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Dossier: Riforma della contrattazione
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FADDA 19 giugno 2009

ROMEI 12 giugno 2009

CICCARONE 24 aprile 2009
MEGALE 26 febbraio 2009
SANTINI 19 febbraio 2009
LEONARDI - PALLINI 13 febbraio 2009
BELLARDI 6 febbraio 2009
CORAZZA 30 gennaio 2009
CICCARONE - SALTARI 9 ottobre 2008
CICCARONE - SALTARI 9 OTTOBRE 2008
CORAZZA 9 ottobre 2008
BOSI 19 agosto 2008
MEGALE 25 luglio 2008
LUCA BIANCHI 17 luglio 2008

CICCARONE - SALTARI 1 luglio 2008
BARUCCI - CORAZZA 11 giugno 2008

BELLOMO - MARESCA 11 giugno 2008
DELL'ARINGA 11 giugno 2008

LASSANDARI 11 giugno 2008  
TREU 11 giugno 2008
TRONTI 11 giugno 2008
TURSI 11 giugno 2008
CICCARONE - SALTARI 29 maggio 2008
VIESTI 29 maggio 2008
CICCARONE - SALTARI 2 aprile 2008
BALDINI - LEONARDI 31 marzo 2008
BALDINI - LEONARDI 29 febbraio 2008
CICCARONE - SALTARI 27 febbraio 2008
LEONARDI - PALLINI 19 febbraio 2008

 

 


LA RIFORMA DELLA CONTRATTAZIONE. UN RISCHIO E UNA PROPOSTA CIRCA IL SECONDO LIVELLO
di Sebastiano Fadda
Relazioni industriali - 19 giugno 2009

Su molti aspetti dell’accordo del 22 gennaio sulla riforma della contrattazione è prudente sospendere il giudizio perché contengono molte ambiguità che saranno risolte soltanto dalle "intese fra le parti", cui l’accordo stesso fa espliciti e frequenti rinvii. Paradossalmente, tra queste "parti" rientrano anche quelle (di rilievo non trascurabile in termini di rappresentanza) che non hanno sottoscritto l’accordo e che quindi potrebbero ritenersi non vincolate dai contenuti dello stesso.  

di Roberto Romei

Relazioni industriali - 12 giugno 2009

I due accordi separati del gennaio e dell’aprile del 2009 non rappresentano solo l’ennesimo strappo tra le confederazioni, ma segnano un passo forse non reversibile nella strategie di Cisl e Uil che sembrano orientarsi vero forme di relazioni industriali certamente inedite per la tradizione del nostro Paese. È questa la vera novità dei recenti accordi e con questa dovrà misurarsi la Cgil. A qualche mese di distanza dallo strappo consumatosi nei primi mesi di quest’anno tra le grandi organizzazioni sindacali del nostro Paese con la firma separata del Protocollo del gennaio 2009, la stipula nell’ aprile scorso di un accordo di attuazione del Protocollo per il settore industriale offre l’occasione per tornare sull’argomento.


DALL'INFLAZIONE PROGRAMMATA ALLA PRODUTTIVITÀ PROGRAMMATA. UNA PROPOSTA PER LA RIFORMA DELLA CONTRATTAZIONE E L’UNITÀ SINDACALE
di Giuseppe Ciccarone
Relazioni industriali - 24 aprile 2009
La riforma della contrattazione contenuta nell’Accordo Quadro del gennaio 2009 tra associazioni datoriali, Cisl, Uil e Governo potrebbe essere modificata in modo da contenere una procedura di variazione del salario che incentivi il conseguimento di un tasso "programmato" di crescita della produttività.

