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COSA SERVIREBBE PER CONTRASTARE REALMENTE L’IMMIGRAZIONE IRREGOLARE
Immigrazione
di Giovanni Ferri
26 giugno 2008

immigrazione irregolareL’immigrazione irregolare è un cruccio non solo per l’Italia ma anche per gli altri paesi che si affacciano sulla sponda nord del Mediterraneo, specie la Grecia e la Spagna. Il ricorso ripetuto negli anni che questi tre paesi hanno fatto alle sanatorie ha rivelato l’ampia entità del fenomeno(1). Per definizione, le sanatorie consentono di ricondurre alla legalità larghe schiere di immigrati irregolari. Al tempo stesso però, il ripetersi delle sanatorie rischia di alimentare l’aspettativa di ulteriori regolarizzazioni future e, per questa via, attrarre afflussi ancor più consistenti di immigrati irregolari.

Se il paese di destinazione non attua provvedimenti che creino una discontinuità, vi è il rischio che aspettative autorealizzantisi siano causa di afflussi fuori controllo di irregolari e di nuove sanatorie.
Perciò, si può convenire che la lotta intrapresa (o ripresa) in Italia dall’attuale maggioranza parlamentare si muova nella giusta direzione? Anche prescindendo dalla configurazione del reato di immigrazione clandestina, che ci trova del tutto dissenzienti, il giudizio che ci sentiamo di esprimere è che la strategia di contrasto all’immigrazione irregolare è monca, miope e incompleta. Ciò perché il contrasto rivolto (quasi) esclusivamente agli immigrati irregolari trascura i datori di lavoro che li richiamano nel nostro paese. Questi datori di lavoro si collocano in gran parte, ancorché non esclusivamente, nell’economia sommersa ed è interessante notare come, a livello territoriale, vi sia un nesso positivo proprio tra presenza dell’economia sommersa e tasso di irregolarità degli immigrati. Vediamolo più in dettaglio.

 

Figura 1


figura
























Nel periodo 1995-2002, si sono avute in Italia tre sanatorie: quella "Dini" del 1995; quella "Turco-Napolitano" del 1998 e quella "Bossi-Fini" del 2002. Per ciascuna sanatoria, è possibile calcolare una sorta di "tasso di irregolarità" a livello delle singole regioni prendendo il rapporto tra immigrati regolarizzati nella regione nell’anno t e presenza in regione di immigrati regolari nell’anno t-1. Separatamente, l’Istat pubblica dati regionali sulla presenza dell’economia sommersa(2). Mettendo a raffronto, per ciascuna regione, il dato Istat sull’intensità dell’economia sommersa con il tasso di irregolarità degli immigrati negli anni delle tre sanatorie (1995, 1998 e 2002) si può riscontrare una forte correlazione positiva tra i due fenomeni. La figura 1 dimostra l’esistenza di questa correlazione, che risulta statisticamente significativa (anche escludendo il valore anomalo della Campania) ed è ancor più forte se ci si concentra sul solo 2002 (figura 2).

 

Figura 2

 

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In base ai dati regionali, si identificano perciò netti indizi a supporto dell’ipotesi che l’economia sommersa esprima un legame di segno positivo con la propensione all’arrivo di immigrati irregolari. Ciò vale dal punto di vista statico: cioè, la propensione agli immigrati irregolari è maggiore nelle regioni che hanno una maggiore intensità di economia sommersa. Ma si riscontra anche una relazione di tipo dinamico: vale a dire, le regioni che intensificano la propria propensione agli immigrati irregolari registrano anche un aumento nella propria intensità dell’economia sommersa.

Le conseguenze che si possono trarre sono molteplici. In primo luogo, il fatto di attrarre immigrati irregolari anziché regolari contribuisce ad alimentare il circuito dell’economia sommersa. Con ciò, l’immigrazione irregolare alimenta non solo iniquità – in termini di salario e di livelli di tutela – nel mercato del lavoro, dei quali gli stessi immigrati irregolari sono soprattutto vittime, e dal punto di vista della distribuzione degli oneri fiscali nel paese, ma genera anche inefficienze dal punto di vista dell’allocazione delle risorse.

