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UNA GUIDA SULLA RIFORMA DEI CONTRATTI E-mail
Relazioni industriali
di Emilio Barucci, Luisa Corazza

riforma della contrattazioneLa riforma della struttura di una contrattazione deve affrontare due questioni cruciali: la salvaguardia (o meglio il recupero) del potere di acquisto dei lavoratori, la crescita della competitività e della produttività del sistema. Due questioni che debbono essere affrontate tenendo ben presenti le analisi sull’economia reale del paese riguardo ai rapporti tra moderazione salariale e bassa crescita dell’economia negli ultimi quindici anni (vedi contributi Ciccarone e Saltari).

Questi temi debbono essere valutati assieme ad alcuni aspetti delle relazioni industriali solo apparentemente tecnici ma che in realtà possono assumere un ruolo cruciale per decretare il funzionamento effettivo della riforma.

La riforma della contrattazione è stata preceduta da un documento unitario firmato da CGIL CISL UIL e dall’articolazione da parte di Confindustria di una chiara posizione sul tema. La rivista nelMerito.com ha chiesto a studiosi di relazioni industriali di analizzare i temi al centro del dibattito. Cerchiamo in queste poche righe di fornire una guida dei principali punti sollevati nelle analisi.

 

Tra gli aspetti ‘‘tecnici’’ il documento unitario dei sindacati presenta novità importanti (Maresca e Bellomo): la riduzione dei contratti (da 400) permette una razionalizzazione che semplificherebbe il sistema delle relazioni industriali, la durata triennale unita alla modifica dei tempi per i rinnovi contrattuali offrono maggiori garanzie sulla tempestività dei rinnovi anche se prestano il fianco a dubbi sull’effettività del recupero del potere di acquisto (Tronti).

 

Tre sono i punti cruciali che dovranno essere affrontati: articolazione su due livelli della contrattazione, salvaguardia del potere di acquisto dei salari, rappresentanze e più in generale ruolo delle organizzazioni sindacali.

 

L’articolazione su due livelli della contrattazione – quella del contratto nazionale mirata a salvaguardare il potere di acquisto e quella di secondo livello legata alla produttività – sembra essere una necessità condivisa.

 

Sulla "questione salariale", si pone il problema di superare il "tasso di inflazione programmata" che, oltre a non essere attuale in un contesto UE, non ha garantito il potere di acquisto dei lavoratori. Il superamento deve avvenire senza innescare spinte inflazionistiche tipiche di meccanismi tipo scala mobile: Tronti e Treu mettono in evidenza le difficoltà legate all’utilizzo di una previsione triennale su un indice quale il deflattore dei consumi, Tursi si domanda se sia ipotizzabile piuttosto la reintroduzione del salario minimo legale. Il punto dirimente è capire in che misura il target di riferimento debba essere legato a obiettivi programmatici di politica monetaria e in che misura debba tenere conto di shock derivanti dall’economia reale (rincaro dell’energia e dei beni alimentari).

 

Dalle diverse analisi emerge comunque che la difesa del potere di acquisto non può essere affidata alla sola contrattazione di secondo livello. Sull’articolazione a geometria variabile del secondo livello della contrattazione invocata dai sindacati, la strada sembra complicata anche se non è esclusa (Treu, Dell’Aringa). Il rischio da evitare è comunque quello di introdurre un terzo livello di contrattazione. Condiviso nelle diverse analisi è anche il legame di questo livello di contrattazione con la produttività. Il problema è come estendere la contrattazione di secondo livello alla maggior parte dei lavoratori che non ne traggono beneficio. Il contratto nazionale potrebbe fare da ‘‘supplente’’. Le forme prospettate sono diverse: individuando alcuni indicatori generali dell’impresa cui condizionare l’erogazione di quote variabili di retribuzione (Maresca e Bellomo), facendo riferimento alla produttività di comparto (Tronti), utilizzando uno strumento perequativo come ad esempio nel contratto dei metalmeccanici (Dell’Aringa, Treu).

 

La questione della valorizzazione della contrattazione di secondo livello rimanda, poi, al problema degli effetti di una riarticolazione dei livelli di contrattazione sul radicamento sindacale (Lassandari), o, viceversa, della capacità del livello aziendale di contrattazione di attribuire al sindacato un rinnovato ruolo nelle scelte di politica dei redditi (Maresca e Bellomo). Strettamente collegata a questi temi è la questione della rappresentanza sindacale in sede aziendale, un punto che deve essere affrontato probabilmente per via pattizia.

 

Tra le pieghe del dibattito emergono infine due problemi di grande rilievo: la questione della tutela salariale dei c.d. precari, ovvero di quei lavoratori che, non essendo subordinati, risultano esclusi dall’obbligo costituzionale della retribuzione sufficiente e dalla relativa produzione contrattuale (Tursi), e la questione del ruolo del sindacato di fronte ai processi di globalizzazione, che induce a riflettere sulle potenzialità di un ulteriore livello della contrattazione collettiva, quello sovra-nazionale (Lassandari).

 

Se e come la contrattazione collettiva possa incrementare la competitività delle imprese è quesito di estrema complessità, che rimanda a più ampi interrogativi sulle funzioni del sindacato e sul ruolo di quest’ultimo nelle attuali scelte di politica economica. Le peculiarità del sistema produttivo italiano, dove le microimprese hanno un peso importante, rendono problematico (sia per i lavoratori che per le imprese) spostare la dinamica salariale interamente in sede aziendale. La cristallizzazione dell’attuale sistema di contrattazione, fortemente sbilanciato a favore del livello nazionale, presenta, però, un rischio ulteriore rispetto a quello di non riuscire a remunerare in misura consistente gli incrementi di produttività del lavoro: il rischio che l’intero sistema di contrattazione collettiva finisca per essere aggirato da politiche del lavoro che spostano il baricentro della negoziazione dal piano collettivo a quello individuale. Questo è lo scenario e i rischi in cui si muovono le parti sociali in questa congiuntura.

 

Emilio Barucci e Luisa Corazza

  Commenti (1)
Scritto da Prospero Petti, il 03-09-2008 10:44
La rassegna delle pi¨ autorevoli posizioni che si vanno delineando nell'importante settore della riforma della contrattazione collettiva Ŕ molto interessante. 
A mio avviso gli Autori del contributo individuano con estrema chiarezza i principali punti critici che potranno interessare la contrattazione nel prossimo futuro, ponendo nella giusta evidenza il particolare tessuto connettivo che caratterizza gran parte del nostro sistema economico: la ridotta dimensione delle imprese - con la conseguente problematicitÓ della loro competitivitÓ in uno scenario sempre pi¨ allargato - ed il ruolo del sindacato. 
Un cruccio mi assale e voglio rappresentarlo all'attenzione dei lettori: forse dietro l'angolo vi Ŕ davvero lo 'spettro' del contratto individuale "su misura"? Cosa ne pensate di tale prospettiva?

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