ACCORDO SEPARATO DEL 22 GENNAIO 2009. UN GRAVE ERRORE
di Agostino Megale
Relazioni industriali - 26 febbraio 2009
Il 22 gennaio 2009 è stato siglato un accordo sulle regole della contrattazione senza la Cgil. Chi ha sottoscritto quell’intesa ha compiuto un grave errore. La responsabilità maggiore è del Governo e della Confindustria ma anche Cisl e Uil, che, al di là dei pur legittimi punti di vista differenti non hanno saputo cogliere che la divisione sindacale è un vero e proprio regalo al centro destra e che un’intesa separata sulle regole, senza la Cgil, è come un edificio a cui manca il principale pilastro. Noi non avremmo mai firmato un’intesa senza Cisl e Uil. Questa non è un’affermazione retorica ma è nel nostro dna.


NOTE SULLA RIFORMA DELLA CONTRATTAZIONE
di Giorgio Santini
Relazioni industriali - 19 febbraio 2009
Nel dibattito sull’accordo quadro di riforma della contrattazione sono abbastanza trascurate le motivazioni che lo hanno reso necessario. Taluni sostengono che, vista la gravità della crisi economica ed occupazionale, la riforma della contrattazione non è una priorità. La realtà è diversa. La contrattazione collettiva in Italia è in sofferenza da molti anni da quando cioè il protocollo del 1993 ha esaurito la sua funzione.

IL NUOVO ACCORDO SUL SISTEMA DI CONTRATTAZIONE
di Marco Leonardi, Massimo Pallini
Relazioni industriali - 13 febbraio 2009
Il nuovo accordo sui contratti che ha visto la firma di CISL e UIL e l’isolamento della CGIL merita considerazioni di carattere politico e di carattere economico. Dal punto di vista politico e di politica sindacale l’isolamento della CGIL è figlio della coincidenza di due volontà: la volontà del ministro Sacconi che voleva lasciar fuori dall’accordo la CGIL (tanto è vero che nella trattativa non si è realmente trattato sull’indice dei prezzi proposto dal Governo che era particolarmente inviso alla CGIL) e probabilmente della volontà della CGIL stessa che ha trovato nel mancato accordo un’occasione per giocare una partita politica che la vede sul lato sinistro del partito democratico.

GLI INCENTIVI AL DECENTRAMENTO DELLA CONTRATTAZIONE: ELEMENTO DI GARANZIA, CLAUSOLE DI USCITA,...
di Lauralba Bellardi
Relazioni industriali - 6 febbraio 2009
Tra gli obiettivi fondamentali delle parti nel negoziato che ha portato all’accordo quadro separato del 22 gennaio sulla riforma degli assetti contrattuali c’era certamente il rafforzamento del decentramento negoziale. Le imprese tendevano ad espandere le competenze del secondo livello in vista di una maggiore flessibilità dei trattamenti legata alle specifiche condizioni aziendali e territoriali. I sindacati, invece, puntavano a rendere effettivo il secondo livello, in particolare attraverso la diffusione della contrattazione territoriale, per compensare l’assenza di quella aziendale nei comparti di piccola impresa e far crescere le retribuzioni garantendo una più equa distribuzione della produttività: obiettivo, quest’ultimo, cui era collegato anche il rafforzamento del ruolo del contratto nazionale in materia di retribuzione.

L’ACCORDO SEPARATO DEL 22 GENNAIO 2009 TRA PROBLEMI APERTI E OBIETTIVI MANCATI
di Luisa Corazza
Relazioni industriali - 30 gennaio 2009
Il 22 gennaio è stato firmato l’Accordo che dovrebbe costituire il nuovo quadro di riferimento per il sistema della contrattazione collettiva, secondo uno schema unico a tutti i settori, compreso quello pubblico. Tuttavia, dato che la CGIL non ha firmato il documento, non è difficile pensare che senza la condivisione del primo sindacato italiano l’accordo resterà in molti settori lettera morta, aprendo una fase di grande incertezza e conflittualità nelle relazioni industriali, che non può che nuocere ad un paese alle soglie della recessione.

