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LA DEREGULATION DEGLI ADEMPIMENTI IN MATERIA DI LAVORO: UN INCENTIVO ALL’OCCUPAZIONE?
Lavoro
di Sergio Vergari
29 luglio 2008

lavoro.jpgL’approccio ai temi del lavoro del Ministro Maurizio Sacconi è iniziato all’insegna di un obiettivo tanto semplice quanto ambizioso: «liberare il lavoro dagli eccessi burocratici». Con il d.l. n. 112/2008 si è avviata un’ ampia deregolazione degli adempimenti in materia di lavoro, che rendono ora più leggero il carico burocratico imposto ai datori di lavoro. Qual è l’obiettivo perseguito? La lettura proposta indica la prospettiva di uno scambio tra alleggerimento degli oneri gestionali ed incremento del lavoro. La deregolazione sarebbe dunque una sfida lanciata alle imprese.

L’approccio ai temi del lavoro del Ministro Maurizio Sacconi è iniziato all’insegna di un obiettivo tanto semplice quanto ambizioso: «liberare il lavoro dagli eccessi burocratici».

L’impostazione prescelta, per quanto emerge dalle misure varate con il d.lgs. n. 112 del 2008, inaugura un percorso in controtendenza rispetto a quello avviato dal Governo Prodi. Mentre quest’ultimo aveva introdotto strumenti aggiuntivi per rafforzare la lotta al lavoro sommerso (si vedano, ad esempio, il registro dei lavoratori mobili, il tesserino di riconoscimento nei cantieri edili, l’estensione del Durc a tutti i settori), il nuovo Governo realizza ora una fase di "sburocratizzazione" degli adempimenti richiesti ai datori di lavoro, secondo le richieste dei consulenti del lavoro e di molte categorie economiche.

Oggetto di soppressione, sono, in particolare, il libro matricola, il libro paga, il registro d’impresa delle aziende agricole, il registro del lavoro a domicilio, il registro dei lavoratori mobili. In luogo di tutti questi libri e registri, taluni con quasi cinquant’anni di storia, viene istituito un unico nuovo libro, denominato "libro unico", e, soprattutto, viene abrogato l’obbligo della sua compilazione giornaliera. I tempi diventano più lunghi, ora coincidenti, nel massimo, con il giorno 16 del mese successivo a quello assunto a riferimento. In pratica, la compilazione del libro unico, che tratta i dati sulle presenze dei lavoratori e quelli retributivi, viene allineata alla scadenza fissata per la consegna del prospetto di paga. Soprattutto, il libro unico del lavoro potrà essere depositato presso il consulente del lavoro o altro professionista abilitato di riferimento, senza più obbligo di tenuta in azienda.

L’ondata soppressiva tocca pure altri strumenti: taluni più risalenti, come l’obbligo di invio annuale del prospetto dei lavoratori disabili, l’obbligo di comunicazione alla Direzione provinciale del lavoro del supero delle 48 ore settimanali e l’obbligo di consegna al lavoratore, prima dell’inizio del rapporto di lavoro, di copia del contratto di lavoro; altri, più recenti, introdotti su impulso del precedente Governo, come gli indici di congruità tra la qualità dei beni prodotti e dei servizi offerti e la quantità di ore necessarie a produrli e la procedura telematica per la presentazione delle dimissioni volontarie.

Che valutazione trarre da quest’azione di semplificazione?

Il Ministro Sacconi ha dichiarato che l’obiettivo perseguito è quello di rimuovere l’eccesso di regolazione, ma senza toccare le tutele dei lavoratori. Ciò dovrà servire a far emergere nuovi posti di lavoro, poiché il lavoro sommerso conferma che esiste un eccesso regolatorio ed un costo del lavoro troppo alto. Per il Governo, dunque, vi sarebbe una stretta correlazione tra eccedenza di burocrazia, lavoro sommerso e propensione ad assumere, a danno dell’effettività delle tutele riservate ai lavoratori.

Su queste premesse, il senso delle novità proposte non risponde, semplicisticamente, ad istanze di tipo ideologico. Non si limita alla mera soddisfazione delle richieste dei datori di lavoro contro una burocrazia opprimente e per il recupero della centralità della produzione rispetto agli oneri di gestione delle risorse umane. L’operazione politica e normativa appare più profonda. Sembra infatti perseguire un programma di piena valorizzazione della responsabilità datoriale, imperniato sullo scambio tra alleggerimento degli adempimenti amministrativi ed incremento del lavoro. Essa realizza, altresì, il presupposto, invocato dagli stessi consulenti del lavoro, per incrementare la propensione a realizzare il lavoro regolare in Italia.

