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QUALE FUTURO PER LA LOTTA ALL’EVASIONE?
Fisco
di Alessandro Santoro
29 luglio 2008

lotta_evasione.jpgNel DPEF 2009-2011 la lotta all’evasione fiscale viene a più riprese dichiarata come uno degli obiettivi prioritari del nuovo governo. L’idea di fondo sembrerebbe essere quella di una continuità con il governo precedente - si parla, infatti, di "obiettivo che può essere raggiunto ancor più efficacemente" confermando i "meccanismi già messi in campo" - con l’innesto, peraltro, di alcune importanti innovazioni. Tra queste, nel DPEF si sottolinea l’importanza del federalismo fiscale, considerato come rimedio all’ "asimmetria tra un’economia largamente diffusa sul territorio ed una macchina fiscale che è invece quasi totalmente centrale".

Poiché la discussione sul federalismo fiscale entrerà nel vivo a settembre, non è possibile, allo stato, capire come il governo intende proseguire su questa linea. Da alcuni provvedimenti inclusi nella manovra che sta per essere varata dal Parlamento, è possibile evincere l’idea di coinvolgere Comuni e Regioni sia nell’elaborazione delle politiche (e quindi nella messa a disposizione di strumenti utili ad identificare gli evasori) sia nella loro attuazione (attraverso accordi con gli uffici locali dell’Agenzia delle Entrate). Sebbene per alcuni strumenti di incentivazione alla tax compliance, ad esempio gli studi di settore, l’idea sia interessante , rimane da capire quali e quanti enti locali dispongano di informazioni utili e, soprattutto, come gli enti locali verranno incentivati a partecipare alla lotta all’evasione di tributi da cui, allo stato attuale, ricevono passivamente un gettito. E’ probabile che, come sembra dover avvenire più in generale per il federalismo, si penserà a premiare gli enti che aumentano la base imponibile dell’Irap, ma ricavi e costi rilevanti ai fini Irap lo sono anche per imposte tipicamente erariali come Irpef o Ires e quindi il disegno dei meccanismi di incentivazione non si presenta semplice.

In attesa di entrare nel merito dei provvedimenti che verranno, qualche osservazione la si può fare sull’impostazione generale della politica anti-evasione. Un punto importante è la dichiarata volontà di non riaprire la stagione dei condoni, che, da ultimo, è stata sanzionata dalla Ue. Ma quali sono le linee strategiche fondamentali? Sembrerebbe di capire che obiettivo del governo sia la cosiddetta "grande evasione" cioè l’evasione delle grandi imprese e dei soggetti finanziariamente strutturati. D’altronde, nella manovra che sta per essere varata dal Parlamento sono contenute misure che riducono la portata di strumenti diretti al contrasto dell’evasione da parte delle piccole e medie imprese e dei professionisti: l’eliminazione del registro clienti-fornitori, la riduzione della tracciabilità dei compensi, l’approvazione anticipata degli studi di settore (che risulteranno quindi noti prima della conclusione del periodo d’imposta). Del tutto coerentemente con gli interessi di uno dei principali bacini elettorali della maggioranza e, più in generale, con l’idea che i problemi del nostro tempo siano originati dai big players e non dalle dinamiche domestiche, quindi, il governo sembra ritenere inutile, ed anzi vessatorio, l’aumento di adempimenti e di controlli a carico di piccoli soggetti la cui evasione è, in qualche misura, strutturale.

Questo tipo di strategia offre dei vantaggi e dei rischi. Tra i vantaggi, il fatto che essa è congeniale al modus operandi dell’amministrazione finanziaria e della guardia di finanza, che preferiscono di gran lunga concentrare le loro risorse sui controlli dei grandi soggetti piuttosto che su quelli di piccola e media dimensione. E’ inoltre plausibile, sebbene non ci siano dati disaggregati in merito, che la riscossione sia più efficace nei confronti dei grandi soggetti, meno inclini a fallire o a sparire del tutto come accade a molti evasori acclarati.

I rischi sono originati dalla struttura stessa del nostro sistema economico, che è composto per il 95% da soggetti che, secondo i criteri di classificazione europei, sono microimprese. Dalla letteratura economica inoltre emerge, sebbene non univocamente, il fatto che la propensione all’evasione decresce all’aumentare della dimensione e della complessità strutturale dell’impresa. Ne segue che questa strategia può dare risultati positivi solo se la "grande evasione", attuato spesso con complesse operazioni finanziarie e patrimoniali, viene ridotta in misura notevole rispetto a quanto accaduto fino ad oggi. Se si tratti di un obiettivo raggiungibile lo si vedrà nei prossimi anni.

  Commenti (1)
PMI
Scritto da Ilya Kulyatin, il 29-09-2008 14:17
La realta' imprenditoriale italiana e' composta per lo piu' da piccole e medie imprese. L'evasione dovrebbe essere combattuta anche e sopratutto in quel campo secondo me. Gli studi di settore a questo punto diventano praticamente inutili, a meno che non vogliano controllare chi fa il furbo registrando prima della dichiarazione gli incassi necessari per raggiungere il limite fissato. 
Cosa ne pensa invece dell'eliminazione della carta-moneta come strumento contro l'evasione? Con tutte le operazioni fatte tramite le banche..

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