UNA PROPOSTA PER RIPRENDERE IL CONFRONTO SULLA RIFORMA DELLA CONTRATTAZIONE
di Giuseppe Ciccarone, Enrico Saltari
Relazioni industriali - 9 ottobre 2008
L’incipit dell’ipotesi di riforma della contrattazione presentata da Confindustria conferma l’analisi della crisi dell’economia italiana da noi sostenuta in diversi contributi apparsi su nelMerito.com: "L’economia italiana soffre di bassa crescita (…) La vera emergenza è la produttività (…)".

CONTRATTAZIONE: IMPEGNO DEI LAVORATORI, TECNOLOGIA, PREZZI PER SUPERARE LA TRAPPOLA DELLA STAGNAZIONE
di Giuseppe Ciccarone, Enrico Saltari
Relazioni industriali - 9 ottobre 2008
In questo intervento, che accompagna quello pubblicato sullo stesso numero di nelMerrito.com contenente la nostra proposta per riavviare il confronto sulla riforma della contrattazione, limitiamo la nostra attenzione a una questione specifica, sintetizzabile in due semplici domande.

RIFORMA DELLA CONTRATTAZIONE, ATTO SECONDO: CHI HA PAURA DELLA CONTRATTAZIONE DECENTRATA?
di Luisa Corazza
Relazioni industriali - 9 ottobre 2008
La bozza di accordo presentata da Confindustria apre il secondo round del sincopato confronto tra le parti sociali sulla riforma della contrattazione collettiva, avviato dal documento proposto dalle confederazioni sindacali nello scorso mese di maggio (v. i contributi del dossier sulla riforma della contrattazione).

STAGFLAZIONE
di Paolo Bosi
Relazioni industriali - 19 agosto 2008
In tutto il mondo l’inflazione sta rialzando la testa e nei paesi europei essa assume esclusivamente la natura di inflazione da costi delle materie prime importate, in primis del petrolio. Questo tipo di inflazione è alla base della scarsa performance delle nostre economie: prezzi del petrolio più elevati si diffondono attraverso il meccanismo di formazione dei prezzi a tutti i beni; l’aumento dei prezzi riduce il potere di acquisto, la domanda aggregata reale e quindi la produzione e l’occupazione.



INFLAZIONE PROGRAMMATA, INFLAZIONE IMPORTATA E INFLAZIONE EFFETTIVA: QUALE CRESCITA?

di Agostino Megale

Relazioni industriali - 25 luglio 2008

Una pressione inflazionistica sorge ogni qual volta i vari percettori dei redditi monetari (salari, profitti, interessi, rendite) cercano, ciascuno, di aumentare la propria quota nella distribuzione del reddito a scapito degli altri (F. Caffè, 1981). Se gli altri resistono, questa gara competitiva spinge l’insieme dei redditi monetari al di sopra della produzione possibile, portando all’effetto ultimo di un aumento dei prezzi.



LA RIFORMA DELLA CONTATTAZIONE E LE PROSPETTIVE PER IL MEZZOGIORNO
di Luca Bianchi
Mezzogiorno - 17 luglio 2008

L’avvio della riforma della contrattazione rappresenta un fatto di notevole rilievo per il Mezzogiorno. L’obiettivo di rinnovare l’attuale sistema contrattuale, con la ricerca di nuovi equilibri tra contrattazione nazionale e decentrata, può essere un’occasione importante per ridare coerenza ed efficacia al sistema. L’attuale insistenza sul ruolo centrale affidato al contratto nazionale è all’origine di disfunzioni che ne rendono sempre più difficile i rinnovi nel rispetto dei tempi stabiliti, nonché la successiva efficacia applicativa.


