Home arrow Concorrenza arrow GI┘ LE MANI DALLE AUTORIT└ AMMINISTRATIVE INDIPENDENTI
GI┘ LE MANI DALLE AUTORIT└ AMMINISTRATIVE INDIPENDENTI
di Guido Rivosecchi
24 ottobre 2008

rivosecchi_autorita_regolazione1.jpgSotto diversi profili, nella nostra democrazia maggioritaria il tema delle garanzie è da tempo sottoposto a forti tensioni. Uno dei principali strumenti di bilanciamento rispetto alle torsioni maggioritarie impresse alla forma di governo è senza dubbio costituito dalle autorità di garanzia, che, sia pure in maniera non sempre coerente, sono state introdotte dal legislatore con l’intento di sottrarre determinati settori meritevoli di specifica tutela alla disponibilità delle maggioranze politiche contingenti.


Alcune tendenze che si sono invece manifestate tra la XV e la XVI legislatura mostrano una certa suscettibilità dei governi e delle maggioranze parlamentari rispetto agli organismi di controllo. Evidentemente i politici italiani, nel farsi forti della sovranità popolare che legittimerebbe un onnivoro indirizzo politico di maggioranza, tendono a ricordare più la lezione di Rousseau che quella di Montesquieu, con buona pace del principio del bilanciamento dei poteri e dei meccanismi di garanzia.

Modello discusso e controverso, quello delle autorità si è consolidato nel nostro come in altri ordinamenti nell’intento di attribuire a soggetti indipendenti dal potere politico funzioni di regolazione dei mercati e di garanzia di determinate posizioni giuridiche soggettive. Il legislatore ha poi proceduto all’istituzione di altre autorità di regolazione in settori sottratti all’indirizzo delle maggioranze contingenti, in quanto meritevoli di particolare garanzia sulla base di determinate disposizioni costituzionali.

D’altro canto, gli stessi procedimenti di nomina dei membri di tali organi riflettono il carattere bipartisan e la legittimazione tecnica che dovrebbero orientare le scelte di Governo e Parlamento. Nelle prime leggi istitutive delle Autorità, tale approccio si manifestava nell’intesa tra i Presidenti delle Camere presupposta agli atti di nomina. Successivamente, dal 1994, quando dall’allora maggioranza di centro-destra fu rotta la convenzione costituzionale che prevedeva l’attribuzione della Presidenza di un ramo del Parlamento al principale partito di opposizione, tali procedimenti di nomina non sono più in grado di conseguire quella sintesi del pluralismo politico-parlamentare che passava per l’atto congiunto delle Presidenze di Assemblea. Mutato il quadro di riferimento, il legislatore ha tentato di elaborare ulteriori meccanismi di nomina, in grado di conseguire le medesime finalità di garanzia per l’opposizione parlamentare. Le leggi istitutive di tali organismi successivamente varate dal Parlamento prevedono infatti meccanismi di elezione dei componenti di talune autorità da parte di ciascuna Camera con voto limitato, come avviene per il Garante per la protezione dei dati personali e per l’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni, ovvero, come avviene nel caso delle Autorità per la regolazione dei servizi di pubblica utilità istituite nel 1995, forme di designazione congiunta tra Governo e Parlamento (poteri di nomina del Governo, previo parere obbligatorio e vincolante a maggioranza qualificata dei due terzi delle competenti commissioni parlamentari), già a suo tempo sperimentate per la Commissione nazionale per le società e la borsa, sia pure in forme diverse (parere non vincolante delle commissioni parlamentari, ma con audizioni parlamentari preventive sui membri designati). E’ evidente come, in queste ultime fattispecie richiamate, l’essenza garantista del procedimento di nomina risieda nel parere parlamentare espresso a maggioranza qualificata dalle commissioni parlamentari competenti per materia.

In secondo luogo, allo specifico carattere garantistico insito nel procedimento di nomina, si aggiunge una predefinita durata del mandato dei membri delle Autorità, spesso dichiarato, per espressa previsione normativa, non rinnovabile.
La recente tendenza del legislatore, manifestatasi dapprima nella XV e ora, con rinnovato vigore, nella XVI legislatura, sembra invece essere quella di riportare il sistema delle Autorità nel circuito dell’indirizzo politico di maggioranza, vanificando, però, in tal modo, la logica loro presupposta.

Il legislatore tende infatti a rimettere anzitutto in discussione il presupposto garantista da ultimo richiamato in merito alla durata predefinita del mandato, che, a partire dal modello costituito dai giudici della Corte Suprema americana, costituisce il prototipo degli organi di garanzia delle democrazie pluralistiche avanzate.

Tale limite viene già sostanzialmente aggirato quando si produce – come in taluni casi è accaduto – una sorta di rotazione nelle nomine dei componenti delle autorità, di cui finiscono per usufruire le stesse persone.

Ora, invece, la durata predefinita del mandato viene messa espressamente in discussione. La prova più evidente di tale tendenza si manifesta già nella legge 28 febbraio 2008, n. 31, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, recante "proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria" (c.d. "decreto milleproroghe"), che, all’art. 47-quater, dispone, dietro l’apparente riallineamento della durata del mandato dei membri delle autorità indipendenti, una sostanziale proroga del mandato del presidente e dei membri della Commissione nazionale per le società e la borsa, del Garante per la protezione dei dati personali e dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, in una fantomatica "attesa dell’approvazione della legge di riordino delle autorità indipendenti".

Più di recente, nella XVI legislatura, Governo e Parlamento sembrano direttamente puntare all’"azzeramento" di talune Autorità di garanzia. La tendenza si manifesta soprattutto in taluni emendamenti presentati al disegno sullo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese pendente presso la X Commissione della Camera dei deputati (A.C. 1441-ter), con cui verrebbe sostanzialmente azzerata l’Autorità per l’energia e il gas. Si prevederebbe infatti la sostanziale l’abrogazione dell’art. 2, comma 7, della legge 14 novembre 1995, n. 481, che, nel disciplinare il procedimento di nomina dei membri delle Autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità, individua nel parere parlamentare a maggioranza qualificata il meccanismo di garanzia bipartisan della scelta.

Si può discutere sul fondamento costituzionale (e sul rendimento) delle Autorità indipendenti, ma, una volta intrapresa la via della ricerca di garanzie esterne al circuito fiduciario che esse dovrebbero conseguire, pare davvero controproducente tentare di riassorbirle nuovamente nella sfera dell’indirizzo politico di maggioranza.

In una democrazia maggioritaria, infatti, le Autorità di garanzia sono specificamente orientate a tutelare quel pluralismo, specie di carattere economico e sociale, che l’inevitabile concentrazione dei poteri tende a mettere in discussione.

  Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il logi o registrati.

 
< Prec.   Pros. >