Home arrow Welfare arrow POVERT└ ASSOLUTA E POVERT└ ESTREME NEL LIBRO VERDE: CONOSCERE PER DELIBERARE?
POVERT└ ASSOLUTA E POVERT└ ESTREME NEL LIBRO VERDE: CONOSCERE PER DELIBERARE? E-mail
Welfare
di Francesco Marsico
03 ottobre 2008

marsico_poverta.jpgIl Libro Verde del Welfare, in modo invero confuso, giustappone il tema della lotta alle povertà estreme e la questione relativa alla povertà assoluta: confuso in quanto i due termini nel dibattito scientifico e politico non vengono collocati sullo stesso piano e per motivi abbastanza evidenti.
In merito alla povertà assoluta la prima elaborazione dell’ISTAT di questo dato risale al 1997.

L’intento consisteva nell’approdare ad una stima di famiglie effettivamente povere: a differenza della povertà relativa, che rileva il grado di disuguaglianza basata sulla spesa per consumi, la povertà assoluta tentava una misurazione quantitativa – a partire dalla definizione del "valore monetario di un paniere di beni e servizi indispensabili affinché una famiglia di data ampiezza possa raggiungere un livello di vita socialmente accettabile", di quanti non raggiungevano un determinato livello di benessere.

L’ultimo dato prodotto nel 2002 dall’ISTAT stimava che il 4,2% delle famiglie italiane erano assolutamente povere. Un aggiornamento da parte dell’Isae di quel dato nel 2004 – ovviamente a parità di paniere - arrivava ad una stima del 6,8%.

Come dicevamo, l’ISTAT ha sospeso la pubblicazione dei dati sulla povertà assoluta al fine di consentire una revisione del metodo di calcolo e del relativo paniere, attraverso la costituzione di una Commissione ad hoc. Insomma, oggi, il nostro paese non dispone di una stima aggiornata di questo dato e – soprattutto – di un metodo condiviso dalla comunità scientifica.

D’altro canto anche il termine "povertà estreme" non si appoggia su una definizione teorica univoca: il Rapporto 1993 della Commissione di indagine sulla povertà e sull’emarginazione affermava che si tratta di "aree di privazione, di disagio e di esclusione che occupano i gradini più bassi della stratificazione sociale e che non usufruiscono se non in minima parte della protezione legislativa e delle prestazioni dello stato sociale",(1) individuando quattro categorie specifiche: senza dimora, nomadi, malati di mente e immigrati. Peraltro prendendo in esame la sola categoria degli homeless presenta difficoltà definitorie rilevanti.

Il Libro verde (pag. 14) apre la sua riflessione dal tema della "lotta alle povertà estreme", passa attraverso "i soggetti a forte rischio di esclusione sociale a cui è preclusa l’entrata nel mondo del lavoro" e chiude evocando sia la "povertà assoluta" che il "bisogno assoluto". Ma non ne fornisce una definizione, se non citando en passant "anziani oltre i 65 anni con la pensione minima, le famiglie con un solo genitore (spesso donna), quelle con figli portatori di disabilità o di disagio psichico."

Ricalcando il metodo del Libro verde è il caso di porsi alcune domande:

Sono queste le categorie della povertà estrema?

E se lo sono, ad esempio, i senza dimora sono dentro o fuori la categoria?

E’ possibile costruire politiche senza definire con un minimo di chiarezza la platea dei beneficiari?

Si può criticare l’approccio categoriale, come fa il Libro Verde, e poi riprodurlo in maniera surrogatoria e implicita?

Se a questo aggiungiamo la constatazione che non esiste una stima – in generale – delle povertà cosiddette estreme, né tanto meno degli homeless, si pone una questione su quali siano gli elementi oggettivi per affrontare il tema. Infatti il nostro paese non ha un sistema di rilevazione nazionale(2) degli interventi sociali, come previsto dalla legge 328/2000, per definire la concreta platea dei destinatari.

Anche adottando una visione semicategoriale quale quella scelta dal Libro Verde (i poveri assoluti in fondo sono sempre una sottocategoria dentro la più ampia area della povertà tout court) forse si dovrebbe cercare di sviluppare una riflessione coerente e non occasionale.

Si può pensare, ad esempio,di

1. investire la Commissione di Indagine sull’esclusione sociale del compito di convalidare gli esiti della Commissione ad hoc promossa dall’ISTAT sulla povertà assoluta;

2. attendere i risultati della ricerca nazionale promossa dal Ministero del Welfare, Istat, Caritas Italiana e Fio.psd sui senza dimora per realizzare per azioni specifiche;

3. rilanciare l’obiettivo di un Sistema informativo sociale, così come indicato dalla legge 328/2000, operando nella direzione di definire criteri uniformi e confrontabili per le varie banche dati, che gli enti locali e le regioni si stanno impegnando ad istituire da alcuni anni a questa parte.

Con una avvertenza: evitare affermazioni dettate più dalla convenienza che dall’esperienza, come quella sul preteso "fallimento" del reddito minimo di inserimento. Nell’Europa allargata solo Grecia, Italia e Ungheria non hanno misure di sostegno al reddito delle famiglie povere: forse qualche motivo ci sarà.

 

 

1) Commissione di indagine sulla povertà e sull’emarginazione, Terzo Rapporto sulla povertà in Italia, 1993 pag. 179
2) "Lo Stato, le regioni, le province e i comuni istituiscono un sistema informativo dei servizi sociali per assicurare una compiuta conoscenza dei bisogni sociali, del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali e poter disporre tempestivamente di dati ed informazioni necessari alla programmazione, alla gestione e alla valutazione delle politiche sociali, per la promozione e l’attivazione di progetti europei, per il coordinamento con le strutture sanitarie, formative, con le politiche del lavoro e dell’occupazione." Art. 21 c. 1 Legge 328/2000

  Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Effettua il logi o registrati.

 
< Prec.   Pros. >