A giudizio di chi scrive, è quest’ultimo effetto a essere più insidioso, pernicioso e preoccupante, in quanto contribuisce a trattenere impegnate risorse in settori in declino e con tecniche produttive poco innovative e, così, a interferire negativamente con la riallocazione delle risorse stesse verso quei segmenti produttivi nei quali l’Italia gode di vantaggi comparati, in modo da favorire l’aumento della produttività e, quindi, della competitività, così da ridare all’Italia serie prospettive di crescita economica(3). In tal senso, economia sommersa e immigrazione irregolare sono, almeno in parte, due facce della stessa medaglia, una medaglia di latta che frena l’innovazione, la crescita della produttività e limita le opportunità per l’intero paese, con conseguenze vieppiù nefaste per i lavoratori dipendenti.

Combattere l’economia sommersa, riportandone la diffusione dai livelli (patologici) raggiunti in Italia verso quelli (fisiologici) osservati nelle altre principali economie (figura 3) dovrebbe essere un obiettivo a se stante della politica economica. Ciò richiede di adottare serie azioni amministrative piuttosto che mostrare comprensione per chi evade le imposte o per chi svicola sui costi contributivi e sul rispetto dell’ambiente e della sicurezza sul posto di lavoro.

 

Figura 3

 

figura 3























L’immigrazione irregolare è l’effetto e non la causa dell’economia sommersa. Perciò, la strategia dell’attuale maggioranza di contrastare l’immigrazione illegale senza combattere l’economia sommersa è monca, miope e incompleta. È vero che il disegno di legge attualmente in discussione contempla sanzioni anche per chi fa affari sugli immigrati clandestini (es. affittando loro casa). Però è bene ricordare che anche la Bossi-Fini prevedeva sanzioni per i datori di lavoro che impiegassero immigrati irregolari. Eppure, non risulta che questa parte della normativa abbia avuto alcuna applicazione pratica. È forte il rischio che, con un’opinione pubblica focalizzata solo sui clandestini da un’opprimente sovraesposizione mediatica, anche stavolta l’inasprimento colpirà solo gli immigrati. E se il governo non saprà affrontare di petto l’economia sommersa – la vera causa principale dell’immigrazione irregolare – allora la sua strategia sarà, con tutta probabilità, destinata a fallire.

 

Giovanni Ferri

 

 

1) Cfr. Venturini (2004), Post-War Migration in Southern Europe. An Economic Approach, Cambridge, Cambridge University Press; Chiuri, Coniglio e Ferri (2007), L’esercito degli invisibili. Aspetti economici dell’immigrazione irregolare, Bologna, Il Mulino. Tra il 1995 e il 2005, gli immigrati regolarizzati sono stati circa: 820.000 in Grecia, 1.070.000 in Italia e 1.100.000 in Spagna, contro solo 87.000 in Francia.

2) Sono definite non regolari le prestazioni lavorative svolte senza il rispetto della normativa vigente in materia fiscale-contributiva, quindi non osservabili direttamente presso le imprese, le istituzioni e le fonti amministrative. Rientrano in tale categoria le prestazioni lavorative: 1) continuative svolte non rispettando la normativa vigente; 2) occasionali svolte da persone che si dichiarano non attive in quanto studenti, casalinghe o pensionati; 3) svolte dagli stranieri non residenti e non regolari; 4) plurime, cioè le attività ulteriori rispetto alla principale e non dichiarate alle istituzioni fiscali.

3) Persino le politiche di apertura dei mercati e di aumento della concorrenza paiono avere meno costrutto in un paese in cui oltre un quarto della produzione avviene all’ombra dell’economia sommersa.

 

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