche Chiarini e Marzano, 2007a, e 2007b).


Tabella 1: fluttuazioni cicliche occupazione regolare e non regolare, per macro settore produttivo. Variabile ciclica di riferimento: produzione aggregata, valori concatenati, prezzi base.


 

Correlazione contemporanea

Correlazione massima

Sincronizzazione dei punti di svolta

Agricoltura

ULA regolari

-0.09

-0.55

Anticipa di 2 periodi

ULA non regolari

0.32

0.36

Ritarda di 1 periodo

Industria in senso stretto

ULA regolari

0.74

0.77

Ritarda di 1 periodo

ULA non regolari

0.60

0.65

Ritarda di 1 periodo

Costruzioni

ULA regolari

-0.18

0.77

Ritarda di 2 periodi

ULA non regolari

0.01

-0.35

Ritarda di 2 periodi

Servizi

ULA regolari

0.09

0.56

Ritarda di 2 periodi

ULA non regolari

0.51

0.57

Anticipa di 1 periodo

Totale economia

ULA regolari

0.39

0.78

Ritarda di 2 periodi

ULA non regolari

0.60

0.60

Coincident

 


In tutti i macro-settori, con l’eccezione dell’agricoltura, il lavoro regolare dipendente ha caratteristiche pro-cicliche: il coefficiente di correlazione contemporanea, quando significativo, è sempre positivo, indicando che la componente di breve periodo dell’occupazione presenta movimenti dello stesso segno della produzione aggregata. Tuttavia, un esame più attento delle dinamica ciclica richiede l’analisi anche delle correlazioni tra la produzione aggregata e l’occupazione (regolare e non) sfasata in avanti o indietro di un certo numero di periodi, in modo da desumere se quest’ultima segue o precede i punti di svolta del ciclo (sincronizzazione). Nel nostro caso, poiché la correlazione massima con la produzione aggregata si manifesta quando la serie dell’occupazione regolare è spostata in avanti (di uno ma anche due anni per servizi e costruzioni), si conferma un noto fatto stilizzato, ovvero che l’occupazione (regolare) è piuttosto vischiosa rispetto ai punti di svolta del ciclo. L’anti-ciclicità dell’occupazione regolare agricola, composta in gran parte da lavoratori indipendenti, spiega l’anomalo comportamento riportato nella Tabella 1(1).

Per quanto riguarda le ULA irregolari, le costruzioni presentano un andamento anticiclico, con un ritardo di due anni, e intensità pari a 0.35, mentre nei rimanenti settori l’input di lavoro non regolare è pro-ciclico. Inoltre, nel terziario, le ULA irregolari anticipano i punti di svolta di un anno.

Infine, è anche interessante valutare le fluttuazioni cicliche delle due componenti occupazionali, regolare e non. Se si guarda alla correlazione tra queste due variabili (non riportata in Tabella 1 per esigenze di spazio), si nota che nel settore terziario questa è massima (0.63) quando l’input di lavoro non regolare è ritardato rispetto a quello regolare di due periodi. Questo significa che i due input di lavoro si muovono nella stessa direzione, ma le fluttuazioni delle ULA non regolari precedono quelle delle ULA regolari. Considerato il peso dei servizi, questo fatto stilizzato si riflette sull’andamento registrato per l’economia Italiana nel suo complesso.

L’occupazione non regolare nel settore terziario

Sebbene il lavoro non regolare sia molto concentrato nei servizi, i tassi di irregolarità rilevati al suo interno sono variegati, come mostrato in Figura 2.

Una domanda spontanea potrebbe essere la seguente: possono esserci interazioni con l’andamento della produttività relativa di questo settore? A questo proposito, è utile il confronto con la Figura 3, dove si riporta il livello della produttività media per ULA dipendente (regolare e non regolare insieme).

 

Figura 2: il tasso di irregolarità lavorativa (ULA non regolari dipendenti/ ULA totali dipendenti) nel settore terziario, anni 1980 e 2005.

