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LA REGOLAMENTAZIONE DEL SETTORE ENERGETICO: L’AUTORITÀ PER L’ENERGIA ELETTRICA E IL GAS IN BREVE
di Alberto Cavaliere
24 ottobre 2008

cavaliere_gas_elettricita.jpgL’Autorità per l’energia elettrica e il gas (AEEG) è stata istituita con la legge 481/95, che si proponeva di introdurre criteri di efficienza nella regolazione dei servizi di pubblica utilità e, ove possibile, promuovere la concorrenza. La legge entrava anche nel merito degli strumenti, stabilendo ad esempio che le tariffe dovevano essere aggiornate con il metodo del price-cap, così da incentivare le imprese alla minimizzazione dei costi del servizio, trasferendo i benefici anche agli utenti.

Rispetto alla promozione della concorrenza, le direttive di liberalizzazione del settore - emanate dalla UE nel quinquennio successivo e recepite in Italia con il "decreto Bersani" e il "decreto Letta" - avrebbero definito ancor più chiaramente la missione dell’AEEG. Il processo di liberalizzazione più che un processo di de-regolamentazione è stato infatti un processo di ri-regolamentazione, fondato sulla separazione societaria (legal unbundling) fra attività strutturalmente monopolistiche (reti) e attività potenzialmente concorrenziali (produzione, approvvigionamento e vendita) e sull’accesso non discriminatorio dei terzi ai servizi offerti dai proprietari delle infrastrutture di rete e di stoccaggio. Tali obiettivi sono stati completamente realizzati, compresa la completa apertura del mercato ai consumatori finali (nel 2003 per il gas e nel 2007 per l’energia elettrica), ma il grado di concorrenza nel settore resta insufficiente. Il problema è stato ricondotto alla carenza di infrastrutture, che non consentono lo sviluppo adeguato dell’offerta dei nuovi entranti. Ciò ha portato alla parziale revisione dell’approccio precedente, prevedendo che le imprese che si impegnano in nuovi investimenti siano esentate dall’obbligo di concedere l’accesso ai terzi (per l’80% della capacità), se ciò contribuirà a sviluppare la concorrenza nel lungo periodo. AEEG concede altresì generosi incentivi finanziari per il recupero del costo dei potenziamenti delle infrastrutture esistenti. Tuttavia poiché le decisioni di investimento dipendono da comportamenti strategici, AEEG ritiene che solo con una completa separazione proprietaria delle infrastrutture dall’offerta di servizi si creino condizioni più idonee per la crescita della capacità. Diversamente le imprese dominanti potrebbero non ritenere conveniente sviluppare infrastrutture che potrebbero beneficiare i concorrenti e indebolire la loro posizione. Perciò AEEG si è impegnata in un’attività di segnalazione al Governo e al Parlamento affinché la separazione della rete di trasmissione dall’offerta di energia, già realizzata nel settore elettrico, venga estesa al settore del gas.

Il grado insoddisfacente di concorrenza spiega perché AEEG continua a regolare la tariffa di vendita dell’energia elettrica e le tariffe di vendita del gas ai piccoli consumatori che non hanno ancora cambiato fornitore, nonostante il completamento della liberalizzazione. Per comprendere i poteri e l’attività di AEEG è utile considerare la composizione attuale delle tariffe finali, che costituiscono il ricavo riconosciuto ai venditori al dettaglio. Tali tariffe vengono definite e aggiornate trimestralmente da AEEG "spalmando" su di esse tutte le componenti di costo della filiera energetica.

 

La regolamentazione della tariffa finale dell’energia elettrica.

Nel settore elettrico AEEG ereditava un regime basato sulla tariffa unica nazionale e quindi sull’esistenza di sussidi incrociati sia fra aree territoriali che fra utenti con diversi profili di consumo. Tale regime prevedeva un numero eccessivo di agevolazioni tariffarie, che sono state quasi completamente eliminate. AEEG è quindi intervenuta sulla struttura tariffaria, per enucleare le componenti legate ai costi effettivi del servizio dagli altri oneri sopportati dagli utenti. Questi ultimi includono l’incentivazione della produzione da fonti rinnovabili (ma anche da fonti "assimilate", per quanto inquinanti, in base all’ormai noto provvedimento "CIP6"), la copertura dei costi non più recuperabili a causa della liberalizzazione (stranded cost) e dei costi per lo smantellamento delle centrali nucleari. La componente direttamente regolata da AEEG è quella relativa ai costi di rete e di misura (principalmente i costi riconosciuti per la gestione della rete di trasmissione in alta tensione e della rete di distribuzione). Rispetto alla rete di trasmissione AEEG ha eliminato le precedenti tariffe da punto a punto, che non riflettevano i costi, e ha definito i corrispettivi dando rilievo ai problemi di congestione della rete dovuti a scarsità di capacità di interconnessione. La componente che incide maggiormente sulla tariffa finale è quella dei costi di approvvigionamento, che attualmente includono il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica e il costi di dispacciamento (PED). Restano i costi riconosciuti per la vendita al dettaglio (nonché la componente di aggiustamento, UC1). I costi di approvvigionamento riflettono soprattutto il costoso mix di generazione elettrica - basato sui derivati del petrolio e sul gas naturale - che può essere strutturalmente modificato solo dalla politica energetica nel lungo termine. Tuttavia AEEG già nel 1997 era intervenuta sulle regole di indicizzazione di questa componente, con un meccanismo che incentivava le imprese a scegliere un "mix ottimale" di combustibili (tenuto conto di prezzi e rendimenti energetici). Rispetto al costo di generazione dell’elettricità l’intervento di AEEG è stato prima focalizzato sulla stima di un costo standard, che ha ridotto il relativo corrispettivo dal gennaio 2001. Dopo l’avvio della Borsa Elettrica il costo di generazione dipende da un meccanismo di selezione degli impianti basato sull’ordine di merito economico (asta), che sostituisce gli incentivi regolatori con più potenti incentivi di mercato. Le carenze di interconnessione della rete nazionale e il potere di mercato degli ex-monopolisti continuano però a condizionare la formazione dei prezzi all’ingrosso. Resta inoltre il problema della tariffa sociale, definita solo nel 2008 e senza aver modificato il sistema dei sussidi incrociati, che rende molto cara l’elettricità alle famiglie numerose (a meno che non siano molto povere) e tutela indirettamente i single benestanti.