Sotto un profilo più tecnico, c’è da chiedersi, con riguardo ai singoli interventi, se ed in che misura siano effettivamente mantenute le tutele dei lavoratori e se ed in che misura le nuove norme contribuiscano al contrasto del lavoro sommerso. I quesiti si pongono, innanzitutto, con riguardo al libro unico, che, a differenza dei libri soppressi, non assolve ad alcuna funzione di attestazione dell’ufficialità del rapporto di lavoro.

In proposito, se è vero che il vecchio libro matricola aveva perso la sua funzione primaria di sancire, di fronte agli organi di vigilanza, l’esistenza del rapporto di lavoro, rendendo così giustificata l’operazione abrogatrice, è vero anche che, dopo la sua soppressione, l’unico presidio giuridico a favore della trasparenza dei rapporti di lavoro rimane la comunicazione di avvio del rapporto di lavoro al centro per l’impiego, dovuta non oltre il giorno antecedente l’assunzione. Comunicazione, che proprio nei giorni scorsi è stata fatta oggetto di un emendamento governativo, poi ritirato e definito "una svista", volto a (ri)spostare a cinque giorni dopo l’inizio del rapporto il termine per la sua effettuazione. Si vuol dire, che la deregolazione è un fatto positivo, ma solo alla condizione che venga salvaguardato l’interesse pubblico alla certezza ed alla trasparenza dei rapporti di lavoro. Diversamente, non si può dire che essa non tocchi le tutele dei lavoratori e gli interessi dello Stato, essendo favorito, semmai, il ricorso al lavoro sommerso.

Meno comprensibile appare la decisione di sopprimere gli indici di congruità, istituiti solo due anni fa e non ancora compiutamente sperimentati. Finalizzati a promuovere la regolarità contributiva e la lotta al sommerso, ne era subito scaturito un importante accordo sindacale per il settore edile, che aveva individuato indici semplici e precisi. La stessa Regione Umbria nel maggio di quest’anno ha introdotto la verifica della congruità nella propria legge regionale in materia di edilizia, giudicandola, evidentemente, utile ed opportuna. La decisione del Governo è il frutto della volontà di non ingabbiare le imprese e del timore di un eccesso burocratico, valutato non proporzionale ai benefici conseguibili. Peraltro, la soppressione degli indici toglie una fonte di possibile contenzioso con i committenti di lavori e di servizi pubblici e con gli organi di vigilanza, ma non aiuta la tutela dei lavoratori. Elimina inoltre uno strumento salutato dal Governo precedente quale misura moderna ed innovativa di possibile contrasto ai fenomeni elusivi.

La deregolazione appare condivisibile con riguardo alla comunicazione del supero del 48 ore settimanali, che nulla toglie ai diritti dei lavoratori, e a due adempimenti di recentissima istituzione, rivelatisi fallimentari. Si allude al registro dei lavoratori mobili e all’obbligo delle dimissioni on line secondo la rigida procedura appositamente prevista.

Il fallimento del primo strumento è stato decretato, sorprendentemente, dal Ministero del lavoro, con l’introduzione della facoltà datoriale di far vidimare, agli effetti dell’assolvimento dell’obbligo di istituzione del registro, l’ordinario libro di paga. Quanto al secondo, concepito per prevenire pochi casi patologici, ma imposto anche agli imprenditori onesti, è la pratica ad averne subito neutralizzato ogni possibile effetto di contrasto al fenomeno delle dimissioni in bianco. Non a caso, come sottolineato da tutti gli osservatori, i datori di lavoro più scorretti hanno subito fatto ricorso alla risoluzione consensuale in bianco.

In conclusione, la consistente deregulation, unita al significativo alleggerimento dell’apparato sanzionatorio, costituisce un forte credito per i datori di lavoro. L’efficacia delle nuove misure dipenderà, per una volta, dalla risposta che essi sapranno fornire, dalla loro disponibilità a favorire maggiore e migliore occupazione. Meno vincoli burocratici in cambio di rapporti di lavoro più trasparenti e numerosi è una sfida importante alle imprese, che, a guardar bene, non sembra concedere molti alibi.

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