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La biodiversitÓ bancaria come salvaguardia della stabilitÓ finanziaria in Europa E-mail
di Giorgio Caselli, Mitja Stefancic
25 luglio 2016

In questo contributo, che deriva principalmente dalle nostre rispettive ricerche di dottorato, ci poniamo come obiettivo quello di mettere in luce non tanto perché gli intermediari finanziari esistano (Degryse et al., 2009), bensì per quale motivo sia importante salvaguardare la sopravvivenza di diverse forme di intermediari finanziari. Negli ultimi anni si sono potute osservare due tendenze opposte: da un lato, una più accorta supervisione degli intermediari finanziari per evitare che questi si cimentino in operazioni troppo rischiose, tali da minare la stabilità finanziaria e, di conseguenza, ridurre la credibilità del settore bancario con conseguenze negative sul rapporto di fiducia tra creditori/debitori e queste istituzioni; dall’altro lato, la tendenza a trattare il settore finanziario, e più in specifico quello bancario, come un sistema relativamente omogeneo, dettando politiche potenzialmente lacunose.


Le banche non sono infatti tutte uguali. I lavori empirici pubblicati negli ultimi anni hanno evidenziato come l’assetto proprietario delle banche sia una variabile chiave nello spiegare le risposte di queste ultime agli shock finanziari. Ad esempio, se ci soffermiamo sulle banche italiane, adottando diversi strumenti di analisi, Bonanno (2012), Manetti e Bagnoli (2013) e Stefancic (2016) – solo per citare alcuni studi – giungono a conclusioni simili: le banche cooperative, soprattutto quelle in cui la cooperazione risulta più consolidata, hanno livelli di efficienza e redditività non inferiori a quelli delle banche commerciali (“S.p.A.”). Sebbene di recente le banche cooperative abbiano dovuto registrare notevoli perdite sui prestiti (“bad loans”) – le quali risultano essere in primo luogo la conseguenza di una prolungata crisi a livello locale e dunque in qualche modo endemiche alle difficoltà dell’economia italiana – durante la prima fase della crisi finanziaria tali istituti hanno mostrato considerevoli livelli di resilienza. Non sorprende perciò che il dibattito riguardante i benefici per la stabilità finanziaria derivanti da una biodiversità di strutture proprietarie all’interno del settore bancario europeo abbia ricevuto un’attenzione crescente nel corso degli ultimi anni.

Nell’analizzare gli effetti delle politiche monetarie sulla stabilità del sistema finanziario, è a nostro avviso essenziale considerare la proprietà delle singole banche, nonché i loro modelli di governo. Possiamo a tal proposito distinguere le banche con capitale per azioni, che sono fondamentalmente in mano agli azionisti, dalle banche che hanno un assetto proprietario cooperativo, le quali – perlomeno sul piano teorico – mirano a creare valore per una più ampia cerchia di portatori di interessi (“stakeholders”). Queste ultime (insieme a quelle che nel sistema bancario italiano sono riconducibili alle casse di risparmio) fanno riferimento alle cosiddette “stakeholder banks”, il cui obiettivo va ben oltre la massimizzazione del valore delle azioni (come accade nel caso delle banche S.p.A.).

In molti Paesi europei, le forme giuridiche ricomprese sotto l’espressione di stakeholder banks hanno una storia importante e sono tutt’oggi molto diffuse. Se si osserva la densità – ovvero la presenza – di queste banche nei singoli Paesi, si osserva come le stakeholder banks siano diffuse soprattutto in Germania, in alcuni Paesi mediterranei (tra cui l’Italia e la Spagna) e nei Paesi Scandinavi. Lo stesso vale per alcuni Paesi dell’Europa continentale come la Svizzera e l’Austria, mentre tale tipologia di banche risulta essere meno diffusa in Paesi come il Lussemburgo e il Regno Unito.


[FIGURA – Densità delle stakeholder banks nel settore bancario europeo]

 

caselli_grafico.jpgLa figura illustra la densità delle stakeholder banks all’interno del settore bancario europeo. Le percentuali si riferiscono al numero di stakeholder banks rispetto al totale delle banche commerciali, cooperative e casse di risparmio in ciascun Paese. Colori più scuri indicano una presenza maggiore di stakeholder banks. Fonte: Caselli (2016, p. 11).


Riallacciandoci al filone di ricerca incentrato sui meccanismi di trasmissione della politica monetaria attraverso gli intermediari finanziari (tra i contributi pioneristici, si veda per esempio Bernanke e Blinder, 1988), un numero crescente di studi suggerisce che le stakeholder banks ricoprono un importante ruolo di salvaguardia della stabilità finanziaria. Tale conclusione è supportata dall’evidenza che banche con assetti proprietari e modelli di governance diversi rispondono in modo differente a cambiamenti nelle politiche monetarie europee. Come indicano le nostre recenti ricerche (Caselli, 2016), le stakeholder banks tendono ad assumere minori rischi nei propri bilanci rispetto alle banche commerciali a seguito di una riduzione dei tassi di interesse nell’economia, soprattutto in periodi di stabilità economica e finanziaria. Infine, non sorprende che in Europa come altrove, gli intermediari finanziari che operano in Paesi con un elevato tasso di crescita tendono ad avere portafogli anche meno rischiosi (Lee e Hsieh, 2013; Caselli, 2016).

Nel complesso, i risultati raggiunti dalla ricerca empirica evidenziano come una pluralità di intermediari finanziari, che si distinguono in base alle forme giuridiche, agli assetti proprietari e ai modelli di governance, possa contribuire alla stabilità dell’intero sistema finanziario europeo. Non è nostro scopo spezzare necessariamente una lancia a favore dell’operato delle stakeholder banks, bensì quello di sottolineare la necessità per i regolatori di garantire che le specificità di tali intermediari non siano danneggiate da interventi normativi finalizzati in primo luogo alle banche commerciali. Si tratta, a nostro modo di vedere, di un dettaglio non da poco, che dovrebbe essere preso in debita considerazione da chi è responsabile di sviluppare politiche (siano esse monetarie o di altra natura) su scala europea.



Riferimenti:

Bernanke, B.S. e Blinder, A.S. (1988) “Credit, money and aggregate demand”, American Economic Review (78/2).

Bonanno, G. (2012) “L’efficienza del sistema bancario italiano dal 2006 al 2010”, MPRA WP 46684.

Caselli, G. (2016) “Monetary policy, bank risk taking and financial stability (Keynote speech)”, Conferenza EURICSE sul credito cooperativo e la finanza sostenibile, Trento, 17 giugno.

Degryse, H. et al. (2009) “Microeconometrics of banking”. Oxford: OUP.

Lee, C.C. e Hsieh, M.F. (2013) “The impact of bank capital on profitability and risk in Asian banking”, Journal of International Money and Finance (32).  

Manetti, G. e Bagnoli, L. (2013) “Mutual and social efficiency of Italian co-operative banks”, Annals of Public and Cooperative Economics (84/3).  

Stefancic, M. (2016) “Are cooperative banks better equipped to weather financial crisis than their commercial counterparts?” Organizacija (49/2).


 

 

 

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