RIFORMA DELLA CONTRATTAZIONE O INCENTIVI AGLI INVESTIMENTI PER FAR CRESCERE LA PRODUTTIVITA'
di Giuseppe Ciccarone e Enrico Saltari
Relazioni industriali - 1 luglio 2008
E’ oramai ampiamente condiviso che "il" problema dell’Italia sia la crescita zero e che questa sia a sua volta il frutto di una insufficiente dinamica della produttività. Molto minore è il consenso su quali siano le origini del rallentamento della produttività. Di recente, però, il dibattito sulle cause di questa malattia si è andato sempre più polarizzando. Quali posizioni sono emerse? I nostri interventi su nelMerito hanno messo in luce il ruolo negativo esercitato sulla crescita della produttività da una insufficiente crescita del rapporto capitale-lavoro, derivante a sua volta dalla scelta delle imprese di adottare tecniche di produzione a maggiore intensità di lavoro.

UNA GUIDA SULLA RIFORMA DEI CONTRATTI
di Emilio Barucci e Luisa Corazza
Relazioni industriali - 11 giugno 2008
La riforma della struttura di una contrattazione deve affrontare due questioni cruciali: la salvaguardia (o meglio il recupero) del potere di acquisto dei lavoratori, la crescita della competitività e della produttività del sistema. Due questioni che debbono essere affrontate tenendo ben presenti le analisi sull’economia reale del paese riguardo ai rapporti tra moderazione salariale e bassa crescita dell’economia negli ultimi quindici anni (vedi contributi Ciccarone e Saltari). Questi temi debbono essere valutati assieme ad alcuni aspetti delle relazioni industriali solo apparentemente tecnici ma che in realtà possono assumere un ruolo cruciale per decretare il funzionamento effettivo della riforma.

PREMESSE, OBIETTIVI E POSSIBILI SNODI CRITICI DELLA RIFORMA DELLA CONTRATTAZIONE 
di Stefano Bellomo e Arturo Maresca
Relazioni industriali - 11 giugno 2008
Nell’intesa preparatoria che prelude all’apertura della trattativa tra sindacati e associazioni imprenditoriali vengono prospettate diverse linee di intervento lungo le quali dovrebbe essere sviluppata la riforma della struttura contrattuale. È possibile, in via di approccio iniziale operare una prima valutazione del grado di priorità e del livello di complessità di quelli che appaiono come gli obiettivi principali della possibile intesa, ossia l’accorpamento delle aree contrattuali, la revisione della tempistica della contrattazione collettiva (durata e rinnovi), il riassetto delle competenze dei contratti collettivi di primo e secondo livello, la promozione degli istituti retributivi correlati ai risultati delle imprese.

LA RIFORMA DEL CONTRATTO ATTRAVERSO L'"ELEMENTO PEREQUATIVO"
di Carlo Dell'Aringa
Relazioni industriali - 11 giugno 2008

Dopo la lunga e tormentata stagione delle riforme della legislazione del lavoro, con il Pacchetto Treu e la Legge Biagi, e dopo aver raccolto, su questo fronte, importanti risultati (comunque ancora insufficienti per raggiungere gli standard europei), sembra giunto il momento di affrontare altri aspetti della flessibilità, in particolare quella legata all’organizzazione e al costo del lavoro all’interno delle aziende. Flessibilità organizzativa e flessibilità del costo del lavoro rappresentano per le aziende gli strumenti per far fronte alle sfide delle nuove tecnologie e dei mercati internazionali. E’ giunto il momento di spostare il confronto sindacale, su queste materie, in azienda.


LIVELLI DI CONTRATTAZIONE E RADICAMENTO SINDACALE
di Andrea Lassandari
Relazioni industriali - 11 giugno 2008
Nell’intervento si analizzano il dibattito sulla riforma della struttura della contrattazione collettiva nonché il recente documento elaborato in materia dalle tre principali confederazioni sindacali dei lavoratori, alla luce dei possibili impatti sulla importanza ed il radicamento delle organizzazioni di rappresentanza dei prestatori. Si prospetta l’ipotesi di una moltiplicazione dei livelli di contrattazione, ritenuta oggi l’unica in grado di consentire al sindacato una reazione di fronte all’impresa "proteiforme".

