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QUALE TUTELA PER GLI AZIONISTI E GLI OBBLIGAZIONISTI?
Privatizzazioni
di Pierpaolo Marano
06 novembre 2008

marano_alitalia.jpgTra le disposizioni contenute nel c.d. decreto Alitalia, una riguarda i <<piccoli azionisti ovvero obbligazionisti>> di Alitalia – Linee aeree s.p.a. Costoro sono ammessi ai benefici di cui all’art. 1, comma 343, della legge 23 dicembre 2005, n.266 secondo le condizioni e i modi determinati da un successivo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

In concreto, queste persone potranno beneficiare delle somme del fondo costituito presso il Ministero dell’Economia e Finanze in occasione delle note crisi "finanziarie" di qualche anno fa, che è alimentato dall’importo dei conti correnti e dei rapporti bancari definiti come dormienti all’interno del sistema bancario e del comparto assicurativo e finanziario. Modi e tempi per il godimento di tale beneficio – come detto – ancora non si conoscono, ma la previsione consente già qualche riflessione.

Una prima questione, squisitamente giuridica, attiene al parametro utilizzabile per discriminare tra gli azionisti e gli obbligazionisti. Non è agevole scorgere nel nostro ordinamento un qualche indice normativo al quale ricorrere per indicare chi è <<piccolo>> tra costoro; mentre è dalla risposta a questo interrogativo che discende l’individuazione di chi è ammesso, o escluso, dall’intervento del fondo.

E’ difficile comprendere, altresì, la ragione di questa maggior tutela per alcuni investitori (i c.d. piccoli). Il fondo al quale attingere per soddisfarli, infatti, è stato costituito in origine per indennizzare i risparmiatori (senza distinzioni) che, investendo nel mercato finanziario, sono rimasti vittime di frodi finanziarie e che hanno sofferto un danno ingiusto non altrimenti risarcito. Non si scorge una frode finanziaria nel caso di Alitalia, salvo rilevare che i debiti di questa società sono posti a carico della collettività e non dei suoi acquirenti. La crisi di Alitalia non ha alcun punto di contatto neppure con quella che ha condotto al default dei titoli obbligazionari della Repubblica argentina, i cui titolari sono l’altra categoria ammessa a beneficiare dell’intervento del fondo sin dalla sua istituzione. Il decreto infine, riguarda i titolari di capitale di rischio (azioni) e di credito (obbligazioni), ossia persone che hanno accettato di legare il loro investimento alle sorti di Alitalia la cui situazione patrimoniale e finanziaria, come le prospettive economiche e di mercato erano note quando costoro vi hanno investito. E’ piuttosto singolare, allora, che si voglia aumentare la tutela di qualche migliaio d’investitori in assenza di turbative (ad es. frodi finanziarie) del mercato nel quale potevano disinvestire i loro titoli, quando si onerano milioni di cittadini dei costi "necessari" per risanare la società nella quale i primi hanno investito.

L’assenza di una plausibile giustificazione a questo intervento di tutela, poi, rischia di creare attese per analoghi interventi del legislatore a beneficio di quei "piccoli" azionisti e obbligazionisti che hanno investito (almeno) in società partecipate dallo Stato o che, come pure Alitalia, siano soggette ad amministrazione straordinaria. A rigore, il ricorso al fondo alimentato dai conti "dormienti" - peraltro non ancora operativo - non grava di oneri lo Stato. Non si conosce l’importo del fondo, ma è possibile supporre che l’aggiunta dei piccoli azionisti e obbligazionisti Alitalia agli altri soggetti in attesa di beneficiare delle sue risorse si risolva in una loro tutela per un importo "simbolico", salvo ricorrere ad altre fonti per il finanziamento del fondo. Le pressioni di questi mesi per un intervento dello Stato a pagare i conti dell’economia, allora, potrebbero condurre all’adozione di misure che scaricano sull’intera collettività il costo di una siffatta "garanzia". Non è escluso, quindi, che si ripeta in futuro lo scenario per cui il fallimento dell’azionista di controllo (lo Stato) nell’orientare la gestione della società partecipata (nel caso: Alitalia) provoca un intervento del legislatore (lo Stato) che accorda una tutela particolare ad alcuni (i piccoli azionisti o obbligazionisti) ponendone i costi, direttamente o indirettamente, a carico della collettività dei cittadini (sempre lo Stato).

