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BAMBINI STRANIERI SOLI IN ITALIA: QUANTO POCO NE SAPPIAMO E QUANTO POCO FACCIAMO?* E-mail
Immigrazione
di Alessandro Rosina
24 settembre 2008

bambini_immigrati.jpgE’ difficile immaginare una condizione più vulnerabile di quella di un bambino che vive in un paese straniero senza genitori o altri familiari. Sono tanti in Italia? Troppi, ma non sappiamo esattamente quanti. Cosa facciamo per loro? Poco e spendendo molti soldi. Un fenomeno tutto da chiarire e approfondire. Nel frattempo, tra i minori ospitati dal sistema penitenziario italiano gli stranieri sono diventati la maggioranza.
*Articolo pubblicato anche su neodemos.it


Chi sono e quanti sono?

Vengono tecnicamente definiti "Minori non accompagnati". Si tratta di bambini che, come stabilisce il DPCM 535/99, vivono nel nostro Paese senza avere la cittadinanza italiana (o di altri stati dell’UE) e senza la presenza dei genitori o altri adulti che li assistano e ne siano formalmente responsabili. Difficile pensare a soggetti più vulnerabili tra chi vive nel Belpaese.

Quello dei bambini stranieri soli è un fenomeno cresciuto in modo rilevante nel corso degli anni Novanta assieme all’immigrazione. Al fine di quantificarlo e monitorarlo è stato istituito il "Comitato per i minori stranieri" (CMS), operativo ormai da dieci anni (art. 33 D.Lgs. n. 286, 25.07.1998). Secondo i dati più aggiornati raccolti dal CMS, al primo gennaio 2008 i bambini stranieri extracomunitari soli risultano essere oltre 7.500. Si tratta però di una sottostima, che risente della grande difficoltà sia di individuarne la presenza sul suolo italiano (tipicamente entrano clandestinamente) sia di accertarne lo status una volta fermati, essendo la grande maggioranza dei bambini soli sprovvista di documenti. L’organizzazione Save the Children, ad esempio, ha raccolto testimonianze di come in molti casi i minori immigrati al momento dell’identificazione dichiarino di essere maggiorenni sperando così di non essere trattenuti e di trovare poi più facilmente un lavoro.

Va poi considerato che dal primo gennaio 2007 i bambini rumeni e bulgari sono diventati comunitari e quindi non più di pertinenza del CMS, ma la problematicità della loro condizione non è certo risolta. Al 31 dicembre 2006, quando ancora venivano registrati, i rumeni costituivano ben un terzo dei "minori non accompagnati", risultando la comunità di gran lunga più rappresentata. La problematicità dei minori di tale nazionalità appare del resto anche da altre fonti: nel 2006, ad esempio, su 11.413 minorenni stranieri denunciati, il 38% era rumeno. Seguivano, a distanza, i provenienti dal Marocco con il 14% (cfr. http://giustiziaincifre.istat.it/).

La distribuzione dei bambini soli per cittadinanza al primo gennaio 2008 (Figura 1) non riflette necessariamente la gerarchia delle presenze straniere adulte. Sovrarappresentate tra i primi sono soprattutto le provenienze da Palestina, Afghanistan e Iraq, nazionalità queste che non risultano tra le 15 comunità complessivamente più numerose in Italia. Un dato che suggerisce come il fenomeno abbia proprie caratteristiche specifiche. Va in aggiunta considerato che tra i "minori non accompagnati" prevale ampiamente il sesso maschile (oltre il 90% dei casi), ed è comunque rilevante la quota dei più piccoli (gli under 15 sono un quarto del totale).


Cosa facciamo per loro?

Secondo una recente indagine dell’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani), sono 1.110 i Comuni che tra il 2004 e il 2007 hanno preso in carico un minore straniero non accompagnato, concentrati soprattutto in Lazio, Emilia-Romagna e Lombardia. Tra gli aspetti problematici messi in luce vi è l’elevato onere economico sul welfare locale (si stima un costo medio per Comune di circa 170 mila euro) e un quadro normativo definito "complicato e ambiguo", che rende frammentata e molto diversificata la risposta che a questo delicato fenomeno viene data sul territorio nazionale. Un ultimo dato che denota la poca efficacia delle misure adottate è anche il fatto che la grande maggioranza dei minori (oltre il 60%) fugge dalle strutture di prima accoglienza alle quali è affidato.

Nonostante quindi i progressi degli ultimi dieci anni, le misure di risposta a questo delicato e complesso fenomeno rimangono insoddisfacenti. Allo stato attuale, una parte rilevante del fenomeno rimane invisibile, la maggioranza dei minori fermati fugge dai centri ospitanti, i costi per i Comuni sono considerati molto rilevanti, le modalità di azione sul territorio sono molto diversificate conseguenza di un quadro normativo poco chiaro.