Composizione percentuale del prezzo dell'energia elettrica per un consumatore domestico tipo anno 2008 - Condizioni economiche di fornitura per una famiglia con 3 kW di potenza impegnata e 2.700 kWh di consumo annuo.

 

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La regolamentazione delle tariffe finali del gas naturale

Le tariffe di vendita al dettaglio del gas naturale sono diversificate dal punto di vista territoriale, soprattutto a causa delle tariffe di distribuzione e delle imposte locali. Il controllo dei prezzi da parte di AEEG è limitato sia dalla forte incidenza delle imposte, sia dal costo della materia prima, dipendente dal prezzo delle importazioni, visto il continuo declino dell’incidenza della produzione nazionale sull’offerta totale. Rispetto a tale costo AEEG è comunque intervenuta con provvedimenti riguardanti l’indicizzazione del prezzo del gas al prezzo del petrolio, che dovrebbero riflettere analoghe clausole dei contratti di importazione. L’operazione, consistente nella modifica del paniere di combustibili di riferimento, si è rivelata difficoltosa. Infatti riduzioni del costo della materia prima riconosciuto alle imprese di vendita al dettaglio, pur tutelando gli utenti finali, rischiano di escludere dal mercato i nuovi entranti, che scontano condizioni di approvvigionamento peggiori dell’impresa dominante (che sovente è anche il loro fornitore). AEEG definisce direttamente le tariffe e le condizioni di accesso alle infrastrutture. Fra il 2000 e il 2003, la regolamentazione di tali tariffe - in base ai costi di trasporto, rigassificazione, stoccaggio e distribuzione - ha comportato una riduzione dei costi delle infrastrutture pari a circa il 14%, traslata nella tariffa di vendita al dettaglio a partire dal 2003. La riduzione dipendeva soprattutto dalla diminuzione delle tariffe di trasporto e stoccaggio. Nel caso delle tariffe di distribuzione, un lungo contenzioso amministrativo ha condotto a soluzioni meno soddisfacenti sotto il profilo dell’efficienza e della trasparenza. AEEG determina inoltre i costi di commercializzazione sia per la vendita all’ingrosso che per la vendita al dettaglio. La vendita all’ingrosso infatti non è ancora mediata da un meccanismo di Borsa. Al momento esiste solo un mercato per scambi bilaterali di gas in rete, al cosiddetto PSV (Punto di Scambio Virtuale). La concentrazione dell’approvvigionamento nelle mani di Eni, che detiene gran parte dei contratti d’importazione a lungo termine e controlla i gasdotti di transito del gas situati all’estero, ostacola importazioni indipendenti dall’impresa dominante, che richiedono nuove infrastrutture. Sviluppo dell’offerta e avvio della Borsa del gas sono gli obiettivi attualmente perseguiti.


Composizione percentuale del prezzo del gas naturale per un consumatore domestico tipo. (famiglia con riscaldamento autonomo e consumo annuale di 1.400 m3)

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  Commenti (1)
Consiglio: Perchè non usare una storia v
Scritto da Movo, il 31-01-2010 17:23
Io soffro d'insonnia e posso restare sveglio tutta la notte e: far la lavatrice, stirare, passare l'aspirapolvere, asciugarmi i capelli; fare la torta al forno; montare pensili col trapano elettrico; tritare il pane col tritatutto. Questo dalle 19di sera alle 8 di mattina. Questo per risparmiare! E avrei risparmiato sulla bolletta, se solo non avessi tenuto le luci accese, perchè di notte non ci vedo. Gli altri condomini non hanno capito che così ho cercato di risparmiare e mi hanno denunciato per rumori molesti. Per difendrmi, ho speso 200€ dal Giudice di Pace, il quale mi ha condannato a risarcire il condominio di altre 200€, per rumori molesti e mi ha inibito di adoperare in quel modo la corrente elettrica.Penso che i miei vicini hanno troppe pretese a voler dormire di notte! Quindi, sono costretto ad adoperare l'energia di giorno, negli orari con tariffa più costosa. 
 
Perchè non usare la mia storia come esempio alla pubblicità?

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