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LE POLITICHE PER LA NON AUTOSUFFICIENZA NEL LIBRO VERDE
Welfare
di Luca Beltrametti
03 ottobre 2008

non autosufficienzaIl Libro Verde propone un modello di welfare che si dovrebbe realizzare "non solo attraverso le funzioni pubbliche ma soprattutto riconoscendo, in sussidiarietà, il valore della famiglia, di tutti i corpi intermedi e delle funzioni professionali che concorrono a fare comunità". La speranza degli estensori del documento è che questa impostazione possa offrire "migliori prospettive soprattutto a giovani e donne".

Credo che le politiche per la non autosufficienza costituiscano un terreno difficile per l’implementazione di questa impostazione. In effetti, l’estensione quantitativa dei bisogni di cura per le persone non autosufficienti deriva principalmente dall’invecchiamento della popolazione (aumento del rapporto tra anziani e popolazione totale) e questo tautologicamente implica che, in media, gli anziani hanno meno persone in famiglia che possano prestare loro assistenza. Le realtà di persone anziane sole caratterizza drammaticamente la nostra epoca. La difficoltà a trovare nell’ambito della famiglia lavoro informale di cura deriva d’altra parte anche dalla crescente partecipazione delle donne alla forza lavoro. Tra il 1995 ed il 2006 il tasso di occupazione femminile è aumentato in Italia dal 37,5% al 46,3% sia pur con significative differenze regionali: nel periodo, il tasso aumenta di circa 11 punti nel nord e di circa 5 nel sud. Tale tendenza deve essere ovviamente giudicata in termini positivi per i suoi riflessi sulla parità di genere, sulla crescita economica e, contrariamente ad un luogo comune assai radicato in Italia, sulla fertilità (data la correlazione positiva, messa in luce da una mole crescente di studi, fra occupazione delle donne e numero dei figli). Per queste ragioni, quindi, sembra difficile pensare alla famiglia come soggetto forte e centrale di politiche di assistenza alle persone non autosufficienti nel prossimo futuro. Ciò naturalmente non vuol dire che il desiderio delle persone anziane non autosufficienti di restare nella propria casa non debba essere un obiettivo prioritario delle politiche pubbliche, ma implica un atteggiamento di apertura verso l’immigrazione di assistenti familiari, una rigorosa politica di contrasto del lavoro irregolare e lo sviluppo di politiche di integrazione capaci di qualificare il lavoro di cura. Le famiglie devono ricevere risorse certe e devono essere messe in condizione (quando sono in grado) di gestire un mix di lavoro di cura formale ed informale.

 

Il Libro Verde auspica "un modello di governance che garantisca la sostenibilità finanziaria": l’espressione è un po’ vaga ma è ovviamente condivisibile. Credo l’esperienza storica dimostri che la vera sostenibilità (economica e politica) di un programma di assistenza finanziato con la fiscalità generale si ha non solo quando si eliminano sprechi ma anche e soprattutto quando il programma viene percepito dai cittadini come equo. L’equità diviene in ultima analisi una condizione per la sostenibilità nel tempo di una politica. Nel caso specifico della non autosufficienza l’equità di un programma deve essere – credo – giudicata in base a tre criteri: 1) capacità di erogare prestazioni diverse in presenza di livelli di bisogno diversi; 2) capacità di garantire le stesse probabilità di ricevere date prestazioni a fronte di uguali condizioni di bisogno in diverse aree del paese; 3) capacità di offrire alle diverse generazioni trattamenti non troppo dissimili. Se non si affrontano concretamente queste questioni, il tema della sostenibilità diviene un puro esercizio finanziario ed i programmi sono destinati a perdere quel sostegno popolare che ne può garantire la sopravvivenza.

Circa il primo punto, il nostro paese ha molta strada da percorrere: l’Italia è l’unico tra i paesi sviluppati ad avere la principale prestazione per la non autosufficienza (l’indennità di accompagnamento) con un importo unico (€465 al mese) senza distinzioni in base alla gravità della non autosufficienza. Per esempio, in Germania si hanno 4 livelli di gravità e le prestazioni per le persone al loro domicilio variano da €205 a €665 mensili, per le persone in residenza variano da €1.023 a €1.688; anche in Francia si hanno 4 livelli di gravità e le prestazioni (graduate anche in base alle condizioni economiche del beneficiario) variano per i più poveri tra €344 ed €1.107 mensili. La prestazione italiana non è nè alta nè bassa in assoluto, è semplicemente iniqua.

Circa il secondo punto, i percettori di indennità di accompagnamento rappresentano il 3% circa della popolazione con più di 65 anni nella Provincia Autonoma di Bolzano ed il 10% circa in Umbria, contro una media nazionale del 6,7%. Questi dati si commentano da soli; le differenze regionali e provinciali sono peraltro "a macchia di leopardo" e sfuggono ad una rozza divisione nord-sud. Occorre a mio giudizio che le regioni (che gestiscono il processo di accertamento medico della non autosufficienza a fronte di una spesa a carico del bilancio statale) ricevano adeguati incentivi e disincentivi allo scopo di arrivare ad una politica realmente omogenea a livello nazionale.

Circa il terzo punto occorre evitare che le generazioni più giovani percepiscano questi programmi come un qualcosa che riguarda solo una generazione oggi anziana, che ha già avuto molto dal welfare in termini di politiche sanitarie e pensionistiche. La sostenibilità nel tempo del programma deve essere garantita evitando abusi e forse anche prevedendo accantonamenti di risorse a garanzia delle generazioni future.

Nel Libro Verde si auspica un "connubio virtuoso tra sistema pubblico, famiglia, privato sociale e reti di supporto...". In questa prospettiva, al di là della retorica, occorre che lo Stato definisca in modo chiaro e credibile i livelli essenziali garantiti in forma omogenea su tutto il territorio nazionale dando certezza ed esigibilità dei diritti delle persone non autosufficienti. Occorre anche che le regioni (cui la costituzione riformata attribuisce competenza esclusiva in materia di assistenza) sviluppino i loro programmi in modo non estemporaneo ma in modo da attribuire ai cittadini diritti chiari ed esigibili. Non a caso Francia e Germania (i paesi che hanno sviluppato le garanzie pubbliche più robuste per la non autosufficienza) sono anche i paesi europei nei quali le polizze integrative private long term care si sono maggiormente diffuse . E’ difficile sviluppare interventi complementari se non è ben chiaro a cosa questi interventi debbano essere complementari.

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