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LE LEZIONI DI FANNIE MAE E FREDDY MAC E IL CASO ALITALIA*
Privatizzazioni
di Emilio Barucci, Giovanni Ferri
13 settembre 2008

barucciferri_fannie mae freddie mac.jpgLa coincidenza ha voluto che si arrivi all’ultimo atto della vicenda Alitalia proprio mentre il Governo americano vara il progetto di nazionalizzazione più grande della sua storia: quello di Fannie Mae e Freddy Mac. Alitalia potrebbe costare tra 1 e 2 miliardi di euro alle casse dello Stato italiano, l’operazione messa in cantiere negli Stati Uniti vale 200 miliardi di dollari.

*Articolo pubblicato anche su Europa del 13 settembre 2008


La decisione presa oltreoceano ha offerto il destro a chi voleva ridimensionare la gravità e l’arbitrarietà dell’intervento operato in Italia ma ha anche fornito lo spunto per una riflessione sul ruolo dello Stato nell’economia. Di fronte ad una crisi finanziaria senza precedenti, è finita l’era del pensiero dominante liberista? Tremonti aveva visto giusto prima degli altri nel preconizzare un neoColbertismo? Veramente Alitalia, Fannie Mae e Freddy Mac sono la stessa cosa?

 

Alitalia e le due gemelle di intermediazione dei mutui d’oltreoceano sono due casi ben diversi. I malevoli sostengono che si usano due pesi e due misure salvando la finanza e non i posti di lavoro. Falso: si interviene per salvare le banche perché un loro fallimento comporterebbe seri problemi sul fronte della stabilità finanziaria e di tutta l’economia ma gli azionisti e il management vengono puniti severamente. L’intermediazione finanziaria non è un bene qualunque, il fallimento di un intermediario avrebbe pesanti ripercussioni sui risparmi di individui e su attività di imprese che soltanto indirettamente hanno a che vedere con esso. Il salvataggio avviene perché il risparmio e la solidità finanziaria sono un bene pubblico. La stessa cosa non vale per Alitalia: se una compagnia aerea fallisce ci saranno altri vettori che prenderanno il suo posto.

 

Secondo Zingales su il Sole 24 Ore del 9 Settembre, due lezioni dovrebbero essere apprese dal salvataggio americano: poiché il fallimento è insito nella logica di mercato e il salvataggio pubblico finisce per favorire condotte sconsiderate, le imprese che non possono fallire debbono essere fortemente regolate o meglio ancora possedute dallo Stato. In secondo luogo, nel mondo finanziario - ma non solo - grande è pericoloso in quanto pregiudica la stabilità del sistema. La posizione è in parte condivisibile, ma cosa occorre fare nel concreto e cosa significa nel caso Alitalia?

 

Partiamo dalla finanza. In Italia abbiamo privatizzato l’intero sistema finanziario, abbiamo permesso processi di aggregazione e di liberalizzazioni senza precedenti. Tutto sbagliato? No occorre però riflettere e soprattutto agire. A differenza di quello che è stato sostenuto da più parti non ha senso trattare una banca come una impresa manifatturiera con il profitto come unica stella polare. Questo non significa che la sua specialità debba essere individuata in un compito sociale, basterebbe limitare sistemi di remunerazione aggressivi, bandire modelli che portano alla deresponsabilizzazione degli intermediari come quello incentrato sulla cartolarizzazione dei mutui, fuggire condotte chiaramente lesive della clientela, ecc. Soprattutto è la fiducia nella regolazione ad essere venuta meno: l’approccio alla Basilea II con controlli decentralizzati in capo ai singoli intermediari ha mostrato la corda: si deve tornare verso misure più incisive di carattere preventivo. Anche sul fronte della concorrenza qualche ripensamento si impone: le fusioni bancarie hanno avuto effetti positivi ma il costo è elevato sul fronte della concorrenza e potrebbe esserlo anche su quello della stabilità. La sensazione è che si sia fatto poco sino ad oggi: le misure promosse dal Financial Stability Forum appaiono dei pannicelli caldi che si limitano a tappare alcune falle non affrontando alla radice i problemi. Non si possono salvare le banche con i soldi pubblici e continuare con la stessa musica: la lezione è che l’innovazione finanziaria, per essere benefica, esige una maggiore cautela regolamentare.

 

Servirà inoltre ripensare alla politica monetaria. Si è arrivati all’weekend del salvataggio di Fannie e Freddie anche per gli errori della Fed di Greenspan: quando un’economia – come gli Usa negli ultimi dieci anni – manifesta crescenti squilibri e passa da una bolla all’altra (da quella azionaria a quella immobiliare) il manovratore delle presse monetarie non può guardare dall’altra parte o dire, curiosamente, che il problema non è l’eccesso di spesa americana ma quello di frugalità asiatica.

 

Quali lezioni infine sulla vicenda Alitalia? In primo luogo la nuova Alitalia, contravvenendo al secondo punto, nasce dichiaratamente con l’obiettivo di sfruttare una posizione dominante di mercato a danno dei clienti. In secondo luogo, a differenza del salvataggio negli Stati Uniti - dove lo Stato si accolla i costi ma nei fatti si assume anche la responsabilità della gestione e gli eventuali profitti - nel caso di Alitalia i costi sono dei contribuenti e i benefici della gestione tutti a favore di soci privati: un prezzo troppo salato sull’altare dell’italianità.

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