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IL SOFISTICATO POPULISMO DELLA CARTA ACQUISTI DI TREMONTI
Welfare
di Luca Beltrametti
01 luglio 2008

carta acquistiLa manovra economica recentemente varata dal Governo prevede (art. 81, commi 32-38, d.l. 112/08) l’introduzione di una carta acquisti da assegnare a "cittadini residenti che versano in condizione di maggior disagio economico". Questo provvedimento solleva molte, serie, perplessità ma il giudizio conclusivo dovrà tenere conto anche delle effettive modalità di implementazione che saranno individuate dal Governo.


La manovra economica recentemente varata dal Governo prevede (art. 81, commi 32-38, d.l. 112/08) l’introduzione di una carta acquisti da assegnare a "cittadini residenti che versano in condizione di maggior disagio economico". Le informazioni disponibili sono piuttosto scarne, ma la lettura del testo di legge suggerisce che:

  1. Con modalità e limiti da definirsi, tale carta sarà utilizzabile unicamente per acquistare generi alimentari e per pagare le bollette energetiche.
  2. L’individuazione dei beneficiari avverrà "tenendo conto dell’età dei cittadini, dei trattamenti pensionistici e di altre forme di sussidi e trasferimenti già ricevuti dallo Stato, della situazione economica del nucleo familiare". L’effettiva composizione (anche per classi di età) di tale platea di beneficiari dipenderà dal peso che verrà dato all’età ed all’Isee del nucleo familiare nella fissazione concreta (prevista entro il 30-9-08 con decreto del Tesoro) dei criteri di accesso alla prestazione. Anche se la comunicazione del Governo ha individuato nei pensionati al minimo i beneficiari della prestazione, il testo di legge non prevede che gli anziani siano necessariamente gli unici beneficiari.
  3. Il testo di legge lascia indeterminato il numero dei beneficiari e l’ammontare del beneficio unitario; il Governo ha tuttavia comunicato alla stampa che la platea dei beneficiari sarà dell’ordine di 1,2 milioni di persone e che il valore della carta sarà di €400 annui.

Il primo aspetto che colpisce è un approccio paternalistico implicito nel vincolo sulle tipologie merceologiche acquistabili. Il trasferimento è infatti condizionato: la carta ha valore solo se utilizzata in ambiti predeterminati e rappresenta dunque una sorta di voucher elettronico. Il paternalista è colui che pone un vincolo sulla libertà di scelta di un’altra persona nell’interesse e senza il consenso di questa. Il fatto che la carta possa essere rifiutata forse ci lascia fuori dalla nozione di paternalismo in senso stretto (il ricevente manifesta il suo consenso) ma resta la percezione diffusa di un’azione di politica molto più invasiva rispetto, per esempio ad un "semplice" aumento delle pensioni minime per un importo analogo. Come insegna l’esperienza americana dei food stamps, l’introduzione di un vincolo nell’utilizzo delle risorse causa uno stigma sociale a danno del ricevente anche se può aumentare la disponibilità del contribuente ad accettare l’imposizione fiscale. Il fatto che la carta prevista dal Governo sia anonima con un Pin, riduce ma non elimina questo stigma. Si noti inoltre che l’introduzione di questo vincolo appare del tutto inefficace rispetto ad un eventuale obiettivo di modificare i panieri di consumo: €400 sono una cifra largamente inferiore rispetto a quanto anche le persone più indigenti spendono ogni anno per alimentari e bollette energetiche. Nel momento in cui lo Stato eroga in contanti l’indennità di accompagnamento (circa €450 al mese) senza preoccuparsi che falsi invalidi possano beneficiarne, che membri del nucleo familiare possano sottrarre le risorse alla persona non autosufficiente, che questa possa acquistare servizi inadeguati... appare strano che lo Stato si preoccupi di imporre che qualche pensionato povero usi la carta per comprare generi alimentari piuttosto che per andare al bar con gli amici. Infine, come è ovvio, l’introduzione di tale vincolo comporta procedure amministrative di emissione delle carte, di individuazione del circuito degli esercizi convenzionati che hanno costi significativi.

