| GLI EFFETTI DELLA LEGGE 133 SULLE RETRIBUZIONI DEI DOCENTI UNIVERSITARI |
| Scuola e Università | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| 12 novembre 2008 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Questo avrebbe provocato un disastro: combinato con il rallentamento delle progressioni di carriera generato dal blocco del turnover avrebbe infatti implicato una riduzione di stipendio, a fine carriera, tra il 20 e i 40% (nostre simulazioni). Almeno su questo ultimo punto la 133 si è un po' ammorbidita: prevede infatti un blocco una tantum per un anno degli scatti, che però rimangono biennali. Anche il blocco del turnover, che la legge 133 prevedeva al 10% nel 2009, al 20% nel 2010-2011, e al 50% a partire dal 2012, viene leggermente ammorbidito: il decreto legge n. 180 lo rende infatti totale per le università con maggiori difficoltà di bilancio, e lo innalza al 50% per le università più "virtuose".
Chiariamo subito che l'automatismo nelle progressioni retributive, slegato da ogni valutazione della produttività, è uno dei mali dell'università italiana, che ha fatto sì che ci siano in giro stanchi professori ordinari a fine carriera molto pagati (fino ad un massimo di 5.000 euro netti al mese). Ma retribuzioni così elevate sono appannaggio solamente di pochi ordinari in cattedra da lunghissimo tempo e che pertanto hanno a lungo beneficiato di quelli che una volta erano scatti annuali. Per il resto, gli stipendi dei docenti italiani sono invece piuttosto bassi. Si comincia dai 1.250 euro netti al mese di salario di ingresso per un ricercatore (sic!), ma anche dopo 15 anni di carriera un professore universitario guadagna relativamente poco: il 22,6% in meno della media Ocse, il 23,4% in meno della media Ue, e fino al 41,6% in meno di un suo analogo tedesco.
A fronte di questo stato di cose, una buona riforma avrebbe dovuto introdurre un legame tra retribuzioni e produttività, e favorire il ricambio generazionale al fine di sostituire vecchi professori poco produttivi e molto pagati con giovani ricercatori, freschi di energia e molto più economici per le casse dello stato, per esempio imponendo limiti più stringenti riguardo alla possibilità di posporre il pensionamento.
Invece, le modifiche introdotte fanno esattamente il contrario. Da una parte, il blocco del turnover (poi ammorbidito dal recente decreto 25) produce un ulteriore invecchiamento della classe docente, già tra le più anziane d'Europa (si vedano i numeri riportati da Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it/3716-mariastella-gelmini-universit-pubblica-non-faremo-prigionieri/). Dall'altra, rendendo più improbabili gli avanzamenti di carriera da ricercatore ad associato e da associato a ordinario, rimuove anche quei rari momenti di valutazione della produttività dei singoli (per quanto distorti, scorretti e persino corrotti possano essere alcuni concorsi).
Inoltre, il rallentamento delle carriere causato dal blocco del turnover implica una effettiva e sostanziale riduzione delle retribuzioni nel corso della carriera, ben oltre quella imposta dal blocco una tantum degli scatti di anzianità. Al fine di valutarne l'effetto abbiamo fatto alcune simulazioni sulla progressione delle retribuzioni. Come caso di riferimento (pre-riforma) prendiamo la storia di un giovane - per modo di dire - che diventa ricercatore a 35 anni, quindi associato a 43 anni e poi ordinario a 49 anni (età mediane di immissione in ruolo, dati Miur riferiti al 2005). A fine carriera (una carriera "normale", che si conclude a 65 anni) il suo stipendio netto mensile è pari a 3.963 euro.
Le altre simulazioni riguardano gli effetti della riforma. Interpretando nella maniera più favorevole possibile la legge (che al riguardo non è invero molto chiara), abbiamo congelato per un anno il primo scatto da ricercatore, ma ipotizzato che il blocco degli scatti esaurisca i suoi effetti nel momento in cui il ricercatore viene confermato. Nella prima simulazione (scenario "alto") ipotizziamo che dal 2013 il blocco venga rimosso, e che esso implichi un ritardo di 2 anni nelle carriere (i 4 anni contano soltanto per il 50%, ovvero per 2 anni). L'ultimo stipendio netto del nostro docente in questo caso sarà pari a 3.518 euro, con una riduzione del 4,8%. Nella seconda simulazione (scenario "basso") abbiamo invece considerato una lettura letterale della legge, e ipotizzato che il blocco del turnover al 50% prosegua indefinitamente anche dopo il 2012 (ma il definitivo collasso delle università in questo caso non dovrebbe tardare molto). Ciò si traduce in ulteriori 2 anni da ricercatore (nel caso base il nostro individuo rimaneva ricercatore per 8 anni, adesso diventano 12), e in 3 anni in più da associato (9 invece di 6). L'ultima retribuzione sarà in questo caso pari a 3.040 euro netti (-17,7%). Questa forchetta lascia presupporre che una riduzione nelle retribuzioni del 10%, tutt'altro che trascurabile, sia molto probabile.
Trascurando l’effetto sul benessere delle persone coinvolte, minori retribuzioni avranno, a livello di sistema, due prevedibili conseguenze. La prima è una ulteriore diminuzione della produttività individuale ("per quale motivo faticare tanto a fronte di un magro stipendio"). La seconda è una fuga (all’estero, verso altre professioni, ecc.) dei ricercatori migliori e più motivati, sia quelli già dentro l’università (fenomeno nuovo, ma già in atto) sia, soprattutto, quelli che consideravano la possibilità di entrarvi, e che in quanto migliori avrebbero forse potuto sperare di passare tra le strette maglie previste dal blocco del turnover. Non sappiamo quali fossero gli obiettivi di questa riforma - non sono mai stati esplicitati - ma vogliamo credere (sperare) che fossero altri. Nel qual caso saremmo di fronte all'ennesima riforma che non produce i risultati.
(*) retribuzione mensile netta RN ricercatore non confermato R ricercatore AN professore associato non confermato A professore associato S professore straordinario O professore ordinario Fonte: nostre elaborazioni su dati raccolti da Alberto Pagliarini (http://xoomer.alice.it/alberto_pagliarini/TAB2008conaumento1e77.htm)
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Sembra che le grandi mobilitazioni di questo autunno contro i tagli alle Università un risultato lo abbiano ottenuto: si farà soltanto un mezzo passo indietro, invece di un grande salto indietro come inizialmente sembrava. Infatti, il decreto legge n. 112, quello poi convertito nella legge n. 133, prevedeva non solo il taglio dei fondi e il blocco del turnover (in attesa dell’ennesima grande riforma), ma anche la riduzione delle retribuzioni, con la trasformazione da biennali in triennali degli scatti automatici di carriera.
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