Un’altra riflessione, a questo punto, riguarda l’efficacia delle regole che dovrebbero tutelare gli investitori, siano essi piccoli azionisti o obbligazionisti. Alitalia era una società quotata che ha fornito al mercato le comunicazioni previste per queste società e quelle richieste in via straordinaria dall’autorità di vigilanza. Si deve presumere, quindi, la piena e costante conoscibilità del rischio associato all’investimento in quella società da parte degli investitori. Ricorreva, cioè, la stessa situazione che il nostro ordinamento si premura di garantire rispetto a tutte le altre società quotate tutelando ex ante le scelte d’investimento che allocano il risparmio tra gli strumenti finanziari emessi da queste società. Accordare una tutela speciale a determinati investitori con interventi successivi alla crisi che ha colpito la società in cui hanno investito, inevitabilmente, crea una disparità nei confronti di chi ha investito in altre società, magari subendo perdite analoghe ai primi. Soprattutto, questi interventi possono generare la convinzione – o creare l’aspettativa - che l’investimento in alcune società operanti in settori d’interesse pubblico, se non con partecipazione pubblica, incorpora una sorta di assicurazione del capitale investito che prenderà forma e contenuto caso per caso, quando si manifesta la crisi della società e la sua ammissione all’amministrazione straordinaria.

Volgendo alla conclusione, quello su Alitalia è solo l’ultimo di una serie d’interventi normativi che, da Parmalat in poi, hanno creato un pernicioso assetto a geometria variabile nella gestione delle crisi d’impresa, dove lo Stato è disponibile a concedere strumenti giuridici all’ultima società assoggettata ad amministrazione straordinaria non consentiti a quelle che l’hanno preceduta; manifestando così sfiducia verso i precedenti modi di protezione degli investitori, anche se introdotti da poco tempo. La tutela di azionisti e obbligazionisti, in definitiva, potrebbe non dipendere (soltanto) da regole certe e conoscibili ex ante, valide per tutti, che guidano l’investitore nelle sue decisioni e contribuiscono ad assicurare l’integrità dei mercati regolamentati dove investe. Rischia invece di essere rimessa alla mutevole volontà del Principe di turno che seleziona alcuni a scapito di altri. Magari illudendoli, se le risorse destinate alla bisogna si rivelassero in seguito insufficienti. Questo, però, è un effetto futuro, lontano nel tempo, la cui gestione può ben lasciarsi al successore del Principe.

  Commenti (2)
soluzione che fa quadrare il cerchio
Scritto da Kafka, il 07-02-2009 13:06
Ecco la soluzione che fa quadrare il cerchio  
 
1 - Obbligazionisti risarciti al 100% del valore nominale + interessi  
2 - Azionisti risarciti al 100% del capitale sociale (0,9355 euro di cui 0.4455 cash - 0,49 valore minimo di un Warrant CAI)  
3 - Creditori chirografi Alitalia risarciti al 70%/80% (nei fallimenti di solito è il 50%)  
4 - CAI a costo zero aumenta il capitale di oltre 600 milioni con azioni Priv. con limitato diritto di voto  
5 - Nessun torto ai risparmiatori Argentina-Cirio-Parmalat-etc  
6 - Il governo che avrà mantenuto la promessa di tutala e non avrà cause da nessuno (azionisti-obbligazionisti-creditori  
7 - Alitalia che grazie al concordato coi creditori restanti chiuderà l'AS senza dichiarazione di fallimento  
 
Ecco la fattibilità e i calcoli dell'operazione.  
 
Premessa: lo stato a fine maggio avrà 800 milioni provenienti da fondi dormienti (sarebbero 1.000, ma 200 sono già stati spesi per la social card) coi quali dovrà risarcire gli AZA i Truffati vari e destinare qualcosa alla ricerca scientifica.  
Questo è ciò che dicono la legge Alitalia e la legge finanziaria 2006, e questo è ciò che il Tesoro ha confermato in parlamento nei giorni scorsi.  
A rigor di calcoli, essendo i Truffati (Argentina, Parmalat e tanti altri) circa 800 mila,  
dovrebbero restare SOLO 50/60 milioni per gli AZA: cioè 10 centesimi ad azione.  
 
Invece no!... l'articolo 343 della legge 266/2005 (legge finanziaria 2006!)..rivoluzione tutto. A norma di questo articolo che recita così *** Per indennizzare i risparmiatori che, investendo sul mercato finanziario, sono rimasti vittime di frodi finanziarie e che hanno sofferto un danno ingiusto non altrimenti risarcito..omissis****… è vero che i Truffati di cui sopra hanno diritto ai conti dormienti ma **SOLO** e se avranno vinto una causa e **SE** non saranno risarciti diversamente. Così come ha anche scritto il Prof. Beppe Scienza, sottolineando che BISOGNA VINCERE una causa per aver diritto.  
 