LE QUESTIONI ANCORA APERTE SUL TAVOLO DELLA RIFORMA DELLA STRUTTURA CONTRATTUALE
di Tiziano Treu
Relazioni industriali - 11 giugno 2008
Le trattative fra le parti sociali sulla riforma della struttura contrattuale sono (finalmente) avviate. E sembrano delinearsi alcune linee di marcia grosso modo condivise: la semplificazione della attuale giungla dei contratti collettivi nazionali (oltre 400), una razionalizzazione/unificazione a tre anni delle scadenze dei rinnovi, l’ esigenza di dare maggiore spazio agli accordi decentrati, per adattare il sistema contrattuale alle diverse esigenze produttive (e locali) e per renderlo più capace di stimolare produttività e merito.

CRESCITA, RIFORMA DELLA CONTRATTAZIONE E INDICATORI DI RIFERIMENTO
di Leonello Tronti
Relazioni industriali - 11 giugno 2008
Nel 1995 il reddito per abitante italiano era al di sopra della media europea, maggiore di quello del Regno Unito e prossimo a quello di Francia e Svezia. Oggi è otto punti sotto la media europea, inferiore a quello della Spagna e a 17 punti di distanza dal Regno Unito. Cosa fare per tornare allo sviluppo? Può la contrattazione salariale contribuire a far ripartire produttività e crescita? Lo scorso 19 gennaio su "Eguaglianza & Libertà" sintetizzavo in 13 punti i presupposti sulla cui base il meccanismo negoziale definito dal Protocollo del '93 in modo da favorire la crescita.

RELAZIONI INDUSTRIALI TRA RIVOLUZIONE DI SISTEMA E INNOVAZIONE DELLE POLITICHE CONTRATTUALI
di Armando Tursi
Relazioni industriali - 11 giugno 2008
Nel dibattito sulla riforma del sistema contrattuale la prospettiva politico-sindacale tende a confondersi con la prospettiva istituzionale; e su entrambi i piani si registra una esuberanza propositiva, che va filtrata attraverso un adeguato approccio analitico. Si registra, innanzi tutto, una nuova "questione salariale", che imporrebbe di riconsiderare l’idea di un salario minimo legale attuativo dell’art. 36 Cost. All’esigenza di attuare una "diversificazione salariale virtuosa" e accrescere la diffusione della contrattazione decentrata, si può rispondere, invece, con adeguate innovazioni delle politiche e dei contenuti contrattuali, senza necessità di rivoluzioni nell’architettura istituzionale delle relazioni industriali.

LA DETASSAZIONE DEGLI STRAORDINARI NON CURA LA MALATTIA DELL'ECONOMIA ITALIANA
di Giuseppe Ciccarone ed Enrico Saltari
Mercato del lavoro - 29 maggio 2008
E’ ormai largamente condiviso il convincimento, ribadito anche da Emma Marcegaglia nel suo discorso di insediamento, che la malattia dell’economia italiana sia la crescita nulla. Sembra anche ampiamente condivisa l’eziologia di questa malattia: la produttività declinante del lavoro e la stagnante crescita della domanda interna. Se questa è la diagnosi, la terapia del governo di eliminare l’ICI e detassare gli straordinari è quella giusta? Certo, si sosterrà, questo è soltanto l’inizio, al più la terapia d’urto. E come tale va valutata.

GABBIE SALARIALI TRA FEDERALISMO E CONTRATTAZIONE
di Gianfranco Viesti
Mezzogiorno - 29 maggio 2008
Anche sulla scorta dei risultati elettorali dell’aprile 2008, è tornata prepotentemente alla ribalta la questione delle gabbie salariali. Ma con aspetti nuovi ed interessanti. Come noto, le gabbie salariali erano un meccanismo vigente in Italia fino al 1969, che predeterminava e differenziava i livelli salariali in Italia, su base regionale, rendendoli minori al Sud rispetto al Nord. Base concettuale ne era l’idea che, nell’Italia di allora, con mercati locali dei beni e dei servizi ancora relativamente poco integrati, il costo della vita fosse più basso al Sud, e che a questo dovesse corrispondere un minore livello salariale nominale.