 

figura_1980_2005(2).jpg

 
















Il tasso di irregolarità lavorativa è più elevato laddove si registra una bassa produttività media, per esempio, i servizi alle famiglie e gli alberghi. Viceversa, nei comparti con maggiore produttività, come le attività professionali, la percentuale di occupazione dipendente non regolare si riduce.

 

Figura 3: la produttività media (produzione a prezzi costanti/ ULA totali dipendenti) nel settore terziario, anni 1980 e 2005.

 

figura_1980_2005(3).jpg

 




















In termini dinamici la situazione è meno omogenea. Infatti, nelle attività di intermediazione mobiliare e professionali, le ULA irregolari nel periodo 1980-2005 sono aumentate in modo rilevante, e si è contestualmente osservata una marcata riduzione della produttività media. Al contrario, nei trasporti, all’incremento di produttività si è associata una crescita dell’occupazione non regolare.

Si tratta di intuizioni basate su dati aggregati, e soprattutto non si hanno misure della quota di produzione riconducibile al settore irregolare. Questa evidenza, però, conferma ancora una volta come il ricorso a pratiche lavorative non regolari sia giustificato da determinanti differenziate, che inevitabilmente risentono di fattori quali: grado di apertura ai mercati internazionali, tecnologia e simili.

Conclusioni

L’andamento di lungo periodo del lavoro non regolare evidenzia come gli effetti delle riforme nel mercato del lavoro e la regolarizzazione degli immigrati, nell’ultimo decennio, abbiano influito profondamente ma in modo differenziato nei diversi macro settori.

Inoltre, la terziarizzazione dell’economia si è tradotta in un marcato trend crescente anche dell’occupazione non dichiarata. In termini di produttività complessiva del sistema economico, questo è un dato di cui tenere certamente conto, anche alla luce della marcata dinamica ciclica dell’input di lavoro non regolare nei servizi.

Per quanto riguarda le fluttuazioni di breve periodo, se da un lato si conferma un noto fatto stilizzato, ovvero la lenta dinamica ciclica dell’occupazione, si pone anche in risalto un effetto di trascinamento nel corso del ciclo economico da parte dell’occupazione non regolare.

Da ultimo occorre ricordare che la platea degli studi di settore comprende in gran parte attività di servizi (Convenevole e Perinetti, 2008). I dati sopra commentati supportano il tentativo di ricondurre l’evasione a livelli tollerabili avviato con gli studi di settore, ma suggeriscono anche la necessità di un potenziamento di questo strumento.

 

 

1) Il peso delle ULA indipendenti sul totale, come media del periodo 1980-2005, è pari a 70% nel settore primario, si riduce al 40% nelle costruzioni. Nel settore terziario e nell’industria in senso stretto tale valore diventa, rispettivamente, 30 e 20%.

 

 

 

Bibliografia

B. Chiarini, E. Marzano, 2007a, Evasione fiscale e sommerso economico in Italia: Fatti Stilizzati,differenze tra periodi, e puzzles, Moneta e Credito, vol. LX, n. 239, settembre 2007, pp. 259-86, e Documenti di Discussione dell’Ufficio Studi dell’Agenzia Entrate, 2007/1.

B. Chiarini, E. Marzano, 2007b, Structural and Cyclical Patterns of Underground Labour Input in Italy from 1980 to 2004, Discussion Papers N.3/2007, Department of Economic Studies, University of Naples Parthenope.

Convenevole R., A. R. Perinetti, 2008, Studi di settore: principali evidenze registrate nei periodi di imposta dal 1998 al 2005, Documenti di Lavoro dell’Ufficio Studi dell’Agenzia Entrate, 2008/1.

Istat, 2008, La misura dell’occupazione non regolare nelle stime di contabilità nazionale, Statistiche in breve, 6 febbraio 2008, Roma.

Pisani S. C. Polito (2006), Analisi dell’evasione fondata sui dati Irap. Anni 1998-2002, Documenti di Lavoro dell’Ufficio Studi dell’Agenzia Entrate, 31 marzo 2006.

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