Sulla base di quanto sopra evidenziato, la manovra sembrerebbe quindi del tutto irragionevole: si introduce una carta che in qualche misura umilia chi la riceve, introduce un vincolo inefficace e comporta notevoli costi amministrativi.

Per comprendere il significato ultimo di questo provvedimento occorre probabilmente cercare di fare qualche passo ulteriore.

In primo luogo, nel suo insieme l’impostazione di questa politica ha un notevole sapore populistico ma è probabilmente uno strumento efficace di consenso: a) si costruisce un meccanismo in cui l’aiuto ai più poveri viene esplicitamente finanziato con una tassa su soggetti indicati all’opinione pubblica come quelli che si sarebbero arricchiti proprio sull’aumento dei prezzi dell’energia; b) l’intervento benevolente del Governo non viene percepito come una tantum (come, per esempio, nel caso di un aumento, sia pur permanente, delle pensioni) ma viene ricordato ogni volta che si va a fare la spesa. Gia in altre occasioni il Ministro Tremonti ha dimostrato di sapere perfettamente che l’homo oeconomicus perfettamente razionale esiste solo nei libri di testo e che i consumatori/elettori in carne ed ossa hanno forme di razionalità più limitate. Per esempio, Tremonti in passato aveva molto insistito sulla necessità (che peraltro condividevo) di avere una banconota da €1: il consumatore reale procede per modelli mentali ed un modello molto diffuso nel nostro paese semplicemente diceva "spendi in modo oculato le banconote ed in modo più disinvolto le monete". Il fatto che i consumatori italiani siano passati da una situazione in cui la moneta di maggior valore valeva 500 lire ad una in cui valeva circa 4000 lire può avere avuto un ruolo nel determinare le note difficoltà associate alla transizione all’euro.

In secondo luogo, il Governo ha probabilmente in mente una logica "tipo Consip": i singoli compratori hanno un potere contrattuale trascurabile ma uniti hanno un potere contrattuale molto forte. Il Governo avrà un forte potere contrattuale quando andrà a negoziare con la grande distribuzione sconti per l’insieme dei portatori della carta acquisti. Il fatto che quando i proletari di tutto il mondo si uniscono si hanno effetti significativi non dovrebbe risultare nuovo alla sinistra. E’ abbastanza divertente (e drammatico) che questo ci venga ricordato da un Governo di destra proprio nel momento in cui viene messa duramente in discussione la validità storica dei sindacati. Che lo Stato provi a svolgere anche questo ruolo non stupisce se è vero che - come scriveva qualche giorno fa Giuseppe De Rita su Il Sole 24 Ore - "l’intervento dello Stato si impone oggi a causa di un bisogno non economico ma sociale: il bisogno cioè di rassicurazione collettiva espresso da una società fragile e un po’ impaurita". Certamente tra le tante anomalie del nostro Paese c’è anche (e non da ieri) quella di una destra che crede nel mercato meno della sinistra.

Infine, sotto il profilo della finanza pubblica, può non essere trascurabile il fatto che un aumento delle pensioni è sostanzialmente irreversibile mentre l’utilizzo della carta acquisti può essere sospeso con costi politici molto inferiori: ciò può essere paradossale ma un importo maggiorato della pensione viene rapidamente percepito come un diritto mentre la carta acquisti verrà probabilmente percepita nel tempo come una benevolente concessione del Governo. Non del tutto trascurabile può essere anche il fatto che qualche carta acquisti verrà perduta o utilizzata solo parzialmente.

In definitiva, questo provvedimento solleva molte, serie, perplessità ma il giudizio conclusivo dovrà tenere conto anche delle effettive modalità di implementazione che saranno individuate dal Governo.

 

Luca Beltrametti

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