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UN CAMBIAMENTO RADICALE NELLA REGOLAZIONE DELL’ATTIVITÀ DI IMPRESA E-mail
Regolazione
di Fabrizio Cafaggi
19 febbraio 2008

RegolazioneI recenti tentativi compiuti in Italia di mutare nelle strategie di regolazione non hanno sortito gli effetti desiderati. Servono quattro fondamentali cambiamenti: (1) uno spostamento del tempo di intervento della regolazione da ex ante ad ex post, (2) un ampliamento delle strategie con impiego della co-regolazione che affidi al regolatore pubblico il compito di dettare le linee guida ed a quello privato di specificare i dettagli (3) un potenziamento dell’apparato sanzionatorio civilistico e amministrativo, per assicurare l’efficacia deterrente (4) un più diffuso ed accurato impiego dell’analisi di impatto.

 

I recenti tentativi compiuti in Italia, di mutare nelle strategie di regolazione, in parte indotti dall’Europa, non hanno sortito gli effetti desiderati. Il tentativo compiuto con la legge di semplificazione è rimasto in mezzo al guado. Il numero di controlli ex ante è ancora molto elevato, i costi di ingresso nel mercato sono più alti di quelli che molti sistema-paese sopportano selezionando un approccio più selettivo, senza tuttavia provocare effetti devastanti sulle economie e sui beni pubblici (in primis la fiducia dei consumatori). La presenza di un elevato livello di controlli amministrativi ex ante, spesso declinata in chiave di tutela dell’interesse pubblico, risponde piuttosto a motivi di cattura da parte del ceto politico o dei regolatori. Purtroppo anche con l’introduzione della regolazione indipendente non si è assistito all’adozione di un approccio che favorisca da un lato un modello cooperativo e non punitivo di relazione tra imprese e regolatori e dall’altro uno spostamento dall’intervento ex ante a quello ex post, con efficace irrogazione delle sanzioni.

Il tema, erroneamente affrontato in chiave di eccesso di regolazione, necessita un mutamento di prospettiva intorno a tre principi: libertà, responsabilità, effettività.

Libertà. E’ necessario aumentare la libertà di scelta delle imprese e favorire la negoziazione con gli stakeholders riducendo il numero e la qualità dei controlli amministrativi ex ante. Occorre incrementare l’autocertificazione definendo criteri chiari che le imprese sono tenute a rispettare e favorendo se mai la funzione consulenziale non coercitiva del soggetto pubblico.

Responsabilità. E’ necessario definire regole molto chiare e severe in caso di violazione. Questo presuppone scelte precise sulla natura penale, amministrativa o civile della sanzione, riducendo la sanzione penale, ampliando quella amministrativa con divieti di svolgimento dell’attività in caso di violazioni gravi, e di quella civile, diretta ad assicurare non solo la compensazione ex post del danno creato ma incentivi al monitoraggio con la irrogazione di misure inibitorie. La ricchezza della tutela civile, se supportata da un buon sistema giudiziario, consentirebbe di attivare sistemi di controllo diffuso, con la partecipazione sia delle associazioni dei consumatori sia di quelle degli imprenditori. La riduzione dei costi di controllo amministrativo permetterebbe di reinvestire quelle risorse per rendere più rapida ed efficiente la giustizia civile. Il cambiamento potrebbe non richiedere risorse aggiuntive ma semplicemente (!!) trasferimenti.

Effettività. E’ indispensabile che vi sia un apparato sanzionatorio chiaro ed efficace. Questo significa indipendenza dell’organo deputato al controllo rispetto a quello che definisce le regole sia nel caso di regolatori pubblici sia, a maggior ragione, di quello di regolatori privati. Nelle ipotesi di delega ai regolatori privati occorrono previsioni specifiche riguardanti l’intervento sostitutivo del regolatore pubblico in caso di inerzia di quello privato.

 

Recenti interventi in sede europea muovono in questa direzione, sia con riferimento alla regolazione dell’attività di impresa sia, più specificamente, con riferimento alla regolazione di prodotti e servizi. Il documento della Commissione Europea Un mercato unico per l’Europa del XXI secolo definisce una nuova strategia regolativa, facendo esplicito riferimento, ove desiderabile, all’impiego dell’autoregolazione e della co-regolazione. Queste indicazioni non debbono essere interpretate nel senso di una ‘privatizzazione’ della regolazione ma piuttosto di un mutamento della qualità della regolazione, che deve diventare più specifica, definendo con precisione gli obiettivi a seguito di un’analisi di impatto. Tale analisi, che nel nostro paese fatica ad affermarsi, contribuisce ad evidenziare le conseguenze sia nel settore immediatamente regolato sia su altre variabili considerate socialmente rilevanti, quali ad esempio la tutela dell’ambiente, quella dei consumatori e l’impatto occupazionale.

Le proposte della Commissione concernenti l’impiego della auto e co-regolazione si ispirano ad un disegno istituzionale condivisibile. Esse sottolineano infatti la necessità di coinvolgimento degli stakeholders,in particolare dei consumatori, del monitoraggio delle autorità di concorrenza e della predisposizione di un adeguato apparato sanzionatorio.

Un discorso particolare merita l’analisi di impatto, questa può essere impiegata come strumento per realizzare responsabilità ed effettività. Rende le scelte più consapevoli e dunque aumenta la responsabilità del regolatore. Consente una migliore focalizzazione sugli obiettivi. Tuttavia il ritardo con cui il nostro paese si avvia ad utilizzarla consente di imparare da esperienze diverse, compiute sia a livello europeo che nazionale. Emerge chiaramente il rischio che l’analisi di impatto possa irrigidire le scelte tra diverse opzioni e, soprattutto, limitare l’innovazione regolamentare. L’incapacità di valutare nuove strategie può condurre a scartare le scelte più innovative per affidarsi a quelle più consolidate.

Servono dunque quattro fondamentali cambiamenti: (1) uno spostamento del tempo di intervento della regolazione da ex ante ad ex post, (2) un ampliamento delle strategie con impiego della co-regolazione che affidi al regolatore pubblico il compito di dettare le linee guida ed a quello privato di specificare i dettagli (3) un potenziamento dell’apparato sanzionatorio civilistico e amministrativo, per assicurare l’efficacia deterrente (4) un più diffuso ed accurato impiego dell’analisi di impatto che consenta migliore definizione di obiettivi senza ridurre la innovazione.

La stabilità della crescita economica dipende da riforme strutturali: quella della regolazione è una di queste.

 

Fabrizio Cafaggi

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