Questa è una differenza sostanziale! Gli AZA invece ne hanno diritto immediatamente senza fare o vincere cause, poiché ciò è sancito esplicitamente dalla legge 166/2008.  
Questo particolare cambia tutto. Infatti chi dei Truffati ha fatto causa: o l’ha vinta o l’ha persa. Se l'ha vinta, è stato risarcito dalle banche che avevano venduto loro i titoli falliti (ci sono un mare di sentenze positive in merito) e perciò non ha diritto all'indirizzo dei conti dormienti.  
Chi ha perso la causa, nemmeno ha diritto di fatto!... poiché, per l'articolo di cui sopra, bisogna non solo vincere la causa ma anche non ottenere altro tipo di ristoro da altre fonti.  
 
Pertanto, di fatto, l'indennizzo per i truffati vari previsto dalla legge non è applicabile se non nei remotissimi casi in cui uno vince la causa ma la parte soccombente non paga. Ma poiché chi perde la causa è sempre una banca, se non pagasse ci sarebbe un pignoramento dei beni: perciò i vincenti causa sono sempre indennizzati (come infatti sta accadendo da tempo nei tribunali e negli accordi extra giudiziari. 
 
Alla luce di quanto sopra il governo divide gli 800 milioni in questo modo : ne dà 100 alla ricerca scientifica (grasso che cola!) ne tiene 100 di riserva per i Truffati (aventi diritto!) e ne rimangono perciò 600 per gli AZA, di cui 300 ai bond e 300 agli azionisti.  
 
Con 600 milioni, già disponibili e di cui l'opinione pubblica ne ha già digerito l'uso, ecco la soluzione che risolve tutto:  
 
A - Con 300 milioni lo Stato paga e ritira tutte obbligazioni ai privati pagandole 100% + interessi (gli obbligazionisti fanno salti di gioia e non faranno ovviamente cause)  
B - A questo punto lo Stato con il 100% dei bond in mano propone ai fornitori creditori chirografi:  
"se voi accettate un concordato senza fare cause, io Stato rinuncio al mio credito totale di 715 milioni dei bond).  
I creditori fanno anch'essi i salti di gioia!... poiché se Fantozzi non deve pagare anche i Bond loro incassano almeno il 70%-80% del credito, invece che la metà come è previsto ora. Calcolate anche che i fornitori hanno munto la vacca d’oro Alitalia per vent’anni.  
Alitalia a quel punto non avrebbe più cause né dagli azionisti né dagli obbligazionisti né dai creditori e pertanto chiuderebbe l’AS senza fallimento.  
B - Con 300 milioni lo Stato paga e ritira tutte le azioni ai privati pagandole 0.4455 (ultimo prezzo di borsa); poi chiederà e farà impegnare CAI ad emettere un Warrant dedicato solo agli AZA per l’acquisto di azioni privilegiate al prezzo di 1 euro con rapporto 1-1.  
Tuttavia, il valore delle azioni privilegiate CAI in quel momento sarà ben superiore a 1 euro e sarà sicuramente di almeno 1,49; come è già confermato anche dal sovrapprezzo pagato da Air France. Ma l’aumento di capitale non sarà a 1.49 bensì a 1 euro perchè altrimenti la differenza di 0.49 dovrebbero entrare cash nelle casse sociali.  
In pratica CAI vi darà azioni a 1 euro, che voi comprereste alla grande perché minimo valgono almeno 1.49.  
In questo modo gli azionisti verrebbero rimborsati di fatto a 0.9355 (valore per azione del capitale sociale) di cui la metà circa cash e l’altra tramite Warrant. Chi non vuole o non ha i soldi per esercitarlo, lo potrà vendere in Borsa. Il suo valore sarà: prezzo di borsa delle CAI Priv meno 1 euro.  
 
Questa soluzione accontenta TUTTI…è non lede i diritti acquisiti di nessuno, non fa discrimine, non costa un euro in più allo Stato, non costa alla CAI…è si può applicare senza cambiare una virgola alle leggi vigenti.
OBBLIGAZIONI ALITALIA
Scritto da AREDI LUCIANO, il 23-01-2009 13:32
Sono certamente un piccolo(2009Euro) di obbligazioni.Cosa dire,devo pagare 2 volte, come tutti e come risparmiatore. Fallimento dell' azionista di controllo (lo Stato) ,provvedimenti perniciosi, conflitto di interessi, speriamo bene, a mio avviso vedo solo lavoro per la Magistratura

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