SALARI E PRODUTTIVITA': QUESTIONI DI EFFICIENZA
di Giuseppe Ciccarone ed Enrico Saltari
Mercato del lavoro - 2 aprile 2008
Con questo intervento torniamo a occuparci della questione della politica salariale e del nesso tra salari e produttività. Quale politica salariale occorre perseguire per accrescere la produttività? Affrontiamo la questione guardando al settore dei servizi, non solo per la politica di incentivi che occorre adottare per ritrovare l’efficienza, ma anche per mostrare che è in questo settore che si determina la distribuzione del reddito e dove quindi occorre agire per far risalire i salari. Tocchiamo infine il problema di come ripartire i futuri aumenti di produttività tra salari e profitti.

SUSSIDI ALLE DONNE VS. DETASSAZIONE DEGLI STRAORDINARI*
di Massimo Baldini e Marco Leonardi
Mercato del lavoro - 31 marzo 2008
I programmi elettorali di centrodestra e centrosinistra sono molto simili, tanto che i due maggiori partiti si accusano vicendevolmente di plagio. Eppure, a guardare in profondità emergono delle differenze importanti. Entrambi i programmi mettono in primo piano la necessità di rilanciare la crescita attraverso la diminuzione delle tasse, ma i beneficiari di tali riduzioni sono assai diversi.
*articolo pubblicato anche su Corriere Economia del 31 marzo 2008


QUELLE TASSE AMICHE DELLE DONNE 
di Massimo Baldini e Marco Leonardi
Mercato del lavoro - 29 febbraio 2008
Per incentivare l’occupazione femminile e la natalità è preferibile un sistema di sussidi alle donne lavoratrici con figli piuttosto che aliquote Irpef differenziate per uomini e donne. Il sistema di sussidi alla madri che lavorano (noto anche come imposta negativa) è un sistema più equo, è la naturale evoluzione degli assegni al nucleo familiare e si ispira alle migliori esperienze straniere.

SALARI E PRODUTTIVITA': QUESTIONI DI EQUITA'
di Giuseppe Ciccarone ed Enrico Saltari
Mercato del lavoro - 27 febbraio 2008
Il dibattito su salari e produttività non distingue tra questioni di efficienza e di equità. Esse vanno invece tenute distinte. Vista la modificazione nelle quote distributive avvenuta dal 1992, prima di stabilire come ripartire i futuri aumenti di produttività si deve ricordare che lo spostamento a favore dei profitti è il risultato di un progetto di policy fondato su una promessa non mantenuta. Se non si può operare sulla distribuzione primaria, sarebbe equo compensare i lavoratori dipendenti per i sacrifici compiuti, agendo con la tassazione per favorire un aumento dei loro salari netti.

CONTRATTO UNICO CONTRO LA PRECARIETA' 
di Marco Leonardi e Massimo Pallini
Mercato del lavoro - 19 febbraio 2008
Il maggior problema della precarietà del lavoro – non affrontato in modo realmente efficace nel protocollo di luglio che ha regolato solo i contratti a termine - deriva dalla grande convenienza economica e gestionale che spinge le aziende a ricorrere in modo illecito ma quanto mai diffuso a contratti "parasubordinati" per assolvere mansioni che debbono essere svolte dal lavoro continuativo. A fronte di una "stretta" sull'uso di tali contratti che conduca ad un contratto unico per tutto il lavoro dipendente, proponiamo una riforma della flessibilità in uscita ispirata ad analoghe riforme in Germania e in Francia.
 
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