Dal punto di vista delle risorse, la Legge Finanziaria 2008 del precedente Governo aveva aumentato il Fondo per l’inclusione sociale degli immigrati, che andava a beneficio anche dei minori non accompagnati. Nel marzo 2008 la Corte Costituzionale (sentenza 50/2008), pur riconoscendone l’importanza e l’utilità, ha però dichiarato incostituzionale tale Fondo perché riguarda materie di competenza locale e non solo statale. I Comuni dicono di sentirsi abbandonati a se stessi nell’affrontare questo problema e quando lo Stato se ne occupa si trova con le mani legate. Nel frattempo si consolida il numero di minorenni stranieri ospitati dal sistema penitenziario italiano. Se il peso degli stranieri sugli under 18 residenti è pari circa al 6%, sono invece di cittadinanza non italiana ben il 60% degli ingressi negli istituti penali per minori (http://www.giustizia.it/minori/indice.htm).

 


 

PER SAPERNE DI PIU'

 

Figura 1

"I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia. Quarto rapporto 2007-2008" (scaricabile dal sito di Save the Children: http://www.savethechildren.it/).

"Minori stranieri non accompagnati. Secondo Rapporto Anci 2007" (scaricabile dal sito dell’ANCI: http://www.anci.it/).

  Commenti (2)
Replica dell'autore
Scritto da Alessandro Rosina, il 02-10-2008 14:25
Affermare, come fa Franco Pesaresi nel suo commento, che conosciamo abbastanza dei minori stranieri è come dire che conosciamo abbastanza della popolazione straniera che entra clandestinamente in Italia. Ma visto che lei conosce così bene il fenomeno ed afferma che “spesso la loro famiglia o degli altri parenti abitano già in Italia ma i minori omettono di dirlo”, ci dia il dato a sostegno di tale affermazione citando la fonte. Quello che è vero è che ne sappiamo poco e quello che facciamo è insufficiente e poco efficace, come anche lei sembra condividere visto che conclude dicendo che “occorre cambiare”. 
Grazie, AR
bambini stranieri
Scritto da Franco Pesaresi website, il 29-09-2008 11:02
Non condivido il contenuto dell'articolo. Sappiamo abbastanza dei minori stranieri non accompagnati, facciamo molto per loro anche se in modo inefficace, questa è la sintesi più vicina al vero. 
I minori stranieri non accompagnati non sono abbandonati davvero. In accordo con la loro famiglia partono verso le nazioni che offrono di più per poter andare a scuola a carico degli enti locali e non pesare sulle loro famiglie. Fanno un viaggio pagando fino a 3.000 dollari alle organizzazioni criminali, buttano via i documenti e partono verso le nazioni che offrono di più. Per esempio preferiscono l'Italia piuttosto che la Germanie o la Gran Bretagna che offrono una assistenza globale solo fino a 14 anni. Spesso la loro famiglia o degli altri parenti abitano già in Italia ma i minori omettono di dirlo. 
Per loro gli enti locali spendono quasi 150 milioni di euro ma sono soldi spesi male perchè al compimento del diciottesimo anno di età, questi ragazzi se non hanno fatto almeno tre anni in Italia (e per quasi tutti è così) non possono ottenere il permesso di soggiorno per cui diventano irregolari (in attesa di una prossima sanatoria). 
Non è vero che è significativo il numero di coloro che da minorenni si dichiarano maggiorenni ma è sicuramente vero il contrario. Sono molti coloro che pur essendo maggiorenni si dichiarano minorenni perchè la tutela del minorenne è molto più elevata. 
Il settore va regolamentato in modo radicalmente diverso per assistere davvero chi ha bisogno, per evitare i comportamenti opportunistici che alla fine rischiano di travolgere anche il desiderio di assistenza e per dare un senso agli investimenti che gli enti locali fanno. Oggi il sistema non funziona perchè la regolazione avviene a livello centrale con una norma nazionale che fa acqua da tutte le parti mentre a pagare sono gli enti locali che vedono i loro sforzi vanificati al compimento del diciottesimo anno di età del giovane, che è costretto a diventare irregolare contribuendo ad alimentare la fascia di coloro che devono arrangiarsi per sopravvivere. 
Occorre cambaire. 
Saluti. 
Franco Pesaresi 
Presidente associazione nazionale operatori sociali e sociosanitari 
dirigente servizi sociali comune di Ancona.

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