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5 PROPOSTE PER USCIRE DALLA CRISI FINANZIARIA E LENIRE (L’ORMAI PROSSIMA) CRISI DELL’ECONOMIA REALE
Finanza
di nelMerito.com
09 ottobre 2008

ecofin_bce_proposta.jpgLa gravità della crisi finanziaria in corso richiede un intervento immediato, coordinato tra i paesi europei e fondato su cinque misure principali che tengono insieme aspetti finanziari e aspetti reali e che richiedono modificazioni dell’assetto istituzionale in vigore.


i) Ripatrimonializzazione delle istituzioni finanziarie

Intervento degli Stati con soldi pubblici nel capitale delle istituzioni finanziarie in difficoltà. Questa strada è preferibile a quella di acquistare i titoli ‘‘cattivi’’ intrapresa negli Stati Uniti in quanto ‘‘punisce’’ i colpevoli (azionisti e managers) e permette ai contribuenti di appropriarsi di un eventuale recupero nella redditività delle società. Il piano, che deve essere adeguato quantitativamente, per contribuire a tranquillizzare i mercati deve essere dichiarato ex ante (prima che il dissesto sia conclamato come è invece successo per Northern Rock, Dexia, Fortis) e deve essere preso di concerto da parte di tutti i membri della UE stabilendo regole comuni per l’intervento. Il contributo deve comunque essere in capo ai singoli governi che debbono rispondere delle scelte ai contribuenti: la scelta è politica in quanto comporterà forti ripercussioni distributive (tasse, inflazione). Alcuni accorgimenti importanti: a) le deroghe al principio della tutela della concorrenza e alla normativa su aiuti di Stato debbono essere limitate e stabilite in sede UE, b) l’eventuale immissione di capitali deve essere guidata dalle autorità monetarie visto che i recenti interventi dei governi in Germania, Regno Unito e Benelux sono stati alquanto maldestri, c) la partecipazione dello Stato deve essere finanziaria (azioni privilegiate), non deve entrare nella gestione e deve essere a termine, d) regole certe per l’intervento su banche transfrontaliere. La certezza delle regole dell’intervento è un punto chiave per restituire fiducia.

 

ii) Politica monetaria

La riduzione dei tassi di interesse da parte della BCE, tanto più perché coordinata con le altre Banche Centrali, è un segnale nella giusta direzione ma non basta. Occorre che l’ECOFIN fornisca esplicitamente alla BCE l’appoggio politico che faciliti per la Banca Centrale la gestione temporanea dell’emergenza allentando, ove necessario, la priorità assegnata all’obiettivo di inflazione e accompagnandola con l’obiettivo della stabilità del sistema finanziario. In questo modo, la BCE sarebbe agevolata a immettere tutta la liquidità ritenuta necessaria e potrebbe eventualmente fornire forme di garanzie sulle passività delle banche.

 

iii) Leva fiscale

Visto che, comunque, l’indebolimento ormai acquisito del sistema bancario produrrà un credit curnch con rarefazione dell’offerta di prestiti e ulteriore abbattimento della domanda aggregata, occorre una forte manovra fiscale, ben mirata e concertata a livello Europeo, a favore dei soggetti a rischio a valle del sistema finanziario ossia, imprese, soprattutto piccole, per le quali occorre prevedere strumenti di sostegno per agevolarne il sempre più difficile soddisfacimento degli oneri finanziari (es. riscadenzamento agevolato del debito), e strumenti di facilitazione dell'accesso al credito, anche da parte delle famiglie a medio-basso reddito le quali necessitano prioritariamente: a) di provvedimenti volti alla riduzione netta ed effettiva degli oneri finanziari a loro carico per i mutui prima casa in essere, sgravi fiscali su tutte le operazioni connesse, supporto alla copertura delle garanzie collaterali, b) un intervento di riduzione delle imposte delle persone fisiche.

 

iv) Allentare il patto di stabilità UE

Anche per favorire la possibilità da parte degli stati membri di entrare nel capitale delle banche, allentare immediatamente il Patto di Stabilità e crescita, o almeno ammettere che le attività acquisite nelle banche possano andare a detrazione del fabbisogno e del debito pubblico. Ciò che importa è che la disponibilità dei Governi di acquisire titoli delle banche venga considerata irrilevante ai fini del calcolo del fabbisogno e del debito pubblico.


v) Sviluppo

BEI e ad altre istituzioni, pubbliche o con forte garanzia pubblica ma comunque a livello comunitario, debbono emettere titoli destinati a finanziare un programma di investimenti nelle infrastrutture europee con titoli che godono della garanzia degli Stati europei. L’operazione mira a contrastare l’avvitamento verso il basso della domanda aggregata privata alimentato dalla crisi finanziaria e dalla connessa crisi di fiducia.

Questo mix di misure, coordinato a livello UE, permetterebbe di ridare fiducia al mercato, di stabilire regole certe per affrontare l’emergenza e di limitare gli effetti sull’economia reale.


* Alla proposta ha contribuito anche Claudio Gnesutta.

  Commenti (1)
debito pubblico e debito sovrano
Scritto da enrico desimone, il 22-06-2010 10:26
Il Commissario Barroso ha dichiato che c'e' rischio colpi di stato, alla Pinochet aggiungo io: certo che se si trattasse di una battuta parossistica di Berlusconi ci saremmo pure fatti una risata, ma detto da Barroso con richiamo al debito sovrano ovviamente giacche' quello pubblico e' fatto interno inerziale, la risatina e' a fior di labbra.

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